lunedì 28 agosto 2017

#SGUARDI POIETICI / Ultima rima. Per i grandi (Bruno Tognolini)

Scongiuro contro il nazismo futuro 
Gli abbiamo detto che la rabbia non è bene 
Bisogna vincerla, bisogna fare pace 
Ma che essere cattivi poi conviene 
Più si grida, più si offende e più si piace 
Gli abbiamo detto che bisogna andare a scuola 
E che la scuola com’è non serve a niente 
Gli abbiamo detto che la legge è una sola 
Ma che le scappatoie sono tante 
Gli abbiamo detto che tutto è intorno a loro 
La vita è adesso, basta allungar la mano 
Gli abbiamo detto che non c’è più lavoro 
E quella mano la allungheranno invano 
Gli abbiamo detto che se hai un capo griffato 
Puoi baciare maschi e femmine a piacere 
Gli abbiamo detto che se non sei sposato 
Ci son diritti di cui non puoi godere 
Gli abbiamo detto che l’aria è avvelenata 
Perché tutti vanno in macchina al lavoro 
Ma che la società sarà salvata 
Se compreranno macchine anche loro 
Gli abbiamo detto tutto, hanno capito tutto 
Che il nostro mondo è splendido 
Che il loro mondo è brutto 
Bene: non c’è bisogno di indovini 
Per sapere che arriverà il futuro 
Speriamo che la rabbia dei bambini 
Non ci presenti un conto troppo duro. 

*** Bruno TOGNOLINI, 1951, scrittore, poeta e autore teatrale, Ultima rima. Per i grandi. Scongiuro contro il nazismo futuro, da Rime di rabbia, Salani, 2010.


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#MOSQUITO / Comunismo, ma le domande valgono ancora (Claudio Magris)

Il revisionismo di oggi dimentica le domande ancora irrisolte poste dal comunismo. Il comunismo non ha dato risposte giuste, ma ha posto domande con cui si devono ancora fare i conti. Questo modo di rivedere la storia così com’è fatto oggi mi pare privo di quel senso di comprensione globale che io ho sempre sentito usare da parte di anticomunisti di decenni fa. Il tono mi è alieno perché completamente diverso. Basta paragonare il tono usato dai grandi transfughi del comunismo, i Silone, i Wright, Koestler, Spender che non si possono certo accusare di tiepidezza e paragonarli a molti revisionisti di oggi. Quel tono permette di dire di no al comunismo in un altro modo. Con una diversa ‘pietas’ anche verso sé stessi, che non significa certo inventare delle scuse. Ma quegli uomini non buttano a mare le ragioni che li avevano portati a credere nel comunismo. 

*** Claudio MAGRIS, 1939, scrittore, germanista, intervistato da Corrado Stajano, giornalista e scrittore, ‘Corriere della Sera’, 26 gennaio 1999, citato da Corrado Stajano, Maestri e Infedeli. Ritratti del Novecento, Garzanti, Milano, 2008


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#SENZA_TAGLI / Nel mondo alla rovescia (Anna Mallamo)

Nel mondo alla rovescia i rifugiati vengono respinti, la violenza viene chiamata "decoro" e gli operatori delle Ong "scafisti", i neofascisti vogliono insegnare la dottrina cristiana, i cattolici contestano il Papa che parla di Ius soli, Bertinotti viene applaudito al meeting di Cl.

*** Anna MALLAMO, giornalista e blogger, facebook, 26 agosto 2017, qui


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domenica 27 agosto 2017

#PIN / Fascismo 2.0 (MasFerrario)


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#SPOT / E' nero o bianco?


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#IN_LETTURA / Fabio Hurtado, Henri Matisse, Maher Morcos

Fabio HURTADO
artista spagnolo, qui
(via pinterest)

° ° °

Henri MATISSE, 1869-1954
artista francese
(via pinterest)

° ° °

Maher MORCOS
artista egiziano, qui
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#HUMOR / Tutti grandi intenditori


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SGUARDI POIETICI / Poetica (Nikifòros Vrettàkos)

Prima che sia scritta, è parole la poesia.
Poi le sue parole diventano nuvole,
colori, luce, maree di astri,
fiumi di bandiere, macchine, ciminiere,
gente che sale o scende,
impalcature all’orizzonte.
E pensate: tutte queste cose, prima di diventare ciò
che sono in poesia, erano solo parole.

(La terra che si fa fiore e albero).

*** Nikifòros VRETTÀKOS, 1912-1991,  poeta e scrittore, Poetica, da Il pianeta visibile, 1983, traduzione di Gilda Tentorio, segnalato in 'ilcantodellesirene', 11 agosto 2017, qui
http://www.treccani.it/enciclopedia/nikiforos-vrettakos/


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#VIGNETTE / Tenerezza (Mauro Biani)

Mauro BIANI
'il manifesto', 25 agosto 2017
(a proposito della 'carezza' del poliziotto alla rifugiata 
durante lo sgombero del palazzo occupato di Roma)

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#BREVITER / Sfigati e potenti (mf)

MasFerrario, facebook, 25 agosto 2017, qui

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#SENZA_TAGLI / Pago le tasse perché Raggi e Minniti... (Curzio Maltese)

Come cittadino italiano e romano non pago le tasse da una vita perché la polizia possa sgomberare a colpi d'idranti nel cuore della capitale un gruppo di rifugiati etiopi ed eritrei con regolare permesso, scampati a guerre e persecuzioni, picchiando madri davanti agli occhi dei figli. Ho pagato le tasse e tante, poiché ho sempre guadagnato, perché lo Stato non affronti il problema della povertà con i manganelli e la polizia sgomberi le strade dai criminali. Le pago perché la giunta Raggi faccia pulizia sì, ma non di povera gente, piuttosto delle montagne d'immondizia che crescono perfino più del numero di assessori 5 Stelle e stanno trasformando la città più bella del mondo in una discarica a cielo aperto. Pago le tasse perché il ministro Minniti nei fatti e non a parole combatta 'ndrangheta, mafia e camorra, che non sono mai state tanto potenti, invece di fare la guerra alla Caritas e a Medici Senza Frontiere, organizzazioni dalle quali onestamente non mi sento minacciato. Anche se capisco che sia meno pericoloso e più redditizio in termini di voti.

La caccia al migrante sta diventando il tema dominante e condiviso di tre aree politiche, centrodestra, Pd e Cinque Stelle, che sono già in campagna elettorale, ma non hanno uno straccio d'idea, neppure vaga, sul come affrontare i seri problemi del Paese. Certo non "l'invasione" di 150 mila rifugiati su una popolazione di 60 milioni di abitanti, ma vogliamo far ridere? Piuttosto il livello record di giovani che non lavorano e non studiano, il progressivo declino industriale, l'esponenziale crescita delle mafie, il dissesto idrogeologico, il più alto consumo di territorio del continente, la catastrofe di una scuola tenuta in vita soltanto dal sacrificio degli insegnanti peggio pagati d'Europa, un ruolo sempre più marginale nell'Unione.

Su questi temi la politica nazionale non ha nulla da dire o da proporre. Encefalogramma piatto. Il leader reale del centrodestra, Matteo Salvini, non ha mai lavorato un giorno nella vita e quindi non s'interessa del settore. Il Pd è ridotto a una protesi dell'ego arroventato del suo leader, che ha dimostrato ad abundantiam nel libro appena pubblicato di non avere alcuna proposta seria da offrire agli elettori, ma soltanto vendette da consumare nel caso remoto che gli italiani lo rimandino a Palazzo Chigi. I nuovi dei 5 Stelle non sono in grado di amministrare Comuni e quindi figurarsi la Nazione, per giunta hanno assunto in fretta il costume trasformistico dei vecchi. Così il premier in pectore Di Maio, noto più che altro per l'uso avventuroso della lingua madre, si scaglia contro i governi condonisti responsabili della tragedia di Ischia, mentre i Comuni 5 Stelle cementificano ovunque, da Bagheria a Roma a Torino, autorizzando colate di centri commerciali e abusi edilizi, con la scusa dello stadio o dell'eredità del passato o degli abusi di necessità (fenomeno estinto in Italia da vent'anni) e magari domani di una infanzia difficile.

In assenza totale di programmi, piani industriali, semplici visioni del futuro del Paese, i tre schieramenti si fanno concorrenza nella caccia al capro espiatorio. E' davvero difficile spiegare oltre la cortina di Chiasso che in un paese dove le mafie vantano un giro di affari di 150 miliardi l'anno, tre volte il valore della Borsa di Milano, il ministro dell'Interno è impegnato in una polemica quotidiana, ormai da mesi, con Medici Senza Frontiere, Emergency, la Caritas e ora anche l'Unicef e papa Francesco. Il Grillo di un tempo avrebbe risposto a tutto questo con una sola parola. Ma anche lui adesso opera dei distinguo.

*** Curzio MALTESE, giornalista, saggista, parlamentare europeo, Pago le tasse perché Raggi faccia pulizia sì, ma non di povera gente. Perché Minniti combatta le mafie, non le Ong, 'huffpost', 25 agosto 2017, qui


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sabato 26 agosto 2017

#SPOT / Lascia stare, non sei bravo

72 KILOS
(via facebok)

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#HUMOR / Spero che tu fai

(via pinterest)

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#RACCONTId'AUTORE / L'ultima fiaba (Fulvio Scaparro)

C’era una volta il re Tempo e la regina Vita, che ogni giorno dicevano: «Ah, se avessimo dei vecchi!». Ma i vecchi non venivano mai. 

Un giorno che la regina faceva il bagno, ecco saltar fuori dall’acqua una rana, che le disse: «Il tuo desiderio si compirà: prima che sia trascorso un anno, arriveranno due vecchi».

La profezia della rana si avverò e giunsero due vecchi, una femmina e un maschio, tanto belli che il re non stava più in sé dalla gioia e ordinò una gran festa. Non invitò soltanto il parentado, gli amici e i conoscenti, ma anche le fate, perché fossero propizie e benevole ai nuovi arrivati. Nel suo regno ce n’eran tredici, ma egli aveva soltanto dodici piatti d’oro per il pranzo; e perciò una dovette starsene a casa. 

La festa fu celebrata in gran pompa e stava per finire quando le fate diedero ai due vecchi i loro doni meravigliosi:
la prima: salute fisica e mentale
la seconda: indipendenza economica
la terza: indipendenza di pensiero
la quarta: pace e giustizia dentro e attorno a voi
la quinta: entusiasmo senza fanatismi
la sesta: curiosità
la settima: rispetto degli altri e per gli altri
l’ottava: semplicità di vita e di espressione
la nona: generosità
la decima: amore da dare e ricevere
l’undicesima: impertinenza e un tocco di follia.

Undici fate avevano già formulato il loro augurio, quando improvvisamente giunse la tredicesima. Voleva vendicarsi di non essere stata invitata, e senza salutare né guardar nessuno, disse ad alta voce: «I due vecchi vivranno per sempre e assisteranno alla decadenza e alla morte di tutto ciò che a loro è più caro».
E senza aggiunger altro, volse le spalle e lasciò la sala.

Fra la gente atterrita, si fece avanti la dodicesima, che doveva ancora formulare il suo voto: annullare il crudele decreto non poteva, ma poteva mitigarlo, e disse: «Se riuscirete a non vivere come se foste immortali, un giorno morirete nella speranza di ritrovare ciò che vi è più caro».

*** Fulvio SCPARRO, psicoterapeuta e saggista, Storie del mese azzurro, Rizzoli, Milano, 1998. Fiaba ispirata alla nascita di Rosaspina (Jacob e Wilhelm Grimm, Fiabe, Einaudi, Torino, 1973).


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#SGUARDI POIETICI / Gioia (Ko Un)

Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno l’avrà già pensato.
Non piangere.

Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno lo starà pensando.
Non piangere.

Ciò che ora io penso,
chissà dove nel mondo,
qualcuno lo vorrà pensare.
Non piangere.

Che gioia!
In questo mondo,
chissà dove in questo mondo,
io sono composto di molti Io.

Che gioia!
Io sono composto
di molti Altri.
Non piangere.

*** Ko UN,  1933, poeta, scrittore, saggista, autore teatrale e pittore sudcoreano, Gioia, traduzione di Vincenza D’Urso, L’isola che canta. Antologia poetica 1992-2002, LietoColle, 2015, segnalato in 'interno poesia', 10 febbraio 2016, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Ko_Un


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#VIDEO / Temptation Rag (Wynton Marsalis)


Temptation Rag, 1966
brano di Claude Bolling
Wynton MARSALIS, 1961
trombettista e compositore statunitense
video 8min56

#LINK / Assassini di genere (Giampiero Dalla Zuanna, Alessandra Minello)

L’Italia è il paese dove le donne corrono il minor rischio di essere uccise. Quando l’omicidio c’è, è molto spesso un familiare a commetterlo. Più in pericolo continuano a essere le straniere. E resta da capire perché il reato diminuisce meno che altrove.

*** Giampiero DALLA ZUANNA, docente di demografia all'università di Padova, e Alessandra MINELLO, ricercatrice di sociologia all'Istituto Universitario Europeo di Firenze, Assassini di genere, 'lavoce.info', 23 agosto 2017, qui


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