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martedì 19 aprile 2016

#MOSQUITO / Scuola, computer e intelligenza divergente (Umberto Galimberti)

Esorterei i professori a usare meno il computer. A che serve? Gli studenti, nativi digitali, ne sanno più di chi dovrebbe insegnare loro l’informatica. Ai ragazzi internet fornisce, dopo anni di guerra al nozionismo, un’infinità di informazioni slegate tra loro, ma non regala senso critico, connessione dei dati e, quindi, conoscenza.
I maestri hanno il compito di sviluppare il senso critico e mettere in connessione i dati. Questi ragazzi bisogna educarli al sentimento per evitare l’analfabetismo emotivo: la base emotiva è fondamentale per distinguere tra bene e male, tra cosa è grave e cosa non lo è. E bisogna farli parlare in classe. Il linguaggio si è impoverito. Si stima che un ginnasiale, nel 1976, conoscesse 1600 parole, oggi non più di 500. Numeri che si legano alla diminuzione del pensiero, perché non si può pensare al di là delle parole che conosciamo. E la scuola è il luogo dove riattivare il pensiero. (...)

Una intelligenza convergente, che comporta il cercare la soluzione di un problema a partire da come il problema è stato impostato; invece l’intelligenza importante, quella che fa andare avanti la storia, è divergente, e consiste nel risolvere il problema cambiando la sua stessa impostazione, capovolgendolo. Come, per esempio, ha fatto Copernico. In informatica devi trovare la soluzione secondo il programma informatico, altre possibilità non sono previste. Un metodo che svilisce l’intelligenza, trasformandola in esecutiva e non sviluppandone la parte creativa.

*** Umberto GALIMBERTI,  psicoanalista di matrice junghiana e filosofo, intervistato Antonella Flippi, 'Il Giornale di Sicilia', 10 aprile 2016, citato qui


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martedì 20 ottobre 2015

#SENZA_TAGLI / Tre competenze per il computer a scuola (Tullio De Mauro)

C’è relazione tra uso del computer e sviluppo delle competenze linguistiche e matematiche? L’Ocse ha cercato una risposta raccogliendo dati in 31 paesi. Il computer in sé non è un apriti sesamo. Nel metterne a frutto l’utilizzo pesano fattori culturali e sociali di partenza. La Frankfurter Allgemeine Zeitung e altri giornali tedeschi sottolineano un dato: allievi culturalmente deboli usano il computer essenzialmente per giocare e l’uso prolungato non solo non si traduce in passi avanti nelle conoscenze e competenze ma è sospettabile di effetti negativi evitabili solo se chi insegna è capace di fare intendere agli alunni come sfruttare in modo intelligente le risorse tecnologiche a disposizione.

In Francia gli esperti traggono una conclusione: invece di investire per far crescere il numero di computer nelle scuole i governi farebbero meglio a investire per far crescere la capacità di insegnare e apprendere le competenze di base, insomma leggere, scrivere, far di conto, le tre r dell’inglese reading, writing e arithmetics, necessarie per ben sfruttare il pc. Nei paesi dell’Ocse 96 alunni su cento hanno a casa un pc, ma solo settanta lo usano per studiare. Chi usa con moderazione il pc tende ad avere risultati un po’ migliori di chi non l’usa mai, pessimi i risultati di chi l’usa troppo (anche a parità di condizioni sociali). Combattere le disparità familiari e innalzare la qualità degli insegnanti restano condizioni non eludibili di una scuola davvero buona.

*** Tullio DE MAURO,  linguista, saggista, già Ministro dell'Istruzione nel 2000-2001, Tre competenze per usare bene il computer a scuola, 15 ottobre 2015, 'internazionale.it', qui



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