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giovedì 21 gennaio 2016

#LINK / Jobs Act, e licenziamenti (Annalisa Rosiello, Monica Serra)

... partire dall’ultimo anno abbiamo cominciato ad assistere all’aumento di licenziamenti adottati con i pretesti più banali anche di quei lavoratori sottoposti al vecchio regime di tutele (ovvero quelli assunti prima del 7 marzo). Può essere un caso? Secondo noi no. Spieghiamo il perché. (...)

*** Annalisa ROSIELLO, giuslavorista, e Monica SERRA, Jobs act e licenziamenti disciplinari: la giustizia sommaria dei datori di lavoro, blog 'area pro labour', 'ilfattoquotidiano.it', 20 gennaio 2016

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venerdì 27 novembre 2015

#HUMOR / Licenziamenti (Altan)

Ma, gli dico, lei si sveglia così la mattina e mi licenzia? 
E lui: cosa vuoi, che mi svegli quando è ancora buio? 

*** ALTAN, disegnatore, citato da Marina Mizzau, docente di psicologia della comunicazione all’università di Bologna, Ridendo e scherzando. La barzelletta come racconto, Il Mulino, Bologna, 2005.

domenica 15 novembre 2015

#LINK / Jobs Act, si licenzia (Stefano De Agostini)

La cartiera Pigna Envelopes di Tolmezzo giustifica la decisione, appena comunicata a tre operai, con "un calo di produzione". 
A marzo aveva fatto assunzioni, sfruttando gli sgravi contributivi, perché gli ordini erano aumentati. I sindacati: ""Mandare via chi è a tempo indeterminato è diventato conveniente".

*** Stefano DE AGOSTINI, giornalista, Jobs act, ecco i primi licenziati a tutele crescenti. A casa dopo otto mesi di lavoro, 'ilfattoquotidiano.it', 14 novembre 2015

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Mauro BIANI, 1 dicembre 2014

giovedì 12 novembre 2015

#LINK / Licenziamenti e Jobs Act, contrastarli (Alberto Piccinini)

(...) Il mio consiglio, ai lavoratori e a coloro che li assisteranno, è di non dare nulla per perduto. Valutiamo con attenzione che dietro al licenziamento non si nascondano forme di discriminazione, fortunatamente ancora tutelate dalla legge, o casi di divieto di licenziamento (non solo per gravidanza, ma anche se coincidente con il matrimonio).

Non rassegniamoci a considerare incontrastabile un licenziamento per motivi futili: a fronte di un atto palesemente nullo per violazione di norme imperative si potrà sempre richiedere al giudice di applicare i principi di diritto comune, in forza dei quali l’atto non può produrre effetti. Del resto un contratto di diritto civile può essere risolto solo per un inadempimento di non scarsa importanza; l’illegittima risoluzione dovrebbe sempre comportare il diritto a chiedere l’adempimento salvo, in alternativa, l’integrale risarcimento del danno. Non si vede perché al Giudice  del lavoro debba essere sottratta la facoltà di valutare la gravità di un eventuale inadempimento (peraltro puntualmente normata dalla contrattazione collettiva) in essere dal lavoratore, né perché il risarcimento del danno debba essere sostituito da un modestissimo indennizzo.

In altri termini è ancora possibile cercare di trovare, tra le rovine dell’impianto originario, magari studiando i problemi da diversi e nuovi punti di vista, il materiale per ricostruire i diritti che restituiscano la dignità alle persone che verranno umiliate dalla privazione ingiustificata del loro lavoro.

*** Alberto PICCININI, giuslavorista, Area Pro-Labour, Jobs act e licenza di licenziare: quali rimedi?, blog 'ilfattoquotidiano.it', 11 novembre 2015

LINK, articolo integrale qui

giovedì 8 ottobre 2015

#SENZA_TAGLI / Usa, si licenzia (Domenico De Masi)

"Deludente su tutta la linea – ha dichiarato Brad McMillan, responsabile degli investimenti presso il Commonwealth Financial Network, apprendendo gli ultimi dati sul mercato del lavoro Usa – Questo non è ciò che i mercati stavano aspettando". Cosa si aspettavano i mercati? Nei primi sette mesi del 2015 sono stati creati in media 212mila nuovi posti di lavoro al mese. Il consensus di Bloomberg si aspettava la creazione di 201mila posti di lavoro per settembre. Invece ad agosto ne sono stati creati solo 136.00 e a settembre 142.000. Era dal 2009 che in America non si verificavano tanti licenziamenti e tante nuove domande di sussidi alla disoccupazione.

Ma su cosa si basavano le ottimistiche previsioni di Bloomberg? Si basavano sulla caparbia, persistente sottovalutazione della potenza labour saving delle tecnologie.

La maggioranza degli economisti continua a illuderci che le nuove tecnologie postindustriali basate sull’informatica, si comportino come le vecchie tecnologie industriali basate sulla meccanica. Allora le automobili determinavano la disoccupazione dei cavalli e dei cocchieri, ma creavano posti di lavoro per operai, progettisti, meccanici, ecc. Oggi i robot, i droni, i bancomat determinano la disoccupazione di milioni di lavoratori nel Primo mondo e creano migliaia di posti di lavoro nel Terzo mondo. Qua e là ci può essere anche nei Paesi avanzati qualche fiammata occupazionale ma, in linea di massima, i posti di lavoro diminuiscono anche nei Paesi dove la produzione aumenta. E’ questa, del resto, la produttività!

Negli Stati Uniti la disoccupazione “sembra” bassa (5,1%) anche perché è bassissimo il tasso di partecipazione, ormai pari a quel 62,4% che rappresentò il minimo toccato nel 1977. Ma, come si è visto, l’andamento dell’occupazione è ballerino e imprevedibile ovunque, così come è ballerina e imprevedibile la cosiddetta “crescita”. Nel mondo pre-globale, se cresceva l’America, dunque cresceva anche l’Europa. Nel mondo globale, se cresce l’America, proprio per questo qualche Paese d’Europa finisce per decrescere. Ed è molto probabile che si tratti dell’Italia. 

*** Domenico DE MASI, sociologo, Gli Stati Uniti licenziano, 'linkedin.com/pulse', 5 ottobre 2015, qui


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