venerdì 25 agosto 2017

#PIN / E' il tempo delle 'operazioni cleaning' (MasFerrario)


In Mixtura ark #Pin qui

#BREVITER / Roma, cleaning (mf)

MasFerrario, facebook, 25 agosto 2017, qui
vedi articolo Rinaldo Frignani, 'Corriere della Sera', 25 agosto 2017, qui

In Mixtura ark #Breviter qui

#VIGNETTE / Roma, sgomberi rifugiati (Mauro Biani)

Mauro BIANI
Roma, sgombero, 'il manifesto' 25 agosto 2017

In Mixtura altri contributi di Mauro Biani qui
In Mixtura ark #Vignette qui

#RITAGLI / Destra, e fascismo (Giuseppe Civati)

Oggi Paolo Mieli (qui) parla di «merito» di alcuni ex (?) capi mafia se non partono più le barche dalla Libia. E parla di risultato «davvero clamoroso». Di clamoroso qui c’è solo il disastro culturale e umano di un paese che sta perdendo se stesso per la presenza dello 0,3 per cento di persone che si trovano nel sistema dell’accoglienza. Noi 997, loro 3. E parliamo di assedio, di invasione, di situazione insostenibile. Speriamo non capiti mai a nessuno di noi di trovarci in 3 su 1000 in un paese così. E speriamo di non trovarci mai alla frontiera di un paese che non ci accoglie, lasciandoci a mercenari, torturatori, violentatori e anche mafiosi meritevoli.

Mentre si è sdoganato il razzismo e con esso sono esplosi l’immancabile sessismo e la violenza (che non è mai solo verbale) e si sono create le condizioni perché accadano fatti come quello di oggi, registriamo che fintamente preoccupati che altrimenti «vinca la destra», la destra è già al governo. E tutto intorno a noi si sente odore acre di fascismo.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'Possibile', Speriamo non capiti mai a noi, a nessuno di voi, blog 'ciwati', 24 agosto 2017

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri contributi di Giuseppe Civati qui

#SGUARDI POIETICI / Lo specchio (Kikuo Takano)

Che oggetto triste
hanno inventato gli uomini!
Chiunque si specchia
sta di fronte a se stesso
e chi pone la domanda
è, al tempo stesso, l’interrogato.
Per entrare più a fondo
l’uomo deve fare il contrario,
allontanarsi.

*** Kikuo TAKANO, 1927-2006, poeta e matematico giapponese, Lo specchio, da L’infiammata assenza, Edizioni del Leone, 2005, traduzione di Yasuko Matsumoto e Renato Minore, segnalato in 'ilcantodellesirene', 18 agosto 2017, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Kikuo_Takano


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#SENZA_TAGLI / Trump, è malato? (Federico Rampini)

Tra i democratici (e qualche repubblicano) si riapre il dibattito sulla salute mentale di Trump. Rilanciato fra l'altro dalla sua inquietante performance due sere fa a Phoenix in Arizona, dove per 45 minuti ha parlato a braccio, insultando i giornalisti, in preda a una deriva vagamente paranoica. La maggior parte del comizio lo ha dedicato a citare se stesso, leggendo sue dichiarazioni precedenti, per smentire le accuse dei media sulla sua vicinanza all'estrema destra. Il tono si avvicinava al delirio egomaniaco: un uomo ossessionato a tal punto da quel che dicono di lui, può governare l'America?

La questione della salute mentale fu oggetto di una dotta diatriba nell'associazione psichiatri americani prima dell'elezione. Potrebbe aprire all'uso del 25esimo emendamento (interdizione per incapacità di svolgere le sue funzioni), teoricamente più semplice e veloce della procedura d'impeachment. Però a usare il 25esimo deve essere... il vicepresidente, d'intesa con gli altri membri dell'esecutivo. Pochissimo probabile, nonostante i mal di pancia tra repubblicani. E a sinistra c'è chi ammonisce i democratici: parlate sempre e soltanto di lui, così fate il suo gioco.

*** Federico RAMPINI, giornalista e saggista, Trump è malato?, blog 'estremo occidente', 24 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Federico Rampini qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

#FOTO / Poliziotto accarezza una migrante

foto di Angelo Carconi-Ansa
Vincenzo Livieri-LaPresse
Roma, 24 agosto 2017
repubblica, qui

La foto di un momento, la carezza di un poliziotto a una migrante disperata. L'agente deve effettuare lo sgombero, la donna non ha un posto dove vivere. Ed è un momento di luce nel buio di Roma nel pieno degli scontri tra le forze dell'ordine e le centinaia di eritrei, etiopi e somali che avevano occupato un palazzo di via Curtatone, vicino a piazza Indipendenza. 
Intorno al poliziotto e alla migrante scene di guerriglia urbana: sassi e bottiglie lanciate dalle finestre, manganelli, idranti. 
A due passi dalla stazione Termini ci sono persone a terra, operatori di Medici senza Frontiere che soccorrono i feriti. E un solo momento di pace immortalato dal fotografo dell'Ansa Angelo Carconi e da quello di LaPresse Vincenzo Livieri, una sequenza di poche immagini, un pezzo di speranza in mezzo al caos. (articolo qui)

#RITAGLI / Roma, la guerra ai poveri spacciata per emergenza migranti (Francesca Fornario)

«Vogliamo giocare!» gridano i bambini affacciati alla finestra dello stabile sotto sgombero, sventolando un lenzuolo bianco con scritto «Non siamo terroristi, vogliamo una casa dove vivere». Decine di piccole teste che si sporgono dalla balaustra: «Vogliamo andare in piscina! Vogliamo andare ai giardini!». Da quattro giorni non escono di casa. Casa, per loro che qui sono cresciuti, è lo stabile sotto sgombero in Piazza Indipendenza, a due passi dalla stazione Termini e dalla scuola che frequentano. Un palazzone di sei piani che appartiene a un fondo immobiliare, in disuso da anni prima che qui trovassero rifugio centinaia di rifugiati provenienti dall’Etiopia e dall’Eritrea. Bambini, donne e uomini che – secondo quanto ha stabilito la legge esaminando ogni caso – hanno diritto alla protezione umanitaria, perché fuggono da guerre e persecuzioni. (...)

«Dicono che prendiamo 35 euro al giorno, ma non è vero!», protesta Alem seduta sulla sua valigia, una delle decine accatastate in strada: sacchi neri, scarpe, stampelle, scolapiatti, peluche. Si riferisce alla bufala che circola in rete, periodicamente rilanciata dai giornali di destra. Trentacinque euro a persona – quasi interamente provenienti da fondi europei erogati allo scopo – sono in realtà i soldi percepiti dalle cooperative e che gestiscono i centri di accoglienza per richiedenti asilo.

«Se non vi piace stare in Italia, perché non ve ne andate?», le ha chiesto un ragazzo attirato in piazza dalle proteste. «Perché non possiamo», risponde Alem: «La legge ci obbliga a restare qui». Alcuni ci hanno anche provato ad andarsene, come del resto ci proviamo noi. Un diciottenne italiano su due sogna di andare a lavorare all’estero, e da anni il numero di italiani che lasciano il paese per sfuggire al lavoro precario e sottopagato e agli affitti astronomici è superiore al numero dei migranti che sbarcano qui. «Mi hanno rispedito indietro», racconta Buru, infermiere: «Dal Belgio, dove ho provato a raggiungere mio fratello, e dalla Francia dove abitano i miei cugini che mi avrebbero ospitato. Mi hanno detto che dovevo tornare in Italia». Anche questo prevede la legge. L’obbligo di chiedere asilo nel paese dove si approda, l’obbligo di restarci se la domanda viene accolta. «Ma vivere in Italia è impossibile. Il lavoro non si trova. Quando lo trovi, non trovi la casa: leggi l’annuncio, telefoni, prendi appuntamento per visitare l’appartamento e quando vedono che siamo neri non ce le danno. Sono mesi che cerco una casa da dividere con due amici. Potremmo pagare, ma niente». (...)

*** Francesca FORNARIO, giornalista e autrice satirica, Sgomberi a Roma, la guerra ai poveri spacciata per emergenza migranti, 'ilfattoquotidiano.it', 23 agosto 2017

LINK articolo integrale qui

giovedì 24 agosto 2017

#BREVITER / Trump, Raggi: leader? (mf)

MasFerrario, facebook, 24 agosto 2017, qui

In Mixtura ark #Breviter qui

#PIN / Se abbiamo buon senso (MasFerrario)

twitter, 15 gennaio 2013

In Mixtura ark #Pin qui

#HUMOR / Uno psicopatico sul treno

(via facebook)
In Mixtura ark #Humor qui

#VIDEO / Processo al papà per eccesso di velocità (Frank Caprio)


Processo al papà per eccesso di velocità
Il giudice Frank Caprio
https://en.wikipedia.org/wiki/Frank_Caprio_(judge)
facebook, 13 agosto 2017
video 4min37

Un giudice famoso negli Usa, un padre sotto processo, il bambino sincero...

#SGUARDI POIETICI / Sprazzi di cielo (Gianluca Alberti)

Sprazzi di cielo
Tra alberi e nuvole
Noi siamo
Ma solo riflessi
In tavolini da bar
Accoglienti
Per il caffè 
E la sigaretta

*** Gianluca ALBERTI, 'facebook', 21 agosto 2017, qui

foto di Gianluca Alberti,  qui

In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / Civismo, un insegnamento che viene dal Sud Italia (Nicola Fiorentino)

Tutto lo studio vostro, tutta la vostra applicazione deve consistere in anteporre il vantaggio della Re-pubblica al vostro, in insinuare questa massima alla cieca moltitudine, perché non vi è vera Repubblica quando ognuno è avvezzo ad anteporre l’utile proprio a quello dello Stato, e perciò a brigar le cariche con ogni mezzo, a fare contratti usurai, furti, falsità, prevaricazioni, calunnie. Sì, da voi, amatissimi miei giovani cittadini, da voi solo spero lo stabilimento della nostra Repubblica: attendete a rendervi, e formare virtuosi i vostri; distruggete coraggiosamente quel terribile mostro divoratore delle repubbliche, chiamato Egoismo. 

*** Nicola FIORENTINO, 1755-1799, scienziato, scrittore e patriota, estratto dal discorso Ai giovani cittadini studiosi della Rivoluzione napoletana del 1779, citato da Società di Studi Politici, Napoli, Manifesto pubblicitario per la rappresentazione teatrale del Simposio di Platone, Napoli, 19 aprile 2008. Segnalato anche qui


In Mixtura ark #Mosquito qui

#SENZA_TAGLI / In troppi per lasciarci odiare (Alessandro Gilioli)

«Sono contento che ti sia capitata questa disgrazia» è la frase con cui un signore di Carugate - l'avrete letto - ha chiuso il suo messaggio di odio verso un disabile che gli aveva procurato una multa.

Ora dice che c'è un'inchiesta, forse è stato identificato, e così via. Ma il caso singolo ha poca importanza, in fondo. O meglio, avrebbe poca importanza se non interpretasse lo spirito del tempo presente, che è intriso non solo di odio, ma soprattutto di contentezza per le disgrazie altrui. e per converso, di rabbia per se altri invece sono felici.

Pensate al post di Salvini sui migranti che un prete ha portato a rinfrescarsi in piscina. È la (breve) felicità di quattro ragazzi neri che ha fatto saltare i nervi a Salvini. È la loro gioia che lo ha reso furioso.

Ma, di nuovo, anche Salvini interpreta i tempi - oltre a peggiorarli, mettendo ogni giorno nel mondo cattive cause. E il tempo è quello in cui la disperazione di individui soli e atomizzati trova morboso conforto solo se anche un altro sta male; e trova invece ulteriore motivo di rabbia se un altro è sereno.

La lingua tedesca, si sa, ha una parola che gira attorno a questo sentimento, Schadenfreude, che forse però indica un'emozione più sottile, quasi vergognosa. Mentre il tratto caratterizzante dei nostri giorni è la rivendicazione di questa malata gioia per l'altrui disgrazia: il "ti sta bene" urlato al disgraziato, l'augurio esplicito di morte, malattia e dolore all'avversario politico, al vicino di casa, all'automobilista accanto. Non ci si vergogna più di odiare, anzi lo troviamo liberatorio. Vergognarsi di odiare viene considerata cosa da "buonisti", termine il cui conio ha segnato l'inizio di questo approccio alla vita.

Del resto leggeteli, i giornali che si fanno vessilliferi di questa bile sdoganata: leggeteli, guardateli in trasparenza, auscultatene il cuore avvelenato, annusatene il fetido livore: e sono i veri vincitori dell'oggi, sono i veri demiurghi di un'egemonia culturale che poi emerge per strada come sui social network - è lo stesso, perché ovunque può farlo viene a galla.

Ma andate anche oltre, guardate alla paradossale inversione della contrapposizione di classe, che non è più solo quella "dall'alto verso il basso" di cui qui e altrove tanto spesso si è purtroppo parlato, ma è anche la sua più triste conseguenza cioè la convinzione più o meno conscia che la riduzione della condizione altrui - del vecchio, del giovane, del precario, del pensionato, dell'immigrato, ma anche dell'impiegato o del tranviere - sia una compensazione e un risarcimento per la riduzione della condizione nostra: quando invece ne è un risvolto, uno specchio, una causa e una conseguenza.

Non usciremo - no, non usciremo - dalla crisi esistenziale e pratica in cui stiamo affogando finché non rovesceremo questo approccio al nostro esistere e a quello altrui.

Siamo ormai in troppi, sul pianeta e nelle nostre città, per non permetterci l'empatia reciproca.

Siamo in troppi, e con troppi problemi, per permetterci di ridere ciascuno dell'infelicità e delle disgrazie altrui.

Siamo in troppi, e troppo vicini ciascuno all'altro, per non passare rapidamente dalla Schadenfreude alla Mudita, per non capire con Georges Bernanos che Il segreto della felicità è trovare la propria gioia nella gioia dell'altro.

*** Alessandro GILIOLI, giornalista e saggista, Siamo in troppi per lasciarci odiare, blog 'piovono rane', 22 agosto 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Alessandro Gilioli qui
In Mixtura ark #SenzaTagli qui

mercoledì 23 agosto 2017

#BREVITER / Occidente (mf)

MasFerrario, 'facebook', 23 agosto 2017, qui

In Mixtura ark #Breviter qui

#HUMOR / A parole son tutti bravi

(via pinterest)

In Mixtura ark #Humor qui

#SCRITTE / Malattie e vini

(via facebook, qui)

In Mixtura ark #Scritte qui

#SGUARDI POIETICI / Ho rivolto il mio viso al portone (Anonima Egiziana, XIII sec. a.C.)

Ho rivolto il mio viso al portone.
Ecco, viene da me il mio amato.
I miei occhi sono (fissi) sulla strada,
le mie orecchie ascoltano il batter delle suole.
Fccio dell’amore per l’amato la mia occupazione
Quando son sola perché lui non c’è,
non tace il mio cuore,
mi manda un messaggero, dai piedi veloci,
che entra e se ne va,
per dirmi che mi tradisce
perché ne ha trovata un’altra,
e si fa bello del suo volto.
Perché far male al cuore d’un altro, tradendo?

*** ANONIMA EGIZIANA del XIII secolo a.C., Ho rivolto il mio viso al portone, da Inizio dei canti gioiosi e belli per la tua amata quando ritorna dai campi, II Raccolta, Papiro Harris 500 B, traduzione di Edda Bresciani, in L’Egitto e il vicino Oriente, n. 2, La Storia, Edizioni Corriere della Sera’, 2013


In Mixtura ark #SguardiPoietici qui

#MOSQUITO / Disobbedienza civile, il più alto rispetto della legge (Martin Luther King)

Chi trasgredisce una legge ingiusta, lo deve fare apertamente e con amore... Sono fermamente convinto che chi trasgredisce una legge, da lui in coscienza ritenuta ingiusta, accettandone di buon animo la pena relativa e restando in carcere per destare la coscienza della comunità di fronte a tale ingiustizia, costui - dicevo - ci offre il più alto esempio di rispetto per la legge... 
Non dovremmo mai dimenticare che tutto ciò che Hitler fece in Germania fu «legale» e tutto ciò che fecero i combattenti ungheresi per la libertà fu «illegale». 

*** Martin Luther KING, 1929-1968, pastore battista e politico statunitense, Lettera dal carcere di Birmingham, 1963, citato da Lerone Bennett, esperto statunitense di storia afroamericana, Martin Luther King, L’uomo di Atlanta, 1968, Claudiana, 1968 e L’Unità - Nuova Iniziativa Editoriale, 2008.


In Mixtura altri contributi di Martin Luther King qui
In Mixtura ark #Mosquito qui