sabato 21 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Fine (Ada Negri)
La rosa bianca, sola in una coppa
di vetro, nel silenzio si disfoglia
e non sa di morire e ch’io la guardo
morire. Un dopo l’altro si distaccano
i petali; ma intatti: immacolati:
un presso l’altro con un tocco lieve
posano, e stanno: attenti, se un prodigio
li risollevi o li ridoni, ancóra
vivi, candidi ancóra, al gambo spoglio.
Tal mi sento cadere sul cuore i giorni
del mio tempo fugace: intatti; e il cuore
vorrebbe, ma non può, comporli in una
rosa novella, su piú alto stelo.
*** Ada NEGRI, 1870-1945, poetessa e scrittrice, Fine, da Il dono, Mondadori, 1936, in 'poesia in rete', 26 dicembre 2019, qui
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#VIGNETTE / Riforma Concorrenza Ue, Cabina elettorale (Stefano Rolli)
venerdì 20 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Un giorno qualcuno (Alejandro Jodorowsky)
#VIGNETTE / Un nuovo mondo (Coma Empirico)
giovedì 19 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Aria di casa (Paola Loreto)
Ho lasciato mi venisse vicino
un uomo. Volevo una cucina
nuova alla quale affezionarmi.
un uomo. Volevo una cucina
nuova alla quale affezionarmi.
Un odore a cui tornare, sempre.
Un luogo a cui legare il corpo
ogni momento con un filo che
mi esce dalla bocca: mentre penso,
mentre mangio, se cammino e non m’accorgo.
Quando guardo un altro e lo trovo carino,
ammiro un monte e il suo alto profilo.
Qualcosa che mi faccia male dentro
se mi allontano: da stare attenti,
non tirare troppo la corda,
sennò si strappa.
Un luogo a cui legare il corpo
ogni momento con un filo che
mi esce dalla bocca: mentre penso,
mentre mangio, se cammino e non m’accorgo.
Quando guardo un altro e lo trovo carino,
ammiro un monte e il suo alto profilo.
Qualcosa che mi faccia male dentro
se mi allontano: da stare attenti,
non tirare troppo la corda,
sennò si strappa.
*** Paola LORETO, 1964, poetessa e docente di letteratura angloamericana, Aria di casa, da La memoria del corpo, Crocetti Editore, 2007, in 'poesia in rete', 21 giugno 2018, qui
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#VIGNETTE / Ore piccole (Fabio Magnasciutti)
mercoledì 18 maggio 2022
#SPILLI / Neo-lingua 2.0 (Massimo Ferrario)
Fatti alternativi: anziché falsità.
Operazione speciale: anziché guerra.
Evacuazione: anziché resa.
Operazione speciale: anziché guerra.
Evacuazione: anziché resa.
È la neo-lingua: perfetta per prenderci in giro meglio.
*** Massimo Ferrario, Neo-Lingua, facebook, 17 maggio 2022
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#SGUARDI POIETICI / Il superstite (Primo Levi)
Since then, at an uncertain hour,
Dopo di allora, ad ora incerta,
Quella pena ritorna,
E se non trova chi lo ascolti
Gli brucia in petto il cuore.
Rivede i visi dei suoi compagni
Lividi nella prima luce,
Grigi di polvere di cemento,
Indistinti per nebbia,
Tinti di morte nei sonni inquieti:
A notte menano le mascelle
Sotto la mora greve dei sogni
Masticando una rapa che non c’è.
“Indietro, via di qui, gente sommersa,
Andate. Non ho soppiantato nessuno,
Non ho usurpato il pane di nessuno,
Nessuno è morto in vece mia. Nessuno.
Ritornate alla vostra nebbia.
Non è mia colpa se vivo e respiro
E mangio e bevo e dormo e vesto panni”.
*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, Il superstite, 4 febbraio 1984, da Ad ora incerta, Garzanti Editore, 1984, in 'poesia in rete', 2 settembre 2018, qui
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#VIGNETTE / Puoi guarire, se ti impegni (Mauro Biani)
martedì 17 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Il seme (Marcello Comitini)
Da quali nascosti solchi della mente saliranno
le parole se non ho avventure da narrare
se ho vissuto solo nel silenzio
se l’amore mi ha lasciato tanto ancora da sperare.
Parlerò alla luna
quando nella notte bagna il tempo dei ricordi.
E nel tramonto al sole quando brucia le speranze.
Conservo dentro il cuore il profumo di tanti fiori
e tra le labbra stringo il gelo di tante nevi.
le parole se non ho avventure da narrare
se ho vissuto solo nel silenzio
se l’amore mi ha lasciato tanto ancora da sperare.
Parlerò alla luna
quando nella notte bagna il tempo dei ricordi.
E nel tramonto al sole quando brucia le speranze.
Conservo dentro il cuore il profumo di tanti fiori
e tra le labbra stringo il gelo di tante nevi.
La mia anima è un seme nella terra del mio corpo.
*** Marcello COMITINI, Il seme, da Quarto Giorno: poesie, Edizioni Caffè Tergeste, 2018, in 'poesia in rete', 12 giugno 2019, qui
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lunedì 16 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Addosso al viso mi cadono le notti (Patrizia Cavalli)
Addosso al viso mi cadono le notti
e anche i giorni mi cadono sul viso.
Io li vedo come si accavallano
formando geografie disordinate:
il loro peso non è sempre uguale,
a volte cadono dall’alto e fanno buche,
altre volte si appoggiano soltanto
lasciando un ricordo un po’ in penombra.
Geometra perito io li misuro
li conto e li divido
in anni e stagioni, in mesi e settimane.
Ma veramente aspetto
in segretezza di distrarmi
nella confusione perdere i calcoli,
uscire di prigione
ricevere la grazia di una nuova faccia.
*** Patrizia CAVALLI, 1947, poetessa, da Il cielo, in Patrizia Cavalli, Poesie (1974-1992), Einaudi, Torino, 1992, segnalata in 'poesia in rete', 22 giugno 2019, qui
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domenica 15 maggio 2022
sabato 14 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Sono i tuoi occhi l'estrema luce (Roberto Carifi)
Sono i tuoi occhi l’estrema luce.
Quando inizia la notte loro resistono
e vegliano il mio sonno.
Dormo con loro, li so spalancati
sul cuscino, deposti nel mio cuore.
Se un giorno non mi svegliassi, amore,
sarei per sempre nel tuo sguardo.
*** Roberto CARIFI, 1948, poeta, scrittore, filosofo, traduttore, da “Nel ferro dei balocchi”, Poesie 1983-2000, Crocetti Editore, 2008, in 'poesia nella rete', 9 agosto 2020, qui
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#VIGNETTE / Putin e l'Europa (Natangelo)
venerdì 13 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Passato (Vincenzo Cardarelli)
I ricordi, queste ombre troppo lunghe
del nostro breve corpo,
questo strascico di morte
che noi lasciamo vivendo,
i lugubri e durevoli ricordi,
eccoli già apparire:
melanconici e muti
fantasmi agitati da un vento funebre.
E tu non sei piú che un ricordo.
Sei trapassata nella mia memoria.
Ora sí, posso dire
che m’appartieni
e qualche cosa fra di noi è accaduto
irrevocabilmente.
Tutto finí, cosí rapido!
Precipitoso e lieve
il tempo ci raggiunse.
Di fuggevoli istanti ordí una storia
ben chiusa e triste.
Dovevamo saperlo che l’amore
brucia la vita e fa volare il tempo.
giovedì 12 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Due (Pierluigi Cappello)
Lascio la camera com’era quando era nei tuoi occhi,
incontrarti è il sapore che trattengo nel sorso di caffè.
Tra il piacere e quel che resta del piacere
il mio corpo sta come un posto dove si piange
perché non c’è nessuno.
Un giorno settembre era limpido e ventoso
il silenzio ammutoliva, la terra tornava al cielo.
*** Pierluigi CAPPELLO, 1967-2017, poeta, Due, da Mandate a dire all’imperatore, Crocetti Editore, 2010, in 'poesia in rete', 7 settembre 2019, qui
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#VIGNETTE / Draghi da Biden (Natangelo)
mercoledì 11 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Macchina (Antonella Anedda)
Le dita sulla tastiera del computer schioccano
– solo piú leggermente –
come un tempo la macchina per scrivere.
Era bello quel nome: macchina, ancora meglio
quando senza la c ritorna machina.
Impalcatura per un dio o un assedio,
ariete per abbattere le mura.
Rimandava a un arto di ferro, un ordigno
e un artiglio che ubbidiva al cervello.
Eppure non ha senso
rimpiangere il passato,
provare nostalgia per quello che
crediamo di essere stati.
Ogni sette anni si rinnovano le cellule:
adesso siamo chi non eravamo.
Anche vivendo – lo dimentichiamo –
restiamo in carica per poco.
*** Antonella ANEDDA, 1955, poetessa, Macchina, da Historiae, Einaudi, 2018, segnalata in 'poesia in rete', 15 ottobre 2018, qui
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#VIGNETTE / C'è un gran ritorno alla famiglia (Pepè)
martedì 10 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / C'è una sola fortuna (Franco Arminio)
C'è una sola fortuna:
la salute.
Se oggi ancora non lo hai detto
ricordati che stai bene:
la tua salute è importante,
quella di chi ti è caro
è indispensabile.
Torna indietro,
chiediti scusa per non aver onorato
la salute che c'era ieri
e quella che c'è oggi.
Usa un po' della tua salute
per chi soffre,
guarda con dolcezza
la vita che non riesce ai vivi.
*** Franco ARMINIO, 1960, poeta, saggista, facebook, 8 maggio 2022, qui
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lunedì 9 maggio 2022
#VIGNETTE / Uscire (Mauro Biani)
domenica 8 maggio 2022
#SPILLI / Anime belle? No, anime razionali (Massimo Ferrario)
Non mi sono mai riconosciuto nella definizione di pacifista. E non mi ci riconosco neppure oggi. Prima di tutto perché ho una immediata ambivalenza verso le definizioni. So che servono e anch'io le uso: per capire il mondo. Ma so pure che a usarle con facilità e senza consapevolezza si è spinti fuori strada: perché ogni definizione lascia fuori ciò che non definisce. E per fortuna.
L'altro giorno un amico di vecchia data, all'inizio di una di quelle discussioni su Russia-Ucraina che oggi rischiano di spaccare amicizie e famiglie, mi ha detto: Be', certo, tu sei un pacifista... La battuta era bonaria, ma il sottotesto (neppure tanto sotto) assai meno. Da sempre, ma soprattutto oggi, il bellicismo, più o meno esibito con orgoglio spavaldo, squalifica, dall'alto dei suoi elmetti soprattutto indossati sui divani di casa nelle chiacchiere salottiere, chi si sottrae alla logica delle armi. Naturalmente, chi insulta i pacifisti, si affretta sempre a dichiararsi per la pace e a precisare che i mitra non gli piacciono, ma in certi casi non se ne può fare a meno. Insomma: guerra no, ma alla fine sì. Com'è ovvio, sempre rattristandosi molto per il mondo che purtroppo va così e turandosi il naso per una scelta che mai farebbero se non costretti dal solito Cattivo-Mostro-Criminale di turno.
Ho colto l'occasione, con l'amico, per spiegargli la mia posizione.
Non amo gli ismi: anche quelli che contengono scelte verso le quali potrei sentirmi più ideologicamente consonante. Perché ogni ismo è un assoluto: un troppo che stroppia. Pecca di fondamentalismo (appunto...!): usa soltanto lo zoom e dimentica il grandangolo. Anche per questo non mi ha mai affascinato l'etichetta di pacifismo e, conseguentemente, di pacifista. Certo, ho sempre creduto, e ancor più oggi sono convinto, che il negoziato è il modo per risolvere i conflitti. Però ho sempre pensato, e non smetto di pensarlo, che in alcuni casi, anche la guerra può giustificarsi. Ad esempio, sono esistite, e possono esistere tuttora, guerre di liberazione. Però valgono alcune considerazioni: che ieri ricorrevano spesso e oggi, immersi come siamo in un'interdipendenza cui nulla sfugge, mancano o si ritrovano, nei fatti concreti, sempre meno.
Ne enumero due che ritengo di fondamentale e eguale di importanza.
1) La guerra deve essere localizzata e confinata, in modo che non si allarghi e non impatti su largo raggio: una guerra regionale, cioè, non deve avere il potenziale di diventare mondiale. 2) La guerra deve essere limitata allo scontro tra militari: le morti di civili devono essere minimizzate.
Fino a tutto l'800 le guerre erano così. Le due guerre mondiali hanno costituito un'innovazione. Perversa, ovviamente: si stima che oltre 16 milioni di morti siano stati causati dalla 1^ guerra mondiale e quasi 70 milioni di morti siano quelli della 2^ guerra mondiale. Tra i morti, specie per il 2^ conflitto, difficile calcolare i civili, ma sicuramente sono stati milioni. Dal dopoguerra, le centinaia di guerre locali in giro per il mondo hanno prodotto morti à gogo e oggi si calcola che il 90% dei morti da guerre siano civili.
Già questo dovrebbe metterci in guardia: gli argomenti per perseguire ad ogni costo la pace, negando la possibilità di guerra ad ogni conflitto tra Paesi, dovrebbero essere più che persuasivi. Ma, come sappiamo, un altro dato si aggiunge. Ed è - dovrebbe essere - quello decisivo: la bomba atomica è l'arma che fu sperimentata, dagli Usa, sul finire della 2^ guerra mondiale (Hiroshima, 166mila morti civili e Nagasaki, 80mila morti civili). Oggi l'arsenale nucleare disponibile (oltre 13mila armi, di cui Usa e Russia detengono il 90%), non è in grado di far saltare il Pianeta, ma può distruggere, con pochi clic in pochi secondi, pigiati su pochi pulsanti attivabili da poche persone, la vita di ogni umano sul pianeta.
Questo è il fatto nuovo con cui ogni discorso oggi deve fare i conti: parlare di guerra, dopo il 1946, significa parlare di un potenziale di guerra atomica fino a ieri inesistente.
Lo sappiamo e lo ripetiamo. Però ce lo dimentichiamo.
Ricordarlo ancora una volta non è fare della ideologia deteriore: è prendere atto della realtà. Quella che amano tanto coloro che si definiscono pragmatici, insultando chi ritengono non lo sia mai abbastanza.
Il punto quindi non sono le 'anime belle': sono le 'anime razionali'. Sono le seconde che mancano: subito accomunate alle prime e squalificate come fossero portatori di peste.
In questo contesto, vincolato dalle condizioni strutturali che rendono l'oggi completamente diverso dallo ieri, non si può continuare a parlare di 'vincere-contro': né mettendo in campo le armi (perché si può arrivare alla distruzione del mondo), né imponendo una negoziazione al tavolo diplomatico che ammetta solo una controparte perdente (perché nessuno può subire l'umiliazione di una sconfitta).
L'unica bussola comportamentale oggi possibile è il 'vincere-insieme': che, ovviamente, come dicono anche i sacri testi cui tutti a parole dichiarano di ispirarsi nelle contrattazioni d'affari efficaci, prevede quel concedere reciproco senza il quale viene a cadere ogni compromesso sano e produttivo.
Ancora una volta: non è buonismo, ma analisi logica e consequenziale dello stato in cui il mondo si trova nel 2022. O si è capaci di produrre un reciproco vantaggioso win-win (l’espressione ‘inventata’ dagli anglosassoni, che poi però inneggiano ai missili), oppure si finisce lose-lose. Solo che il lose-lose di oggi non riguarda solo le parti belligeranti, ma tutti gli umani del Pianeta.
Sono banale, lo so. E anche un po' ripetitivo.
Eppure, un pizzico di realismo che riattivi i cervelli, se ancora esistono, aiuterebbe a capire la realtà del nuovo secolo. Invece, la guerra ucraina è diventata una guerra per procura di Usa contro Russia: le dichiarazioni di Biden sono lì a dimostrarlo e l'ultima affermazione Nato, che boccia la proposta di Zelensky di una possibile concessione della Crimea a Putin per dare inizio a un negoziato di pace, dovrebbe cancellare ogni eventuale dubbio residuo.
E' una sfida all'ok Corral Biden-Putin, sulla pelle degli ucraini, appositamente 'pompati' alla 'bella morte' dal primo (come se già le vittime non avessero dato abbondante prova di essere automotivate al suicidio). Solo che in palio non c'è la vittoria di due bulli sul mondo, ma il mondo stesso.
L'ottusa avventatezza di chi si sfida a chi ha il missile più lungo o di chi tifa per la vittoria di una delle parti continuando a mostrificare l'altra e la masochistica stupidità di chi sta a guardare pensando che tanto il problema non è suo, senza immaginare e perseguire tavoli che costringano a negoziare chi deve negoziare, dimostrano una volta di più che noi umani non apparteniamo alla specie dei sapiens sapiens. E neppure dei sapiens.
Non se lo meritano i nostri nipotini, costretti a subire decisioni altrui che ipotecano il loro futuro, forse la loro stessa vita, tuttavia noi sedicenti adulti, come umani, ci meritiamo il sipario.
*** Massimo Ferrario, Anime belle? No, anime razionali, per 'Mixtura'
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#VIGNETTE / La normalità (Mauro Biani)
sabato 7 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Camera (Carme Guasch)
Parigi era una camera.
L’amore era una camera
con le farfalle grigie
sulle pareti pallide.
Parigi era una pioggia
fitta ed estenuante,
che riempiva di stelle
la notte senza luna.
L’amore era una pioggia
di parole inventate
e calde tenerezze
sulla pelle estatica.
Parigi vecchio sogno
lacerato all’alba,
mani come farfalle
sgraziate che tentavano
audaci traiettorie
sulle fiamme del sangue.
La notte era una camera
minuscola, perduta,
enorme, traboccante,
insonne, tremolante,
silenziosa, sfinita.
Il mondo era una camera.
Noi eravamo il mondo.
*** Carme GUASCH, 1928-1998, poetessa e scrittrice catalana, Camera, da Interni, 1997, in 'il canto delle sirene', 3 maggio 2022, qui
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#VIGNETTE / Tanto nessuno ricorda (Passepartout)
venerdì 6 maggio 2022
#SPILLI / Presa in giro. Anzi (Massimo Ferrario)
Lo ripetono un giorno sì e l’altro pure.
Biden: Putin macellaio, Putin criminale, Putin dittatore.
Von der Leyen: Putin la pagherà.
Biden: Putin macellaio, Putin criminale, Putin dittatore.
Von der Leyen: Putin la pagherà.
In aggiunta agli insulti investono miliardi in armi. Sempre più. E
sempre più offensive.
E si incitano a vicenda: vinceremo vinceremo. Applauditi da media, di carta e tv, a propaganda assordante unificata.
E si incitano a vicenda: vinceremo vinceremo. Applauditi da media, di carta e tv, a propaganda assordante unificata.
Legittimo.
Anche se essere imbecilli, a certi livelli istituzionali di potere, ha conseguenze planetarie.
Legittimo purché.
Purché non si dica che si vuole la pace.
Purché non si dica che si vuole la pace.
Si abbia l’incoscienza di dire, coerentemente, che si vuole la
guerra.
Almeno non ci si prenda in giro.
Più volgarmente e chiaramente: non ci si prenda per il culo.
Almeno non ci si prenda in giro.
Più volgarmente e chiaramente: non ci si prenda per il culo.
***
Massimo Ferrario, Presa in giro. Anzi, ‘Facebook’, 5 maggio 2022
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#VIGNETTE / Conte e Di Maio (Natangelo)
giovedì 5 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Forse Margherita (Massimo Salvadori)
Forse Margherita
è meno bella
di quello che sogniamo
e anche il favoloso gatto Vladimiro
non è che un povero randagio
fratello nostro in un unico destino.
Eppure anche un sogno
può servire
nell'inferno può esserci speranza
nel mondo la rivoluzione
preghiera pronunciata nel buio dell'incendio
a bassa voce, inaccessibile al pensiero
come una resurrezione.
*** Massimo SALVADORI, poeta, insegnante, facebook, 2 maggio 2022, qui
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#VIGNETTE / Il Papa (Natangelo)
mercoledì 4 maggio 2022
#SGUARDI POIETICI / Papà mi diceva (Gio Evan)
Papà mi diceva
per capire chi è un buon amico
organizza una festa
fai una festa bellissima
prendi buone birre
e dei vini sopra i tredici
prendi del buon cibo
e che la musica di sottofondo
sia bella, che possa accogliere tutti
mettila alta da poter far dire
bellissimo questo pezzo, che gruppo è?
ma non troppo alta,
lascia che i vostri dialoghi
non vengano coperti dagli assoli,
invita amici, mi diceva, invitane tanti,
invita tutti gli amici che conosci
per capire chi è un buon amico
organizza una festa
fai una festa bellissima
prendi buone birre
e dei vini sopra i tredici
prendi del buon cibo
e che la musica di sottofondo
sia bella, che possa accogliere tutti
mettila alta da poter far dire
bellissimo questo pezzo, che gruppo è?
ma non troppo alta,
lascia che i vostri dialoghi
non vengano coperti dagli assoli,
invita amici, mi diceva, invitane tanti,
invita tutti gli amici che conosci
e poi finita la festa
lascia che ognuno prenda la via
che preferisce,
non forzare nessuno a rimanere
non convincere
non prolungare mai la festa
che le feste hanno origini più antiche di noi,
sanno loro quando finire,
tu saluta e augura la buonanotte a tutti
lascia che ognuno prenda la via
che preferisce,
non forzare nessuno a rimanere
non convincere
non prolungare mai la festa
che le feste hanno origini più antiche di noi,
sanno loro quando finire,
tu saluta e augura la buonanotte a tutti
e osserva
osserva bene chi di sua volontà
resta ad aiutarti,
chi ti aiuterà a lavare i piatti
chi ti aiuterà a rimettere a posto
a sistemare le cose,
questi,
saranno i tuoi buoni amici,
quelli che non ti staranno accanto
quando la musica e il vino
gioiranno con le tue buone Lune,
questi sono i buoni amici
quelli che rimarranno
anche quando la tua vita
avrà da offrire solo briciole e disordine
osserva bene chi di sua volontà
resta ad aiutarti,
chi ti aiuterà a lavare i piatti
chi ti aiuterà a rimettere a posto
a sistemare le cose,
questi,
saranno i tuoi buoni amici,
quelli che non ti staranno accanto
quando la musica e il vino
gioiranno con le tue buone Lune,
questi sono i buoni amici
quelli che rimarranno
anche quando la tua vita
avrà da offrire solo briciole e disordine
e alla fine di tutto,
mi diceva papà
ricorda, alla fine di ogni bellissima festa
alla fine di ogni momento epico
di ogni grande successo
e di ogni impresa riuscita,
vedrai che accanto a te
resteranno sempre pochissime persone,
ma quelle pochissime
ricordalo sempre,
valgono tutto.
mi diceva papà
ricorda, alla fine di ogni bellissima festa
alla fine di ogni momento epico
di ogni grande successo
e di ogni impresa riuscita,
vedrai che accanto a te
resteranno sempre pochissime persone,
ma quelle pochissime
ricordalo sempre,
valgono tutto.
*** Gio EVAN (Giovanni Giancaspro), 1988, scrittore e poeta, umorista, performer, cantautore, artista di strada, facebook, 3 maggio 2022, qui
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#SPILLI / Quaquaraquà 2.0 (Massimo Ferrario)
(1) - Qualcuno glielo spieghi
Ripetono ossessivamente che inviare più armi all'Ucraina è l'unico modo per diminuire i morti della guerra. Qualcuno spieghi che le armi hanno un difetto: sparano.
Più armi più spari più morti.
I bambini lo capiscono. Biden e la sua servitù (Nato, Ue, Draghi) no.
(2) Postura supina, avanti march
Nell'altro secolo, qualche politico, ogni tanto, aveva un guizzo e tentava un'erezione: si alzava in piedi.
Oggi non solo strisciano, ma, esibendo il sorriso ossequioso dei servi, prestampato sulle labbra, credono di diffondere sicurezza e propagandano certezze comprate al buio.
Sono sedicenti politici, a priori sdraiati con gli Usa e la Nato: ritengono gli uni e l'altra il Baluardo della Libertà nell'intero Pianeta.
Un Baluardo che hanno qualificato, per definizione, 'difensivo', ovviamente.
Si credono gli unici detentori e difensori del Bene, dimenticando il Male che hanno profuso nel mondo: esportando la Democrazia, o aiutando chi la esportava, anche con le armi, a esportarla.
Chiunque osa avanzare una critica a questa 'postura supina' che spacciano per unico modo di stare in un''alleanza', o è il Male, o è un alleato complice del Male: nel nome della Libertà non gli va data la parola. Va stigmatizzato e messo alla gogna: o sei con me o sei contro di me. O pavido o spia. Certamente un anti-democratico. Che attenta alla sicurezza del paese (pardon, della Patria). Perché loro, gli Infallibili, sono ormai voluttuosamente prigionieri della logica binaria. Applicano la religione del 'tertium non datur': arrivare a tre è già indice di complessità sospettosa. Di connivenza col nemico.
Un giorno sì e l'altro pure, invocano l'intervento di organismi che vigilano, indagano, prescrivano e proscrivano. Praticando spudoratamente quella censura che è tipica del Male.
Democraticamente e con elmetto, baionetta e missile. A fin di Bene, naturalmente.
E in attesa della bomba. E sia chiaro: se è in ballo la difesa del Mondo dai Mostri, anche atomica. Ma possibilmente tattica. Almeno come primo approccio.
*** Massimo Ferrario, Quaquaraquà 2.0, 'Mixtura', #Spilli, 4 maggio 2022. I due testi sono stati pubblicati in 'Facebook', 3 maggio 2022
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#VIGNETTE / Sensazione di perdere la faccia (Fabio Magnasciutti)
martedì 3 maggio 2022
#RACCONTId'AUTORE / Ometti (Massimiliano Caccamo)
“Voglio che la morte mi colga mentre pianto i miei cavoli,
per niente preoccupato per lei
e meno ancora del mio orto imperfetto”
(Michel Eyquem de Montaigne)
ométto s. m. [dim. di uomo]. – 1. a. Uomo di piccola statura, o anche di scarso livello intellettuale e culturale, o incline alla meschineria. b. Bambino giudizioso o che abbia già atteggiamenti da adulto: è un vero o.; che bravo o.!; ormai sei un o. e certe cose devi capirle. 2. fig. a. Nel biliardo, altro nome dei birilli. b. Gruccia per appendere i vestiti, soprattutto del tipo che ha anche il bastone verticale. c. In architettura, sinon. di monaco (v. monaco1 nel sign. 3). d. In alpinismo, rudi-mentale piramide di sassi che viene innalzata su una vetta da chi per primo l’ha raggiunta, o che si pone come punto di riferimento per indicare lo svolgimento di un sentiero.
In casa Guidotti a Busto Arsizio gli ometti erano, per antonomasia, queste singolari realizzazioni in ceramica che fungevano da appendiabiti per gli ospiti.
A chi ne aveva già consuetudine strappavano un mezzo sorriso.
Chi li sperimentava per la prima volta li trovava assai bizzarri e anche un filo inquietanti.
Ma era solo un attimo, perché venivano coperti all’istante da una giacca o da un cappotto.
Tornavano a far capolino, quasi per dare un arrivederci, quando la visita era conclusa e gli ospiti riprendevano giacche e cappotti e lasciavano la casa.
Quella casa cui si è fatto cenno non esiste più da molto tempo ormai, così come casa Caccamo situata due piani più sopra.
Non nel senso che siano state abbattute da qualche cataclisma (il condominio è sempre lì, al suo posto, in via Orazio a Busto Arsizio) ma nel senso che non sono più abitate dai loro originari proprietari tutti passati da tempo a miglior vita.
Ma gli ometti, dopo un lungo peregrinare dalla casa di Busto a quella di Bergamo e da questa a quella di Rho, guardano ancora i nuovi ospiti (sempre più rari) che hanno l’avventura di incrociare il loro sguardo.
E io a volte immagino che queste faccine in ceramica abbiano una macchina fotografica incorporata, cosa che oggi, data la tecnologia disponibile, non sarebbe un grosso problema, ma che negli anni 50 si faceva un po' fatica anche solo a immaginare.
Se così fosse dentro la memoria degli ometti potremmo ritrovare le facce di tutti quelli che li hanno guardati dritti negli occhi giusto quell’istante prima di essere oscurati.
E vi dirò che sono convinto che questa storia sia del tutto verosimile e che andrà avanti così, all’insaputa di tutti, fino al momento in cui non passerà a miglior vita l’ultimo legittimo proprietario, ovvero chi vi sta scrivendo ora.
Perché sarà quello il momento in cui l’ometto registrerà per l’ultima volta la faccia di un uomo.
L’uomo che lo staccherà dalla parete, lo monterà su un furgone e lo depositerà in una discarica.
*** Massimiliano CACCAMO, formatore e consulente di sviluppo organizzativo, saggista, scrittore, Ometti, inedito per 'Mixtura' - Il racconto fa parte di un libro di prossima pubblicazione
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#VIGNETTE / Sempre a pensare al salario minimo (Mauro Biani)
lunedì 2 maggio 2022
#SPILLI / Mediaworld, come 'non' ti gestisco l'errore (Massimo Ferrario)
Compro una stampante a inchiostro al sito Mediaworld.
Prima ancora del tempo stimato all'atto dell'ordine, mi arriva il pacco.
Ritira il portiere. Io sono fuori Milano.
Al mio ritorno, dopo qualche giorno, mi accorgo che il pacco è sì di una stampante, ma non è la mia a inchiostro: è laser. E tra l'altro ha un prezzo più o meno doppio di quella da me ordinata.
Lascio ovviamente il pacco sigillato.
Compilo il modulo online con tutti riferimenti del caso, chiedendo lo scambio, e lo invio al Servizio Clienti, con allegata una foto del pacco.
La sera un'addetta del Servizio clienti mi telefona: ha bisogno di un cosiddetto codice numerico chiamato Ean. Dice che si trova sul pacco. E' di 12-13 caratteri numerici. Non è segnalato come 'codice Ean', ma si può trovare in ogni lato del pacco. Mi fa arrivare una email che spiega tutto.
Il giorno seguente, in portineria dove giace il pacco per il ritiro e lo scambio con la mia stampante ordinata e non arrivata, vado a caccia del codice: il portiere mi aiuta. Ovunque, dove intravvediamo un codice numerico, scatto una foto. Per un totale di 6-foto-6.
Le invio al Servizio Clienti.
La sera l'addetta mi manda una nuova email in burocratese e prestampata, di quelle che si scrivono a tutti quelli che possono trovarsi nelle mie stesse condizioni: come 'dedica personale' c'è solo una brevissima e apodittica precisazione che le mie 6-foto-6 non contengono il codice Ean richiesto.
Rispondo via email un po' esasperato, dicendo tra l'altro che non ce l'ho con il disguido (lavorando si può sbagliare), ma con la (non) gestione del disguido.
E sottolineo che trovo assurdo che un cliente, che non ha ricevuto il prodotto richiesto, debba spendere tempo per trovare un codice che non si trova sul pacco sbagliato che ha ricevuto: condizione per avere in cambio il prodotto, già pagato e non consegnato.
Non solo non ci sono le scuse, minime e doverose per quanto accaduto, ma sei pure costretto a impazzire per seguire una procedura aziendale che chiede un codice misterioso: un codice che, se ritenuto tanto cruciale, dovrebbe essere indicato a caratteri cubitali in un posto preciso della scatola.
Poiché comunque sono 'collaborativo' (e ho l'obiettivo di recuperare al più presto la stampante che ho ordinato), stamattina riprovo in portineria a ridare la caccia al codice Ean, stavolta aiutato anche dalla moglie. Abbiamo in mano l'email del Servizio Clienti che ci 'guida': dicendoci quali caratteristiche deve avere questo maledetto codice e lo cerchiamo sulla scatola.
Siamo in tre: portiere, moglie, io. Alla fine azzardiamo due foto: riprendono etichette già fotografate tra le 6 già inviate, ma stavolta lo scatto (forse) è più ravvicinato e certamente è preciso e totalmente a fuoco.
Allego e invio.
Poi, cercando su internet, trovo, il numero telefonico dell'Assistenza Mediaworld: va 'scovato', come fosse una pietra preziosa da non mostrare in pubblico, ma alla fine lo individuo.
Decido che le email vanno bene, ma un contatto umano, sia pure telefonico, è meglio.
Sono le 9.00 di oggi, lunedì: provo. Un risponditore dice che il servizio parte dalle 10.
Riattacco. Senza impedirmi di pensare che in genere gli orari di lavoro, quando non partono dalle 8.30, partono almeno dalle 9.00.
Alle 10 in punto faccio il numero. I soliti 5 passaggi da cliccare a seconda del problema. Alla fine, dopo pochi minuti vengo messo in contatto con un supporto in Albania. Il tizio è cortese (i supporti telefonici, ormai, sono tutti cortesi) e mi spiega che lui non può fare nulla. Dice che mi mette in contatto con l'Amministrazione. Avviene. Ma non è l'Amministrazione: è il normale servizio che risponde dall'Italia. Attendo una ventina di minuti, ascoltando la solita musichetta ossessiva interrotta ogni 5 secondi dall'invito ad attendere. Poi un operatore italiano, che parte con gentilezza e sembra efficiente, mi ascolta e mi dice che devo contattare il servizio situato in Albania. Io mi altero un po': gli dico che so che lui non c'entra nulla (l'interlocutore non c'entra mai nulla, è sempre un altro), ma che ho appena parlato col collega albanese e non gradisco il rimpallo. Come risposta, l'operatore inizialmente gentile, mi attacca il telefono mentre sto parlando.
Violento la mia stizza. Rifaccio la procedura di chiamata telefonica: 5 passaggi da cliccare a seconda del problema e risponde una signorina albanese, cui racconto tutto: comprese le risposte del suo collega albanese e del collega italiano. Fa capire che mi capisce. Riesco a comunicarle il numero del caso che è stato assegnato alla mia pratica, aperta dal Servizio Clienti, con il nome della persona che dovrebbe curarlo e che continua a dirmi che non le sto mandando il codice Ean.
Cerco di non incazzarmi più di quanto già non sia incazzato e comunque di contenermi: ovvio che l'Albania non c'entra nulla. L'interlocutrice, sempre con gentilezza, prova a rassicurarmi: secondo lei, guardando le foto che ho inviato (è in grado di leggere 'a sistema' le mie email e gli allegati spediti alla collega del Servizio Clienti), il codice Ean stavolta c'è. Ma non spetta a lei dirlo: spetta a chi ha aperto la pratica. Dunque lei non dà nessun segnale di via libera: naturalmente lei può attivare 'il reparto interessato' e lo farà, ma non è il reparto interessato.
Non sono tranquillo, ma non posso che attendere.
Il caso, al momento, è aperto: la stampane sbagliata è in portineria, quella ordinata è ancora in Mediaworl.
Ripenso a chi ha il coraggio di parlare di burocrazia del pubblico e di efficienza del privato. E a tutti gli inni sacri elevati all'orientamento al cliente e alla sua soddisfazione.
Sono gli stessi inni-slogan che poi, dopo una telefonata in Albania, producono la richiesta automatica di rispondere a un questionario per valutare il servizio offerto telefonicamente. E io, che mi preoccupo del lavoro di chi fa l'ingrato lavoro presso i call center, ho pure risposto. Cortesia: voto massimo. Ma l'efficienza?
Però anche il mio masochismo ha un limite. E riguarda i prossimi acquisti. Da Mediaworl.
*** Massimo Ferrario, Mediaworld, come 'non' ti gestisco l'errore, per 'Mixtura'
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#VIGNETTE / Evacuazione (Lele Corvi)
domenica 1 maggio 2022
#VIGNETTE / Basta fandonie sul battaglione Azov (Natangelo)
#SGUARDI POIETICI / Ho visto uomini che (Alessandro Bergonzoni)
Ho visto uomini che
Donne a cui
Bambini come
Allora credo di
E voglio riuscire a
Promesso
Donne a cui
Bambini come
Allora credo di
E voglio riuscire a
Promesso
*** Alessandro BERGONZONI, 1958, scrittore, autore e attore teatrale, comico, rubrica 'il pensiero del giorno', 'Robinson', 30 aprile 2022
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