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sabato 16 dicembre 2017

#LINK / Maria Elena Boschi, sbancata (Marco Travaglio)

In un Paese non dico serio, ma perlomeno decente, la pur non brillantissima carriera politica di Maria Elena Boschi finirebbe qui. La testimonianza del presidente Consob Giuseppe Vegas in Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche dovrebbe indurre Renzi o chi altri le vuole bene a rispedirla a Laterina (Arezzo), con la preghiera di non farsi mai più vedere in pubblico. Ma, se fosse coerente, dovrebbe essere lei, spontaneamente, a ritirarsi a vita privata, in base a un principio sacrosanto che sia Renzi sia lei enunciarono per chiedere la testa di Anna Maria Cancellieri, ministra della Giustizia del governo Letta. Era il novembre 2013 e la Cancellieri era stata appena beccata dalla Procura di Torino al telefono con la compagna di Salvatore Ligresti per deplorare l’arresto del marito e dei figli e poi con i dirigenti del Dap (la direzione delle carceri) per sollecitare la scarcerazione di Giulia Ligresti. Renzi, in piena campagna per le primarie Pd, ne intimò lo sfratto: “Il ministro lasci anche senza avviso di garanzia. È un problema politico, non giudiziario. È stata minata l’autorevolezza istituzionale”, “O il presidente del Consiglio dice ‘io ci metto la faccia’ e si prende la responsabilità sulla vicenda, io fossi in lui non lo farei, oppure il Pd deve votare”, “Se cambia il ministro, il governo Letta è più forte, non più debole. Perché con questo ministro, qualsiasi intervento sulle carceri, qualsiasi posizione sulla riforma della giustizia sconterà un giudizio diffidente di larga parte degli italiani”.

Il 16 novembre la Boschi fu ospite di Ballarò e spiegò con aria dolente e argomenti stringenti (non penali, ma morali e di opportunità politica) perché la Guardasigilli doveva sloggiare: “Questa vicenda mi lascia un senso di tristezza addosso… È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al posto della Cancellieri mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, che non è la scarcerazione di una persona malata. Il punto grave è che ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso. Oggi abbiamo perso un’altra occasione di fronte ai cittadini”. Ora sostituite le parole “ministro”, “Ligresti” e “carceri” con “sottosegretario”, “Etruria” e “banche” e vi sarà chiaro perché la Boschi deve sloggiare. Direbbe infatti la Boschi-2013 della Boschi-2017: “È in gioco la fiducia verso le istituzioni. Io al suo posto mi sarei dimessa: c’è un punto grave in questa vicenda, ancora una volta si è data l’immagine di un Paese in cui ci sono delle corsie preferenziali per gli amici degli amici… per chi ha i santi in Paradiso”. (...)

*** Marco TRAVAGLIO, giornalista e saggista, direttore di 'Il Fatto Quotidiano', Sbancata, 'Il Fatto Quotidiano', 15 dicembre 2017

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri contributi di Marco Travaglio qui

martedì 24 maggio 2016

#SPILLI / Referendum: Boschi, Renzi, Ingrao, Napolitano (M. Ferrario)

Ormai abbiamo la ministra-maestrina Maria Elena Boschi, dall'eterno sorriso al dentifricio, che col gessetto, alla lavagna, si permette di dividere i partigiani 'veri' da quelli 'finti'.
E siamo solo a maggio. 
Cosa si inventeranno da qui a ottobre, dopo aver arruolato tra i SI' pure i morti (come Pietro Ingrao, Enrico Berlinguer e Nilde Iotti) e aver già minacciato l'apocalisse se la (loro) riforma non passerà?

(1) - Certo, ora Renzi ha furbescamente finto di smentire la ministra dicendo di non vedere ciò che invece tutti avevano visto: «Non vedo né gaffe, né particolari polemiche. Fra i partigiani che hanno fatto la resistenza qualcuno voterà no, e qualcuno voterà sì. Ad esempio 'il Diavolo' (Germano Nicolini, 97enne, ndr) ha detto che pur non essendo renziano, voterà a favore. Insomma, ci sono i veri partigiani che voteranno sì. E ci sono i veri partigiani che voteranno no. E noi rispettiamo e vogliamo bene a tutti i partigiani».
Ha dimenticato di dire che il Congresso dell'Associazione Nazionale Partigiani, dopo svariate assemblee e votazioni locali, ha votato la posizione da assumere al referendum. I favorevoli al No, su 400 delegati, sono stati: 397. Si sono astenuti in 3 e nessuno ha votato per il Sì.
I soliti minimizzatori-cerchiobottisti, schierati più o meno con Renzi nei Grandi Media della Nazione, hanno subito annotato, quasi sbuffando per l'inconsistenza della faccenda che li costringeva a perdere parte del loro tempo prezioso, che la Resistenza è cosa di 70 anni fa, che ormai interessa solo la vecchia sinistra finalmente rottamata. 
A parte il fatto che chi ha aperto la polemica è stata la ministra-maestrina, ormai abbonata alle frasi 'infelici' (la precedente riguardava l'uguaglianza di posizione tra il No e Casa Pound), sono significativi i ripetuti non-argomenti usati dal governo per opporsi a chi, alla riforma, vorrebbe opporsi nel merito (salvo naturalmente ripetere che loro vorrebbero e sono gli altri che non ci stanno o non ne sono capaci).

(2) - Ora rinnegano l'autenticità dei manifesti con  Ingrao e compagni a supporto del Sì.
Forse c'è stato un complotto.
Anche se, a dire il vero, questa strumentalizzazione era nell'aria e per questo le immagini diffuse ieri, ad esempio via facebook, benché abbiano prodotto la reazione pronta, dignitosa e ferma, delle figlie di Ingrao, non hanno sorpreso nessuno.
Propagandano il nuovo che avanza. 
Hanno solo rinnovato i vecchi giochi sempre giocati. 
Più sporchi.

(3) - Il Presidente emerito della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha dichiarato: «Nessuno può dire: io difendo la Costituzione votando no e gli altri non lo fanno. Questo mi reca un'offesa personale.»
Con buona pace di Napolitano, non esiste, ancora, in Italia, il reato di 'lesa maestà': né per chi è in carica, né per chi non lo è più.
Se si offende, si offenda.
Del resto, io e molti ci siamo sentiti offesi per il modo, interventista e di parte, con cui lui ha esercitato la funzione di Capo dello Stato. 
Per ben due volte, per giunta.
Cosa mai accaduta dal 1948 ad oggi: non espressamente vietata dalla Costituzione, ma neppure espressamente prevista. 
E politicamente, appunto, quanto mai discutibile.

*** Massimo Ferrario, Referendum, Boschi, Renzi, Ingrao, Napolitano, per Mixtura

Uno dei manifesti fatti circolare in facebook

sabato 21 maggio 2016

#SENZA_TAGLI / Maria Elena Boschi, il rettore e Alessio: in otto minuti un pezzo di storia (Alex Corlazzoli)

Uno studente universitario si alza in piedi durante un incontro all’ateneo di Catania con la ministro Maria Elena Boschi, prende la parola e diventa un eroe. Il video dell’intervento di Alessio Grancagnolo ha fatto il giro del web. Che ha fatto Alessio di così eroico? Ha solo parlato, ha detto ciò che pensa dopo essersi preparato in maniera accurato sul tema del referendum costituzionale. Ha parlato otto minuti, interrotto cinque volte dal rettore Giacomo Pignataro e due volte dal ministro Boschi.

Il video dell’intervento di Alessio Grancagnolo ha fatto il giro del web. Che ha fatto Alessio di così eroico? Ha solo parlato, ha detto ciò che pensa dopo essersi preparato in maniera accurato sul tema del referendum costituzionale. Ha parlato otto minuti, interrotto cinque volte dal rettore Giacomo Pignataro e due volte dal ministro Boschi.

Parlare di fronte a un ministro o a uomo o donna di potere, in Italia è diventato un atto coraggioso: un atto che in una democrazia dovrebbe essere normale si è trasformato in straordinario. Alessio, suo malgrado, forse lo sapeva che sarebbe diventato famoso per un giorno “solo” alzandosi in piedi e dicendo quello che pensava ad una giovane poco più grande di lui che ricopre il ruolo di ministro della Repubblica.

Lo ha spiegato lui stesso all’inizio: "Negli ultimi giorni molti amici mi hanno suggerito di rivedere il mio intervento perché ritenuto troppo critico. Tuttavia credo che questo Paese abbia bisogno di piccoli atti di coraggio. Così ho deciso di non ascoltare i consigli dati in buona fede e il mio intervento sarà come è stato ideato. Spero di non essere etichettato come un vecchio parruccone”. Tralasciando le poche e inutili interruzioni della Boschi; lasciando perdere la sostanza del discorso di quel giovane (ognuno ha il suo parere in merito; il mio rispecchia quello di Alessio) in quegli otto minuti è andata in scena la rappresentazione di una sconfitta: la generazione del rettore (52enne) ancora una volta sta schiacciando quella di Alessio.

Per l’ennesima volta in questo Paese i padri tolgono la parola ai figli; quelli che il posto ce l’hanno zittiscono chi un lavoro farà sempre più fatica a trovarlo. Dopo cinque richiami quando Alessio afferma “La campagna elettorale è iniziata ed è iniziato il tour propagandistico negli atenei”, Pignataro prende la parola per dire questo: “Lei ha parlato molto si interrompa perché deve parlare il ministro. La parola gliela tolgo io. Lei non può dire che si fanno tour propagandistici negli atenei. Questo è un momento di confronto. Questo è un incontro tra ministro e studenti. Non era previsto alcun contraddittorio, Chi non gradisce il format può anche non partecipare”.

E’ in quell’esatto istante che l’istituzione perde fiducia. E’ lì che la generazione di Alessio, giustamente, volta le spalle a chi dovrebbe dar loro una mano; a chi dovrebbe dare non togliere la parola. Nel faccia a faccia tra il rettore e lo studente, tra il vecchio e il giovane, è il primo a dettare le regole. L’altro, cui è gentilmente concesso di prendere la parola sotto la protezione, non può nemmeno dire “che si fanno tour propagandistici negli atenei”. E’ in quel momento che il rettore sceglie di stare da una parte e sceglie quella del politico. La stessa politica che perde sempre più credibilità tra i giovani.

Chissà cosa ne pensano la Boschi e Pignataro dei risultati della ricerca condotta dall’Osservatorio “Generazione Proteo” su 30 mila giovani tra i 17 e i 19 anni: i partiti politici, il Parlamento e il presidente del Consiglio sono per gli intervistati i principali responsabili del disastroso rapporto dei giovani con il Paese. Secondo la ricerca, i ragazzi hanno divorziato con le istituzioni, provano per la classe politica vergogna, disprezzo, preoccupazione e rabbia. Cosa proverà ora Alessio nei confronti del suo rettore? Che immagine ha dato quel 52enne?
Da notare che la ministro Boschi nell’articolata risposta data ad Alessio ha parlato 15 minuti (il doppio del ragazzo) senza essere mai interrotta e improvvisamente i problemi di tempo sono spariti. »

*** Alex CORLAZZOLI, insegnante e giornalista, Maria Elena Boschi, il rettore e Alessio: in otto minuti un pezzo di storia d’Italia, blog ilfattoqotidiano.it, 21 maggio 2016, qui

In Mixtura il video dello scambio tra lo studente universitario e la ministra Boschi è qui


In Mixtura altri 6 contributi di Alex Corlazzoli qui

#VIDEO / Riforma Costituzionale, Maria Elena Boschi e lo studente di Catania


Riforma Costituzionale
Alessio GRANCAGNOLO, studente Università Catania
Maria Elena BOSCHI, ministra per le Riforme 
video caricato da Live Sicilia, youtube 24 maggio 2016
video 24min16

Uno studente dell'università di Catania, Alessio Grancagnolo, in un intervento di otto minuti, attacca la riforma costituzionale, che sarà sottoposta a referendum in ottobre, in presenza di Maria Elena Boschi, che aveva esposto le ragioni del sì.
L'intervento dello studente è articolato, puntuale e appassionato e costringe la ministra a sorridere meno del solito e a cercare di dare risposte, in un tempo doppio rispetto a quello dello studente, una volta tanto nel merito delle critiche sollevate.

Ognuno valuti l'appropriatezza degli argomenti addotti, sia in favore del no che del sì. 

Certo che per la prima volta, per merito di uno studente e non in un talk show, si è avuto un esempio di come si potrebbe (e dovrebbe) discutere, stando ai contenuti della riforma e non facendo del semplice e facile blabla propagandistico.

Altra riflessione è sul clima, forse non dei migliori, con cui questa discussione è avvenuta: con il rettore, e la stessa ministra, che hanno più volte interrotto lo studente usando l'argomento dell'eccessivo tempo preso per l'intervento.
(mf)

lunedì 4 aprile 2016

#SPILLI / Maria Elena Boschi, e i poteri forti (M. Ferrario)

Dice che è disponibile a farsi sentire dai giudici.
Magnanima. Quasi eroina.
E poi dice che i 'poteri forti' sono contro di loro.
Già: i 'poteri forti'.
Perché loro, poverini, sono poteri impotenti.
Forse sarebbe meglio dire: impudenti.
È la solita vecchia regola del complotto: piangi e fotti.
Il nuovo che avanza è sempre il vecchio che è avanzato.
Del resto, c'è qualcuno che protesta?

*** Massimo Ferrario, 'facebook', 3 aprile 2016

mercoledì 30 dicembre 2015

#VIDEO / La Madonna del Lastrico (Sabina Guzzanti)


Sabina GUZZANTI, 1963
attrice, regista, blogger
La Madonna del Lastrico, 22 dicembre 2015

A proposito del caso Banca Etruria e dintorni, un'imitazione dura e irridente di Maria Elena Boschi da parte di Sabina Guzzanti... (mf)

In Mixtura 1 altro contributo di Sabina Guzzanti qui