giovedì 19 novembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Voglio che le mie poesie (Marcos Ana)

Voglio che le mie poesie abbiano osso
e struttura di pietre palpitanti;
vederle sempre in piedi (torri erranti
della vita e l’uomo), grazie al loro peso.

Capaci di essere proiettile e bacio,
canto di pace o pugni sonori;
azzurre come il raggio o verdeggianti
come l’olivo maturo… Che il loro spesso

suono metallico, alveare o bosco ferito,
mi esca dal sangue, teso a bagnare
un altro labbro deserto e perseguitato.

*** Marcos ANA, 1920-2016, pseudonimo di Fernando Macarro Castillo, poeta spagnolo, Voglio che le mie poesie abbiano osso, da 'Poesia', 227, maggio 2008, traduzione di Chiara De Luca, in 'il canto delle sirene', 20 gennaio 2020, qui


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#SPOT / Ora sai perché dovresti ascoltare tua moglie

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#MOSQUITO / Arrampicarsi su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità incompatibili (Umberto Galimberti)

Distratti da noi, fino a diventare perfetti sconosciuti a noi stessi, ci arrampichiamo ogni giorno su pareti lisce per raggiungere modelli di felicità che abbiamo assunto dall'esterno e, naufragando ogni giorno, perché quei modelli probabilmente sono quanto di più incompatibile possa esserci con la nostra personalità, ci incupiamo e distribuiamo malumore, che è una forza negativa che disgrega famiglia, associazione, impresa, in cui ciascuno di noi è inserito, perché spezza la coesione e l'armonia e costringe gli altri a spendere parole di comprensione e compassione per una sorte che noi e non altri hanno reso infelice.

*** Umberto GALIMBERTI, 1942, filosofo, psicoanalista, da I miti del nostro tempo, Feltrinelli, 2009, in 'libriantiochionline.com', qui


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#SENZA_TAGLI / Vaccino anti-Covid, per tutti e gratis (Enrico Mentana)

Visto che è ormai certo che ci saranno diversi produttori di vaccini validati dalle autorità del farmaco, la strada più sicura per tornare un giorno alla vita pre-Covid è quella della vaccinazione generale, per tutti. 

Non scrivo obbligatoria perché nessuno ha mai dovuto imporre ai cittadini di respirare, bere, dormire o qualsiasi altra funzione vitale. Vaccinarsi vorrà dire mettere in sicurezza sé stessi e contribuire alla sicurezza degli altri, perché non ci si potrà vaccinare tutti contemporanea e perché lo scudo del vaccino non avrà durata illimitata, almeno a questo grado della ricerca. Poi, certo, ci saranno gli evasori vaccinali, come ci sono gli evasori fiscali, altrettanto nocivi ma senza nemmeno lucrarne l'indebito vantaggio (anzi). 

È chiaro che sarebbe insensato oltre intollerabile far pagare ai cittadini vaccino e somministrazione. Una campagna di massa deve essere gratuita, è perfino ovvio, e i benefici ripagherebbero da subito la spesa, oltre che a restituirci appieno la nostra libertà (proprio quella stessa in nome della quale dicono di battersi i no vax)

*** Enrico MENTANA, giornalista, direttore di TgLa7 Vaccino per tutti, e gratis, facebook, 17 novembre 2020, qui


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#HUMOR / Un Natale all'insegna dell'austerità

facebook, 17 novembre 2020, qui

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#VIGNETTE / Vaccini, la curva degli annunci (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
'il Secolo XIX', 17 novembre 2020, via facebook, qui

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mercoledì 18 novembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Rasente i muri andando (Siro Angeli)

Rasente i muri andando
per strade ed ore vuote
a tarda notte, quando

si spegne ogni finestra,
ogni porta si chiude,
e tu indugiando tra gli ultimi

tram guardi frettolosi
su cigolanti ruote
ritornare al deposito -

anche uno che ti insulti
ringrazieresti, in questa
quiete di palude.

*** Siro ANGELI, 1913-1991, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, Rasente i muri andando, da L’ultima libertà, Mondadori, 1962, in 'ilcantodellesirene', 27 settembre 2013, qui


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#LINGUA_ITALIANA / Ma che significa che il ruolo è neutro? (Vera Gheno)

"Eh ma io dico rettore perché il ruolo è neutro".

Il.ruolo.è.neutro.

Cosa vuol dire, esattamente? E maestra, regina, segretaria, operaia, cassiera, infermiera o uno qualunque di tutti i ruoli e mestieri che decliniamo normalmente al femminile, in che cosa differiscono da rettrice o ministra o ingegnera?
Chi eccepisce in questo modo, di solito pensa di dire una cosa scientificamente sensata: eh, il ruolo è neutro... Ma raramente si sofferma sul vero senso delle proprie parole.

Certo che il ruolo, quando se ne parla in maniera astratta, può essere nominato per brevità al maschile: il ruolo di re, il compito del professore, i doveri del ministro. Per brevità, per chiarezza, per convenzione (quando non è possibile un circonlocuzione magari semanticamente neutra). 

Altro è quando ci si riferisce a una persona specifica, di cui si sa il genere, o almeno lo si presume: il ruolo di re prevede questo e quello, la regina Elisabetta ricopre egregiamente tale ruolo. La poltrona di sindaco di Roma è in questo momento occupata dalla sindaca Raggi. Non è difficile. 

Secondo me, appellarsi alla neutralità del ruolo non ha nessun senso rispetto all'uso dei femminili previsti dalla nostra lingua.
Ribadisco: a mio avviso, l'unica differenza tra infermiera e ingegnera e tra maestra e ministra è che ai primi siamo  abituati, ai secondi no.

*** Vera GHENO, sociolinguista, facebook, 17 novembre 2020, qui


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#SENZA_TAGLI / Milano, c'era una volta il 'Borgo dei Furmagiatt' (Giorgio Righetti)

Lungo la strada che dalla Porta Ticinese va verso Pavia esiste una fila di case popolari che sono le ultime testimonianze rimaste della Milano sparita. 
Superato il portone di via San Gottardo 18, ci si trova in una successione progressiva di cortili che attraversando l’intero isolato si arriva sul Naviglio Pavese, si esce praticamente dal portone di via Ascanio Sforza numero 15. 
È forse questo l’unico esempio delle “casere” che occupavano la zona. I cortili sono percorsi dalle tipiche case di ringhiera con i lunghi ballatoi dai quali si aveva l’accesso agli alloggi, in fondo alle quali un unico anche se questo nome è oggi considerato sgradevole e volgare “cesso”. Lo sbocco sulla via che stava dietro era anche una preziosa via di fuga per i malviventi i “locch”, e i “Ligera”, che affollavano la zona. 
Queste case formavano il famoso e suggestivo “borgo dei Furmaggiatt”, dove giungevano i barconi a fondo piatto con tutti i formaggi prodotti nella parte sud di Milano. 
In tutta la bassa milanese a quel tempo erano numerosi gli allevamenti dei bovini, con grande produzione casearia necessaria per i mercati di Milano. 
Le forme di formaggio venivano scaricate e portate nelle case che si affacciavano sul naviglio di via Ascanio Sforza chiamate “casere”, perché impregnate dal forte odore dei formaggi. Man mano che arrivavano le nuove forme venivano portate in avanti verso la rivendita che si affacciava in via San Gottardo 18, fino alla fine della stagionatura stabilità in tre mesi. 
La vendita dei prodotti caseari era assicurata dalla numerosa frequentazione in questa strada, che allora era un collegamento tra la città è la campagna. 
Per evitare che il formaggio fermentasse  provocando ovvii problemi, le forme venivano grattate nella superficie, dalle quali si ricavavano periodicamente croste ancora commestibili che venivano date alle dame di “San Vincenzo”, per insaporire le minestre poi distribuite ai poveri.

*** Giorgio RIGHETTI, C'era una volta a Milano il 'Borgo dei Furmagiatt', facebook, 16 novembre 2020

foto di Giorgio Righetti, qui

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#BREVITER / Le palle (Aleandro Bartolini)

Aleandro BARTOLINI
facebook, 15 novembre 2020, qui

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#VIGNETTE / Intanto, Conte continua a cercare (Natangelo)

NATANGELO, 1985
facebook, 17 novembre 2020, qui

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martedì 17 novembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Canto che amavi (Gabriela Mistral)

Io canto ciò che tu amavi, vita mia,
nel caso ti avvicini e ascolti, vita mia,
nel caso ti ricordi del mondo che hai vissuto,
nel rosso del tramonto io canto te, ombra mia.

lo non voglio restare più muta, vita mia.
Come senza il mio grido fedele puoi trovarmi?
Quale segnale, quale mi svela, vita mia?

Sono la stessa che fu già tua, vita mia.
Né infiacchita né smemorata né spersa.
Raggiungimi sul fare del buio, vita mia;
vieni qui a ricordare un canto, vita mia;
se tu questa canzone riconosci a memoria
e se il mio nome infine ancora ti ricordi.

Ti aspetto senza limiti né tempo.
Tu non temere notte, nebbia o pioggia.
Vieni per strade conosciute o ignote.
Chiamami dove sei, anima mia,
e avanza dritto fino a me, compagno.

*** Gabriela MISTRAL, 1889-1957, poetessa, educatrice, femminista cilena, premio Nobel per la letteratura nel 1945, Canto che amavi, da Sillabe di fuoco, Bompiani, 2020, a cura di Matteo Lefèvre, in 'internopoesia.com', 28 ottobre 2020 qui


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Testo originale (Canto que amabas)

Yo canto lo que tú amabas, vida mía,
por si te acercas y escuchas, vida mía,
por si te acuerdas del mundo que viviste,
al atardecer yo canto, sombra mía.

Yo no quiero enmudecer, vida mía.
¿Cómo sin mi grito fi el me hallarías?
¿Cuál señal, cuál me declara, vida mía?

Soy la misma que fue tuya, vida mía.
Ni lenta ni trascordada ni perdida.
Acude al anochecer, vida mía;
ven recordando un canto, vida mía,
si la canción reconoces de aprendida
y si mi nombre recuerdas todavía.

Te espero sin plazo y sin tiempo.
No temas noche. neblina ni aguacero.
Acude con sendero o sin sendero.
Llámame adonde tú eres, alma mía,
y marcha recto hacia mí, compañero.

#MOSQUITO / Auguro le migliori cose all'uomo che era il mio avversario e che sarà il mio presidente (John McCain)

Amici miei, siamo arrivati alla fine di un lungo viaggio. Il popolo americano ha parlato, e ha parlato chiaramente. Poco fa ho avuto l’onore di telefonare al senatore Barack Obama per congratularmi con lui. Per congratularmi con lui di essere stato eletto come nuovo presidente della nazione che entrambi amiamo. In una competizione così lunga e così difficile come è stata questa campagna, il suo successo – da solo – esige il mio rispetto per la sua abilità e perseveranza. Ma il fatto che ci sia riuscito dando ispirazione alla speranza di così tanti milioni di americani, che credevano erroneamente di essere così poco in gioco o di avere una influenza minima sull’elezione di un presidente americano, è qualcosa che io ammiro profondamente e la cui riuscita merita il mio encomio. Questa è una elezione storica, e io riconosco lo speciale significato che ha per i neri e lo speciale orgoglio che deve essere il loro questa notte. Ho sempre pensato che l’America offra un’opportunità a chiunque abbia l’industriosità per afferrarla. Il senatore Obama crede lo stesso. Ma entrambi riconosciamo, a dispetto del lungo tratto percorso dalle vecchie ingiustizie che un tempo macchiavano la reputazione della nostra nazione e che negavano ad alcuni americani la completa benedizione della cittadinanza americana, che la memoria di ciò ha ancora il potere di ferire. Il senatore Obama e io abbiamo le nostre differenze e le abbiamo dibattute; e lui ha prevalso. Non c’è dubbio che queste differenze rimangano. Ma questi sono momenti difficili per il nostro Paese. E io questa notte prometto a lui di fare tutto ciò che è in mio potere per aiutarlo a guidarci attraverso le molte sfide che andremo a incontrare.
Raccomando a tutti gli americani che mi hanno sostenuto non solo di unirsi a me nel congratularsi con lui, ma di offrire al nostro prossimo presidente la nostra buona volontà e i più onesti sforzi per scoprire le strade che ci aiutino a trovare i necessari compromessi per stabilire dei contatti fra le nostre differenze, così da aiutarci a ripristinare la nostra prosperità, difendere la nostra sicurezza in un mondo pericoloso, e lasciare ai nostri figli e ai nostri nipoti un Paese migliore di quello che abbiamo ereditato (...) Auguro le migliori cose all’uomo che era il mio avversario e che sarà il mio presidente.

*** John McCAIN, 1936-2018, senatore repubblicano statunitense, sfidante di Barack Obama, discorso della sconfitta, 4 novembre 2008, citato da Aldo De Chiara, Lo stile di McCain, lo show di Trump. Oltre gli «impresentabili di successo», 'Avvenire.it', 7 novembre 2020 


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#HUMOR / Oroscopo della settimana

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#BREVITER / Finché ci interesseremo (Dario Clemente)

facebook, 16 novembre 2020, qui

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#VIGNETTE / E' stata l'ennesima tragedia (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'la Repubblica', 13 novembre 2020, via facebook, qui

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lunedì 16 novembre 2020

#SGUARDI POIETICI / Non lo so se il bene e il male (Massimo Salvadori)

Non lo so se il bene e il male 
esistano in natura 
se abbiano una consistenza 
sostanziale. 
Nella vita che mi è stata data
anche nel silenzio
anche nel disagio
nel profondo cerco 
di non fare male.                                                
Il resto sono ipotesi
stranezze                                                            
incontri difettosi di esperienza
a volte gente
a volte mare    
ogni tanto anche una speranza 
esilio quasi sempre.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 10 novembre 2020, qui


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