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martedì 21 luglio 2015

MOSQUITO / Proiezioni, avvelenano (Carl Gustav Jung)

Ancora oggi dobbiamo essere estremamente prudenti per non proiettare troppo spudoratamente la nostra ombra; ancora oggi siamo sommersi dalle illusioni proiettate. Un individuo abbastanza coraggioso per ritirare tutte queste proiezioni è un individuo cosciente della propria ombra. un individuo siffatto si è accollato nuovi problemi e nuovi conflitti. Egli è diventato per se stesso un serio problema, poiché egli non è più in grado di dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore e che essi devono venire combattuti. Egli vive nella casa dell’accoglienza del sé, del raccoglimento interiore. Un tale uomo sa che qualunque cosa vada a rovescio nel mondo va a rovescio anche in lui stesso, e che col solo imparare a tener testa alla propria ombra egli ha fatto qualcosa di positivo per il mondo. E’ riuscito a rispondere a una parte infinitesimale dei giganteschi problemi insoluti dei nostri giorni. La difficoltà di questi problemi sta in gran parte nel veleno delle mutue proiezioni. Come è possibile che qualcuno veda chiaro quando non vede nemmeno se stesso, né quelle tenebre che egli stesso proietta inconsciamente in ogni sua azione?”

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Storia e psicologia d’un simbolo naturale, in Psicologia e religione, Opere, XI, Boringhieri, 1979, da 'jungitalia', Il dogma del “cambiare il mondo lì fuori”: l’illusione moderna del nevrotico perenne, 16 luglio 2015, qui



Sempre in Mixtura, altri 9 contributi di Carl Gustav Jung qui

sabato 20 dicembre 2014

#SOCIETA’ / Proiezioni, quando le ritireremo?

Una volta, da piccoli, ci insegnavano l’esamino di coscienza.

Non c’è bisogno di essere credenti per farlo. Anzi, ancor più importante dovrebbe essere per chi, non avendo un Dio, ha solo la propria coscienza. 
E’ un apprendimento che abbiamo quasi tutti dimenticato.

A partire da troppi top manager. Che si credono vincenti anche quando perdono.
Per non parlare dei politici. E di tanti sedicenti statisti.
Nonché di troppi anonimi appartenenti alla cosiddetta ‘società civile’. Troppo spesso incivile.

Buttare la colpa su altri è un fenomeno diffuso. Specie in Italia. 
Tutti (‘vincenti’ in primis) vinceremo davvero, quando impareremo a vincere questa sindrome.
Assumendoci la responsabilità di quanto fatto, ma soprattutto di quanto non fatto. O fatto male. 
Dei successi. Ma soprattutto degli insuccessi. 

La via è semplice, anche se cozza contro il narcisismo imperante. 
‘Ritirare le proiezioni’, si dice in psicologese. 
Cioè: riportare a noi ciò che è nostro. E che abbiamo buttato sugli altri.
Magari anche, con un po’ di ‘ego-puntura’, sgonfiando i nostri Io. 
Per (ri)dare loro la minuscola che gli spetta. 
E che poi ci consentirebbe, finalmente, di relazionarci alla pari con gli altri. 
Anziché sognare di farne a meno. 
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*** Massimo Ferrario, Proiezioni, quando le ritireremo?, ‘spilli’, 1, 18 marzo 2013



Vignetta di Massimo Cavezzali