domenica 5 aprile 2020

#SPILLI / Dopo la crisi (Massimo Ferrario)

C'è in giro, tra gli intellettuali, i giornalisti e gli amici-qualunque, la convinzione, diffusa e ripetuta, che 'dopo' non sarà più come 'prima'. E che noi saremo diversi. Migliori. Capaci di inventarci un mondo più rispettoso: di noi, degli altri, della natura. Meno rapacemente orientato al profitto. Ritmato sui tempi dell'umano. Più condiviso. Ancora dialettico, ma pacificato. Con relazioni più del tipo homo homini homo che del tipo homo homini lupus. E via sognando forme di vita, e di con-vivenza, più o meno paradisiache. 

Sono convinto anch'io che la crisi che stiamo vivendo segnerà una rottura: quando ne usciremo, non torneremo alla vecchia normalità. Il futuro non sarà quello che immaginavamo 'prima'. 

Ho invece qualche dubbio sul fatto che 'noi' avremo acquisito quelle consapevolezze che in questo momento immaginiamo come logiche conquiste: prossime e quasi ineluttabilmente conseguenti.

Mi piacerebbe. 
Ma, realista quale caparbiamente sono e resto, non mi faccio illusioni. 

Temo che il nostro cambiamento sarà minimo: quanto basta per operare quell'adattamento che la nuova vita ci richiederà: durissima, peraltro, tranne che per i soliti pochi che nello sfascio sempre ci guadagnano. 
Se va bene, cambieremo lo stile. Ma stile non è sostanza
E qui ci vorrebbe una sostanza nuova.

Insomma: metteremo in campo la solita re-attività. 
Importante, ben inteso. 
Ma nulla a che vedere con la 'pro-attività': che sarebbe indispensabile per disegnare, e poi praticare, quel cambio che solo produce trasformazione. Non semplice regolazione
Una trasformazione di sistema. Di noi stessi. Nel profondo.

Mi sbaglierò. Perché gli anni vissuti e l'esperienza accumulata possono impedire il sogno - sano e fecondo - che rompe la storia e finalmente apre al nuovo e al meglio. Ma il passato, comunque, qualcosa sempre dice. E ciò che finora dice è che anche ieri abbiamo avuto tante occasioni-segnali, inequivocabili quanto preoccupanti, per modificare nella sostanza il nostro essere e agire nel mondo. Certo, se non l'abbiamo fatto, non significa che ora non possiamo. 
Anzi.

Lo auspico disperatamente. 
E per questo spero che tutta questa sovrabbondante miscela positiva, diffusa a macchia d'olio, di felici convinzioni, buoni atteggiamenti/sentimenti e bei proponimenti, non rappresenti solo il comodo rifugiarsi in un wishful thinking che ci consoli dal dramma senza fine che stiamo vivendo. 

Avremo bisogno di nuove pratiche: davvero rivoluzionarie rispetto allo ieri. Che pretenderanno scelte di priorità finora non adottate: né dalla politica, né dalla economia, né da noi stessi nel nostro vivere quotidiano. 

Non si può credere che saremo diversi restando gli stessi. 
E per non restare gli stessi, occorrono impegno, fatica, coerenza. 
Soprattutto rinunce alle belle e comode abitudini di prima. E focus, finalmente, su valori e prassi finora solo declamati. E solo da una minoranza, tra l'altro: intensa, magari, ma pur sempre minima.
Non ci serve la retorica, dolce e suadente, del cambiamento che riempie la bocca e non costa nulla. Di questa retorica abbiamo abusato finora: anche di queste prese in giro, di noi stessi e degli altri, non dovrebbe essere più tempo. 

Non vorrei che questa credenza - essere diversi restando gli stessi -, assurda razionalmente, ma non così stranamente spiegabile a livello inconscio, continuasse a funzionare da culla per tutti noi. 

Un virus ce lo sta insegnando: non sarebbe un cullarsi beato. Sarebbe soltanto beota. 
Con l'aggravante che potevamo capirlo anche prima. Tante volte.

*** Massimo Ferrario, Dopo la crisi, per Mixtura


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#HUMOR / Ho fatto la prima videochiamata con mia mamma (Daniele Villa)

facebook, 31 marzo 2020, qui

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#SPOT / Ho finalmente smesso di fumare (Osama Hajjai)

Osama HAJJAJ,  1973
vignettista giordano
'cartoonmovement.com', 3 aprile 2020, qui
"Ho finalmente smesso di fumare"


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#PROVERBI / Dalla ferita (proverbio angolano)


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#VIGNETTE / Scuola, tutti promossi? (GianLo)

GIANLO (Gian Lorenzo Ingrami)
facebook, 5 aprile 2020, qui

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#SGUARDI POIETICI / Dopo la pioggia (Lars Gustafsson)

Il cielo della pioggia estiva come una radiografia
dove luci e vaghe ombre s’intravedono.
Il bosco silenzioso e neanche un uccello.
Il tuo occhio come una goccia versata sotto le nuvole
ha il riflesso del mondo: luci e ombre vaghe.
E all’improvviso tu vedi chi sei veramente:
estraneo confuso tra l’anima e le nuvole.
Dalla sola sottile membrana di un’immagine
il profondo universo e la tenebra dell’occhio sono scissi.

*** Lars GUSTAFSSON, 1936-2016, scrittore e poeta svedese, Dopo la pioggia, da “Sulla ricchezza dei mondi abitati”, Crocetti Editore, 2010, traduzione di Maria Cristina Lombardi, in 'poesia in rete', 27 marzo 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Lars_Gustafsson


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#QUADRI / Il bar delle Follies Bergère (Édouard Manet)

Édouard MANET, 1832-1883
pittore francese
Il bar delle Follies Bergère, 1882
facebook, 3 aprile 2020, qui

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#FILASTROCCHE / Messo a dimora (Germana Bruno)

Ti senti chiuso e seppellito,
ma stai tranquillo nulla è finito,
sei solo stato messo a dimora
e vedrai, dopo, qualcosa affiora.
Da quell’oscurità che ti ha avvolto,
riemergerai più verde e più folto,
in realtà tu sei stato piantato,
più bello e forte sarai come rinato.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, Messo a dimora, facebook, 26 marzo 2020, qui


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#VIGNETTE / Andamento previsto del contagio (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 1 aprile 2020, via facebook, qui

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sabato 4 aprile 2020

#FAVOLE & RACCONTI / Una buona conversazione (Massimo Ferrario)

Tutti gli avevano decantato la saggezza di Whu Zhi: il maestro che, quando non girava per i villaggi della regione a condividere il suo sapere con piccole folle di affezionati, desiderosi di essere illuminati dalle sue parole, abitava in ritiro al Piccolo Convento.

La carrozza era arrivata: il cocchiere aveva tirato le redini e i cavalli si erano fermati, ansimanti e sudati, nella piazzetta antistante.
Il funzionario era subito sceso, premuroso, per aprire lo sportello a Sua Eccellenza e facilitargli la messa a terra, comoda e salda, dei piedi.
Sua Eccellenza, facendo cenno in modo sbrigativo al funzionario che non voleva essere accompagnato, si era diretto immediatamente al portone: a passo svelto, impettito, desideroso di realizzare quello che da mesi, appena nominato Governatore, aveva in animo di fare. 

Aveva battuto più volte il battiporta di ferro arrugginito, con impazienza e decisione: finché era comparso un giovane monaco, che aveva socchiuso con circospezione il pesante uscio di legno.

Senza accennare neppure un saluto, il Governatore aveva fatto intravvedere un biglietto arabescato su carta preziosa: il suo nome era in piccolo, sovrastato dal titolo di Grande Governatore preceduto dall'appellativo di Sua Eccellenza Magnifica.

«Sono il Grande Governatore della Regione. Intendo conferire con Whu Zhi. Digli che lo voglio conoscere.» 
Il giovane monaco si presentò: 
«Sono Li Min, un allievo di Whu Zhi. Avete un appuntamento, signore?».
La riposta fu un no secco, sgarbato. Era evidente che la domanda veniva considerata quasi insultante e lo sguardo diceva chiaramente che per una persona come lui non c'era certo bisogno di programmare incontri.

Li Min aprì il portone e pregò il governatore di accomodarsi nella piccola sala di accoglienza degli ospiti. 
Poi si recò dal maestro, con il biglietto stretto tra le mani.

Il maestro era intento alla lettura, nella sala più interna del convento. 
Li Min titubava, ma il maestro si era accorto che, da lontano, una voce estranea aveva rotto il silenzio cui era abituato. 
Alzò gli occhi dal libro.
«Abbiamo visite, Li Min?».
«Un signore. Dice che intende conferire con te. Ti vuole assolutamente conoscere. E' il Grande Governatore della Regione».

Whu Zhi sorrise. 
Ripeté sillabando, senza trattenere l'ironia:
«Il Gran-de Go-ver-na-tore della Regione?».
«Sì, maestro.».
«E vuole conferire proprio con me?».
«Esatto. E l'ha detto anche in un modo alquanto imperioso.»

Li Min passò il biglietto da visita al maestro.
Whu Zhi lesse. 
Ripose il biglietto sul tavolino, accanto alla poltrona.
Alcuni battiti di ciglia più pronunciati del solito dicevano che si stava forzando a essere calmo. Guardò l'allievo con occhi scuri e seri e con decisione argomentò il suo parere. 
«Caro Li Min, io non conosco nessun governatore, grande o eccellente che sia. E non intendo proprio conoscerlo. Va' da lui e comunicagli che mi spiace per le tante miglia che immagino avrà percorso, ma non sono disponibile a nessun incontro. Digli che la mia anima è sempre aperta per chiunque voglia scambiare con me pensieri e domande sulle questioni fondamentali della vita. E se posso aiutare altri a riflettere perché riescano a risolvere i loro problemi, sono felice. Ma non sono disponibile a incontrare chi ritiene che io sia obbligato a incontrarlo. I titoli e le qualifiche, più o meno ampollose, non mi parlano: mi parlano i nomi delle persone e, soprattutto, le persone. Con loro e con le loro anime cerco di conversare, non con le loro cariche. So che riferirai senza tradire il mio pensiero, Li Min. Grazie».

Whu Zhi considerò chiusa la cosa: abbassò il capo e si reimmerse nella lettura.

Li Min eseguì, riportando esattamente le parole del maestro.
Il Governatore non era abituato a non ottenere quanto voleva: nessuno gli aveva mai disobbedito. 
Trattenne la rabbia e insistette perché il giovane riferisse che non se ne sarebbe andato finché non avesse potuto incontrare Whu Zhi.

Quando Whu Zhi seppe della intenzione del Governatore, si limitò a scrollare le spalle.
Senza dar peso alla sua scelta, il maestro si scusò con l'allievo per quest'ultimo incarico che ancora gli assegnava. 
«Riferisci anche questo, Li Min, per favore. Non mi piacciono i ricatti, neppure quelli soltanto minacciati. E del resto ognuno, purché non limiti la libertà dell'altro, è libero di agire come crede. Se ha deciso di non andarsene, e di attendere una risposta che non sarà diversa da quella che gli ho già dato, non sarò certo io a impedirglielo. Ci sono locande in paese, umili ma decorose, che saranno ben contente di ospitarlo. Oppure potrà decidere di restare nella saletta di accoglienza: dal convento non è stato mai cacciato nessuno».

Il giovane monaco, per l'ultima volta, tornò dal governatore: gli ripeté ogni parola del maestro  e con volto dispiaciuto fece capire con fermezza che Whu Zhi non aveva cambiato opinione e non intendeva cambiarla. 
Poi si inchinò in segno di saluto e se ne andò.

Passarono il pomeriggio e la notte. 
L'indomani mattina, Li Min, come sempre alzatosi all'alba, fece il giro delle stanze del convento. 
La saletta di accoglienza era vuota: il Governatore, ovviamente, aveva lasciato il convento.
L'allievo andò subito a informare il maestro.
«Tutto a posto, Whu Zhi. Del Grande Governatore è rimasto solo il suo biglietto da visita. L'hai messo qui sul mobile, accanto alla candela. Se credi, lo butto nel fuoco che ora ravvivo: mi pare che l'aria rigida dell'inverno ci suggerisca di diffondere un po' di calore».

Trascorsero un'altra giornata e un'altra notte.

All'alba Li Min uscì dal convento per imboccare il viottolo nel bosco che conduceva al Piccolo Lago. Era il momento della camminata in meditazione, solitamente limitata ai pochi metri del giardino all'interno del monastero. Stavolta però il giovane monaco aveva deciso di godersi il bel sole che lentamente saliva da dietro la collina e avvolgeva delicatamente il paesaggio, sciogliendo la brina: era piacevole, ogni tanto, uscire dal piccolo monastero.

In un angolo della piazza antistante il convento, un po' nascosta da una grande quercia, sostava una carrozza.
Li Min la riconobbe: era quella da cui era sceso il Governatore. 
Poco distante, avvolti in coperte, dormivano per terra due uomini: il funzionario e il cocchiere. 
Il monaco, con cautela, si avvicinò al finestrino della carrozza: dentro, ben riparato dai vetri e fasciato da una trapunta tutta ricamata d'oro, russava il Grande Governatore.

Li Min aveva cercato di non fare rumore, ma la ghiaia della piazza aveva rivelato la sua presenza. Stava per correre da Whu Zhi per riferirgli la novità, quando il Governatore, con voce meno imperiosa dell'altra volta, lo chiamò da dietro le spalle.
Il ragazzo si bloccò. 
Il Governatore era sceso dalla carrozza, stropicciandosi gli occhi ancora appannati dal sonno. 
Aveva uno dei suoi biglietti da visita in mano. 
«Ti prego, giovane monaco. Chiedi a Whu Zhi se adesso mi vuole conoscere. Ecco, portagli il biglietto».
Li Min prese il biglietto senza guardarlo e scuotendo la testa.
«Ma signore, il maestro vi ha già detto...».
«Ti prego», supplicò l'uomo, sorridendo. Lo aveva interrotto, ma con gentilezza per lui inconsueta. E per la seconda volta nella sua vita gli era uscita l'espressione 'ti prego'.
Proseguì.
«Se non ricordo male, il tuo nome è Li Min. Ecco, Li Min, ti chiedo solo il favore di consegnare questo biglietto a Whu Zhi: sono certo che stavolta il maestro non mi deluderà».

Whu Zhi stava accendendo il fuoco, dopo aver messo nel camino un nuovo ciocco di legno. 
Li Min entrò nella stanza tutto trafelato. 
«Maestro, non se n'è andato: è ancora qui.»
«Di chi parli, Li Min? C'è il fuoco che non prende...».
«Scusami, Whu Zhi. Parlo del governatore. Ha dormito per due notti qui fuori dal convento, in carrozza. Me ne sono accorto adesso uscendo per la camminata di meditazione. Mi ha pregato, quasi supplicato, che tu lo voglia incontrare. Mi ha ridato il solito biglietto da visita: vuole che te lo riconsegni, anche se non so perché. Ovviamente è lo stesso dell'altro ieri. Eccolo».

Il maestro prese il biglietto.
Lo guardò con attenzione.
Li Min era pronto a ritornare dal governatore per l'ennesima volta.
«Gli riferisco che non è cambiato nulla e gli ribadisco che tu non intendi conoscerlo?».

Whu Zhi non nascondeva la sua soddisfazione.
«No, Li Min», rispose il maestro allargando le braccia: teneva in mano ben visibile il biglietto in modo che anche il giovane potesse leggere.
«Guarda anche tu: Ma Yang, si chiama».

Il biglietto ovviamente era uguale al precedente: tra arabeschi e svolazzi, campeggiava la carica di Grande Governatore della Regione, preceduta dall'appellativo di Sua Magnifica Eccellenza. Però, stavolta, carica e appellativo erano cancellati, con un tratto deciso di inchiostro nero. In piccolo, ma circolato con un grosso segno di matita rossa, veniva evidenziato il nome del governatore. Quel nome che il governatore, quando si era presentato, neppure aveva pronunciato.

Whu Zhi irradiava un sorriso dolce, benevolo, compiaciuto.
«Ecco, ora sono davvero felice di conoscere Ma Yang. Per favore, Li Min, vai a dargli il benvenuto e fallo entrare. Adesso ambedue siamo persone: possiamo finalmente avviare una buona conversazione. E faremo conoscenza l'uno dell'altro.»

*** Massimo Ferrario, Una buona conversazione, per Mixtura - Libera riscrittura creativa di un testo zen famoso, riportato anche in Nyogen Senzaki e Paul Reps (a cura di), 101 Storie zen (30. Il biglietto da visita), 1957, Adephi, 1973.


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#SPOT / Vaccino contro il Covid-19 (Sanouni Imad)

Sanouni IMAD, 1979
artista marocchino
'cartoonmovement.com', 2 aprile 2020, qui

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#HUMOR / Relax

dalla rete

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#VIGNETTE / Quale fake news vuoi che ti racconti stasera? (Pietro Scuderi)

Pietro SCUDERI
facebook, 3 aprile 2020, qui

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#SGUARDI POIETICI / L'abito dorato (Du Qiuniang)

Non curarti dell’abito dorato,
tientela cara la tua verde età.
Sbrìgati a cogliere il fiore sbocciato,
sfiorito il ramo se aspetti sarà. 


*** Du QIUNIANG, ?-825, poetessa cinese dell'epoca Tang, L'abito dorato, in Quarantuno poesie Tang, tradotte da Liu Liting e Letterio Cassata, qui
https://en.wikipedia.org/wiki/Du_Qiuniang


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#MOSQUITO / Tutti imprenditori della propria vita (Miguel Benasayag)

Le nostre società dette ‘postmoderne’ – società in cui le democrazie hanno, ammettiamolo, un po’ di piombo nelle ali e che si pretendono non razziste, non sessiste, non omofobe eccetera – hanno in compenso adottato all’unanimità una nuova griglia di lettura per interpretare i comportamenti dei loro cittadini. Ciascuno di noi è chiamato a diventare l’imprenditore della propria vita: autonomo, performante, dinamico e, non dimentichiamolo…, felice! Infatti, nelle nostre società ‘ugualitarie’, tutti possono ‘tutto’ – anche se per la verità solo sulla carta… Se state male, siete disoccupati, malati, deboli, non avete che da prendervela con voi stessi, è colpa vostra. Tristezza e debolezza sono diventati veri e propri difetti, ‘segni’ del fatto che amministriamo male la nostra ‘impresa’ (leggi: la nostra povera persona). Il mondo si divide in winners (responsabili, performanti) e in losers, la cui incapacità di gestione determina il fallimento della loro impresa personale. E ciò ha inizio già dalla culla o quasi: i giovani devono imparare fin da subito a non perdere tempo, a orientare la loro vita verso il successo, il buon funzionamento della loro ‘impresa’. Quanto ai vecchi… Diciamolo subito anche se può apparire strano: oggi la vecchiaia è ‘male’. Mostrare la propria fragilità sembra ormai qualcosa di trasgressivo. Al massimo, ciò che un vecchio ha diritto di esibire sono quelli che si potrebbero chiamare segni di ‘non-vecchiaia’. E in particolare segni di potere: un’auto grande e potente, molti soldi, gadget tecnologici (e guai a far vedere che non si è capaci di usare il proprio cellulare!) e cose simili. E se il vecchio non può evitare di mostrare la propria fragilità, dovrebbe giustificarsi, chiedere scusa di esistere!

*** Miguel BENASAYAG, 1953, filosofo e psicoanalista argentino, Funzionare o esistere?, Vita e Pensiero, 2019


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#BREVITER / L'ospedale Fiera di Milano (Frank Ravine)

Frank RAVINE
facebook, 2 aprile 2020, qui

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#VIGNETTE / Intanto, il presidente delle Filippine (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano0, 3 aprile 2020, via facebook, qui

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venerdì 3 aprile 2020

#CIT / Quel che ci ricorda la biologia (Pepe Mujica)

Pepe MUJICA ,1935
 ex presidente Uruguay, politico uruguaiano
facebook, 2 aprile 2020, qui
intervistato da Jordi Évole, 'La Sexta', Tv spagnola, 
'newnotizie', 30 marzo 2020, qui

Sempre dalla stessa intervista, a proposito di coronavirus, quarantena, ecologia, liberismo, altre citazioni di Pepe Mujica

"Non esco affatto, ho chiesto il congedo da senatore perché ho 85 anni e ho una malattia immunitaria. Quindi non posso sperimentare, ma quando mi toccherà, mi toccherà. Devi imparare a morire senza rumore, questa è la natura".
"La peggiore solitudine è quella che abbiamo dentro, è tempo di meditare. Parla con chi è dentro di te, è tempo di meditare un po’, guardare il cielo fuori dalla finestra e, chi non ce l’ha, immaginarlo."

"Pensavano che fosse una cosa dei cinesi e, ora, è una cosa di tutti, almeno abbiamo una cosa comune".
"Ora che tutto va a rotoli, tutti ricordano che esiste lo Stato e lo Stato deve agire; ma quando devo fare soldi e farli solo io, che non interferisca lo Stato, per favore!"

"Questa crisi così grave ha una buona cosa, per richiamare la nostra attenzione sul fatto che i problemi di altre parti sono anche i nostri problemi." 
"Dobbiamo diventare socialmente attaccati gli uni agli altri."

"Stiamo andando incontro a un olocausto ecologico. (...) Non è un problema ecologico ma politico. L’uomo non ha mai avuto così tante risorse, capacità o capitale »per fermarlo. Stiamo andando a un “olocausto ecologico” e stanno preparando una padella gigantesca per friggerci".

"Non so perché diavolo ci siano una manciata di vecchi che continuano a desiderare sempre più soldi. Perché non smettono di fotterci? Se alla fine moriranno come tutti".

"Finché hai motivo di vivere e combattere, non hai tempo di essere disincantato e triste."

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#HUMOR / Sono salita sulla bilancia

facebook, 1 aprile, 2020, qui

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#QUADRI / Rami di albero di mele giapponesi, 1927 (Louis Valtat)

Luois VALTAT, 1869-1952
pittore francese
Rami di albero di mele giapponesi, 1927
facebook, 2 aprile 2020, qui

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#BREVITER / Sito Inps in manutenzione (Aurelio Sechi)

facebook, 2 aprile 2020, qui

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#VIGNETTE / A causa del covid-19 è venuta a mancare (Franco Bianco)

Franco BIANCO
facebook, 2 aprile 2020, qui


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#SGUARDI POIETICI / Io e il mio piccolo me (Eleftherìa Sapountzì)

Io e il mio piccolo me.
Dormiamo sempre insieme
e in un letto singolo
scopriamo giochi
che al mattino ci fanno
arrossire.

Il segreto del piacere
non tradirò.
Stretta, aggrovigliata Io
e il mio piccolo me
procederemo commettendo
l’inconfessabile.

*** Eleftherìa SAPOUNTZÌ, 1971-2000, poetessa greca, Io e il mio piccole me, traduzione di Viviana Sebastio, in 'Fili d'aquilone', gennaio-aprile 2020, n. 54, qui


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#HUMOR / Nike 2020

via whatsapp

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#RITAGLI / Smart working esperimento interessante? (Renzo Piano)

Inutile raccontare bugie. Lo smart working è un esperimento interessante? Col piffero. Se non vai in giro, se non trai ispirazione dalla realtà, come fai a lavorare, a creare? Il contatto con la realtà mi manca profondamente. Questa malattia è diabolica perché ti impedisce il contatto con le cose, con la gente. Nel mio lavoro le idee vengono da un gigantesco ping-pong che si gioca con venti palline: una persona — un ingegnere, un costruttore, un caposquadra, un operaio — dice un cosa, che diventa un’idea quando un altro la acchiappa, la rimanda, torna a riceverla con un effetto diverso. La creatività è sempre condivisa. Poi magari ti siedi da solo al tavolo e ti metti a disegnare, o a scrivere, o a pensare.

*** Renzo PIANO, 1937, architetto e senatore a vita, architetto, intervistato da Aldo Cazzullo, Coronavirus, Renzo Piano: «Soffro al pensiero delle mie opere vuote. Mia moglie Milly non mi fa uscire», 'Corriere della Sera', 2 aprile 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Piano


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#BREVITER / Meravigliosa la didattica a distanza (Marianna Cafiero)

Marianna CAFIERO
facebook, 31 marzo 2020, qui

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#VIGNETTE / Le avevamo chiesto una mano (Beppe Mora)

Beppe MORA
'il Fatto Quotidiano', 2 aprile 2020, qui

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giovedì 2 aprile 2020

#HUMOR / You are here

facebook, 1 aprile 2020, qui

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#QUADRI / Curiosità (Eugenio de Blaas, Silvestro Lega)

Eugenio de BLASS, 1843-1932
pittore italo-austriaco
Curiosità, 1892
facebook, 2 aprile 2020, qui

° ° °

Silvestro LEGA, 1826-1895
Curiosità, 1869
facebook, 2 aprile 2020, qui

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#SENZA_TAGLI / Pandemia come punizione divina (Gianmarco Capogna)

Mi chiedevo quando, anche in Italia, qualcuno avrebbe dato la colpa dell’emergenza sanitaria alla comunità LGBTI e alle battaglie per l’uguaglianza, come accaduto con il Patriarca Ucraino o il pastore cristiano della Florida, Rick Wiles. Non abbiamo dovuto aspettare poi molto, purtroppo.

Eccoci serviti: per l’Arcivescovo Viganò la pandemia del Covid19 è una punizione divina contro i peccati dei singoli e della società come aborto, eutanasia e “l’orrore del cosiddetto matrimonio omosessuale, la celebrazione della sodomia e delle peggiori perversioni”. Orrore è dover leggere affermazioni di questo tipo, una ricerca dell'untore e del capro espiatorio che ricorda la caccia alle streghe più che l'idea di una chiesa misericordiosa aperte all'accettazione dell'altro.

Nel 2020 non si dovrebbe dare alcuno spazio, nella Chiesa o fuori, a chi pensa, ancora, che essere omosessuali sia un peccato ed una perversione continuando ad alimentare un clima di ostilità verso le persone LGBTI con il sempre immancabile riferimento alla “profanazione” dell’innocenza dei fanciulli. Non c’è malattia né perversione nelle persone LGBTI, mentre c’è omobitransfobia in chi si riferisce in questi termini verso omosessuali, lesbiche e trans*.

Sconfiggeremo il Covid19 grazie alla scienza e ai comportamenti responsabili, con incentivi alla ricerca e alle politiche sanitarie, e, finita l’emergenza, torneremo ad inondare le città con i colori dei Pride e con le nostre rivendicazioni per l’uguaglianza. A partire da una Legge che non permetta più a nessuno nel nostro Paese la diffusione di posizioni cariche di odio.

*** Gianmarco CAPOGNA, transfemminista, attivita per i diritti, membro di Possibile, facebook, 1 aprile 2020, qui

facebook, qui

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#VIGNETTE / Il picco dei contagi (Lido Contemori)

Lido CONTEMORI, 1948
facebook, 1 aprile 2020, qui


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#SGUARDI POIETICI / Anche se una montagna ci separa (Wang Changling)

Anche se una montagna ci separa, 
condividiamo le stesse nuvole e la pioggia.
Una Luna che brilla 
non appartiene a un solo villaggio

 *** Wang CHANGLING, poeta della dinastia Tang, 618-907 d.C., citato da Paolo Salom, Cina-Giappone, quei versi sulle scatole che cambiano la storia, 'Sette', 20 marzo 2020


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#PIN / Egoismo, stupido e intelligente (MasFerrario)


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#PROVERBI / Chi vuole sul serio (proverbio congolese)


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#SENZA_TAGLI / Orbán è un tiranno (Roberto Saviano)

La mossa di Orbán di richiedere e ottenere i pieni poteri, con la scusa della pandemia di Covid-19, è solo la conclusione di un procedimento politico che non poteva che portare all’autoritarismo.

Oggi Orbán può usare il parlamento, del quale ha il totale controllo, per governare per decreto, senza alcun limite temporale, senza alcuna opposizione, senza alcun contrappeso.

Viktor Orbán con questa mossa ci fa capire ancora una volta quale sia la sua vera natura e come dobbiamo chiamarlo.
Un tiranno.

L’Ungheria è la prima dittatura europea dopo la caduta del Muro di Berlino.

*** Roberto SAVIANO, scrittore, facebook, 1 aprile 2020, qui


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#VIGNETTE / Picco (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
https://it.wikipedia.org/wiki/Mauro_Biani
'la Repubblica', 1 aprile 2020, via facebook, qui

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mercoledì 1 aprile 2020

#RACCONTId'AUTORE / L'orco (Stefano Benni)

C’era una volta un orco molto temuto da tutti i bambini. Spesso di notte piombava nei villaggi, ne rapiva uno e quelli tornavano con gli occhi sbarrati e le mani tremanti.
Allora fu ingaggiato Brandilupo, il più grande cacciatore di orchi della zona, col compito di difendere il paese dal mostro.
Una notte si udirono dei passi pesanti e si vide l’ombra dell’orco avvicinarsi.
- Vieni avanti brutto mostro - disse Brandilupo -io sono un grande cacciatore di orchi e non ho paura. Smetti di rapire i bambini e terrorizzarli. Magari ne vuoi anche mangiare qualcuno-
- Ma io non ho rapito nessuno. Sono loro che vengono.
- Adesso basta bugie! Guai a te se lo fai ancora o ti uccido.
- Va bene. Prometto che non lo faccio più.
- Così va bene - disse Brandilupo.
- E adesso in casa da solo con chi gioco alla playstation - disse l’orco, e si allontanò piangendo.

*** Stefano BENNI, 1947, giornalista, scrittore, L'orco, favola breve, facebook, 1 aprile 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Stefano_Benni

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#SPOT / Usa, get well soon (Gezienus Bruining)

Gezienius BRUINING
artista olandese
Get well soon
'cartoonmovement.com', 1 aprile 2020, qui

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#HUMOR / Ho modificato l'allarme di casa

via whatsapp

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#VIGNETTE / L'economia colpita al cuore (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
giornalista e vignettista
'Il Secolo XIX', 1 aprile 2020, via facebook, qui

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#SGUARDI POIETICI / Arcadia eterna (Jacob Haringer)

Ecco cosa fa la fanciullezza così bella:
non pensa mai al domani
e prende quel che si dona,
come se dovesse perdurare!
Non sa nulla del declino –
è fede, che sposta le montagne,
prende per argento quel che è grigio
e gli uomini per oro e cristallo!
La giovinezza è così smisurata
da non scorgere mai il più tardi –
scambia per felicità quel che è più aspro
e il mondo per l’immortalità.

*** Jacob HARINGER, 1898-1948, Arcadia eterna, in Gio Batta Bucciol a cura, Jacob Haringer. Il fanciullo con i capelli grigi, 'Poesia', n. 356, Febbraio 2020, anche qui

Konstantin Makovsky, 1839-1915
pittore russo
Arcadia felice

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#FILASTROCCHE / Impara dai fiori (Germana Bruno, Enrico Cattani)

I fiori, si lasciano il gelo alle spalle,
sbocciano ancora nel campo e la valle,
colori e odori, a dispetto di tutto,
spargono e rendono lieve anche il brutto.
Fai come i fiori, dimentica il gelo,
prendi calore e, anche se in cielo,
non scorgerai il sole che splende,
puoi cacciar via questo freddo pungente.
Tira un respiro, un respiro profondo
e sii sempre grato di essere al mondo,
guarda ogni fiore che è come te
senza fissarti sulla spina, se c’è.
Impara dai fiori, e dopo la gelata,
rendi di nuovo l’aria bella e profumata,
con quella benevola prepotenza,
di chi vuol godere di sua breve esistenza.
È Primavera e non sai per quanto,
vivilo adesso questo grande incanto,
oggi lo è, domani chi lo sa,
scaccia l’inverno e il calore arriverà.
Apri i tuoi petali, come fa il fiore,
di quelle spine non avere timore
anzi accarezzale, son di te parte,
saranno calore nel petto che batte.
Fragile e fugace sei come il fiore,
diffondi anche tu profumo e colore,
sii fiore tu, tra i fiori tutti,
lasciati dietro quei giorni brutti.

*** Germana BRUNO, insegnante e scrittrice, e Enrico CATTANI, Impara dai fiori, facebook, 26 marzo 2020, qui


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#SPOT / Il mondo senza di noi

facebook, 30 marzo 2020, qui

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#MOSQUITO / Anticorpi contro lo sconcerto e pensiero magico (Paolo Giordano)

Se non abbiamo anticorpi contro Cov-2, ne abbiamo contro tutto ciò che ci sconcerta. Vogliamo sempre conoscere le date d’inizio e di scadenza delle cose. Siamo abituati a imporre il nostro tempo alla natura, non viceversa. Quindi esigo che il contagio finisca fra una settimana, che si torni alla normalità. Lo esigo sperandolo. Ma nel contagio abbiamo bisogno di sapere cosa è lecito sperare. Perché non è detto che augurarsi il meglio coincida con l’augurarselo nel modo giusto. Aspettare l’impossibile, o anche solo l’altamente improbabile, ci espone a una delusione ripetuta. Il difetto del pensiero magico, in una crisi come questa, non è tanto di essere falso, quanto di condurci dritti verso l’angoscia.

*** Paolo GIORDANO, 1982, scrittore e fisico, Nel contagio, Einaudi, 2020
https://it.wikipedia.org/wiki/Paolo_Giordano_(scrittore)

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#VIGNETTE / (M)Orban (Valentino Menghi)

Valentino MENGHI, 1973
artista, vignettista
facebook, 30 marzo 2020, qui

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martedì 31 marzo 2020

#SPILLI / Orbán, finita l'ipocrisia (Massimo Ferrario)

L’Ungheria non è più neppure una ‘democratura’.
È una vera e propria ‘dittatura’.
Conferiti a Orbán i pieni poteri: da adesso questo figuro potrà fare quello che vuole.
Lui c’è l’ha fatta (e immagino il rosicamento di Salvini...).

E l’Europa continuerà ad accettare l’Ungheria come parte dell’Unione?
L’Europa? L’Unione?
Esistono?

Comunque Salvini esulta e commenta: “Scelta democratica”. ('HuffPost', qui)
Da ignorante qual è non sa che ci sono precedenti terrificanti nella storia.
E che Mussolini e Hitler cominciarono così.

*** Massimo Ferrario, Orban, finita l'ipocrisia, facebook, 30 marzo 20209, qui


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#FUMETTI / Coppia dallo psicologo (PeraComics)

PeraComics (Alessandro Perugini)
facebook, 30 marzo 2020, qui

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