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sabato 5 dicembre 2015

#FURTI_PREGIATI / Giovani, futuri pensionati certamente sfigati (Chiara Bottini)

In questi giorni si parla molto del fatto che i nati negli anni 70-80 avranno, forse, una pensione da fame e non si sa bene come sopravviveranno alla dipartita dei propri genitori che, attualmente, li supportano con quei quattro spicci rimanenti dei loro risparmi.

Non è certo una problematica dei pensionati di lusso o degli ex parlamentari, ma di quelli come mia mamma, per esempio, che faceva l’insegnante e andò in pensione col minimo per dedicarsi alla famiglia che aveva bisogno di lei.

Ma questa è un’altra storia. Una storia che oggi vale meno di 900 euro.

Naturalmente, a 40 anni, rientro perfettamente nella categoria dei futuri (o attuali) sfigati, costretti a dare tutto per non avere niente e le mie sensazioni oscillano da un isterico “Paese di merda” a un più razionale “devo agire adesso per cambiare le cose e non trovarmi male se non dovessi crepare presto” a un delirante “machissenefrega, me ne andrò a Termini a fare la barbona, intanto mi sarò spesa tutto e avrò goduto la vita”.

Mentre selezionavo la posizione esistenziale adatta alle grandi occasioni, mi sono ricordata di uno dei miei tentativi di crearmi un cuscinetto economico per il futuro, terrorizzata da questa cosa che è il domani e fortemente intenzionata a capire come muovermi dentro una materia che è talmente tanto – troppo – per addetti ai lavori, da non lasciare alcun margine di comprensione REALE a un piccolo risparmiatore. Forse è questo che fa davvero paura: non riuscire a capire. Non trovare sollievo nelle informazioni, così terribilmente tecniche, sfaccettate, piene di vocaboli oscuri, non essere così fortunati da trovare chi possa consigliarci per il meglio, mettendoci in condizione di scegliere, provando, così, a ridurre la sensazione che non ce la faremo.

Quell’incontro, generò questo post, che ripropongo, con la sola finalità di farci una risata – amara – e trovare in noi stessi la forza di non avere paura. Almeno, non ancora.
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Allora, incontro un consulente per stipulare una pensione integrativa.
Il tenore di due ore di conversazione fu, più o meno, questo:
"Ormai, visto che avremo solo quello che ci capita, tocca prendere in mano la situazione e non aspettarsi il 12%, con investimento annuo, ma puntare a un onesto 3%, considerando che lo spread è sceso, ma non si può più mentire e parlare di investimento, ma bisogna parlare di risparmio vincolato che, a partire da 15 anni e con versamenti costanti, si recupera quell’un-per-cento che sarebbe addizionale Irpef, ma non viene più scaricato perché Renzi ha cambiato la legge, se, poi, consideri il prospetto – diapositiva di lui che mi sventola sotto il naso un prospetto simile a formiche a passeggio – vedi? vedi questa colonna? – io non vedo la colonna – questa significa che, quando il tasso si alzerà dello 0,75, il deposito, comunque non inciderà così tanto sulla somma finale. Poi, è chiaro che, se superi i 55 anni e pensi di riprenderli come rendita, va bene. Lo Stato dice che va bene. Certo, ipotizzando una svalutazione di due punti, non sarà mai come per i nostri genitori, ma dovremo considerare un tempo più lungo, tipo 65 anni, perché sei donna. Che ne pensi?"
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Penso che stasera vado a mangiare al cinese.

*** Chiara BOTTINI, project manager, formatrice, Più che futuri pensionati, attuali spaventati, 'linkedin.com/pulse', 3 dicembre 2015, qui 

In Mixtura altri 11 contributi di Chiara Bottini qui

sabato 7 novembre 2015

#VIDEO / Pensioni, Consulta, Scuola (Stefano Rodotà)


Stefano RODOTA', giurista, saggista
Pensioni, Consulta, Scuola
intervista di Giovanni Floris a 'Di Martedì', maggio 2015
(video, 12min19)

L'intervista al costituzionalista Stefano Rodotà su scuola, pensioni e Consulta: 'Non va bene che nelle emergenze finanziare si intervenga su pensioni e redditi sicuri. Non si possono chiedere sacrifici sempre in una direzione!'

L'intervista è di qualche mese fa, ma i contenuti, anche al di là del tema specifico delle pensioni, restano importanti: per la chiarezza, la logica e il vigore con cui Stefano Rodotà li esprime (mf)

sabato 13 giugno 2015

#RITAGLI / Pensionati, non tutti hanno già dato (Carlo Cottarelli)

Lo Stato distribuisce 270 miliardi all'anno in pensioni, grosso modo un terzo dell'intera spesa.
Uno dei miti metropolitani è che le pensioni e i pensionati abbiano già dato. 

[D: E invece...]
Invece ad aver già dato sono le generazioni che andranno in pensione con il sistema contributivo. Dal 2007, in termini di potere d'acquisto, il reddito pro capite degli italiani è sceso del 10%, mentre il potere d'acquisto dei pensionati è stato in buona parte protetto. Il che è giusto per le pensioni più basse, ma non per tutte.

[D: Lei ha fatto un paio di proposte sulle pensioni]
Prevedono un contributo o un adeguamento da parte di chi ha una pensione alta ottenuta con il sistema retributivo. 

[D: È una soluzione auspicata anche dal sottosegretario Enrico Zanetti e da Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia. Non siete un po' crudeli con questi anziani pensionati e con i loro diritti acquisiti?] 
Il sistema così com'è è distorto. E bisogna uscire dal circolo vizioso. 

[D: Quale circolo vizioso?]
Quello per cui non si tagliano le pensioni anche perché costituiscono il risparmio con cui i nonni aiutano i figli e i nipoti disoccupati. Ma quella disoccupazione è dovuta anche al fatto che per pagare le pensioni si devono tenere le tasse talmente alte da impedire una vera ripresa.

*** Carlo COTTARELLI, già Commissario per la revisione della spesa, oggi direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale, intervistato da Vittorio Zincone, «Smettiamola di dire che i pensionati hanno già dato», estratto, 'Sette', 12 giugno 2015


sabato 23 maggio 2015

#LINK #POLITICA / Pensioni, un azzardo (Roberta Carlini)

Con la conferenza stampa in cui ha annunciato la soluzione del governo per il caso aperto dalla sentenza della Corte costituzionale sulle pensioni, Matteo Renzi ha cercato ancora una volta l’azzardo, provando a trasformare la tegola che gli è caduta addosso in uno spot elettorale. (...)

La Corte ha detto che il meccanismo Monti-Fornero (che, ricordiamolo, era stato votato da un ampio arco parlamentare: 402 favorevoli e 75 contrari) è iniquo, il governo poteva più apertamente opporre al ragionamento della Corte un’altra concezione di equità, consistente nel dare il poco che c’è a chi ne ha più bisogno.
E tutti gli indicatori dicono che non sono le fasce dei pensionati – se si escludono quelli con assegni più bassi, che già erano salvaguardati – ad aver perso di più negli anni della crisi. Come si spiega in quest’articolo di In genere, in base ai dati elaborati dall’economista Francesca Bettio, si pone un problema rilevante di equità generazionale e di genere.
Di fronte a un aumento esponenziale delle famiglie in povertà assoluta e prive di qualsiasi sostegno al reddito, “rimborsare” i pensionati che hanno già assegni attorno ai 2-3.000 euro al mese non dovrebbe essere la prima priorità dell’agenda. (...)

*** Roberta CARLINI, giornalista, L'azzardo di Matteo Renzi sulle pensioni, 'internazionale.it', 18 maggio 2015

LINK articolo integrale qui