lunedì 25 novembre 2019

#SGUARDI POIETICI / Per distrarsi dal tempo bisogna avere molte occupazioni (Patrizia Cavalli)

Per distrarsi dal tempo bisogna avere molte occupazioni,
obblighi, scadenze, conti da pagare e rimandare
rimandare l’attuazione, finché tutto finisce
e tutto scade naturalmente inevitabilmente.
Restano fogli di carta spiegazzati, guardati
mille volte e poi buttati. Sembra uno scherzo
ma passano gli anni e accompagnati da questa sensazione
di avere qualcosa da fare, molto importante,
molto urgente, si resta sempre
in un eterno l’altro ieri.

*** Patrizia CAVALLI, 1947, da Poesie, Einaudi, 1992, in 'ipoetisonovivi.com', 19 novembre 2019, qui


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#PIN / Le due sbronze (MasFerrario)

da 'Rivista Direzione Personale', dicembre 2014

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#FILASTROCCHE / Io sono un albero (Germana Bruno)

Mi fanno tondo, oppure quadrato,
ma non è quello per cui sono nato,
a volte a triangolo, altre a spirale,
in ville e giardini così mi fan stare.
In realtà io sarei tutt’altro,
ma non capisco perché a volte non piaccio
e così forme strane mi danno,
un’altra cosa di me loro fanno.
Fragile, forte, grande o piccino,
io sono un albero che, come un bambino,
vuole seguire la sua natura,
vuole rispetto, amore e cura.
Io sono un albero con la mia forma
ed è per me questa la norma,
come un bambino ho un mio portamento
unico, raro e di mio gradimento.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Io sono un albero, facebook, 20 novembre 2019, qui


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#VIGNETTE / M5S, situazione attuale (Natangelo)

NATANGELO,  1985
 facebook, 21 novembre 2019, qui

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domenica 24 novembre 2019

#ARTE / La pacchia è finita e altre 3 opere (Salvatore Scuotto)

Salvatore SCUOTTO (MoraleS), 1969
artista napoletano, 
La pacchia è finita
Mostra collettiva “Virginem=Partena”
Napoli Galleria Nabi interior design,
'open', 23 novembre 2019, qui

° ° °
Salvatore SCUOTTO (MoraleS), 1969
artista napoletano, 
La pacchia è finita
Mostra collettiva “Virginem=Partena”
Napoli Galleria Nabi interior design

° ° °

Salvatore SCUOTTO (MoraleS), 1969
artista napoletano, 
Sinera
Mostra collettiva “Virginem=Partena”
Napoli Galleria Nabi interior design

° ° °


Salvatore SCUOTTO (MoraleS), 1969
artista napoletano, 
Sinera
Mostra collettiva “Virginem=Partena”
Napoli Galleria Nabi interior design

° ° °

Salvatore SCUOTTO (MoraleS), 1969
artista napoletano, 
Sinera
Mostra collettiva “Virginem=Partena”
Napoli Galleria Nabi interior design

"" 
Impara l’arte ma scegli da che parte stare!" Sembra dirci lo scultore napoletano Salvatore Scuotto, classe 1969, che fonda a Napoli, nel 1996, insieme ai fratelli Raffaele ed Emanuele, La Scarabattola, atelier di artigianato artistico noto al pubblico sia locale che internazionale per il suggestivo lavoro di sintesi tra tradizione e contemporaneità.
Salvatore battezza il suo nuovo nome d’arte, Morales, partecipando, con altri tre scultori, Pasquale Manzo, Marcello Silvestre e il fratello Emanuele Scuotto, alla mostra collettiva “Virginem = Partena”, curata da Biancamaria Santangelo, che inaugurerà al Nabi Interior Design, sabato 23 novembre in Via Chiatamone, 5a, 80121 Napoli, alle ore 19:30.
Salvatore Scuotto “diventa” MoraleS per due motivi. Il primo è quello di omaggiare la madre, recuperando il suo cognome che fu Morale, ma rimettendo a posto la esse finale, eliminata da un vecchio bisnonno per compiacenza al fascismo. Il secondo è quello di intraprendere un nuovo percorso artistico, orientato verso una scultura meno ancorata agli stereotipi del passato, immediata e aderente alle tematiche dei nostri tempi.

Per questa nuova avventura, lo scultore napoletano, ha voluto al suo fianco Amalia De Simone, giornalista e abile scrittrice che si è occupata del testo critico. Le fotografie delle sculture invece, sono state scattate da Sergio Siano.
Tra le opere in mostra,“La pacchia è finita!” una installazione che ha come protagonista un Matteo Salvini inferocito che spara ad una coppia di zombie di colore, come se giocasse ad un video game che impone di sterminare gli avversari.

C’è poi “Mamma negra”, una donna di colore incinta che alza la mano destra implorando, mentre con l’altra mano regge faticosamente il suo grembo.

E poi la commovente Sinera, “una donna africana con le pinne capaci di affrontare il più ostile dei mari, la madonna dei nostri giorni che stringe sul petto quei bambini che abbiamo visto troppe volte morire. E' il piccolo Aylan dalla Siria con la maglietta rossa, i pantaloncini e la faccia schiacciata sulla sabbia di una spiaggia turca. E' una bimba appena nata trovata sul fondo del mare ancora abbracciata a sua madre. Sono cadaveri e sopravvissuti. Sono la guerra e la speranza”.

Il filo conduttore di queste opere non è soltanto il problema dell’immigrazione ma soprattutto il preoccupante razzismo che rende inumano questo dramma. A testimoniarlo due ironici “oggetti d’uso”, il Portapastelli colorito, che raccoglie violentemente nella gola di un uomo di colore, tanti pastelli che ostentano la marca “Io non sono nero” e Glu glu glu, un centrotavola che ruota a 360°, mostrando a tutti il dito medio, come ultimo e paradossale atto di dignità di chi muore nel mare dell’indifferenza.
Morales è irriverente e sovversivo, perché ci costringe a guardare, perché ci strappa un ghigno e un po' di rabbia. Ci affilia e ci deride ci salva e ci denuncia, come con il suo dito medio che riprende quello di Cattelan di fronte alla Borsa di Milano.
Sono nude le tele che ci raccontano il lutto. Quello dei muri e delle crepe, della frammentazione dell'esistenza, del pensiero, di un'idea. Morales ipnotizza con queste linee che si rincorrono e che spiegano. E poi ci sveglia con quelle barriere rigate dalle tracce degli uomini che disperatamente ne restano aggrappati. 
""
*** da 'la Repubblica-Napoli', 23 novembre 2019, qui

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#SPOT / Vedi mamma, non ci sono pericoli

dalla rete

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#ILLUSIONI_OTTICHE / Quattro o tre?

facebook, 15 aprile 2014, qui

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#HUMOR / Pronto Soccorso, dal verbale della polizia

dalla rete

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#SCRITTE / Il poeta sei tu che

via pinterest

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#VIGNETTE / Ma se lascio mia moglie (Chiara Rapaccini)

Chiara RAPACCINI, 954
artista e scrittrice
facebook, 20 novembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / La rabbia della sopravvissuta (Choman Hardi)

Sono stufa di testimoniare il mio dolore –
giornalisti che mi chiedono di cantare una ninnananna per
i miei figli morti, da mandare in onda durante le commemorazioni,
funzionari governativi che usano la mia storia come propaganda
durante le elezioni, attiviste che mi forzano a parlare
dello stupro solo per dimostrare che le donne sono oppresse,
ricercatori che dicono che stanno registrando la storia quando
non fanno altro che girarmi il coltello nella piaga.

È la mia storia, non la vostra. Dopo che avete spento
i registratori io rimarrò in casa a piangere.
Perché la gente non capisce? non sono un eroe,
né sono Dio, e non sopporto parlare di perdono.
Per anni sono andata a ogni veglia. Ho pianto a ogni
funerale. Continuavo a chiedere: Perché? Ma non
capirò mai. Ora a malapena sopravvivo piantando
cetrioli, e lei mi ha interrotto, credendo

in un mondo diverso dove regna la giustizia, guardando
i figli che mi restano mentre dormono. Risparmiatemi la vostra disperazione
e comprensione. Non potete resuscitare i morti, sfamare
i miei figli affamati, portarmi dignità e rispetto.
Prendetevi la storia e andatevene via. Non tornate mai
più, non ne voglio sapere.

*** Choman HARDI, 1974, poetessa curda, La rabbia della sopravvissuta, Considering the Women, traduzione di Paola Splendore per La crudeltà ci colse di sorpresa, Edizioni dell’asino, 2017, riprtata in 'labottegadelbarbieri.it', 21 aprile 2018, qui


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#MOSQUITO / Donne, pesi alle caviglie e 'quote rosa' (Lilli Gruber)

Nei consigli d’amministrazione delle maggiori aziende europee quotate in Borsa la percentuale di donne è del 26,7 per cento. La Francia svetta superando di parecchio la media: 44 per cento. Ma la seconda è l’Italia, con il 36,4. L’accelerazione è cominciata nel 2010, quando la Commissione europea ha annunciato iniziative per promuovere la presenza femminile ai più alti livelli dirigenziali. Nel 2011, anche in Italia è stata varata una legge sulle cosiddette «quote rosa». Stabilisce che per le società presenti in Borsa siano femmine almeno un terzo dei componenti del Cda. Se non viene rispettata, sono previste multe dai 100mila euro fino al milione. Questo tipo di misure legislative funziona. Motivo di grande soddisfazione per chi, come me, da decenni sostiene che una forzatura è necessaria per ristabilire la giustizia. In Italia, purtroppo, abbiamo perso fin troppo tempo a litigare sulle quote rosa, e molte ancora oggi avanzano dubbi. C’è chi dice che non vogliamo essere oggetto di discriminazione, neppure positiva. Ma se è l’unico modo per sconfiggere quella negativa io difenderò sempre questo genere di norma. Vorrei vederla applicata anche nelle aziende non quotate e soprattutto nel mio settore professionale, il giornalismo, televisivo e non. Visto che, per esempio, nei quotidiani nazionali ai vertici comparivano, nel 2018, 166 uomini e 17 donne. Sebbene le giornaliste siano oltre il 40 per cento. Non abbiamo affatto raggiunto l’uguaglianza, non ci siamo neanche vicine. Le donne corrono con dei pesi agganciati alle caviglie tutti i giorni della loro vita domestica, professionale, relazionale, politica. Se ci sono persone che in buona fede pensano il contrario, è semplicemente perché di questo tema non si parla abbastanza.

*** Lilli GRUBER, 1957, giornalista, conduttrice tv, scrittrice e saggista, Basta. Il potere delle donne contro la politica del testosterone, Solferino, 2019


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#QUADRI / Vista sul giardino, 1909 (Philipp Röth)

Philipp Röth, 1841-1921
pittore tedesco
Vista sul giardino, 1909
facebook, 15 novembre 2019, qui

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#VIGNETTE / L'anno prossimo (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', via facebook, 23 novembre 2019, qui

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sabato 23 novembre 2019

#FILASTROCCHE / Bambini e alberi (Germana Bruno)

Tutti gli alberi ed i bambini
si assomigliano, sono vicini,
se tu li pianti nel giusto terreno
e poi l’innaffi sin dal mattino,
dai loro luce, cibo e calore,
spargono gioia, profumo e colore.
Ogni albero, amato e curato,
non ha bisogno di esser potato,
lui cresce bene con quel portamento
che lo distingue da altri cento.
Lo stesso accade per ogni bambino
in quel suo lento e importante cammino
e se sarà tenuto per mano
lui crescerà più sicuro e più sano.
Tutti gli alberi ed i bambini
hanno bisogno di stare vicini,
ogni bambino, nella natura,
si muove, scopre, respira aria pura.
Bambini e boschi
son belli e freschi,
se tu ci entri, li vivi, li esplori,
troverai in essi i più grandi tesori.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Bambini e alberi, 20 novembre 2019, qui


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#QUADRI / Aspettando papà (Vincenzo Irolli)

Vincenzo IROLLI, 1860-1949
via facebook, 21 novembre 2019, qui

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#HUMOR / Aziendalese-Napoletano

(da un amico, via wahtsapp)

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#SCRITTE / Non ti hanno rubato il futuro

via pinterest

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#VIGNETTE / Non ho più quattrini (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
facebook, 23 novembre 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Canto delle donne (Alda Merini)

Io canto le donne prevaricate dai bruti
la loro sana bellezza, la loro "non follia"
il canto di Giulia io canto riversa su un letto
la cantilena dei salmi, delle anime "mangiate"
il canto di Giulia aperto portava anime pesanti
la folgore di un codice umano disapprovato da Dio.
Canto quei pugni orrendi dati sui bianchi cristalli
il livido delle cosce, pugni in età adolescente
la pudicizia del grembo nudato per bramosia.
Canto la stalla ignuda entro cui è nato il "delitto"
la sfera di cristallo per una bocca "magata".
Canto il seno di Bianca ormai reso vizzo dall'uomo
canto le sue gambe esigue divaricate sul letto
simile ad un corpo d'uomo era il suo corpo salino
ma gravido d'amore come in qualsiasi donna.
Canto Vita Bello che veniva aggredita dai bruti
buttata su un letticciolo, battuta con ferri pesanti
e tempeste d'insulti, io canto la sua non stagione
di donna vissuta all'ombra di questo grande sinistro
la sua patita misura, il caldo del suo grembo schiuso
canto la sua deflorazione su un letto di psichiatra,
canto il giovane imberbe che mi voleva salvare.
Canto i pungoli rostri di quegli spettrali infermieri
dove la mano dell'uomo fatta villosa e canina
sfiorava impunita le gote di delicate fanciulle
e le velate grazie toccate da mani villane.
Canto l'assurda violenza dell'ospedale del mare
dove la psichiatria giaceva in ceppi battuti
di tribunali di sogno, di tribunali sospetti.
Canto il sinistro ordine che ci imbrigliava la lingua
e un faro di marina che non conduceva al porto.
Canto il letto aderente che aveva lenzuola di garza
e il simbolo-dottore perennemente offeso
e il naso camuso e violento degli infermieri bastardi.
Canto la malagrazia del vento traverso una sbarra
canto la mia dimensione di donna strappata al suo unico amore
che impazzisce su un letto di verde fogliame di ortiche
canto la soluzione del tutto traverso un'unica strada
io canto il miserere di una straziante avventura
dove la mano scudiscio cercava gli inguini dolci.
Io canto l'impudicizia di quegli uomini rotti
alla lussuria del vento che violentava le donne.
Io canto i mille coltelli sul grembo di Vita Bello
calati da oscuri tendoni alla mercé di Caino
e canto il mio dolore d'esser fuggita al dolore
per la menzogna di vita
per via della poesia.

*** Alda MERINI, 1931-2009, poetessa, aforista, scrittrice, Canto delle donne, da  Sono nata il ventuno a primavera,  Manni editore, 2005, riportata da Costanza Fanelli in 'noidonne.org', 27 dicembre 2017, qui

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