martedì 28 maggio 2019

#SGUARDI POIETICI / Dal cassetto (Konstantinos Kavafis)

Volevo appenderla a un muro della stanza.

Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata.

Non la metto in un quadro questa foto.

Dovevo conservarla con più cura.

Queste le labbra, questo il viso –
ah, per un giorno solo, per un’ora
solo tornasse quel passato.

Non la metto in un quadro questa foto.

Mi fa soffrire vederla così guasta.

Del resto, se anche non fosse guasta,
che fastidio badare a non tradirmi –
una parola o il tono della voce –
se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

*** Costantino KAVAFIS, 1863-1933, poeta e giornalista greco, Dal cassetto, da Poesie erotiche, Crocetti Editore, 1983, traduzione di Nicola Crocetti
https://it.wikipedia.org/wiki/Konstantinos_Kavafis


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#SENZA_TAGLI / Sinistra europea, la batosta (Giacomo Russo Spena)

La Caporetto della sinistra italiana era abbastanza annunciata. Ma qui, se guardiamo all'Europa, è un disastro generale nel mondo della sinistra: Podemos arretra, Ada Colau perde Barcellona per 4mila (fottuti) voti, sindaca Carmena perde a Madrid, Corbyn prende una scoppola in Gran Bretagna, idem Melenchon in Francia. Il Gue è ridimensionato e ai margini.
Le forze europeiste, pro austerity, come l'Alde crescono. Intanto le socialdemocrazie catturano il voto come argine ai nazi-pop. Incredibile il successo di Sanchez in Spagna.

La vera riflessione che va fatta è sul Terzo Spazio che tanto viene invocato: quello alternativo sia ai sovranisti che all'establishment europeista.

Oggi, questa opzione, prende una batosta.

*** Giacomo RUSSO SPENA, giornalista, facebook, 27 maggio 2019, qui


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#BREVITER / Il M5S perde 6 milioni di voti (Matteo Capponi)

via facebook, 27 maggio 2019, qui

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#VIGNETTE / Dai, l'Italia è meglio (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'il manifesto', 27 maggio 2019, via facebook, qui

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lunedì 27 maggio 2019

#SPILLI / Elezioni Europee 2019, un'Italia sempre più problematica (Massimo Ferrario)

Sono elezioni europee. E dunque i voti dovrebbero valere per l'assetto europeo. Ma dappertutto, e in Italia in particolare, la campagna è stata tutta imperniata sul nostro ombelico italiano. 

E' quindi ovvia conseguenza che gli italiani abbiano votato, o si siano astenuti, pensando soprattutto ai problemi di casa nostra: premiando e punendo chi è al governo e chi è all'opposizione da poco più di un anno. 

I risultati definitivi, dopo le imprecisioni degli exit poll di domenica notte (scontate: ma perché si buttano soldi per farli e tempo per discuterli nelle varie 'maratone' televisive?), sono questi: 
* Lega: 34,3%; 
* Pd: 22,7%; 
* M5S: 17,1%; 
* FI: 8,8%; 
* FdI: 6,5%, 
* +Europa: 3,1%; 
* Europa Verde: 2,3%; 
* Sinistra: 1,7%. 

Proiettando i dati sull'Italia e immaginando varie combinazioni praticabili, i numeri parlano da soli:
* Governo (ormai decisamente 'nero-giallo' e non più 'giallo-verde'): 51,4%; 
* Centro-Destra (Lega+FdI+FI): 49,6%; 
* Destra-Destra (Lega+Fdi): 40,8%; 
* Centro-Sinistra (Pd++Europa): 25,8%. 
* Tutto il resto (sinistra compresa): frattaglie inconsistenti.

Traggo tre brevissime considerazioni, che mi paiono peraltro banali. 

1) La destabilizzazione del governo, iniziata mesi fa, è destinata a procedere esponenzialmente fino, probabilmente, ad esplodere: o domani, o tra qualche mese, o comunque entro l'anno. E un'altra possibile campagna elettorale è destinata a trasformare definitivamente la nostra democrazia in una 'democrazia elettorale', fondata sul principio della propaganda infinita e sul dolce e suadente meccanismo del 'vellicamento continuo della pancia del popolo'. Questo, senza contare, che 'dietro l'angolo' (e forse già 'davanti all'angolo') si annuncia una 'democrazia plebiscitaria', interamente affidata all'Uomo della Provvidenza (in questo caso pure della ...madonna), che promette di risolvere ogni problema anche 'scantonando' o 'piegando' a proprio vantaggio leggi, regole, procedure (del resto in linea con il menefrego tanto vantato).

2) Al di là della discussione sul pericolo 'fascismo sì / fascismo-no', il processo di deriva culturale verso i valori della ultradestra, dopo l'esperienza storicamente conclusa dell'altro secolo, non è mai stato tanto rigoglioso (e precipitoso) come oggi: lo stiamo percorrendo a passo di corsa, 'felici e contenti' come nel finale delle favole. 
Senza cadere nel catastrofismo, temo che il finale non sarà quello delle favole: anche perché non siamo nelle favole. E la madonna cui qualcuno ci ha affidato, quasi perché interpreti il ruolo, appunto delle favole, della Bella Principessa Salvatrice, ha dimostrato, nei tanti eventi tragici dell'umanità di cui gronda la Storia, che, se esiste, è stata, è e sarà in tutt'altre faccende affaccendata. 

3) Scomparsa la sinistra, il voto pare emettere timidi segnali di una possibile ripresa di un Centro-Sinistra che smetta di imitare il Centro-Destra. Ma è ancora prematuro immaginare che nasca un'alternativa di questo tipo in questo campo: anche perché i numeri, se dicono che il renzismo, con la sua autosufficienza orgogliosamente e stupidamente orientata a destra, esce sconfitto, comunque restano ad oggi isolati e ultraminoritari, nel pieno a mani basse accaparrato dalle destre, e perché possano diventare 'usabili' in una logica di governabilità richiedono alleanze, se non con partiti, almeno con gli elettori astenuti o fuggiti altrove, al momento poco ipotizzabili e certamente non percorribili nell'immediato.

Massimo Ferrario, Elezioni Europee 2019, un'Italia sempre più problematica, per Mixtura


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#VIGNETTE / Non avere paura (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
facebook, 27 maggio 2019, qui

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#SGUARDI POIETICI / Lettera a Enrico (Matteo Fantuzzi)

Caro Enrico, spero tu stia bene.
Qua le cose vanno fino a un certo punto
e poi si fermano. Tu non crederesti a quello
che è accaduto in questi giorni
e non ti parlo solo del partito, le cose
non si sono ricucite ovunque, qua si cambia
per non cambiare niente e nelle stanze buie
se ne stanno ancora tutti quanti.
Io non so che dirti Enrico
non sappiamo nulla delle stragi dopo così tanti anni
che si perdono nella memoria luoghi, eventi,
fatti: e tutto vale quanto il suo contrario
ci accontentiamo di mangiare giorno dopo giorno
le bucce che ci scendono dal tavolo per terra
e che si sporcano di polvere. Enrico adesso
non si crede e basta, si pensa solo a respirare
a pelo d’acqua salendo sopra gli altri morti,
s’infierisce sopra i corpi senza compassione, senza pianto.
Enrico spero che a te almeno tutto vada meglio,
spero tu non soffra, spero tu non sappia perché credo
non vivresti come non facciamo noi nel quotidiano.
Ti saluto come con un padre e un fratello
assieme, con l’affetto di chi non si conosce
eppure ti cammina accanto. Salutami Pier Paolo.

Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista negli anni delle contestazioni e delle stragi, morto a Padova l’11 Giugno 1984 dopo essere stato colpito quattro giorni prima da un ictus durante un comizio che comunque volle portare a termine. Al suo funerale parteciparono un milione di persone, quasi tutte con l’Unità sotto braccio.

*** Matteo FANTUZZI, 1979, poeta, Lettera a Enrico, da La stazione di Bologna, Feltrinelli, 2017, in 'ipoetisonovivi.com', 15 maggio 2019, qui


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#VIGNETTE / Volete il reddito di cittadinanza? (Natangelo)

 
NATANGELO
facebook, 27 maggio 2019, qui

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domenica 26 maggio 2019

#SPOT / Voto europeo 2019 (Trik)

TRIK
artista olandese
'cartoonmovement.com', 23 maggio 2019, qui
"Fai attenzione a ciò che desideri"

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#PIN / Se darai tempo al tempo (MasFerrario)


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#VIDEO / Così i postnazisti si sono infiltrati nella Lega (Claudio Gatti)

Claudio GATTI, 1955
giornalista
“Così i postnazisti si sono infiltrati nella Lega”
intervista di Silvia De Santis 
'michelesantoro.it', 22 maggio 2019
 video 5min31

Silvia De Santis: ""Chiedersi se Matteo Salvini sia fascista non è solo un esercizio inutile, è un grave errore. Perché vuol dire cercare quel che non c’è. Il fascismo è finito con Mussolini. Quella che non si è mai spenta è la fiamma culturale e ideologica che lo ha alimentato”. Il giornalista d’inchiesta Claudio Gatti racconta alle telecamere di Servizio Pubblico di come, dai tempi di Bossi fino ai giorni nostri con Matteo Salvini, la Lega Nord sia sempre stato un partito infiltrato dai movimenti di ultradestra, postnazisti.

“Avevano capito che la strada per il neofascismo era un vicolo cieco, che si sarebbero scontrati con gli anticorpi democratici della società. Serviva loro una terza via, un corpo politico senz’anima da contaminare. Il veicolo perfetto si rivelò la Lega, con un leader opportunista come Umberto Bossi che fatto salvo l’etnoregionalismo, ovvero la superiorità dei Padani, non era ideologicamente connotato”.

Attraverso i racconti della gola profonda Alberto Sciandra, “quasi un eroe della democrazia”, lo definisce il giornalista, Gatti ricostruisce alcune pagine della storia italiana ancora rimaste nell’ombra, fino ad arrivare a Matteo Salvini. “Un postnazista? No, così come non lo era neppure Bossi. È un banchiere politico, un utilizzatore e venditore di derivati fascisti con cui si è arricchito, usandoli cinicamente per emergere e rimanere al centro dell’attenzione nazionale”. ""

Claudio Gatti, I demoni di Salvini. 
I postnazisti e la Lega. La più clamorosa infiltrazione politica della storia italiana
Chiarelettere, 2019

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#QUADRI / Ira Tsantekidou

Ira TSANTEKIDOU, 1967
artista greca

° ° °

Ira TSANTEKIDOU, 1967
artista greca

° ° °

Ira TSANTEKIDOU, 1967
artista greca

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#VIGNETTE / L'ultimo ritrovato italiano (Altan)

ALTAN, 1942
Repubblica delle Idee 2019, 'la Repubblica', qui

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#SGUARDI POIETICI / Rom (Sara Ferraglia)

Le ho dato qualche soldo e mi ha sorriso
con la bocca intagliata fra le rughe
come fessura sopra una corteccia.
Un fazzoletto nero e dentro un viso
che un tempo forse ha visto fame e fughe, 
dove il sorriso ora ha fatto breccia.

Curvo sotto l'ingombro dei vestiti, 
troppo pesanti per il caldo estivo, 
un corpo indefinito e consumato
dal disamore e dagli sguardi ostili
che lento avanza solo perché è vivo,
che esiste solo perché l'ho guardato.

E serra una signora la borsa di Vuitton
e ancor di più le labbra, come un ghigno, 
come se avesse visto Belzebú. 
Si avvicina di un passo, sempre più. 
La mano che alla bocca fa da scrigno 
mentre sussurra "Brucerei i rom".

*** Sara FERRAGLIA, poeta, Rom, facebook, 18 maggio 2019, qui

disegno di Walter D'agostino

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#RACCONTId'AUTORE / Giacomo di cristallo (Gianni Rodari)

Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l’aria e l’acqua. Era di carne e d’ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.

Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.

Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.

Un’altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.

Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli faceva una domanda, prima che aprisse bocca.

Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava “Giacomo di cristallo”, e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.

Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.

La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.

Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.

Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo nella più buia prigione.

Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri. Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

*** Gianni RODARI, 1920-1980, scrittore, pedagogista, giornalista e poeta, Giacomo di cristallo, da Favole al telefono, Einaudi 1962, riprodotto in Giovanni De Mauro, Muri, 'internazionale', n. 1307, 17 maggio 2019, qui


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#VIGNETTE / E allora, mamma...? (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'Il Fatto Quotidiano', 25 maggio 2019, via facebook, qui

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sabato 25 maggio 2019

#IN_LETTURA / Anthonie Pieter Schotel, Jeffrey T. Larson, Nicholay Bogdanov-Belsky

Anthonie Pieter Schotel, 1890-1958
pittore olandese
via pinterest

° ° °

Jeffrey T. Larson, 1962
pittore statunitense
via pinterest

° ° °

Nicolay Bogdanov-Belsky, 1868-1945
pittore russo
via pinterest

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#FUMETTI / Né terrapiattisti né terrasferisti (Stefano Disegni)

Stefano DISEGNI, 1953
giornalista, fumettista
'7 - Corriere della Sera', 24 maggio 2019

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#HUMOR / Il karma

via facebook, 7 marzo 2019, qui

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#VIGNETTE / Dunque, lei è un egocentrico (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI,  1967
facebook, 13 maggio 2019, qui

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