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venerdì 4 settembre 2015

#MOSQUITO / Ingannare e mentire (Guido Calogero)

Io non debbo ingannare proprio perché debbo intendere e farmi intendere. La menzogna è la negazione dello spirito stesso del dialogo (...) Perché si può prendere a pugni un amico ed esserne scusati sportivamente (...) ma se si mente, se lo si inganna, se si falsa la verità per i propri fini (...) allora si lede qualcosa che sta al di sopra di tutti i contrasti ideologici e politici, allora si perde la faccia e si merita di essere cacciati fuori.

*** Guido CALOGERO, 1904-1986, filosofo, saggista, politico, citato da Maurizio ViroliGuido Calogero, La fede laica nella democrazia, 'Il Fatto Quotidiano', 14 agosto 2015


Sempre in Mixtura 1 altro contributo di Guido Calogero qui

giovedì 20 agosto 2015

#SPILLI / A proposito di ingannare (Abraham Lincoln, M. Ferrario)

Abraham LINCOLN, 1809-1865
16° presidente degli Stati Uniti e 1° appartenente al partito repubblicano


Una citazione famosa. 
E spesso ripetuta: forse anche come mantra per rassicurare gli ingannati di non essere stati ingannati.
Sempre più opinabile, però. 
Specie oggi.
A due secoli di distanza.
Con altri uomini. 
E con altre tecnologie di persuasione: inconfrontabili, quelle di ieri, con quelle sofisticate attuali.

E poi Lincoln non conosceva l'Italia, almeno quella del 900. E attuale.
Non ha conosciuto certi nostri politici acclamati leader e perfino statisti, campioni di vendita di un fumo più tossico di quello tossico.
E non conosceva gli italiani. 
Sempre pronti a fare indigestione di quella fuffa retorica che riempie le pance di vuoto facendole sentire gonfie di pieno.
Mai stanchi di credere in qualcuno, a lui affidandosi in toto, forse anche perché credono poco in se stessi, come individui e come comunità.
E di fatto incapaci, nella maggioranza, di esercitare quel pensiero critico che distingue un suddito da un cittadino.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

giovedì 16 luglio 2015

#RITAGLI / Procrastinare, per non farlo basta ingannare il cervello (Elena Dusi)

Secondo l’American Psychological Association, 1 individuo su 5 è un “procrastinatore seriale”. (...)

... due esperti americani ci offrono dalle colonne di Psychological Science una ricetta che si presume infallibile.
Per costringerci a fare oggi quel che si potrebbe benissimo rimandare a domani - suggeriscono Neil Lewis dell’università del Michigan e Daphna Oyserman di quella della Southern California - basta cambiare l’unità di misura del tempo. Pensare che la prossima scadenza sarà fra 30 giorni anziché fra 1 mese «farà aumentare il nostro senso di impellenza». E calcolando che non si andrà in pensione fra 30 anni, ma fra 10.950 giorni, si inizia a risparmiare con un anticipo 4 volte superiore.
Che il nostro elaborato cervello si faccia ingannare da trucchi tanto ingenui potrà sembrare incredibile, ma è confermato anche da altri esperimenti. 
L’anno scorso ad alcuni studenti fu chiesto di completare una ricerca in 5 giorni. Ma quelli che avevano come termine il 29 aprile hanno rispettato meglio l’impegno di quelli la cui scadenza cadeva il 2 maggio, nel mese successivo. 
La spiegazione, secondo i due psicologi americani, affonda in una duplice personalità che alberga in ciascuno di noi: il “me presente” e il “me futuro”. Il primo, che si occupa dell’oggi, finisce per assumere un ruolo di comando sul secondo. Spezzettare l’unità di misura del tempo, spiegano Lewis e Oyserman, serve a ridurre la dicotomia fra presente e futuro, e quindi a riavvicinare le due personalità. «Per agire con efficienza - scrivono i due ricercatori americani - il futuro deve sembrare imminente ».

Per due psicologi che ci invitano a sbrigarci, altri due suggeriscono di aspettare un attimo. 
Alla fine di giugno, alias undici giorni fa, David Rosenbaum dell’università della Pennsylvania ed Edward Wasserman di quella dello Iowa hanno scritto su Scientific American che la pre-crastinazione è altrettanto dannosa della pro-crastinazione. La tendenza a spedire una mail importante senza ponderarne il contenuto o a pagare le tasse subito anziché aspettare la scadenza solo per il bisogno di levarsi il pensiero è, scrivono i due docenti, «un altro sintomo delle nostre vite vissute sempre di corsa».

A conciliare le tesi antitetiche dei due gruppi di psicologi è per fortuna arrivato un filosofo. John Perry della Stanford University. Autore del blog Structured procrastination, ci invita a escogitare un compito veramente arduo, ma falso, e poi a rimandarlo facendo quel che dovremmo veramente fare. «Fare meno, ingannare se stessi, ma avere lo stesso successo» è la summa della sua filosofia. 

*** Elena DUSI, giornalista, Basta procrastinare: il segreto è 'ingannare' il cervello, 'la Repubblica', 10 luglio 2015

LINK, articolo integrale qui

Sempre in Mixtura, 1 altro contributo di Elena Dusi qui