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mercoledì 5 ottobre 2016

#SENZA_TAGLI / Francesco, Gesù e i gay (Matteo Saudino)

Francesco, il papa buono soprattutto grazie al conservatorismo, alla misoginia e all'intolleranza dei papi che lo hanno preceduto, ha testualmente affermato: 
"Nella mia vita di sacerdote, di vescovo e di Papa io ho accompagnato persone con tendenze e anche pratiche omosessuali. Li ho avvicinati al Signore e mai li ho abbandonati. Le persone si devono accompagnare, come faceva Gesù. Quando una persona che ha questa condizione arriverà davanti a Gesù, lui sicuramente non dirà: vattene via perché sei omosessuale". 

Mamma mia che generoso il Nazareno e che apertura al dialogo e ai diritti civili da parte di Bergoglio! Che parole piene di dignità e di rispetto nei confronti degli altri. 
Secondo Frankie il simpaticone, la misericordia di Gesù è talmente grande che anche e addirittura chi è omosessuale (dunque perverso, sbagliato, minorato, deviato e malato) sarà accolto e.... E cosa? Compatito? Sopportato? Punito? Raddrizzato in quanto albero nato o diventato storto? Rieducato? Perdonato? 

Ma veramente di fronte a guerre, terrorismo, neocolonialismo, schiavitù lavorativa, inquinamento globale, per la Chiesa vi è in corsa una guerra mondiale contro l'unica vera famiglia naturale, portata avanti da un complotto gender? Si tratta di una vera è propria mania di persecuzione. 

Gli ebrei, gli eretici, le streghe, i democratici,le donne, i comunisti, gli anarchici, gli omosessuali: la lista di chi è stato via via accusato di tramare contro l'ordine naturale di dio in Terra e contro la Santissima Chiesa Cattolica Romana è lunga, talmente lunga che io proverei umilmente a chiedermi se il problema non risieda in realtà nelle religioni monoteiste e nella loro propensione, questa sì naturale, a discriminare e a perseguitare tutti coloro che vogliono vivere liberi e magari felici.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Francesco, Gesù e i gay, facebook, 3 ottobre 2016, qui


In Mixtura altri 6 contributi di Matteo Saudino qui

venerdì 5 febbraio 2016

#RITAGLI / Stepchild Adoption, 73 su 77 studi di coppie gay... (il post)

(...) La New Yorker Columbia University ha analizzato lo sviluppo dei figli nelle famiglie gay: su 77 studi accademici internazionali considerati in base a una serie di criteri, 73 hanno concluso che i figli di coppie omosessuali non si sviluppano in maniera diversa dai bambini cresciuti in famiglie eterosessuali. I 4 studi rimanenti non sarebbero attendibili perché hanno preso in considerazione casi di bambini di genitori separati.

Nel presentare il proprio resoconto, la New Yorker Columbia University spiega che gli studi inclusi sono stati selezionati da uno staff della Columbia Law School con il contributo di esperti in materia, accademici provenienti dalle università di tutti gli Stati Uniti e dall’estero e sotto la supervisione di un consiglio di consulenti. I criteri per la selezione sono stati molto rigidi e basati su credibilità, rilevanza e utilità. Tutti gli studi dovevano essere peer-reviewed (valutati cioè da specialisti del settore), essere stati pubblicati su una rivista scientifica e direttamente rilevanti per la questione considerata. L’obiettivo di questo resoconto non era scegliere le ricerche che condividono o hanno in comune una particolare posizione o teoria, ma includere la più ampia gamma di ricerche accademiche in modo da farsi un’idea generale dello stato attuale delle conoscenze degli studiosi su un dato argomento. Le conclusioni del resoconto, infine, non portano necessariamente a nuovi risultati, ma possono rafforzare le conoscenze esistenti e consolidare quello che questi studi precedenti hanno già dimostrato.
Dei 77 studi accademici sull’omogenitorialità presi in considerazione, il più vecchio è del 1980, altri 9 risalgono agli anni Ottanta, 12 agli anni Novanta e i restanti 55 sono stati fatti dopo il 2000. Di questi ultimi, quattro sono stati fatti nel 2015. (...)

*** il post, Cosa dicono gli studi sui figli delle coppie gay, 'il post', 4 febbraio 2016

LINK articolo integrale qui

Getty Images (da 'il post')

domenica 4 ottobre 2015

#RITAGLI / Prete e gay, 'coming out' (Krzysztof Charamsa)

«Voglio che la Chiesa e la mia comunità sappiano chi sono: un sacerdote omosessuale, felice e orgoglioso della propria identità. Sono pronto a pagarne le conseguenze, ma è il momento che la Chiesa apra gli occhi di fronte ai gay credenti e capisca che la soluzione che propone loro, l’astinenza totale dalla vita d’amore, è disumana». 

[D: Perché ha deciso di fare coming out? ]
«Arriva un giorno che qualcosa si rompe dentro di te, non ne puoi più. Da solo mi sarei perso nell’incubo della mia omosessualità negata, ma Dio non ci lascia mai soli. E credo che mi abbia portato a fare ora questa scelta esistenziale così forte - forte per le sue conseguenze, ma dovrebbe essere la più semplice per ogni omosessuale, la premessa per vivere coerentemente - perché siamo già in ritardo e non è possibile aspettare altri cinquant’anni. Dunque dico alla Chiesa chi sono. Lo faccio per me, per la mia comunità, per la Chiesa. È anche mio dovere nei confronti della comunità delle minoranze sessuali». 

[D: Cosa pensa di ottenere?]
«Mi pare che nella Chiesa non conosciamo l’omosessualità perché non conosciamo gli omosessuali. Li abbiamo da tutte le parti, ma non li abbiamo mai guardati negli occhi, perché di rado essi dicono chi sono. Vorrei con la mia storia scuotere un po’ la coscienza di questa mia Chiesa. 

[D: Lo fa alla vigilia del Sinodo sulla famiglia, che inizia domani in Vaticano.] 
«Sì, vorrei dire al Sinodo che l’amore omosessuale è un amore familiare, che ha bisogno della famiglia. Ogni persona, anche i gay, le lesbiche o i transessuali, porta nel cuore un desiderio di amore e familiarità. Ogni persona ha diritto all’amore e quell’amore deve esser protetto dalla società, dalle leggi. Ma soprattutto deve essere curato dalla Chiesa. Il Cristianesimo è la religione dell’amore: è ciò che caratterizza il Gesù che noi portiamo al mondo. Una coppia di lesbiche o di omosessuali deve poter dire alla propria Chiesa: noi ci amiamo secondo la nostra natura e questo bene del nostro amore lo offriamo agli altri, perché è un fatto pubblico, non privato, e non è una ricerca esasperata del piacere». 

[D: Questa però non è la concezione della Chiesa.] 
«No, non sono posizioni dell’attuale dottrina della Chiesa, ma sono presenti nella ricerca teologica. In quella cristiana in modo ponderoso, ma abbiamo anche ottimi teologi cattolici che su questi aspetti producono contributi importanti». 

[D: Il Catechismo cattolico sulla base della lettura biblica definisce l’omosessualità come una tendenza «intrinsecamente disordinata»...] 
«La Bibbia non parla mai di omosessualità. Parla invece degli atti che io definirei “omogenitali”. Possono essere compiuti anche da persone eterosessuali, come succede in molte prigioni. In questo senso potrebbero essere un momento di infedeltà alla propria natura e quindi un peccato. Quegli stessi atti compiuti da una persona omosessuale esprimono invece la sua natura. Il sodomita biblico non ha niente a che fare con due omosessuali che oggi in Italia si amano e vogliono sposarsi. Non trovo nella scrittura nemmeno una pagina, neanche in San Paolo, che possa riferirsi alle persone omosessuali che chiedono di essere rispettate nel loro orientamento, un concetto sconosciuto all’epoca». (...)

«Se non fossi trasparente, se non mi accettassi, non potrei comunque essere un buon sacerdote perché non potrei fare da tramite alla felicità di Dio. Penso che su questi temi la Chiesa sia in ritardo rispetto alle conoscenze che ha raggiunto l’umanità. È già successo in passato: ma se si è in ritardo sull’astronomia le conseguenze non sono così pesanti come quando il ritardo riguarda qualcosa che tocca la parte più intima delle persone. La Chiesa deve sapere che non sta raccogliendo la sfida dei tempi».

*** Krzysztof CHARAMSA, prete teologo, ufficiale della Congregazione per la Dottrina della Fede dal 2003, segretario aggiunto della Commissione Teologica Internazionale vaticana, docente di teologia alla Pontificia Università Gregoriana e al Pontificio Ateneo Regina, intervistato da Elena Tebano, La confessione del monsignore: «Sono gay e ho un compagno», 'corriere.it', 3 ottobre 2015

LINK, articolo integrale qui