mercoledì 25 luglio 2018

#NOI TRA DI NOI / Mixtura, 10 post più letti ultimi 7 giorni (25 luglio 2018)

Top 10 post più letti - ultimi 7 giorni
25 luglio 2018

#SGUARDI POIETICI / Pudore e terrore (Franco Marcoaldi)

Non l’ho ancora detto
per una strana forma di pudicizia
e di terrore; ma la via per fare fronte
al nostro tempo irrimediabilmente
breve, ha un solo nome: amore. 


*** Franco MARCOALDI, 1955, giornalista, scrittore, poeta, Pudore e terrore,  da Il tempo ormai breve, Einaudi, 2008.
Anche in 'losguardopoIetico', n. 278, 15 marzo 2014
https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Marcoaldi


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#SENZA_TAGLI / Caccia libera al diverso (Fabio Sabatini)

È stato individuato l'uomo che in via Palmiro Togliatti a Roma ha sparato alla bimba rom di 13 mesi con una carabina ad aria compressa, provocandole una lesione alla colonna vertebrale che forse le impedirà di camminare per il resto della sua vita. È italiano e si è giustificato dicendo di voler provare la nuova arma appena comprata.

Il ministro dell'interno tace. La sindaca Raggi, dopo aver postato un generico tweet di circostanza, è scomparsa. Nel frattempo ha ripreso l'applicazione del "Piano Rom", che prevede lo sgombero forzato dei campi e la distruzione delle baracche.

L'11 luglio a Latina Scalo dei ragazzi hanno sparato da un'auto in corsa ad alcuni richiedenti asilo nigeriani che aspettavano l'autobus. Individuati dalle forze dell'ordine, hanno detto di aver compiuto una "bravata".

Il 6 luglio a Forlì un ivoriano è stato ferito all'addome e a un braccio da alcuni colpi sparati da un'auto in corsa con un'arma ad aria compressa.

Il 3 luglio, ancora a Forlì, due ragazzi in motorino hanno affiancato una donna nigeriana e le hanno sparato alla gamba con una pistola ad aria compressa.

Il 22 giugno a Napoli un cuoco originario del Mali è stato colpito da una raffica di piombini sparati da un’auto in corsa con un fucile ad aria compressa.

L'11 giugno a Caserta due giovani maliani titolari di protezione internazionale sono stati avvicinati da un'auto nera con a bordo tre giovani, che al grido di "Salvini, Salvini!" gli hanno sparato due colpi con una pistola ad aria compressa.

Tutti gli attentatori individuati finora sono “gente comune”, senza precedenti penali.

In Italia si sta diffondendo una caccia al nero e al diverso con armi ad aria compressa, più facili da acquistare rispetto alle armi convenzionali. C'è una parte del paese che ha perso ogni inibizione morale e si sente sempre più legittimata a dare sfogo alle sue pulsioni razziste, nel silenzio tombale, talvolta con l’incoraggiamento, delle istituzioni.

*** Fabio SABATINI, professore associato di economia all'università La Sapienza di Roma, facebook, 24 luglio 2018, qui


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#MOSQUITO / Il passaporto e l'uomo (Bertolt Brecht)

Il passaporto è la parte più nobile dell'uomo. E infatti non è mica così semplice da fare come un uomo. Un essere umano lo si può fare dappertutto, nel modo più irresponsabile e senza una ragione valida; ma un passaporto, mai. In compenso il passaporto, quando è buono, viene riconosciuto; invece un uomo può essere buono quanto vuole, ma non viene riconosciuto lo stesso. 

*** Bertolt BRECHT, 1898-1956, scrittore drammaturgo e poeta tedesco, da Dialoghi di profughi, Einaudi, 1997 


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#RITAGLI #LINK / Abbandonati in mare (Annalisa Camilli)

(...) “Abbiamo raccolto decine di cadaveri dal fondo dei gommoni, ma poi è un particolare che fa crollare. Come quando abbiamo imparato che le madri scrivono un numero di telefono sui pantaloni dei figli perché se muoiono lungo la traversata vogliono che la famiglia sia avvertita”, racconta. Tra un viaggio e l’altro, tra un soccorso e l’altro nell’ultimo anno Gatti ha dovuto partecipare a numerosi dibattiti televisivi per difendere il punto di vista delle ong dagli attacchi sempre più aggressivi di politici e commentatori.

Le domande erano sempre le stesse: chi finanzia le navi umanitarie? I soccorritori hanno legami con i trafficanti? Come fate a sapere in che direzione dovete andare per fare soccorsi? “Decine di volte ho ripetuto le stesse cose, siamo coordinati dalla guardia costiera italiana, eseguiamo gli ordini della guardia costiera italiana”, ricorda. Ora però non è più così, la guardia costiera italiana ha passato ai libici il coordinamento di quel tratto di mare, ma i libici non hanno abbastanza mezzi per prestare soccorso e controllare una zona di mare tanto vasta, inoltre la Libia non può essere considerata un posto sicuro in cui sbarcare i migranti, perché non ha sottoscritto alcune convenzioni marittime internazionali e perché nel paese sono state documentate violazioni gravi e sistematiche dei diritti umani, come la compravendita di esseri umani e la tortura. (...)

*** Annalisa CAMILLI, giornalista, Abbandonati in mare, 'internazionale.it', 24 luglio 2018.

LINK articolo integrale qui


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martedì 24 luglio 2018

#SENZA_TAGLI / Appello contro la menzogna (Roberto Saviano)

Dove siete? Perché vi nascondete? Amici cari, scrittori, giornalisti, cantanti, blogger, intellettuali, filosofi, drammaturghi, attori, sceneggiatori, produttori, ballerini, medici, cuochi, stilisti, youtuber, oggi non possiamo permetterci più di essere solo questo. Oggi le persone pubbliche, tutte le persone pubbliche, chiunque abbia la possibilità di parlare a una comunità deve sentire il dovere di prendere posizione. Non abbiamo scelta. Oggi tacere significa dire: quello che sta accadendo mi sta bene. Ogni parola ha una conseguenza, certo, ma anche il silenzio ha conseguenze, diceva Sartre. E il silenzio, oggi, è un lusso che non possiamo permetterci. Il silenzio, oggi, è insopportabile.

Chi in questi mesi non si è ancora espresso - a fronte di chi invece lo sta facendo con coraggio - tace perché sa, come lo so io, che a chi fa il nostro lavoro parlare non conviene. Spesso sento dire o leggo: "Chi esprime il proprio pensiero lo fa per avere visibilità", ma è una visibilità che ti fa guadagnare migliaia di insulti sui social e la diffidenza di chi dovrebbe sostenere il tuo lavoro perché si sente chiamato a dar conto delle tue affermazioni. Quello che nessuno ha il coraggio di dire è che spesso si tace per non essere divisivi, perché si teme che arrivino meno proposte, meno progetti. Ma se la pensiamo così, abbiamo già perso, perché ci siamo rassegnati a non stimolare riflessioni e ad assecondare chi crede che la realtà sia riducibile a parole d'ordine come "buonista", "radical chic", "taxi del mare", "chiudiamo i porti", "un bacione", "una carezza" ed emoticon da adolescente.

Spesso si tace perché si sa che prendere posizione comporta dividere non solo il pubblico che ti segue sui social, ma anche e soprattutto chi dovrebbe comprare i tuoi libri, comprare i biglietti dei tuoi spettacoli, venirti a vedere al cinema o non cambiare canale quando ti vede in televisione. Ma davvero credete che quello che sta succedendo sia accettabile? Per quanto tempo credete di poter sopportare ancora senza esprimere il vostro dissenso?

Con Berlusconi, in fondo, era tutto più chiaro: c'era lui e c'eravamo noi. Criticarlo portava conseguenze, reazioni forti, artiglieria di fango, ma c'era una comunità attiva, che si stringeva attorno a chi lo faceva. Prendere posizione contro Berlusconi non significava perdere share, copie, consenso. Con Berlusconi era agevole farsi capire anche Oltralpe perché il Cavaliere era in fondo la macchietta italica, un carattere riconoscibile della commedia dell'arte. Oggi non è più così e in questo governo si stenta a scorgere i germi di qualcosa di estremamente pericoloso. "Fai il tuo lavoro e basta" è il richiamo all'ordine che subisce il calciatore che esprime la sua opinione sui migranti, l'attore che indossa la maglietta rossa. E il richiamo all'ordine è già un ricatto: guadagni con il tuo lavoro, non accettiamo commenti politici da chi ha il culo al caldo.

Oggi c'è fastidio verso chi travalica i confini del proprio lavoro e del proprio ruolo per fare quello che sarebbe invece normale: controllare chi ci governa perché, anche se legittimato alle urne, non tradisca non solo il proprio mandato, ma soprattutto la nostra storia e i valori che ci hanno consentito di vivere decenni di pace. La nostra Democrazia è una Democrazia giovane e fragile, ma è prima di tutto antifascista e antirazzista.

Vi sembra che oggi questo governo si stia muovendo nel rispetto dei valori che sono alla base della nostra Costituzione? Che si stia muovendo e che stia comunicando all'interno di un perimetro di sicurezza? Non vi sembra piuttosto che i 70 anni di prosperità e pace appena trascorsi ci abbiamo resi permeabili a partiti politici xenofobi? Che ci abbiano resi disattenti se non disinteressati a vigilare su diritti che una volta acquisiti, se non li difendiamo, possono essere spazzati via da qualche post su Facebook e da una manciata di tweet?

Questo governo, in maniera maldestra ma evidentemente efficace, speculando sulle difficoltà di molti, utilizza come arma di distrazione di massa l'attacco ai migranti e alle Ong. Sta accadendo un orrore davanti al quale non si può tacere: mentre il M5S e la Lega litigano sui punti fondamentali del loro accordo, ci fanno credere che il nostro problema siano i migranti. E se mi rispondete che i governi precedenti hanno fatto altrettanto vi rispondo: non si erano spinti fino a questo punto, ma di certo hanno asfaltato la strada perché tutto questo accadesse. E se mi dite che avete votato per Lega e M5S per ribaltare il tavolo, perché era l'unico modo per mandare via una classe dirigente che aveva fallito sotto ogni profilo, vi dico: vigilate, non delegate, aprite gli occhi perché le cose si stanno mettendo male, male per tutti. Male non solo per i migranti o per le voci che dissentono, ma anche per voi.

Sant'Agostino scrive: "Se togliete la giustizia, che cos'altro sono i grandi Stati se non delle associazioni di ladri? [...] Se una di queste bande funeste si accresce con altri briganti fino al punto di occupare tutta una regione, [...] di dominare delle città, ecco che si arroga il nome di Stato". Quando la politica perde il sentiero della giustizia, si spoglia della sua carne lasciando scoperta l'ossatura banditesca. Sapete perché cito Sant'Agostino? Perché questo passaggio spiega bene come sia possibile che il potere, anche quando iniquo, anche quando ingiusto, anche quando incapace e anche quando criminale, viva indisturbato. Sapete di cosa si sostanzia l'omertà di fronte alle mafie? Se credete solo di paura vi sbagliate. Il pensiero che la protegge è questo: giudico un boss per quello che fa a me. Mi ha maltrattato? No. Ha intimidito qualcuno della mia famiglia? No. E allora per me va bene.

Allo stesso modo oggi pensare che, solo perché questo governo, per ora, non ha toccato noi personalmente - la querela a me è solo un granello se paragonata ai colpi mortali che questo governo sta infliggendo allo Stato di Diritto - e i nostri interessi, possiamo esimerci dal prendere posizione, è atteggiamento ingenuo e irresponsabile che sta legittimando scelte e comportamenti scellerati.

Questo non è uno scontro tra me e Matteo Salvini. Per me non c'è nulla di personale, sento fortissimi il dovere e la necessità di parlare per chi non ha voce. Per i seicentomila immigrati presenti in Italia che devono essere regolarizzati ora, subito, perché siano sottratti allo stato di schiavitù in cui versano. Per le Ong che hanno iniziato a fare salvataggi in mare, aiutando gli Stati europei e l'Italia a gestire un fenomeno che non può essere bloccato, ma solo ben amministrato perché è palesemente una risorsa. Quei politici che oggi si ostinano ancora a sostenere il contrario, di politica e di economia non capiscono niente e sono un pericolo per la tenuta sociale del nostro Paese che è un Paese multietnico. Fieramente multietnico.

Oggi chiedo a voi, miei concittadini, di mobilitarvi per i diritti di tutti, perché anche se a voi oggi sembra di non far parte di questi "tutti", siete già coinvolti. In nome di un presunto benessere, in nome di una maggiore sicurezza ci diranno che in fondo la libertà di espressione è una cosa da ricchi privilegiati, che parlare di diritti di chi fugge e trova inferno in terra e morte nel Mediterraneo è fare il gioco dei negrieri. Addirittura mi sento dire che con le mie critiche aiuto Salvini nei sondaggi: come sempre la colpa non è di chi appicca il fuoco, ma di chi tenta di spegnerlo. Salvini non sale nei sondaggi per colpa di chi lo critica, ma per responsabilità di chi tace e di chi mostra timidezza e timori.

La mobilitazione che vi chiedo è una mobilitazione che riguarda ciascuno di noi, parlate al vostro pubblico e non per me, che in tribunale e fuori so difendere da me le mie ragioni. Vi chiedo di mobilitarvi per difendere i diritti che a breve non ricorderete nemmeno più di aver avuto. Ci stanno facendo credere che non ne abbiamo bisogno, ma presto capiremo che più della tracotanza di questo governo, più dell'arroganza di Salvini, quello che ci sta condannando è il silenzio. La libertà d'espressione e la lotta per i diritti raccontati come "vizi" da élite contro il popolo, che invece invoca sicurezza. Ma la lotta per i diritti è sempre lotta per chi non può permetterseli e per chi spesso non può permettersi nemmeno di chiederli.

E ora voi mi direte: ma le nostre battaglie le facciamo con i nostri libri, con le nostre canzoni, con i nostri spettacoli, con la nostra ironia. È vero, è sempre stato così: ma ci sono dei momenti in cui diventa cruciale capire da che parte si sta e quindi non basta più delegare la resistenza alla propria arte. Dinanzi a menzogne che crescono incontrastate, a truppe cammellate di bugiardi di professione (al loro cospetto gli scherani di Berlusconi erano dilettanti), davanti al dolore che queste menzogne e questi bugiardi di professione provocano, abbiamo tutti il dovere di rispondere: NON È VERO!

Il solito antico scontro: l'arte che prende parte e quella che orgogliosamente disdegna l'ingaggio. La prima che si crede superiore alla seconda in nome dell'impegno e la seconda che si crede superiore alla prima perché rivendica il diritto alla purezza del disimpegno. Steccati che collassano dinanzi ai morti in mare e alle continue menzogne. Dovete parlare ai vostri lettori, ai vostri ascoltatori, a tutti coloro a cui con la vostra arte e il vostro lavoro avete curato l'anima. Abbiate fiducia in voi stessi, avete gettato le basi per essere ascoltati, non abbiate paura di dire a chi vi vuole bene che voi non state con tutto questo.

Ci sarà disorientamento all'inizio, riceverete critiche per aver rotto l'equilibrio dell'equidistanza, che però è fragile e già incrinato. Ma gli effetti virtuosi che domani avranno le vostre parole, vi ripagheranno delle reazioni scomposte degli hater oggi. Il trucco per delegittimarvi lo conoscete, quindi partite (partiamo) in vantaggio. Vi diranno: guadagni? Non puoi parlare. Era così che Mussolini trattava Matteotti prima che venisse ammazzato: sei figlio di benestanti? Non ti puoi occupare di istanze sociali. Pensateci: ma davvero siamo tornati a questo? E soprattutto, davvero stiamo accettando tutto questo? Accettiamo di essere intimiditi da questa comunicazione criminale? Dovremmo vergognarci del frutto del nostro lavoro? Accettare, come vogliono, che autentico sia solo chi tiene la testa bassa?

Scrittori, l'attacco al libro, alla conoscenza, al sapere è quotidiano. "Vai a lavorare" viene detto a chi scrive. Il primo passo di qualsiasi deriva autoritaria parte da disconoscere la fatica intellettuale, togliere alle parole la dignità di lavoro. In questo modo resta solo la propaganda. Editori, non sentite franare la terra sotto i vostri piedi? Prendete parte, non c'è salvezza nel prudente procedere. Bisogna investire casa per casa, strada per strada e conquistare lettori, ossia persone in grado di poter capire il mondo e non subirlo con le maree del rancore: la conoscenza è uno strumento preziosissimo di emancipazione dalla miseria personale, difendiamo questo strumento. Difendiamolo con tutte le nostre energie.

Tra i soccorritori di Josephine, l'unica superstite del naufragio che ha mostrato ancora una volta l'inadeguatezza della Guardia costiera libica a compiere missioni umanitarie, c'era Marc Gasol, uno dei giocatori di basket più forti del mondo, una roccia di due metri e dieci. Dite un po', cosa rispondereste a chi dice: Marc Gasol è ricco, non può occuparsi di chi soffre? Vi sembra un'obiezione plausibile, vi sembra che abbia senso o che siano i deliri di chi oggi ha paura? E allora uscite allo scoperto, oggi l'Italia ha bisogno delle vostre voci libere. Non abbiate paura di chi, più di ogni altra cosa, teme il dissenso perché non ha gli strumenti per poterlo gestire, se non in maniera autoritaria.

E un ministro della Repubblica che querela uno scrittore su carta intestata del ministero sta mettendo in atto un gesto autoritario: sta utilizzando la sua posizione per intimidire non solo me, ma anche voi. Da una parte c'è chi critica, dall'altra tutto il governo, che a oggi non ha manifestato alcun fastidio a essere strumentalizzato. Non mi fa paura la querela e non mi fa paura la solitudine. Ma voi dove siete finiti? Ricordate quando dicemmo "strozzateci tutti" a Berlusconi che avrebbe voluto strozzare chi scriveva di mafie? E ora, dove siete?

Quando ho criticato le politiche dei governi di centrosinistra mi veniva detto che diffamavo il Paese, che diffondevo disfattismo, che esponevo il fianco ai nemici della democrazia. In realtà attivare analisi e critica è il compito (direi il dovere) di chi racconta la realtà; e le sue parole vanno in soccorso della libertà, non la boicottano. Ci siamo ridotti a subire l'offesa che prendere posizione critica su questo governo sia un favore a qualche potente? A qualche interesse? Coraggio!

Ho a lungo riflettuto prima di scrivere queste righe, non vorrei pensiate che vi stia chiamando a raccolta per difendere me, ma vorrei capiste che il tempo per restare nelle retrovie è finito. Se non prenderete parte vorrà dire che quello che sta accadendo sta bene anche a voi. In tal caso a me non resterà il rimpianto di non averci provato, ma voi dovrete assumervi la responsabilità di ciò che accadrà: o complici o ribelli.

"La storia degli uomini - scrisse Vasilij Grossman in Vita e destino - non è dunque la lotta del bene che cerca di sconfiggere il male. La storia dell'uomo è la lotta del grande male che cerca di macinare il piccolo seme dell'umanità. Ma se in momenti come questo l'uomo serba qualcosa di umano, il male è destinato a soccombere". Voi siete il piccolo seme dell'umanità, senza di voi l'Italia è perduta. Allora, da che parte state?

*** Roberto SAVIANO, scrittore, L'appello di Roberto Saviano: "Rompiamo il silenzio contro la menzogna", 'la Repubblica', 24 luglio 2018, qui


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#HUMOR / Attraversare sulla zebra

via faceboook, 10 luglio 2018, qui

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#SPOT / L'arresto (Simona Vilchez)

Simona VILCHEZ
artista peruviana
L'arresto
'cartoonmovement.com', 10 luglio 2018, qui

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#SCRITTE / Se la vita ha un senso

via facebook, 9 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Che ognuno (Franco Arminio)

Che ognuno 
stenda il suo sogno
sulla tavola del mondo.
C'è spazio 
per i sogni di ognuno,
perché i sogni 
non prendono spazio, 
ma lo danno.

*** Franco ARMINIO, poeta, scrittore, paesologo, facebook, 19 luglio 2018, qui


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#SENZA_TAGLI / Legge del taglione (Guido Saraceni)

“Occhio per occhio, dente per dente”, questo è ciò che stabilisce una antichissima regola - la cosiddetta “legge del taglione”. In base a questo principio, una persona che ha subito un danno - come ad esempio la perdita di un occhio o di un dente - può legittimamente vendicarsi, infliggendo all’aggressore lo stesso supplizio. La legge del taglione viene spesso citata come esempio di inciviltà, con una accezione fortemente dispregiativa, (“non vorremmo mica tornare alla legge del taglione!” oppure “quelli sono rimasti alla legge del taglione!”).

In realtà, questa regola rappresenta un primo esempio basilare e fondamentale di civiltà giuridica: 1) stabilisce che un dente vale un dente - a prescindere dal fatto che esso appartenga a un plebeo o a un nobile 2) impone una inderogabile e matematica corrispondenza tra offesa ricevuta e vendetta: se mi fai cadere un dente, non posso legittimamente sterminare la tua famiglia.

Oggi, inizio del XXI secolo, in Italia, la Lega punta ad eliminare il requisito della proporzionalità tra offesa e difesa invertendo l’onere della prova - dovrà essere il morto, non l’assassino, a provare di essere stato ucciso senza un giustificato motivo.

Come dire: mi dai uno schiaffo, ti spezzo un braccio. Entri in casa mia, ti uccido. Metti a tutto volume un disco di Gigi D’Alessio, ti brucio casa.

Questo significherebbe fare un passo indietro di millenni, per collocare il nostro diritto ad un livello di violenza, barbarie e inciviltà paragonabile forse solo a quella di chi spezza gli spaghetti.

Complimenti al nuovo governo: avete appena toccato il fondo, ma state già iniziando a scavare.

Cialtroni.

*** Guido SARACENI, docente di filosofia del diritto e informatica giuridica presso l'università di Teramo, facebook, 22 luglio 2018, qui


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#RITAGLI / Noi, i predoni dell'Africa (Corrado Lorefice)

Tutti dobbiamo sapere che lungo i decenni e soprattutto in questi ultimi trent’anni l’Africa – che è il continente più ricco del mondo – è stata sfruttata dall’Occidente, depredata delle sue materie prime. Ce le siamo portate via, anzi le multinazionali l’hanno fatto per noi, senza pagare un soldo. E abbiamo tenuto in vita governi fantoccio, che non fossero in grado di difendere i diritti della gente. Le potenze occidentali mantengono inoltre in Africa una condizione di guerra perenne che rende più facile lo sfruttamento e consente un fiorente commercio di armi. (...)

Siamo noi i predoni dell’Africa!, siamo noi i ladri che, affamando e distruggendo la vita di milioni di poveri, li costringiamo a partire per non morire: bambini senza genitori, padri e madri senza figli. Un esodo epocale si abbatte sull’Europa, che ha deciso di non rilasciare più permessi per entrare regolarmente nel nostro continente. E allora questo esercito di poveri, che non può arrivare da noi in aereo, in nave, in treno, prova ad arrivarci sui barconi dei trafficanti di uomini (...)

Quelli che vengono chiamati centri di smistamento, di detenzione, quei centri che i nostri governi sollecitano e finanziano per “bloccare” il flusso migratorio, spesso richiamano i campi di concentramento. E se settant’anni fa si poté invocare una mancanza di informazione, oggi no. Non lo possiamo fare, perché ci sono le prove, nella carne martoriata di questa gente, nei filmati, nei reportage di giornalisti coraggiosi (mentre giornali e telegiornali di altra fatta parlano dei migranti sulle navi come di un “carico” alla maniera delle merci e delle banane!). Noi sappiamo, e siamo responsabili. E dobbiamo levarci! 

*** Corrado LOREFICE, 1962, arcivescovo di Palermo, discorso alla città durante la festa di Santa Ropsalia, citato da Michelangelo Nasca, L'arcivescovo di Palermo: "Siamo noi i predoni dell'Africa che affamano milioni di poveri', 'La Stampa', 17 luglio 2018, qui 


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lunedì 23 luglio 2018

#CIT / Felicità, fedeltà a un proposito degno (Helen Keller)

Helen KELLER, 1880-1968
 scrittrice, insegnante, attivista statunitense
da Il modo più semplice per essere felici, 1933
'aforismario.net', qui

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#FILASTROCCHE / Piccolo e grande (Germana Bruno)

Sai, l’oceano è così grande,
grazie alle gocce che sono tante.
Non ci sarebbe l’immenso mare
dove tuffarsi o navigare
senza le piccole gocce infinite,
strette strette e tutte unite.
Senza la piccola, minuscola goccia,
non ci sarebbe nemmeno la pioggia
per irrigare terreni e campi
e alimentare pozzi e sorgenti.
Ti senti grande, un vero gigante, 
ma senza il piccolo tu non sei niente,
è il più piccino colui grazie al quale,
l’intero mondo continua a girare.
A te è invisibile, ma sta tra la gente
e se non ci fosse saresti niente.
Presta attenzione, nel tuo cammino,
ad ogni essere, al più piccino,
perché di un meccanismo è parte
costruito a regola d’arte
ed ha bisogno, per mettersi in funzione,
di tanti pezzi diversi di forma e dimensione.

*** Germana BRUNO, scrittrice e insegnante, Piccolo e grande, da Giusto e sbagliato, binomio complicato, Aracne, 2014, citata in facebook, 10 luglio 2018, qui


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#SPOT / Specie invasiva

via facebook, 1 luglio 2018, qui

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#SGUARDI POIETICI / Chat Sciatt (Chiara Carminati)

Grz x il msg
t risp in rit
xke sn
smpr trp occ
ma tvb tvtrb tat
spr di ved prst
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s asp il sle
dp un tmprle


*** Chiara CARMINATI, 1971, scrittrice, Chat Sciatt, da Viaggia verso. Poesie nelle tasche dei jeans, Bompiani, 2018. Segnalato in 'ipoetisonovivi.com', 25 maggio 2018, qui


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#RITAGLI / Immigrati, tra percezione e realtà (Maurizio Ferrera)

Numeri
* In Italia ci sono poco più di 5 milioni di immigrati regolari, fra cui 1 milione di minorenni. 
* Il loro lavoro genera 130 miliardi l’anno, il 9% del Pil. 
* Gli immigrati hanno fondato e gestiscono 500mila aziende, versano 7,5 miliardi di Irpef. 
* Su un totale di 15 milioni di pensioni, solo 43mila vanno agli stranieri.

Numeri e percezioni
* 8,3% contro 30% - Gli immigrati presenti in Italia sono l'8,3%. Ma gli italiani credono siano il 30%.
* 10% contro 40% - La percentuale di immigrati disoccupati in Italia è di poco superiore al 10%. Ma gli italiani credono sia il 40%.
* 30% contro 60%  - Gli immigrati musulmani in Italia sono il 30% (e il 60% è cristiano). Ma gli italiani credono siano il 50%.
* Gli svedesi, sempre rispetto agli immigrati, hanno percezioni più vicine alla realtà: pensano che la presenza nel loro paese sia del 30%, mentre la realtà è del 30%.

(...) Certo, oltre ai regolari in Italia ci sono fra i quattrocento e i cinquecentomila irregolari o “clandestini”. Sono extracomunitari che arrivano da Paesi dove il visto non è richiesto. Fingono di essere turisti, ma poi si fermano. Oppure sono migranti sfuggiti alle maglie del sistema di accoglienza, in attesa di riuscire a varcare i nostri confini e dirigersi vero il Nord Europa. Alcuni lavorano nel sommerso, esposti a ogni genere di angherie e sfruttamento. Qualcuno commette reati, succede in tutte le comunità. Altri girano nelle nostre città, lavano i vetri, vendono cianfrusaglie, chiedono l’elemosina. Nessuno li vuole, neppure i Paesi da cui sono partiti. Ce ne sono alcuni che camminano con pile di libri che parlano di posti lontani. Chi si ferma ad ascoltarli a volte incontra giovani istruiti e dopo aver comprato uno dei loro testi si chiede se non ci sia un modo migliore per metter a frutto la loro istruzione. (...) 

L’accoglienza costa nel complesso fra i quattro e i cinque miliardi l’anno. L’Unione europea ci ha autorizzato a finanziarli in deficit, come se fosse un investimento sociale sul futuro. In parte lo è o lo sarebbe. Molti di questi migranti potrebbero fare lavori che noi italiani non vogliamo più fare (agricoltura, edilizia). Alcuni sono istruiti, potremmo impiegarli nella sanità, nel sociale, nelle fabbriche. E, come si è detto, abbiamo un grande bisogno di nuovi contribuenti per pagare le pensioni. Keynes ci ha insegnato che la spesa in deficit è accettabile quando i soldi si usano per preparare il futuro. Ma ci deve essere, appunto, preparazione: un grande progetto, una strategia di attuazione, coordinamento, monitoraggio, valutazione (per non parlare di onestà e buone maniere). Da noi la politica si è invece focalizzata solo sui paroloni, pronunciando verdetti generali: bisogna accoglierli, no bisogna respingerli; sono utili qui da noi, no se ne stiano a casa loro. Nessuno che abbia fatto ragionamenti empirici, scelte pragmatiche. 

Questo vale anche per le famose spese immani. Si dice: i quasi cinque miliardi sono troppi, sono uno “spreco”, vanno a “loro” invece che essere spesi per “noi”. Non è così. Quando va bene, a ciascun migrante arrivano due euro e mezzo al giorno per le piccole spese. Vengono alloggiati e nutriti, questo è vero; d’altra parte, non gli è consentito lavorare. In realtà il grosso della spesa va a italiani: ai proprietari delle strutture di accoglienza, ai fornitori, alle cooperative e così via. L’accoglienza è diventata un business. Con molte ombre (c’è gente senza scrupoli che si è arricchita, e molto), ma anche qualche luce. Il terzo settore ha potuto crescere e rafforzarsi, gli appalti per i progetti hanno dato reddito e lavoro a molti disoccupati nativi. L’aumento (abbastanza sorprendente, vista la crisi) di occupazione femminile nelle regioni del Sud è stato quasi tutto “tirato” dal sistema dell’accoglienza. (...)

*** Maurizio FERRERA, giornalista, Sì, servo, da 'Sette', 19 luglio 2018.

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#SENZA_TAGLI / Antonino Cassarà, l'immagine straziante (Lirio Abbate)



Questa era Palermo.
È un'immagine straziante. Il dolore di una moglie alla quale hanno ucciso sotto i propri occhi il marito. Un poliziotto che non si piegava ai boss e li combatteva al fianco del pool antimafia.
Lui era il vice questore Antonino Cassarà, un eroe. Per ucciderlo un commando di mafiosi armato fino ai denti lo ha atteso davanti la sua abitazione in viale Croce Rossa a Palermo il 6 agosto 1985 e lo ha colpito insieme all'agente Roberto Antiochia. 
La moglie lo ha visto arrivare dalla finestra e quando stava per entrare nel palazzo si è aperto l'inferno scatenato dai sicari. Centinaia di colpi sparati. Le urla di aiuto della signora Cassarà non hanno attirato nessuno. Lei si è precipitata nelle scale andando in soccorso del suo uomo, bussando con forza alle porte dei vicini ma nessuno ha aperto. Quando è arrivata in fondo alle scale il vice questore colpito alle spalle era riuscito a trascinarsi fin su la prima rampa, e qui sua moglie lo ha trovato. Si è piegata in ginocchio su di lui, abbracciandolo, e qui è rimasta immobile a piangere il suo uomo. Il nostro eroe. 
E così è stata trovata dai poliziotti che sono arrivati sul posto. E così la scientifica ha scattato questa immagine. Il dolore di una moglie, ma anche il nostro dolore di siciliani onesti. Ogni volta che guardiamo questa immagine che adesso la Questura di Palermo ha messo in mostra a Palazzo dei Normanni, dobbiamo tutti vergognarci e chiedere cosa hanno fatto la maggioranza dei siciliani per ripulire questa terra invasa dai mafiosi, dai collusi, dai corrotti, dai malfattori e predatori. 
Guardatela questa immagine e pensate al male che non solo i mafiosi ma anche i loro complici hanno fatto a tutti noi.
Grazie Cassarà e Antiochia.

*** Lirio ABBATE, 1971, giornalista e saggista, facebook, 20 luglio 2018, qui

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#VIGNETTE / AD (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
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domenica 22 luglio 2018

#SPOT / A chi sta in ginocchio (Passepartout)

PASSEPARTOUT
testo di Pietro Gorini e disegni di Gianfranco Tartaglia
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