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venerdì 27 gennaio 2017

#SENZA_TAGLI / 27 gennaio (Matteo Saudino)

E se nel giorno della memoria rendessimo omaggio alle migliaia di migranti morti in mare, in fuga da guerre, miserie e violenze?
Sarebbe il modo migliore per ricordare i milioni di ebrei, zingari e omosessuali uccisi dalla barbarie e dall'odio nel nazifascismo.
Senza dimenticarci dei nuovi razzisti che innalzano muri e fili spinati, ma che sono tanto amati dal popolo perché promettono di rilanciare l'industria nazionale.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, 27 gennaio, 'faceboobk, 26 gennaio 2017, qui


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#SENZA_TAGLI / Giorno della Memoria, il misero destino del nostro paese (Enrico Mentana)

Quando arriva il Giorno della Memoria penso al misero destino del nostro paese, costretto a ricordare per legge quello che non avrebbe mai dovuto dimenticare. E invece lo ha dimenticato da subito: quando i pochi sopravvissuti tornarono dai campi nessuno li ascoltò, e per un buon motivo. A propiziare la loro individuazione ed emarginazione erano state ancora in tempo di pace le leggi dello stato italiano, a cui nessuno si era ribellato. Gli ebrei italiani vennero schedati, privati del lavoro, messi ai margini della società. Quando poi i tedeschi invasero il paese furono tanti altri italiani, zelanti e servili, a indicarli ai nazisti, a organizzare e premiare le delazioni, a spartirsi il frutto degli espropri, a chiudere gli occhi davanti al loro invio nelle carceri, nei campi di internamento, e poi verso i vagoni che li portarono allo sterminio. Nessun italiano, ripeto nessun italiano ha mai pagato per tutti questi atti. I tanti volenterosi complici dello sterminio hanno continuato a vivere senza pene né pentimenti. Non esiste alcun libro di memorie in cui si ammettono le colpe per anche un solo singolo episodio. Dall'indomani del 25 aprile tutti furono ex partigiani e antifascisti. Dopo il processo Eichmann, all'inizio degli anni 60, il mondo dovette per forza prendere atto di cosa fu la Shoah: ma in Italia l'interdetto su quel che la propiziò continuò, e continua tuttora. 
Anche quest'anno a ricordare saranno solo gli ebrei, i pochi sopravvissuti e i loro eredi o correligionari: come degli alieni, rappresentanti di una delle due specie estinte, quella con le divise a righe e la stella di Davide; l'altra, con le uniformi nere, i nazisti. 
Dovremmo essere noi a ricordare, senza delegare le vittime a farlo: col risultato poi di sentir dire, "che palle sti ebrei che parlano sempre e solo di Auschwitz"

*** Enrico MENTANA, giornalista, 'facebook', 27 gennaio 2016, qui


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mercoledì 27 gennaio 2016

#SPILLI / Olocausto, e altri stermini (M. Ferrario)

Leggo su facebook: «Paragonare e assimilare per sminuire la Shoà: non capisco se è antisemitismo, ignoranza o cretinismo. Opterei per il cretinismo et ultra».

Certo, l'Olocausto è un 'unicum'. 
Mai era avvenuto nella storia del mondo che venisse teorizzata, programmata e realizzata la distruzione di un intero popolo, considerato 'razza inferiore'. 
Non è il numero degli sterminati, almeno 6 milioni, che pure ha già di per sé dell'incredibile, a rendere il fatto eccezionale anche solo a livello di pensiero. Ma la pianificazione intenzionale, strategica, lucida, fredda, teorizzata del loro assassinio in quanto 'non-uomini'. Anzi, 'sotto-uomini'. Impossibilitati ad appartenere, per geni ereditari, alla 'razza' dei 'super-uomini' che intendeva arrogarsi il diritto di dominare il mondo.
Dunque, ogni paragone con altri stermini (e dio sa quanti ce ne sono stati, e ce ne sono, nella storia del mondo) è sminuente.

Tuttavia, sarebbe altrettanto sminuente, per gli altri milioni di sterminati nel mondo, se ci fermassimo a commemorare 'solo' l'Olocausto, così rimuovendo il nocciolo duro e irremovibile di violenza, e di 'fascismo psico-culturale, che abita dentro di noi e che noi spesso alimentiamo, impedendoci di essere, finalmente, ognuno di noi verso ognuno di noi, homo homini homo.

Sarà forse anche fastidioso ma a me sembra indispensabile ricordare, noi a noi stessi e proprio nel Giorno della Memoria, che il nazismo e i campi che gasavano, con ordine ed efficienza tayloristica, milioni di esseri umani ridotti a cosa, sono sorti in Europa: nella culla della civiltà occidentale e nella coltissima Germania. 
Qui l'Islam, gli orientali, gli africani, gli 'altri' non c'entrano. 
Gli assassini siamo stati noi. 

Così come siamo sempre stati noi, occidentali ed ex-europei (tanto per fare un esempio che però non dovrebbe essere tra parentesi), che abbiamo distrutto l'intera popolazione dei nativi americani: non un Olocausto, ma un altro eccidio di cui non dovremmo smettere di vergognarci se solo sapessimo ricordare (ma qui non mi pare ci sia un giorno della memoria) e non fossimo campioni di rimozione e di autoassoluzione.

In questo senso, allargare la riflessione alle violenze, disumane ma tanto umane, che noi umani (e spesso, troppo spesso, anche noi occidentali) abbiamo praticato e continuiamo a praticare nel mondo può essere fondamentale: non toglie nulla all'orrore e alla dignità dell'Olocausto, ma aggiunge qualcosa di essenziale, a mio parere, al bisogno sempre più impellente di una presa di coscienza di tutti noi come esseri umani.

La violenza non si azzera: ma anche così si argina.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura