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lunedì 8 maggio 2017

#VIGNETTE / Esagerato (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Elezioni francesi, Macron presidente
'il manifesto', 7 maggio 2017

In Mixtura ark #Vignette qui

#RITAGLI / La fascista non ha vinto (Paolo Flores d'Arcais)

L’orrore è stato evitato, il candidato fascista non salirà i gradini dell’Eliseo. Un grande sospiro di sollievo dunque, ma da entusiasmarsi c’è poco. Se nel cuore storico della democrazia europea, la Francia di “liberté, égalité, fraternité” che deve la legittimità delle sue istituzioni ai sanculotti del 1789 e ai resistenti del maquis e del governo in esilio contro il tradimento di Vichy, il candidato di un partito intasato di negazionisti in nostalgia di Petain e di cattolici vandeani, prende un terzo dei consensi, sarebbe più serio mantenere un certo timore, oltre che qualche oncia di vergogna. E capire come sia stato possibile arrivare a tanto, andando alle radici per poter reagire. Prima che sia troppo tardi.

Perché è già molto tardi. Lo dice la noncuranza di massa (e anche di élite) che ha minimizzato o negato, in realtà rimosso, il carattere fascista del partito Fn, nella continuità tra Le Pen padre, figlia e nipotina Marion. E che ancor più lo farà, ora che “Marine la Patriota” cercherà di accreditarsi tale addirittura “rifondando” con nuovo nome e nuovi apporti il Fn.  (...)

Macron non è la soluzione, a meno che da Presidente non diventi un Macron inedito, perché la finanza (e più in generale la politica economica) liberista è il motore della crisi sociale e della deriva politica che, per hybris di diseguaglianze, infesta e mina le democrazie. Rispetto ai lepenismi (in Europa si sono ormai moltiplicati sotto le più diverse e accattivanti fogge, ma sempre humus fascista veicolano), la vittoria di Macron potrebbe confermarsi solo il laccio emostatico che tampona l’emorragia in attesa dell’intervento chirurgico. Ora si tratta di realizzarne gli strumenti, quella sinistra illuminista egualitaria e libertaria oggi purtroppo introvabile in forma politica organizzata, ma diffusa in forma sommersa o carsica nelle società civili di molti paesi d’Europa. 

*** Paolo FLORES D'ARCAIS, filosofo, direttore di 'MicroMega', La fascista non ha vinto. Ma il sonno della memoria produce mostri, 'MicroMega online', 7 maggio 2017

LINK articolo integrale qui


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giovedì 27 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Elezioni francesi, e sinistra italiana (Francesco Erspamer)

A certa sinistra italiana importa solo che ci si dichiari contro Le Pen, cosa facile facile visto che non siamo francesi, che nessuno ci chiederà di votare al loro ballottaggio e che qualunque cosa decidessimo non ne subiremmo le conseguenze. Una piccola professione di antifascismo che non costa nulla per compensare decenni di errori, tradimenti, fallimenti. 
Cosa volete che siano le privatizzazioni, le delocalizzazioni, l'evasione fiscale, l'assalto ai diritti dei lavoratori, la svendita dell'industria italiana agli stranieri o il suo smantellamento (vedi Alitalia)? 
L'unico problema dell'Italia e del mondo è Le Pen. No, scusate, c'è anche Grillo. Ma basta votare per Macron e per Renzi e tutto andrà bene; e se non andasse bene consolatevi al pensiero che altrimenti sarebbe andata peggio. C'è sempre un peggio in agguato per cui non resta che turarsi il naso e tenersi stretto il liberismo globalista; sino alla fine.

*** Francesco ERSPAMER, docente di studi italiani e romanzi ad Harvard, saggista, 'facebook', 26 aprile 2017, qui


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mercoledì 26 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Francia, tra neo-liberismo e social-democrazia (Domenico De Masi)

La soddisfazione per l'argine di Macron (23,8%) alla destra antieuropea di Le Pen (21,6%) mette in sordina il significato della secca sconfitta del socialista Hamon (6,3%). Fassino ha esultato: "Con Macron anche in Francia è nato il centrosinistra… In qualche modo con Macron nasce in Francia ciò che in Italia è sorto con il Pd". Appunto. Ma oggi il dilemma nelle politiche occidentali è tra uno schieramento che privilegia la minoranza ricca ispirandosi al neo-liberismo e uno schieramento capace di dare la voce alla maggioranza povera ispirandosi alla socialdemocrazia.

Come ha sottolineato Thomas Piketty, Hamon era il solo candidato che ha fatto proposte reali di democratizzazione e cambiamento parlando anche di autonomia e formazione dei giovani. Ma la classe disagiata, gli operai, le periferie che avrebbero tratto vantaggio dal suo programma hanno votato Le Pen. Il programma di Macron, invece, è spiccatamente neo-liberista: propone una tassazione regressiva a tutti i livelli, anche sui patrimoni, ed esenta dall'imposta patrimoniale le attività finanziarie, ben sapendo che i grandi patrimoni sono composti al 90% da attività finanziarie.

Cinque anni di Macron produrranno gli stessi effetti prodotti in Italia da Renzi, e Le Pen si prenderà la rivincita. Da noi le 10 famiglie più ricche hanno raddoppiato la loro ricchezza e i poveri sono passati da 3 a 6 milioni. Il corollario, in termini elettorali, è che oggi il Pd, votato soprattutto dai vecchi dei Parioli, è al 27%, mentre il M5S, votato soprattutto dai giovani del Pigneto, è al 33%. Per fortuna il M5S non è il Front Nationale e può essere ancora recuperato alla costruzione di un’Europa socialdemocratica, capace garantire la pace sociale.

Per evitare esiti violenti occorre ridurre (non aumentare) le distanze tra ricchi e poveri, uomini e donne, giovani e anziani, autoctoni e immigrati ridistribuendo il lavoro, la ricchezza, il potere, il sapere, le opportunità e le tutele. "Vasto programma!" direbbe De Gaulle. Ma l'alternativa porta a un aumento esponenziale dei disperati che, allo stato, nessuno mobilita meglio di Le Pen. Il fatto è che il liberismo ha saputo rinnovarsi elaborando il neo-liberismo, mentre la socialdemocrazia è rimasta ancorata ai suoi vecchi linguaggi senza più appeal.

Così ai Renzi e ai Macron, privi di un modello di società da contrapporre a quello liberale, non resta che fare proprie alcune parole d'ordine liberali (come l’abolizione dell'art.18) che neppure i liberali difendono. A questo punto la parola passa ai cosiddetti intellettuali di sinistra, che debbono rimboccare le maniche dei loro cervelli e produrre un modello teorico di società europea e socialdemocratica, capace di restituire ai disperati fiducia e speranza.

*** Domenico DE MASI, sociologo, professore emerito dell'università La Sapienza di Roma, La Francia tra neo-liberismo e social-democrazia, 'linkedin.com/pulse', 24 aprile 2017, qui


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