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giovedì 22 ottobre 2015

#VIDEO / Inside Out, emozioni in atto (Disney Pixar)


Inside Out, trailer ufficiale
video, 2min11

Crescere può essere faticoso e così succede anche a Riley, che viene sradicata dalla sua vita nel Midwest per seguire il padre, trasferito per lavoro a San Francisco. 
Come tutti noi Riley è guidata dalle sue emozioni: Gioia, Paura, Rabbia, Disgusto e Tristezza. 
Le emozioni vivono nel centro di controllo che si trova all’interno della sua mente e da lì la guidano nella sua vita quotidiana. 
Mentre Riley e le sue emozioni cercano di adattarsi alla nuova vita a San Francisco, il centro di controllo è in subbuglio. 
Gioia, l’emozione principale di Riley, cerca di vedere il lato positivo delle cose ma le altre emozioni non sono d’accordo su come affrontare la vita in una nuova città, in una nuova casa e in una nuova scuola. (dalla presentazione del video)

venerdì 9 ottobre 2015

#SENZA_TAGLI / Inside Out, viva le emozioni (Patrizia Mattioli)

Nel film della Pixar Inside Out, la vita della giovane Riley è governata da cinque emozioni: Gioia, Tristezza, Rabbia, Paura, Disgusto che alternandosi nella sua testa ne costruiscono le reazioni. Il film trasforma in animazione concetti che appartengono alle teorie cognitive della mente e apre una finestra sulla vita emotiva di una ragazzina di 11 anni che fa i conti con il suo percorso di crescita e consapevolezza.

Il regista Pete Docter, dice che per il film sono state selezionate solo 5 emozioni per evitare di affollare la “stanza dei comandi”. Si ritiene effettivamente che le emozioni fondamentali siano poche forse proprio cinque, presenti fin dalla nascita nel bambino: paura, rabbia, tristezza, disgusto e gioia sono utili per regolare il legame affettivo con le figure di attaccamento. Le altre emozioni, invece, considerate complesse, come la vergogna, la gelosia, l’invidia, il disprezzo si strutturerebbero in un secondo tempo e sarebbero la combinazione di due o più emozioni fondamentali, la loro funzione sarebbe più orientata a regolare i processi di autoconsapevolezza come la stima e l’autostima e attraverso di essi le relazioni sociali.

Ogni emozione è accompagnata da specifiche reazioni fisiologiche, da espressioni facciali e comportamenti tipici, che la rendono riconoscibile anche agli altri: è facile per chi ci è accanto capire se stiamo provando gioia, rabbia, paura o tristezza.

Il linguaggio emotivo è involontario e perciò considerato sincero con un significato indipendente dalle parole, quindi universale. Riconoscere le emozioni di una persona è il sistema più rapido e affidabile per conoscerla.

Si riteneva che le emozioni fossero contrapposte alla razionalità e che la psiche fosse divisa in due parti: una positiva, razionale, l’altra negativa, emotiva, che avessero un corso automatico fuori dalla volontà dell’individuo e che fosse meglio reprimerle.
Oggi si ritiene più verosimilmente che le emozioni organizzano piuttosto che sconvolgere il piano razionale, che guidino la nostra percezione del mondo, come anche la nostra memoria perché i ricordi del passato vengono selezionati in base all’emozione e allo stato d’animo in corso

Le emozioni strutturano le nostre relazioni interpersonali, a partire dalle prime relazioni di attaccamento e le nostre identità vengono definite da specifiche emozioni che, come lenti di ingrandimento, ci fanno percepire il mondo in un modo piuttosto che in un altro.

Spesso la sofferenza psicologica è collegata a una scarsa consapevolezza della propria emotività.

Le emozioni sono esperienze importanti, da conoscere piuttosto che evitare, cambiare o sopprimere. Possono essere piacevoli o spiacevoli, ma in ogni caso danno significato e valore alla vita.

*** Patrizia MATTIOLI, psicologa e psicoterapeuta, Inside out: le emozioni fondamentali che ci aiutano a conoscerci, blog 'ilfattoquotidiano.it', 8 ottobre 2015, qui

domenica 27 settembre 2015

#RITAGLI / 'Inside out', il nuovo film della Pixar (Matteo Bordone)

Cos'è - Inside out è il nuovo film di Pete Docter, già autore di altri titoli Pixar come Monsters & co., Wall-e, Up. Racconta la vicenda della piccola Riley, bambina del Minnesota che si trasferisce a San Francisco con la famiglia, e lo fa dal punto di vista della sua mente. Il film è quasi tutto ambientato nel suo cervello, dove le emozioni (Gioia, Tristezza, Paura, Disgusto e Rabbia) indirizzano gli stati d’animo da una plancia di comando, gestiscono la costruzione e lo stoccaggio dei ricordi, reagiscono secondo la loro natura agli stimoli esterni di un momento così critico per la bambina. In una fase concitata, Gioia e Tristezza finiscono per errore da un’altra parte del cervello. Il film racconta la storia parallela del loro viaggio di ritorno verso il quartier generale, mentre Riley cerca di tornare felice com’era nel Minnesota, sentendosi sperduta a San Francisco. Inside out è anticipato dal cortometraggio Lava, che racconta della storia d’amore tra due isole vulcaniche del Pacifico. (...)

Perché vederlo. - Una delle ragioni – perdonate la nota personale – è il fatto che ti alzi dopo i titoli di coda, e hai le lacrime anche nel collo: ti sei fatto un pianto bello, gustoso, profondo e giusto. Attenzione però, il film non cerca momenti di commozione facile, ma produce un’esperienza ricca e complessa sia sul piano dell’emozione sia su quello del senso, e la cosa vale per adulti e bambini allo stesso tempo. In un contesto in cui i ricordi sono così importanti, così come la costruzione della personalità della protagonista, i piccoli vedono se stessi, i grandi vedono se stessi qualche anno prima e i piccoli che hanno intorno in sala, figli compresi: un cocktail esplosivo. Anche in questo, nel modo in cui il pubblico reagisce al film a seconda dell’età e delle esperienze, il film è notevole. C’è un po’ di commedia fisica, quella per intenderci che rende i Minions dei veri fuoriclasse, tutta lasciata a Paura e alcuni personaggi di passaggio, e quando si ride si ride di gusto, improvvisamente. Inside out ha poi di molto interessante il fatto che non ci sia nemmeno l’ombra di dio: si racconta di una serie cose che ci sono dentro di noi e, insieme alle esperienze che facciamo, ci fanno diventare quello che siamo. E basta. (...)

Perché non vederlo. - Per quanto si tratti di un film di animazione per il grande pubblico, Inside out è una grande rappresentazione allegorica della mente umana. Come tutte le allegorie, ci porta a cercare i legami tra la realtà che conosciamo e questa sua rappresentazione metaforica, e questo processo occupa una buona parte della visione: per alcuni questa esperienza può forse risultare meccanica e noiosa. Al contrario se il film conquista può commuovere molto, e capita di non averne voglia.

*** Matteo BORDONE, giornalista, Inside out della Pixar è rivoluzionario e commovente, 'internazionale.it', 24 settembre 2015

LINK, articolo integrale (+ video trailer ufficiale del film), qui

venerdì 18 settembre 2015

#SENZA_TAGLI / Tristezza, elogio (Massimo Gramellini)

«Inside Out», il nuovo cartone animato della Pixar ambientato dentro il cervello di una ragazzina di undici anni, è un’opera geniale e coraggiosa. Ci vuole genio per trasformare le emozioni umane nei personaggi di una storia. E ci vuole coraggio per rivendicare, tra queste emozioni, il ruolo fondamentale della tristezza, raffigurata come una bambina occhialuta, goffa e blu: il colore dello spirito. Per buona parte del film la tristezza si accompagna alla gioia come un intralcio, una ganascia conficcata nelle ruote dell’ottimismo e della felicità. Ma alla fine la sua importanza verrà riconosciuta.

Non così nella vita vera, dove la tristezza è stata espulsa da qualsiasi discorso pubblico e privato. Trattata come un segnale di debolezza, una forma di sabotaggio. Lo sforzo quotidiano di un genitore consiste nell’allontanare dal figlio il fantasma della tristezza, quasi fosse una condanna a morte anziché un’occasione di vita. Ma un po’ tutti ne hanno paura e fastidio, a cominciare dagli imbonitori della politica che ci vorrebbero pervasi da un entusiasmo ilare e beota.

Per il pensiero dominante la tristezza non consuma e non comunica, si nutre di astinenze e di silenzi, è antieconomica e dannosa. Occorreva un cartone animato per ricordarci che un uomo incapace di accogliere la tristezza è un automa. Non solo perché la gioia senza tristezza perde significato, come la luce senza il buio. È che la tristezza sa aprire squarci che permettono di guardarsi dentro da una prospettiva nuova. Rende consapevoli. Dunque umani.

*** Massimo GRAMELLINI, giornalista e scrittore, Elogio della tristezza, rubrica 'buongiorno', 'La Stampa', 16 settembre 2015

LINK, qui



Sempre in Mixtura, altri 4 contributi di Massimo Gramellini qui