Visualizzazione post con etichetta mentore. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta mentore. Mostra tutti i post

giovedì 28 maggio 2015

#ARK #IMPRESA & SOCIETA' / Mentore e rapporto di mentorato, 1995 (M. Ferrario)

Ancora un testo recuperato dal mio archivio: che ripropongo tale e quale, a parte due righe obsolete , tagliate all'inizio, che riguardavano il mio curriculo lavorativo.
Si tratta di un piccolo 'saggio' di vent'anni fa (1995) e indaga una delle figure di aiuto allo sviluppo (più 'umano' che 'professionale') già contenute nella mappa che avevo 'disegnato' in una pubblicazione dell'epoca (e riprodotta in questo blog qui)
La figura è quella del mèntore: termine, e funzione, ormai conosciuti e affermati anche in Italia sotto la solita 'spinta' (purtroppo sempre troppo 'modaiola') prodotta dalla cultura manageriale anglosassone. Naturalmente l'accezione di mèntore oggi prevalsa, almeno nelle prassi (benché sempre più decantate che realmente diffuse) delle organizzazioni di lavoro e delle imprese multinazionali in particolare, ha un'impronta più pragmatico-organizzativa che esistenzial-umanistica. E, forse anche per questo, quanto qui scrivevo nel tratteggiare il modello, assai diverso, cui io invece faccio riferimento, può avere tuttora senso: per indicare che 'un altro modo', almeno in teoria, esiste.
Rileggendo il testo a distanza di un ventennio anche stavolta ho provato una duplice sensazione. 
Da una parte, mi ritrovo, senza titubanze, a 'sentire' come tuttora più che valida l'impostazione 'teorica' qui descritta. 
Ma, dall'altra parte, devo ammettere che l'analisi di quello stato socio-culturale di metà anni 90, che, mentre dichiaravo non dei più felici per poter applicare il modello, pure intravvedevo al contempo qui e là 'screpolato' e potenzialmente 'aperto' a cambiamenti migliorativi, peccava (e molto) di 'wishful thinking'. 
Mi pare indubitabile che alcuni segnali già allora valutati 'negativi' si siano oggi pesantemente rafforzati. Come ad esempio: l'opacità dell''individuo' in quanto tale, sempre più 'mangiato' e 'intruppato' dalla dimensione conformistica della 'gente'; la debolezza del codice 'fraterno' , contro l'affermazione invadente di una relazionalità sempre più giocata in chiave 'top-down'; la carenza di 'tempo' e l'impazienza nei 'tempi' con cui agiamo, con la conseguente 'frenesia da prestazione subito' che rappresenta ormai una nostra sindrome conclamata.

Il testo, come dice la nota in calce, riprende un intervento discusso con universitari dell'istituto di pedagogia dell'università statale di Milano, nel febbraio 1995, nell'ambito di un seminario, appunto sul 'mèntore', coordinato da Paolo Mottana, docente di filosofia dell'educazione. 
Il libro in cui è stato successivamente inserito, sempre curato da Paolo Mottana, edito da Clueb, è ormai difficilmente reperibile anche per la messa in liquidazione, dal 2014, dell'editore. 
Segnalo, oltre all'autorevolezza dei contributori cui sono stato affiancato (Delia Duccoli, Duccio Demetrio, Costanza Sorrenti, Angelo Franza, Riccardo Massa, Antonio Prete, don Gino Rigoldi), la qualità del saggio introduttivo del curatore: uno dei più intelligenti e critici pedagogisti italiani, oggi coordinatore di un indirizzo - la 'pedagogia immaginale' - 'potente' nella sua impostazione non solo per la carica anticonformista che lo caratterizza. (mf)