Nico sistema la frutta, le casse, da poco hanno steso lenzuola qualcuno brandelli strizzati nel gelo. Per strada hanno aperto i cancelli il vigile urbano evapora grappa due nomadi slavi all’uscita del bar. Corrono tutti a quest’ora Nico pulisce, saluta, rincuora chi passa, il cappello, i guanti, le lenti appannate, il coltivatore che scarica a terra il fresco raccolto: le bucce, le arance, i ciuffi arruffati, le casse, i finocchi, l’uva, la terra: “Questa è speciale, la vuoi assaggiare?” e l’acino è in mano, sfregato su un panno, un soffio, poi in bocca. A volte mi chiedo cosa lo renda così reale, forse suo padre appeso in cornice o i settant’anni di questo negozio forse il quartiere, ma se varchi la soglia e senti l’orda dei forti sapori la terra, la frutta, le casse, comprendi che lui è quella terra le mani, la faccia, le rughe solchi e sentieri…
*** Marco PELLICCIOLI, 1982, scrittore e poeta, Nico, da L’orfano, LietoColle, 2016, 'internopoesia', 14 luglio 2016, qui
Mi dispiace dover essere ambasciatore di cattive notizie, ma sono stato chiaro l'estate scorsa quando vi ho detto che Donald Trump sarebbe stato il candidato repubblicano alla presidenza. Ed ora vi porto notizie ancora più terribili e sconfortanti: Donald J. Trump vincerà a Novembre. Questo miserabile, ignorante, pericoloso pagliaccio part-time, e sociopatico a tempo pieno, sarà il nostro prossimo presidente. Presidente Trump. Forza, pronunciate queste parole perché le ripeterete per i prossimi quattro anni: "PRESIDENTE TRUMP".
In vita mia non ho mai desiderato così tanto essere smentito. (...)
*** Michael MOORE, regista cinematografico, 5 motivi per cui Donald Trump vincerà, 'L'Huffington Post', 24 luglio 2016
Nessun sistema elettorale è fatto per eleggere un governo. Anche nelle Repubbliche presidenziali, nelle quali il Presidente eletto dai cittadini è capo dello Stato e del governo, esiste uno specifico sistema elettorale per eleggere il Congresso/Parlamento. A nessun sistema elettorale è mai stato prioritariamente attribuito il davvero oneroso compito di designare il vincitore la sera stessa delle elezioni. (...)
*** Gianfranco PASQUINO, politologo e saggista, Ecco perché l'Italicum va cestinato, 'La Srampa', 24 luglio 2016
è luogo di lunghe strade questo e tuoni da nasconderci dentro il rumore di troppe ossa di ferro divelto quando insorge il male ovvio della strada contro il sangue di ferite straniere bastasse il dolore dei deserti quello di un mare infinito - di un infinito pianto
bastasse a redimerci dall'alleanza di colpe e silenzi bastasse a farci di cuori simili e giusti a svegliarci da questa notte d'abisso che ci accomuna nell'identica miseria dell'odio. *** Stefania STRAVATO,Contro il sangue di ferite straniere, blog 'natadinverno', 7 luglio 2016, qui
(...) Ma l’Unione europea tace. E alcuni dei suoi membri – solo alcuni – sussurrano, come pure gli Stati Uniti. Chiamano Erdoğan al telefono e gli chiedono felpatamente se per cortesia non potrebbe portare un po’ di rispetto allo stato di diritto, in cambio del fatto che l’occidente unito, Ue e Usa, ha condannato il tentato golpe e difeso in lui “un capo di governo democraticamente eletto”. Ed eccoci al punto. Che cos’è oggi un capo di governo democraticamente eletto, e che cosa lo distingue da un capo autoritario che alimenta con l’appello al popolo le proprie pretese di onnipotenza? È una domanda che non riguarda solo la Turchia. Quando Erdoğan si rivolge al “suo” popolo perché non solo approvi, ma supporti attivamente le sue decisioni in merito a stato d’emergenza, sospensione dei diritti, epurazione e repressione ci mette di fronte in modo estremo a un paradosso che in modo meno estremo riguarda tutte quelle democrazie contemporanee in cui un leader a vocazione populistico-plebiscitaria invoca, e sovente ottiene, l’approvazione e il sostegno democratico a favore di misure restrittive della democrazia: tanto per non fare nomi, dagli Stati Uniti di Trump alla Francia emergenziale di Hollande all’Italia del referendum sulla riforma costituzionale.
Casi assai diversi, lo so bene, e imparagonabili sotto altri e decisivi punti di vista. Ma accomunati dalla stessa, nefasta tendenza che mette in contraddizione i due principi cardinali della democrazia che dovrebbero invece sostenersi a vicenda: il principio della legittimazione popolare e il principio di legalità, o in altri termini il consenso elettorale e il rispetto dello stato di diritto e dei suoi vincoli (compresi i vincoli alla revisione costituzionale all’interno, e i vincoli posti dal rispetto del diritto internazionale all’esterno). (...)
*** Ida DOMINIJANNI, giornalista, Lo specchio deformante di Istambul, 'internazionale.it', 22 luglio 2016
[D: Amazon ha anche una cultura specifica. In azienda ad esempio sono vietate le presentazioni con il PowerPoint]
Sì, devi saper scrivere frasi complete, con verbi e nomi, argomenti, paragrafi. Il problema delle presentazioni è che sono facili per l'autore, perché basta mettere in fila una lista di punti, ma difficili per chi ascolta. Quando devi scrivere un documento di sei pagine, sei costretto a capire il tuo pensiero. Se scrivo, io stesso mi accorgo di aver capito meglio cosa volevo dire. Le nostre riunioni durano un'ora, un'ora e mezza. I primi trenta minuti li passiamo in silenzio, leggendo il documento è prendendo appunti. Dopo si discute. Leggere in silenzio migliora la qualità della conversazione.
*** Jeff BEZOS, fondatore e Ceo di Amazon, intervistato da Massimo Russo, 'Risolvo problemi', 'la Repubblica', 24 luglio 2016