martedì 5 settembre 2017

#SORRISI_CONTAGIOSI / Mongolia, Namibia, Tibet

Mongolia
(via pinterest)

° ° °

Namibia
(via pinterest)

° ° °

Tibet
(via pinterest)
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#FOTO / Speranza, nonostante tutto (Amer Almohibany)

foto di Amer Almohibany-Afp
Douma, periferia Damasco
'La Stampa' facebook, 5 settembre 2017
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#SGUARDI POIETICI / Sono venuta da te ma non profumo (Maram al Masri)

Sono venuta da te ma non profumo
e non indosso gioielli
sono venuta da te
come sono veramente
senza cornice
senza falsità
sono venuta da te...
come una abitante della Terra.

*** Maram al MASRI, 1962, poetessa siriana, Sono venuta da te ma non profumo, traduzione di Bianca Carlino, da Maram al Masri, Ti minaccio con una colomba bianca, a cura di Bianca Carlino, Liberodiscrivere, Genova, 2005

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#MOSQUITO / Democrazia, è implosa (Giampaolo Simi)

La democrazia è stata un bel sogno, okay, era giusto provarci, ma siamo seri: ormai è implosa. 
Mi spiego. Se sei capace di correre un’ora sopra un nastro senza spostarti di un solo millimetro, guardando un monitor e inquadrandoti con il telefonino, io non posso certo impedirtelo. Ma il mio voto non può valere quanto il tuo. Cosa ti differenzia da un criceto lanciato al galoppo nella sua ruota? L’intelligenza. Il criceto infatti non viene sfiorato dal dubbio che la sua corsa nella ruota sia così interessante da finire su internet e soprattutto non paga per farlo, anzi, gli garantiscono vitto e alloggio. Sarei inoltre disposto a bruciare personalmente il certificato elettorale di tutti quelli che individuano nella cura ossessiva delle sopracciglia l’unica caratteristica che ci colloca un gradino evolutivo sopra gli scimpanzé. Sono quindi arrivato alla conclusione che la miglior forma di governo sarebbe una mia illuminatissima dittatura. Non essendo un’opzione possibile, combatto fieramente qualsiasi altra svolta autoritaria. L’ho giurato a me stesso una sera al supermercato, davanti al reparto degli yogurt. Avete mai contato i metri lineari di scaffali dedicati ai fermenti lattici? Li avete mai paragonati a quelli riservati al pane, al caffè o a un altro singolo bene di prima necessità? Solo il vino e la pasta reggono il confronto, ormai, ma ogni mese questi dello yogurt si inventano un nuovo batterio con un nome da console romano. In quel momento ho capito. Siamo una società ossessionata dalla propria flora intestinale, votiamo con la pancia e saremo quindi in grado di avviarci verso un baratro di merda da soli, senza bisogno di pifferai magici o uomini della provvidenza.

*** Giampaolo SIMI, scrittore, sceneggiatore, La ragazza sbagliata, Sellerio, 2017

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#SENZA_TAGLI / Stupri (Matteo Saudino)

Nella stupida e razzista ricerca dell'etnia e della religiosità degli stupratori (4 su 10 sarebbero stranieri e dunque 6 su 10 sarebbero italiani), tanto amata dai media e dai politici sciacalli, finiamo per trascurare due certezze: 8 stupratori su 10 sono parenti, familiari, amanti, amici, conoscenti e 10 su 10 sono MASCHI.
Lo stupro è figlio di una subcultura maschile, atavica e violenta, che considera le donne corpi e oggetti da prendere anche con la forza.
Per contrastare tale barbarie bisogna abbandonare le faziose storture ideologiche e partire dalla realtà del fenomeno.

*** Matteo SAUDINO, insegnante di filosofia e storia, Stupri, 'facebook', 4 settembre 2017, qui


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lunedì 4 settembre 2017

#CIT / Chi non ascolta (Anonimo, 'Dhammapada', V sec. a.C.)

Anonimo, Dhammapada, 152
citato in Franz Metcalf e B.J.Gallagher Hateley,
Buddha in ufficio, 2003, Armenia, 2005

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#SPOT / Nessun social network però

(via pinterest)
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#SCRITTE / La sede del Pd

(via pinterest)

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#SGUARDI POIETICI / Ogni tuo arrivo (Daria Menicanti)

Ogni tuo arrivo inaspettato è un chiuso
guizzo,
una fitta
di felicità.

Così ronza di fusa il magro gatto
figlio di ignoti se si trova accanto
una tazza incredibile di latte
paradisiaco.

*** Daria MENICANTI, 1914-1995, poetessa, insegnante, traduttrice, Ogni tuo arrivo, settembre 1964, da Canzoniere per Giulio, Manni, 2004, citata in 'larecherche.it', 10 dicembre 2010, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Daria_Menicanti


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#SENZA_TAGLI / Razzismo, la donna, il bambino, l'uomo (Marco Furfaro)

"A me non frega un cazzo se muoiono o stanno male. A me fanno schifo. Io sono nata in Italia, loro in Africa. Che ci restino, anche a morire. A me fanno schifo, che muoiano là, non voglio nemmeno vederli questi negri!".

Supermercato, Roma. Mentre sto sistemando le casse di acqua nel carrello, sento una signora parlare in maniera concitata, quasi urlando, alla signora che serve piatti preconfezionati al banco. Capisco quasi subito che sta iniziando una scenata razzista. Quelle di sopra sono le sue parole. Inizio ad urlare pure io, sbagliando. Ma perdo la testa. Cavolo, capisco (o meglio, non lo capisco, ma almeno è una spiegazione) la rabbia per le bufale o le stupidaggini che vengono raccontate in televisione. Posso persino comprendere la rabbia se commenti uno stupro o un disagio. Ma qui siamo oltre, al razzismo puro, al pregiudizio etnico.
Perdo la testa, le rimprovero che ha un bimbo di 7-8 anni con lei e che gli sta insegnando la disumanità, la barbarie. Che se fosse stato per gente come lei questo Paese sarebbe ancora a gasare le persone e a tenere fuori dai negozi la gente per colpa della razza o della religione che professa. Nel mentre, un uomo che aveva visto tutta la scena con aplomb inglese, mi guarda rassegnato e mi dice: "qui abiti, che credi. Questo è il tuo Paese".

Finita la scenata, non sono più riuscito a fare la spesa. Ero così arrabbiato che me ne sono tornato a casa.

Ieri sera, a letto, mi tormentavo. Quella scena non era nuova. Già sentita mille volte questa estate. Nei bar, in spiaggia, in montagna. Ma non riuscivo a calmarmi. Mi innervosivo persino del fatto che quella razzista mi aveva lasciato il nervoso addosso. Mi innervosivo per quel bambino, per come crescerà. Mi innervosivo pure per il fatto che mi toccava tornare a fare la spesa visto che poi non ho comprato più nulla.
Poi ho capito, non era lei che mi aveva scosso. Ma l'uomo. Ho rimesso a fuoco. L'ho ricordato perfettamente. Era con me. Nello spirito, nella testa e nelle idee. La schifava quella signora. Ma era rassegnato, come se fosse normale. Non dovevo prendermela, era inutile. Voleva dirmi "arrenditi, vivi meglio, questa oggi è l'Italia". A quel punto, la tristezza ha sopraffatto il nervoso.
Non so se sia così. Ma so una cosa ancora più importante. Se in questo Paese c'è la democrazia, è perché c'è chi decise di non arrendersi, anche quando era minoranza. Ci sono momenti in cui è facile sedersi dalla parte dell'odio o del mutismo. Io vivo grato a chi non lo fece, prego ogni giorno per coloro che oggi fanno lo stesso. Non arrendetevi, perché la storia insegna che il passo successivo sono le guerre. E, adesso, rimpiango di non aver parlato con quell'uomo e di non aver detto a quel bimbo, magari dandogli una carezza, "ti salveremo noi, non preoccuparti".

*** Marco FURFARO, politico, facebook, 2 settembre 2017, qui


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#MOSQUITO / Credere o sapere? (Alessandro Perissinotto)

La fiducia che noi riponiamo negli altri non ha niente di sincero: è pura necessità. Siamo fiduciosi in ciò che gli altri fanno e dicono solo perché, il più delle volte, non possiamo regolarci diversamente. Senza la fiducia non prenderemmo più gli aerei, non attraverseremmo più la strada, non abiteremmo le nostre case, non mangeremmo al ristorante; e non ci sposeremmo, non faremmo l’amore, non ci mostreremmo neppure nudi e indifesi di fronte all’altro. Ma quando qualcuno ci offre la possibilità di scambiare la fiducia con la certezza, quasi mai rifiutiamo il baratto; quando ci chiedono se preferiamo credere o sapere, difficilmente ci accontentiamo del credere.

*** Alessandro PERISSINOTTO, 1964, scrittore, Quello che l'acqua nasconde, Piemme, 2013


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domenica 3 settembre 2017

#PIN / Utopia (MasFerrario)

twitter, 4 novembre 2012

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#SPOT / Io non sono

(via facebook)

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#CIT / Elezioni (Nicolás Gómez Dávila)


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#SGUARDI POIETICI / La forza delle cose (Franco Marcoaldi)

Continueremo a perlustrare 
il mondo, anche senza volerlo. 
Avremo fame della vita, 
anche senza saperlo.  

*** Franco MARCOALDI, 1955, giornalista, scrittore, poeta, La forza delle cose, da Il tempo ormai breve, Einaudi, 2008


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#EX LIBRIS / Lo sputo (Claudio Magris)

Scoprire che quelle belle terrazze illuminate erano l’altra facciata della Risiera – il salotto buono, di rappresentanza, di quello come di tutti i mattatoi – non l’aveva fatta vomitare; il suo stomaco non aveva reagito al male con quella debolezza dei moti peristaltici che, come del resto le lacrime facili, è propria delle anime troppo delicate per guardare e toccare il male, per pulire se necessario anche con le unghie lo sterco sanguinolento che monta da ogni parte. È facile vomitare; però è anche facile impedirlo, le pillole contro il mal d’auto sono efficaci pure per la nausea delle coscienze sensibili. Lei aveva sputato, quando aveva saputo che un sadico e ottuso boia, un imbecille burocrate dell’assassinio, è una persona come si deve, bene accetto a persone perbene che non farebbero male a una mosca – diciamo, per prudenza, che non hanno mai fatto male a una mosca, perché bisogna vedere cosa avrebbero fatto se si fossero trovate in una situazione in cui è normale spargere insetticidi e non solo sulle mosche. 
Aveva sputato; uno sputo forte e ricco di saliva, cosa che non è da tutti in certi momenti. Nessuna contrazione coatta che sale dallo stomaco acido e stretto, bensì uno sputo aspro, succoso, voluto e consapevole – per il momento per terra, su alcune mattonelle in cui si specchiavano le facce cui appartenevano i piedi che ballavano su quelle stesse mattonelle. Meno male che c’era la morte e che tutte quelle facce ben curate e sorridenti sarebbero scomparse anche loro, carne che marcisce sotto terra e non è meglio del fumo che si dissolve nell’aria. Certo, era ingiusto che vittime, carnefici e beneducati equidistanti finissero tutti nello stesso concime, in breve tempo amalgamati e non più distinguibili; quest’uguaglianza nell’assoluto era orribile, era falsa, gli uomini non sono uguali, chi strappa i genitali al prigioniero non è uguale al prigioniero cui vengono strappati e se anche chi tortura è fatto a immagine e somiglianza di Dio, mi dispiace per i miei antenati, ma Abramo ha fatto male a fracassare quei simpatici idoli di legno di suo padre che non facevano male a nessuno, per mettersi in combutta con il Signore solo perché era un Padre padrone più potente.

*** Claudio MAGRIS, 1939, scrittore, germanista, già senatore, Non luogo a procedere, Garzanti, 2016


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#VIDEO / Cose facili e cose difficili (Julio Velasco)


Julio VELASCO, 1952
allenatore di pallavolo, dirigente sportivo argentino
Cose facili e cose difficili
video 1min43

Neppure due minuti di intelligente ironia. 
Che valgono più di un corso formativo. 
Per ogni capo. O insegnante. O genitore (mf)


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