lunedì 28 gennaio 2019

#SGUARDI POIETICI / Non venire stasera (Marilina Giaquinta)

Non venire stasera.
Non tentare il sogno
per raggiungermi: 
argomento potente
è il perdono dell’assenza,
ma tu persuadimi invece 
a sentire il bisogno dell’attesa
che non cessa mai di tremare.

*** Marilina GIAQUINTA, facebook, 23 gennaio 2019, qui


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#MOSQUITO / Né ateo, né panteista (Albert Einstein)

 [D: Lei crede nel Dio di Spinoza?]
Non posso rispondere con un semplice sì o no. Io non sono ateo e non penso di potermi chiamare panteista. Noi siamo nella situazione di un bambino piccolo che entra in una vasta biblioteca riempita di libri scritti in molte lingue diverse. Il bambino sa che qualcuno deve aver scritto quei libri. Egli non conosce come. Il bambino sospetta che debba esserci un ordine misterioso nella sistemazione di quei libri, ma non conosce quale sia. Questo mi sembra essere il comportamento dell'essere umano più intelligente nei confronti di Dio. Noi vediamo un universo meravigliosamente ordinato che rispetta leggi precise, che possiamo però comprendere solo in modo oscuro. I nostri limitati pensieri non possono afferrare la forza misteriosa che muove le costellazioni. Mi affascina il panteismo di Spinoza, ma ammiro ben di più il suo contributo al pensiero moderno, perché egli è il primo filosofo che tratta il corpo e l'anima come un'unità e non come due cose separate.

*** Albert EINSTEIN, 1879-1955, fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1921, in Denis Brian, Einstein a life, 1996, citato da wikipedia, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Albert_Einstein


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#SENZA_TAGLI / 9 anni e l'ha capito (Cecilia Strada)

Mio figlio ha nove anni e ha perfettamente compreso una lezione abbastanza semplice. Fa così: "Siamo tutti il terrone di qualcun altro". Si articola: nella vita capiterà a tutti, prima o poi. Di essere guardati male, di subire un pregiudizio o un'ingiustizia, di essere in difficoltà, di avere bisogno di una mano. Siamo tutti esseri umani. Meglio saperlo da subito, e darsi una mano a vicenda, senza aspettare che qualcuno si faccia male.

Oh raga' lui ha nove anni e l'ha capito. Noi siamo grandi e votiamo, dai, su.

*** Cecilia STRADA, sociologa, già Presidente di Emergency, facebook, 21 gennaio 2019, qui


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#VIGNETTE / Le spigolatrici (Pasquale Testa)

Pasquale TESTA
Le spigolatrici
facebook, 21 gennaio 2019, qui

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domenica 27 gennaio 2019

#VIDEO / Memoria dannata (Makkox)


Memoria dannata
Makkox (Marco Dambrosio), 1975
Propaganda Live, facebook, 26 gennaio , qui
video 2min27

Come sempre, una sequenza di disegni finissimi e di impatto, cuciti insieme da una sequenza lenta e tesa.
La storia è drammatica e 'profetica'. (mf)


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#HUMOR / Il capitalismo spiegato

via pinterest

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#VIGNETTE / Trivelle, M5S e Lega (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', 25 gennaio 2019, via facebook, qui

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#QUADRI / Evening in Týnská Lane, 1909 (Jakub Schikaneder)

Jakub Schikaneder, 1855-1924
pittore ceco
Evening in Týnská Lane, 1909
via facebook, 13 gennaio 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Lettera ai ribelli che verranno (Franco Arminio)

Salutate l’ardore
il braccio che vola,
il vento, la passione.
Disobbedite
alla vita e alla morte,
a voi stessi e agli altri,
Sia febbrile la vostra giornata,
non sia mai opportunista,
sia chiara nell’impeto,
bella e nervosa come una mattina d’aprile.
Io aspetto il vostro aprile,
siate pieni di ebbrezza e di furore,
date gloria al mondo che c’è fuori.
Non vi servono nascondigli
ma comunità dove trovarvi.
Portate il mondo
sul palmo della mano,
andate sull’orlo,
dietro le montagne,
su una spiaggia rovinata,
Nessuno può fermare
il vostro incendio,
perché lo fermate voi,
perché siete in silenzio?

*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, scrittore, paesologo, Lettera ai ribelli che verranno, da Resteranno i canti, Bompiani, 2018. Anche in 'ipoetisonovivi.com', 17 gennaio 2019, qui


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#SPILLI / L'aut-aut cruciale e ineludibile (Massimo Ferrario)

Esseri umani ridotti a cose. 
Scarti umani golosamente utilizzati come merce di scambio. 
Sui quali viene fatta miserevole propaganda in nome di una politica che prescinde dalle persone, angusta e senza visione, intossicata dalla spasmodica ricerca di un potere cui interessa solo potere e non basta mai potere. 

Quando il fine di affermare la propria parte e il proprio Io contro tutto e contro tutti, magari attraverso l'invenzione di un popolo che non esiste come unità organica, ma fa comodo evocare per titillare le pance fascistoidi sempre pronte e desiderose di essere titillate, giustifica qualunque mezzo, rimangono in campo solo i mezzi. 
E non c’è più spazio per le persone: che, non più fini, sono ridotte a mezzi e ‘mortificate’ a oggetti. Diventate soltanto 'espedienti-per'.

E' allora che (forse, ancora, nonostante tutto) si può essere in tempo per fare la scelta cruciale, ben sapendo le conseguenze ineluttabili che ne deriveranno, sia per noi che attuiamo la scelta che per i soggetti su cui esercitiamo la scelta. 
O prima le persone o prima il potere è infatti l'aut-aut, ineludibile, da recuperare alla consapevolezza: impossibile sfuggirvi.

Se si sceglie il potere, al posto e contro le persone, la distinzione che necessariamente segue, con logica ineluttabile sul piano delle conseguenze fattuali, è solo artificio per scaricarsi la coscienza.
Tra essere assassini o essere complici di assassini (perché è assassinio disumanizzare l'essere umano, trasformandolo in cosa e merce di scambio e mettendone deliberatamente in conto la morte, anche se non provocata direttamente), la differenza può valere sul piano giuridico, ma il risultato sul piano pratico è l'annientamento di esseri umani piegati alle convenienze di chi li usa.

Poco importano i cavilli giuridici: che distinguono i comportamenti intenzionali diretti e quelli indiretti, il dolo e la colpa, le attenuanti e le aggravanti.
Sopra la legge c'è la morale. 
Un'altra legge.
E' la legge morale che fa uomo l'uomo, ponendo come intangibili due diritti fondamentali per chiunque: di qualunque colore, sesso, nazionalità sia questo chiunque che è nostro prossimo.
Prima di tutto il diritto a vivere: a essere soccorso e salvato da morte. 
E, subito dopo, il diritto a essere aiutato a perseguire una vita che sia il più possibile degna di essere tale.

*** Massimo FERRARIO, L'aut-aut cruciale e ineludibile, per Mixtura


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#SENZA_TAGLI / Soprattutto un'ignoranza profonda (Luciano Chenet)

Alla fine se dovessi veramente pensare cosa denunciare di questa nostra Italia malata, non riuscirei a mettere l’immigrazione clandestina o no come IL problema. 

Ho avuto modi di capire che il declino di questo paese è dato dalla mancanza di rispetto degli uni verso gli altri, dagli alibi che ogni italiano si dà piuttosto che affrontare le responsabilità, dal profondo cancro di chi insegue il guadagno facile nella convinzione che l’abnegazione e il sacrificio sia una dote degli stupidi. Ma soprattutto il tarlo più grande è un'ignoranza profonda che fa confondere doveri con diritti, che fa trionfare boria ed arroganza.

Da qui nasce la corruzione, la mafia, la burocrazia dei caporali, il disprezzo per la cosa pubblica che è cosa degli altri, non bene comune.

Da qui nasce la mancanza di umanità...

Questo è il nostro declino...

*** Luciano CHENET, facebook, 25 gennaio 2019, qui


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#VIGNETTE / "Anche questa spietata durezza cesserà" (Mauro Biani cita Anna Frank)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 26 gennaio 2019, via facebook, qui

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sabato 26 gennaio 2019

#FILASTROCCHE / Prima di tutto gli esseri umani (Germana Bruno)

Ricostruisco con la Memoria,
abbatto i muri, cambio la Storia
e con la rabbia per l’ingiustizia
io metto a punto una nuova edilizia.
Nella mia nuova, splendida impresa,
che non conosce sconfitta o resa,
prima di tutto gli Esseri Umani,
siano Francesi, Africani o Italiani.
Non sarà facile costruire un sogno,
ma è proprio di questo che abbiamo bisogno
e con i sassi su cui ci imbattiamo
ponti robusti poi costruiamo.
Ci metto Impegno con la Memoria,
per un impasto che cambi la storia,
ma per far questo ci vogliono mani
prima di tutto di Esseri Umani. 
Prima di tutto gli Esseri Umani,
i più vicini e i più lontani,
per fare un mondo con saldi pilastri
e scongiurare nuovi disastri.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Prima di tutto gli esseri umani, facebook, 24 gennaio 2019, qui

foto Spoleto 7 g

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#SPOT / 10 Years Challenge

dalla rete

E' accaduto in Italia. Ma non solo. (mf)

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#VIGNETTE / Ma non c'è un modo...? (Riccardo Mannelli)

Riccardo MANNELLI, 1955
disegnatore, pittore
'il Fatto Quotidiano', 25 gennaio 2019

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#CIT / Diceva la mia saggia nonna (Stefano Benni)

Stefano BENNI
facebook, 20 gennaio 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Nella moltitudine (Wislawa Szymborska)

Sono quella che sono.
Un caso inconcepibile
come ogni caso.

In fondo avrei potuto avere
altri antenati,
e così avrei preso il volo
da un altro nido,
così da sotto un altro tronco
sarei strisciata fuori in squame.

Nel guardaroba della natura
c’è un mucchio di costumi: di
ragno, gabbiano, topo campagnolo.
Ognuno calza subito a pennello
e docilmente è indossato
finché non si consuma.

Anch’io non ho scelto,
ma non mi lamento.
Potevo essere qualcuno
molto meno a parte.
Qualcuno d’un formicaio, banco, sciame ronzante,
una scheggia di paesaggio sbattuta dal vento.

Qualcuno molto meno fortunato,
allevato per farne una pelliccia,
per il pranzo della festa,
qualcosa che nuota sotto un vetrino.

Un albero conficcato nella terra,
a cui si avvicina un incendio.

Un filo d’erba calpestato
dal corso di incomprensibili eventi.

Uno nato sotto una cattiva stella,
buona per altri.

E se nella gente destassi spavento,
o solo avversione,
o solo pietà?

Se al mondo fossi venuta
nella tribù sbagliata
e avessi tutte le strade precluse?

La sorte, finora,
mi è stata benigna.

Poteva non essermi dato
il ricordo dei momenti lieti.

Poteva essermi tolta
l’inclinazione a confrontare.

Potevo essere me stessa – ma senza stupore,
e ciò vorrebbe dire
qualcuno di totalmente diverso.

*** Wisława SZYMBORSKA, 1923-2012, poetessa e saggista polacca, premio Nobel per la Letteratura nel 1996, Nella moltitudine, traduzione di Pietro Marchesani, da Attimo, Libri Scheiwiller, 2004. Anche in 'poesiainrete', 19 gennaio 2019, qui


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#FAVOLE & RACCONTI / I due 'sbagli felici' di Dio e di Eva (Massimo Ferrario)

Dio aveva appena creato Adamo dal fango della terra e, subito dopo, aveva tratto Eva da una costola di Adamo mentre lui dormiva.

Ambedue ora erano in piedi, spaesati: si stropicciavano gli occhi, per difendersi dalla luce accecante e dai colori sgargianti che inondavano il paesaggio sconosciuto
Dove si trovavano?
Adamo, soprattutto, era inquieto, mentre Eva cercava di orientarsi guardandosi attorno.

Dio li osservava con benevolenza e compiacimento.
Scrutava il loro fisico in ogni sua parte e leggeva le loro anime.
Era orgoglioso del risultato: dalle sue mani era uscita davvero una bella coppia, armoniosa, proporzionata, anche attraente. E dal prototipo così ben costruito lui avrebbe potuto ora generare una intera popolazione di umani che avrebbero goduto del Paradiso in eterno, facendo la loro e la sua felicità.

Anche se...
Per carità, nessuna mancanza grave. Tuttavia...
Fissando bene i due corpi di Adamo ed Eva e leggendo con attenzione dentro di loro, Dio ebbe un lampo: forse, avrebbe potuto aggiungere ancora qualcosa.

Chiamò a sé Adamo ed Eva e disse loro.
«Rassicuratevi e rallegratevi. Voi siete i miei figli: io vi ho generati e vi ho dato il nome di Adamo ed Eva. Ora siete nel Paradiso Terrestre: e non potreste augurarvi di essere in un posto migliore. Più tardi vi dirò poche parole che vi aiuteranno a orientarvi in questo meraviglioso mondo che ho creato per voi. Adesso mi preme dirvi che ho due doni da farvi: uno a testa. Uno fisico e uno psicologico: ambedue, in misura diversa, renderanno più comoda e piacevole la vita che vi attende. Vi presento il primo dono: a differenza del secondo, questo si può vedere e toccare. Eccolo».

Dio mostrò la piccola cosa che teneva tra le mani e ne descrisse finalità e funzionamento.
«Come esseri umani, scoprirete subito che, oltre a mangiare, dovrete anche dissetarvi. E l'acqua che ingerirete non potrete tenerla dentro di voi, ma dovrete spargerla nei campi. Vi accorgerete che, per come finora ho configurato il vostro corpo, dovrete accoccolarvi per poter urinare. E' un piccolo gesto che oggi vi accomuna: né tu Adamo, né tu Eva potete fare pipì in piedi. Il regalo che vi faccio è modesto, ma forse comodo: ad uno di voi due consegnerò questo oggetto chiamato pene. Con questo potrete spargere acqua in posizione eretta. Nel Paradiso terrestre questa è l'unica funzione di questa appendice che oggi vi manca. Chi vuole il pene?».

Dio non fece in tempo a mostrarlo e a indicare in quale parte del corpo avrebbe dovuto essere aggiunto che Adamo, con irruenza, si fece avanti e pregò, con parole concitate e chiudendo le mani a mo' di preghiera per ingraziarsi il donatore, di favorire lui: disse che, ascoltando la spiegazione, a suo parere sarebbe stato molto più comodo vivere con questo nuovo organo e che tra l'altro lui si sarebbe divertito un mondo. 

Eva era silenziosa: manifestava un visibile disinteresse. 
Dio le chiese esplicitamente il suo pensiero, ma lei rispose con un sorriso ironico che non giudicava quel regalo importante. Se Adamo ci teneva tanto, Dio lo desse pure ad Adamo: il problema di versare l'acqua del corpo da seduta o in piedi, per lei non era un problema.

Dio chiese ad Adamo se, prima di decidere, avesse voluto sapere qualcosa del secondo regalo. Ma lui rispose che non aveva bisogno di altro. Si guardò il corpo, anche toccandoselo con le mani come per esplorarlo e tastarne la fisicità: la muscolatura era perfetta, di cosa d'altro avrebbe avuto bisogno? Se il secondo dono riguardava aspetti più psicologici che fisici, forse, Eva era più adatta.

Adamo quindi ottenne il pene e Dio glielo fece provare subito: nonostante non avesse bevuto ancora nulla, Adamo si ritrovò d'un tratto la vescica piena.
E immediatamente, sentendo lo stimolo impellente, Adamo si liberò, correndo in giro a zampillare acqua per i prati.

Dio sorrise vedendo la gioia infantile di Adamo e si perse a seguirlo con lo sguardo mentre lui, felice e saltellante, si divertiva a fare disegnini con i suoi getti attorno ai fiori e alle piante.

Fu Eva che riportò Dio al presente.
«E per me, Signore?».

Dio ripensò al secondo regalo. E inaspettatamente la sua mente fu attraversata da un'ombra.
Si passò una mano sulla fronte, come per scacciare un dubbio: forse, stava per commettere un errore.
Ma era troppo tardi: se anche si fosse rivelato uno sbaglio quello che stava per compiere, ormai, lo aveva scritto nel destino degli umani nello stesso momento in cui aveva pensato ai due doni. E il destino è tale proprio perché, una volta fissato, non può non realizzarsi.

Dio fissò Eva a lungo: era serio, ma l'atteggiamento era paterno e affettuoso.
«E' un dono molto impegnativo, Eva. Come già ho detto, non ha a che fare col corpo, ma con l'anima. Non si vede e non si tocca, perché non è un oggetto fisico: ma si 'sente dentro'. E spinge ad agire. Io vi ho fatti umani e questo è un dono umano: probabilmente il più umano. Si chiama curiosità. Come vi ho già detto, il Paradiso è una creazione senza confini e infinite sono le piante e le bestie che lo abitano. Per conoscere le infinite varietà di bellezze che vi ho riservato la curiosità è una qualità utile. Te ne faccio dono. Ti auguro di farne buon uso».

Mentre pronunciava queste parole, Dio con una mano accarezzò i capelli di Eva.
E subito Eva sentì una fitta di calore al petto, vicino al cuore: dolce, leggera, piacevole.
Avrebbe potuto ringraziare per il dono ricevuto, ma non lo fece.
E Dio capì che Eva, almeno fino a quel momento, non aveva colto la potenza del regalo appena ricevuto.

Allora Dio richiamò Adamo dalle sue corse per i prati e chiese ad ambedue gli umani, ritti davanti a lui, di prendersi per mano, mentre ascoltavano il breve discorso che si era preparato.

«Cari figli miei, oggi comincia per voi la vita: sarà bellissima. E, soprattutto, sarà eterna. Come eterno è tutto quello che vedete attorno a voi. Le piante, gli animali, l'acqua. Le pianure, le montagne, i mari, i laghi, i fiumi. I deserti, i boschi. Il Paradiso che ho allestito non ha confini e non smetterete di scoprirne le meraviglie: paesaggi incredibili e una specie infinita di animali e vegetali. Avrete piena libertà di agire come meglio credete: potrete mangiare, bere, dormire, viaggiare a volontà. Ogni azione qui in Paradiso non richiede sforzo: è puro godimento. Solo una cosa non dovrete assolutamente fare: avvicinarvi all'Albero delle Mele. Potete mangiare qualunque frutto di qualunque albero, ma non le mele di quell'Albero. Se disobbedirete, questo sarà il vostro peccato originale. E io vi caccerò dal Paradiso: la vita per voi smetterà di essere dolce e serena e conoscerete la fatica, il dolore, la morte. Questo è l'unico divieto che io, come Dio, vostro unico padre, impongo ad entrambi.»

Adamo rispose subito tranquillizzando il Creatore.
«Sarà fatto, Padre. Né io né la mia compagna toccheremo le mele di quell'Albero. Te lo prometto».
Eva non si trattenne: guardò Adamo con stizza.
«Come ti permetti di decidere per me? Sono io che, per me, stabilisco cosa fare e cosa no.»

Poi Eva spostò gli occhi su Dio.
Aveva sentito nel petto la fitta dolce provata quando aveva ricevuto il dono: era come se un tepore suadente invitasse l'anima a non stare zitta.
Fissò il volto di Dio, con rispetto, ma senza titubanza.
«Prima di impegnarmi nell'osservare il divieto, Signore, voglio capire. Perché non dovremmo mangiare quelle mele? Sono avvelenate?».

Dio trattenne a fatica l'irritazione. 
Il suo viso si rabbuiò: la reazione di Eva era il presagio di quello che sarebbe successo?
Difese con piglio l'autorità che si era attribuito.
«Così ho stabilito io, donna: e io sono il tuo Dio. Quell'albero è l'Albero della Conoscenza: ogni mela è un pezzo di sapere. E il sapere è divino, non è fatto per voi umani.»

Eva, visibilmente poco convinta, stava per ribattere, quando un fulmine, partito dal dito di Dio, incendiò il manto d'erba su cui poggiavano i suoi piedi: il fuoco li aveva lambiti quanto basta per averli resi arrossati e aver creato tutt'attorno cenere.
Adamo guardò Eva con un sorriso di soddisfazione: lui non aveva contraddetto la volontà di Dio e ai suoi piedi il prato era intatto: soffice e di un verde tenero.

Passarono due giorni.
L'Albero della Conoscenza veniva rispettato.
Ma ogni volta che Eva gli passava vicino era tentata di afferrare una mela.
Dio la osservava di nascosto ed era molto preoccupato perché leggeva nella sua anima il desiderio ogni volta più forte di violare il divieto.
Sempre più si convinceva di avere commesso un errore: se il suo obiettivo era quello di trattenere in Paradiso con sé per sempre gli esseri umani, la curiosità era un dono che non doveva essere fatto.
Avrebbe dovuto prevedere che immettere la qualità della curiosità nell'anima umana era, in qualche modo, un invito alla sovversione.

Il destino si compì il terzo giorno.
Gironzolando per l'ennesima volta attorno all'Albero Vietato che a lei procurava tanto fascino, Eva decise di staccare una mela: la sbocconcellò, apprezzò il sapore gustoso, ne colse un'altra e corse ad offrirla ad Adamo.
L'uomo, ricordando le parole di Dio, tentò di rifiutare, ma poi cedette e mangiò la mela: era appetitosa, stuzzicante.
In effetti, era una mela strana: faceva venir voglia di mangiarne altre.
E improvvisamente Adamo ed Eva sentirono dentro sé, insopprimibile e inesauribile, la voglia di conoscere. 
E assaggiarono il sapore del sapere. Una piacevolezza, e un bisogno, che non avrebbero più dimenticato: che agì in loro come una droga e che avrebbero tramandato ai figli e ai figli dei loro figli.

Fu quello il peccato originale.

E ciò che accadde successivamente fu la realizzazione della minaccia di Dio.
Dopo un rombo di tuono spaventoso la voce di Dio pronunciò parole di fuoco.
Eva subì la sgridata in silenzio, senza chinare il capo: consapevole della violazione e pronta alle conseguenze.
Adamo cercò di giustificarsi, dicendo che lui non aveva colto la mela, ma si era limitato ad accettare il frutto che Eva gli aveva offerto, persuadendolo della sua bontà particolare.

Poi un fulmine scagliò entrambi sulla Terra e la coppia umana si ritrovò nuda in una grande pozza di fango.
Era un'alba senza nuvole e cominciava a fare capolino il sole.

* * *

Se fu un errore, quello di Dio, e un peccato, quello di Eva, furono due 'sbagli felici': che resero umani gli umani, finalmente nati a se stessi, perché finalmente fuoriusciti dalla inconscietà, prefissata e stucchevole, di un Paradiso eterno.

Ancora oggi, tuttavia, molti umani non hanno capito il contributo determinante di Eva. E non la ringraziano.
Così come coloro che dicono di credere in Dio non ringraziano il loro Dio per averli scagliati sulla Terra facendoli, proprio in virtù di questo atto, terreni e umani come sono tutti gli umani: maschi o femmine, credenti o non credenti.

*** Massimo Ferrario, I due 'sbagli felici' di Dio e di Eva, per Mixtura. Libera rielaborazione di un testo anche diffuso in internet.


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#MOSQUITO / Comparve Hitler (Albert Einstein)

Comparve Hitler, un uomo di limitate capacità intellettuali, inadatto a qualsiasi lavoro utile, pieno di invidia e di amarezza contro tutti quelli che erano stati favoriti più di lui dalla natura e dal destino. [...] odiava più di qualsiasi altra cosa proprio quella cultura e quella educazione che gli erano state negate per sempre. Nella sua disperata ambizione di potere scoprì che i suoi discorsi sconnessi e pervasi dall'odio suscitavano gli applausi frenetici di quanti si trovavano nelle sue stesse condizioni e condividevano le sue opinioni. Raccattava questi relitti della società per la strada, nelle osterie, organizzandoli intorno a sé. In questo modo avviò la sua carriera politica. Ma ciò che veramente lo portò a diventare un Führer era il suo odio acerrimo contro ogni cosa di origine straniera e specialmente contro una minoranza inerme, gli ebrei tedeschi. La loro sensibilità intellettuale lo metteva a disagio e la considerava, non del tutto erroneamente, non tedesca.

*** Albert EINSTEIN, 1879-1955, fisico e filosofo tedesco naturalizzato svizzero e statunitense, premio Nobel per la fisica nel 1921, Il lato umano, Einaudi, 1972, da un manoscritto inedito del 1935, Archivio Einstein 14-389, citato in parte in Pensieri di un uomo curioso, wikiquote, qui


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#VIGNETTE / Merde siamo e (Altan)

ALTAN, 1942
senza data
via facebook, 22 gennaio 2019, qui

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