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domenica 30 aprile 2017

#SENZA_TAGLI / Carta (Giovanni De Mauro)

Piccola nota a margine delle elezioni francesi. Negli ultimi anni, la vita politica della Francia è stata segnata da due giornali. Uno è Charlie Hebdo, il settimanale satirico, in realtà più vittima che protagonista. L’attentato del 7 gennaio 2015, in cui sono morti otto suoi giornalisti, è stato un punto di svolta. E il primo di una lunga serie di attentati che hanno portato a un clima di paura e insicurezza, all’intensificarsi della repressione, fino all’interminabile stato d’emergenza: un provvedimento senza precedenti nella storia dell’Europa del dopoguerra, deciso dal governo socialista. Prima della strage, Charlie Hebdo era un piccolo settimanale dalla cui redazione erano passati disegnatori geniali e giornalisti brillanti, ed era noto quasi solo in Francia per le sue prime pagine provocatorie e spesso discutibili.

Anche l’altro giornale, il Canard Enchainé, è un settimanale satirico. Alla fine di gennaio ha cominciato a pubblicare una serie di rivelazioni su François Fillon, primo ministro tra il 2007 e il 2012, candidato di centrodestra favorito alle elezioni presidenziali. Lo scoop del Canard Enchainé, secondo cui per dieci anni Fillon avrebbe dato alla moglie uno stipendio come assistente parlamentare, senza che lei lo fosse, ha di fatto messo fine alle aspirazioni del politico conservatore. Fondato nel 1915, oggi il Canard Enchainé vende 400mila copie. Come Charlie Hebdo, riesce a vivere senza pubblicità, sul web ha una presenza quasi simbolica con un sito molto scarno, è poco attivo su Facebook, non ha un canale su Snapchat né su Instagram e non può essere letto su smartphone o su tablet, ma solo su carta e comprandolo in edicola. Eppure tra i lettori ha tanti ventenni, e i suoi giornalisti hanno contribuito a cambiare la storia del paese.

*** Giovanni DE MAURO, giornalista, direttore di 'Internazionale', Carta, 'Internazionale', 27 aprile 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Giovanni De Mauro qui

giovedì 7 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Charlie, un anno dopo (Raffaele Carcano)

È vero: ora ci vanno più cauti. Maometto, per esempio, non lo vogliono più disegnare. E non ha nemmeno tutti i torti chi sostiene che il dio con il kalashnikov, raffigurato sulla copertina dell’ultimo numero del Charlie Hebdo, ha connotati un po’ troppo “giudaico-cristiani”. Resta il fatto che andar cauti non serve poi granché, quando sei ormai finito nella lista nera di chi pensa che ti meriti comunque dei pugni.

Se anche l’ultima copertina ha fatto arrabbiare leader di fedi diverse non è soltanto perché i religiosi sono più permalosi e facili all’offesa. Il problema è che, per prima cosa, racconta in modo semplice e incisivo una verità. Le ultime parole che Charb, Cabu, Wolinski, Tignous e gli altri hanno sentito gridare sono state “Allah è grande”. Sono morti perché qualcuno, per il dio in cui crede, è disposto a uccidere. A compiere stragi in suo nome.

È dunque la verità a far male, a troppi credenti. E dire che la verità è su tutti i giornali, non solo sul Charlie Hebdo. Basta sfogliare le pagine dedicate all’attualità internazionale. Ma è una verità che contrasta con l’ecumenismo edulcorato alla moda, per il quale la religione è buona per definizione e, pertanto, tutto ciò che non è buono non deve esserle addebitato. Secondo cui “usare Dio per giustificare l’odio è un’autentica bestemmia”, per citare papa Francesco.

Che vuol forse farci credere di non aver letto Bibbia e Corano, con le loro pagine zeppe di atrocità commesse su istruzioni dell’altissimo.
È una verità talmente palmare che per negarla si scrive che è solo satira rozza che non fa ridere, anzi, che non è nemmeno satira.

Non sanno, evidentemente, che la satira, per essere satira, deve attaccare il potere. E quale potere è ritenuto più grande di quello dell’onnipotente? E dire che Luciano ha scritto il Dialogo degli dei ormai quasi diciotto secoli fa… ma non c’erano molti monoteisti in giro, a quel tempo.

Non sanno cos’è la satira, e probabilmente non sanno nemmeno cos’è il Charlie Hebdo. Forse non l’hanno mai sfogliato, forse non hanno mai sfogliato giornali satirici che, a differenza che da noi , in Francia invece abbondano. Chissà, forse non conoscono nemmeno bene la cultura francese. Potrebbero capirlo dando un’occhiata alla recente copertina di Marianne, in cui le immagini di diversi mordaci umoristi circondano un titolo inequivocabile: “Risposta a quelli che vogliono uccidere la nostra libertà. Ridere, deridere, provocare: questa è la Francia!”

“Le idee degli atei e dei laici possono spostare le montagne più della fede dei credenti”, ha scritto Riss.

Usare pubblicamente espressioni del genere spiega perché i disegnatori del Charlie Hebdo siano tanto impopolari, al di fuori dell’Esagono. E quanto sia invece popolare un’immagine che non li rappresenta. Ma è soprattutto grazie a loro che la libertà di espressione è tornata al centro dell’attenzione. Bene prezioso o avversario temuto, è la libertà di espressione che discrimina tra democrazia e autoritarismo, tra libertà e sottomissione, tra autodeterminazione e fede imposta. È ciò che che ci fa essere noi stessi anche quando scegliamo di non dire nulla. È ciò che ci fa essere Charlie anche un anno dopo, al di là delle commemorazioni retoriche e di ogni lip service. È ciò che ci fa essere Charlie ogni giorno. Perché noi non possiamo essere blasfemi nemmeno volendo: come ci ricordano le parole di Charb, “Dio è sacro solamente per colui che ci crede”.

*** Raffaele CARCANO, segretario Uaar - Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, Dell'essere Charlie, un anno dopo, 'MicorMega', 6 gennaio 2015, qui

RISS
 numero speciale di 'Charlie Hebdo', 7 gennaio 2016

In Mixtura 1 altro contributo di Raffaele Carcano qui

domenica 11 gennaio 2015

#VIGNETTE / Cabu, Wolinski



CABU, 1939-2915, vignettista francese
assassinato da terroristi islamisti il 7 gennaio 2015
da 'Internazionale', 9 gennaio 2015

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WOLINSKI, 1934-2015, vignettista francese
assassinato da terroristi islamisti il 7 gennaio 2015
da 'Internazionale', 9 gennaio 2015

sabato 10 gennaio 2015

#RITAGLI / Ancora Charlie Hebdo (e dintorni)

Trionfo del pensiero riduttivo
... la mancanza di rispetto di Charlie Hebdo si situa a livello della risata e dell'umorismo, che conferisce all'attentato un carattere mostruosamente imbecille. La nostra emozione non deve paralizzare la nostra ragione, come la nostra ragione non deve attenuare la nostra emozione. 
(...) Al momento di pubblicare le caricature è sorto un problema: era il caso di lasciare che la libertà offendesse la fede dei credenti nell'Islam con la degradazione del suo Profeta? La libertà di espressione viene prima di ogni altra considerazione? 
Ho detto allora di sentirmi confrontato con una contraddizione insanabile e, soprattutto perché sono tra coloro che si oppongono alla profanazione dei luoghi e degli oggetti sacri. Ma, sia inteso, tutto ciò non modera il mio orrore e il mio scoramento dinanzi all'attentato contro Charlie Hebdo.
Ciò detto, il mio orrore e lo scoramento non possono impedirmi di contestualizzare l'immondo attentato. 
Trionfa il pensiero riduttivo. Non solo i fanatici omicidi credono di combattere contro i crociati e i loro alleati ebrei (che i crociati massacravano), ma gli islamofobi riducono l'arabo alla sua presunta credenza, l'islam, riducono l'islamico in islamista, l'islamista in integrista, l'integrista in terrorista. Questo anti-islamismo diviene sempre più radicale e ossessivo e tende a stigmatizzare tutta una popolazione ancora più importante nello stesso modo in cui la popolazione ebraica venne stigmatizzata dall'antisemitismo prima della seconda guerra mondiale e di Vichy. 
La paura si aggrava tra i francesi di origine cristiana, tra coloro di origini arabe, tra coloro di origine ebraica. Gli uni si sentono minacciati dagli altri e un processo di decomposizione è in corso... 
*** Edgar MORIN, sociologo francese, Hanno colpito al cuore libertà e laicità, non la nostra ragione, 'la Repubblica' 10 gennaio 2015

° ° °

Corano incomprensibile
Hanno ottenuto di rendere un miliardo di persone consapevoli dell'esistenza di Charlie Hebdo, un piccolo giornale di cui molti non sapevano nulla.
[D: Però non può negare che l'Islam stia vivendo una deriva estremista]
Nessuno lo nega. Ogni religione ha vissuto una fase estremista, compreso il cristianesimo. Tutti i libri sacri contengono passaggi violenti: se a leggerli è qualcuno pieno di rabbia si innesca una miccia pericolosa. Poi c'è un'altra questione, che sono i soldi: se i cristiani dell'era delle crociate avessero avuto in mano rendite simili a quelle garantite oggi dal petrolio ad alcuni paesi sostenitori dell'estremismo, le loro azioni sarebbero state più grandi e violente. In più l'Islam ha un problema enorme, che è quello della lingua.
[D: Cosa intende?]
I versi del Corano oggi sono incomprensibili per la maggior parte dei musulmani. Milioni di persone che non parlano l'arabo  -  pachistani, afgani, indonesiani, solo per citarne alcuni  -  pregano senza sapere cosa dice davvero il loro libro sacro. Così sono facile preda di chiunque sostenga di sapere cosa c'è scritto nel Corano. Inventano regole, norme, divieti: ma questo, lo ripeto, non è il vero Islam. Di nuovo, pensiamo all'Europa: per centinaia di anni il linguaggio della fede è stato il latino. Con il passare del tempo sempre meno persone lo capivano: così la gente credeva e pregava seguendo solo quello che dicevano i sacerdoti. L'Europa ha cominciato a mettere in discussione la Chiesa e il suo potere politico quando la Bibbia è stata tradotta nelle lingue parlate. È da lì che trae origine la Riforma protestante. Nell'Islam questo ancora non accade.
[D: Che pensa del dibattito sulle vignette? A Charlie Hebdo hanno esagerato nel provocare l'Islam?]
Le rispondo con un'altra domanda: mi piacevano le loro vignette? No. Le avrei fatte vedere ai miei figli? No. Ma per questo bastava non comprare il giornale, non esiste che qualcuno debba pagare con la vita. Personalmente penso che sarebbe stato meglio se quelli che si sentivano insultati avessero smesso di comprare il giornale: sarebbe andato in bancarotta e non ne avremmo più sentito parlare.
*** Naif al MUTTAWA, fumettista kuwaitano, intervistato da Francesca Caferri, 'la Repubblica', 10 gennaio 2015.

° ° °

Condanna globale
Oggi sarebbe necessario che le autorità dell'islam francese avessero il coraggio di prendere posizione con forza e senza ambiguità, non solo contro la violenza in generale, come hanno già fatto molte volte, ma anche contro la violenza interna alla loro religione, denunciando la parte di oscurantismo presente nel mondo musulmano. Solo così potranno liberare tutti i musulmani dal sospetto  he immediatamente pesa su di loro ogni volta che qualcuno uccide in nome di Allah.
Allo stesso modo, anche il mondo politico dovrebbe uscire dall'ipocrisia che tollera il fondamentalismo di certi paesi totalitari - come l'Arabia Saudita o il Qatar - in nome degli interessi economici.
*** Marc AUGE', sociologo francese, Solo la condanna globale riuscirà a fermare il terrore globale, da 'la Repubblica', 10 gennaio 2015.

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Simbolo del Sessantotto
... [D:  Liberation ha detto dei redattori e disegnatori di «Charlie Hebdo»: erano dei simboli della generazione del ‘68, di cui si dice tanto male, ma di cui ci si scorda che ha combattuto senza sosta per una maggiore libertà. Cos’è stato, per la vostra libertà di disegnatori, il ’68?]
Metterei la firma su queste parole. Sono, come Wolinski, un sessantottino doc, fatto e finito. E di quella stagione non rinnego niente. Anzi, mi incazzo anche un po’, quando il Sessantotto viene accusato di essere stato, ad esempio, la culla del terrorismo, che è nato nel ’69, con Piazza Fontana. Il nostro slogan era “una risata vi seppellirà”: chi non c’era prima di allora non può capire quello che il ’68 ha rappresentato per la libertà di tutti. E non parlo solo dei Beatles o delle minigonne. Ma della liberazione dei rapporti tra le persone, e del ruolo della donna. 
*** Milo MANARA, disegnatore, «Islam radicale la peggiore minaccia per la nostra libertà», intervistato da 'Corriere Veneto', 10 gennaio 2015


Milo Manara, 
Omaggio a Wolinski, disegnatore di Charlie Hebdo, assassinato il 7 gennaio 2015
per il 'Corriere Veneto', 10 gennaio 2015

giovedì 8 gennaio 2015

#VIGNETTE / Per Charlie Hebdo


VAURO
Bandiera a mezz'asta, 8gen15

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Mauro BIANI
L'umanità è nuda, 'il manifesto', 8 gen15

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NATANGELO
Questi quattro..., 'Il Fatto Quotidiano', 8gen15

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Dave BROWN
8gen15 (dalla rete)

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RROBE
Fraintendimenti culturali, blog 'prontoallaresa', 8gen15

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FRAN
Continueremo, 8gen15

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Massimo JATOSTI
Questa macchina uccide il razzismo, 'L'Huffington Post', 8gen15

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Je suis Charlie, 8gen15
(dalla rete, senza indicazione di autore)

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Je suis Charlie, 8gen15
(dalla rete, senza indicazione di autore)

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Pourquoi?..., 8 gen15
(dalla rete, senza indicazione di autore)

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8gen15
(dalla rete, autore incomprensibile)

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Guerra asimmetrica, 8gen15
(dalla rete, autore incomprensibile)

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8 gen15
(dalla rete, senza indicazione di autore)