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mercoledì 7 giugno 2017

#MOSQUITO / Conoscere il fine (Valerio Ochetto)

Adriano [Olivetti] raccontava sovente questa parabola: «C’è una catena di tre muratori occupati a passarsi dei mattoni. Interrogati, il primo risponde: io passo dei mattoni. Il secondo: io costruisco un muro. Il terzo: io innalzo una cattedrale». E concludeva: «L’importante è conoscere il fine».

*** Valerio OCHETTO, giornalista e saggista, Adriano Olivetti. La biografia, 1985, Comunità Editrice, 2013


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mercoledì 22 giugno 2016

#MOSQUITO / Imprenditori, quelli che capivano il lunedì mattina (Furio Colombo)

Poi incontrai Adriano Olivetti e mi chiese se volevo occuparmi di industria. Dissi di sì e andai per dieci anni all’Olivetti in una delle esperienze più belle della mia vita. Adriano Olivetti voleva che mi occupassi del personale ma mi disse subito: «Prima deve fare un po’ di mesi in fabbrica». Feci il fresatore, il tornitore, le presse, il montaggio (...) Olivetti mi diceva: «Voglio che lei conosca il buio del lunedì». Il buio, il peso, la tristezza dell’operaio che arriva il lunedì mattina in fabbrica alle 6 e mezza. 

*** Furio COLOMBO, giornalista, scrittore, già senatore edeputato, intervistato da Claudio Sabelli Fioretti, ‘Sette’, 14 agosto 2001. 


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venerdì 20 maggio 2016

#VIDEO / Adriano Olivetti, ultima intervista, 1960 (Emilio Garroni)

Adriano OLIVETTI, 1901-1960
imprenditore
intervista di Emilio Garroni, febbraio 1960, Rai Storia
video 27min059

Nel febbraio 1960 Emilio Garroni incontra, per realizzare un'intervista Rai, Adriano Olivetti a Ivrea e con lui visita gli stabilimenti per realizzare un servizio per la serie televisiva "Ritratti di contemporanei". 
Pochi giorni dopo Adriano Olivetti muore improvvisamente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna: è il 27 febbraio 1960. 
Il servizio registrato a Ivrea verrà trasmesso dalla RAI dopo la sua morte.

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lunedì 19 ottobre 2015

#MOSQUITO / Adriano Olivetti, nessun paternalismo (Bruno Segre)

Va anche precisato che Olivetti non era il “buon padrone”, il “mecenate paternalistico” come tanti andavano dicendo allora e continuarono a ripetere in seguito. Olivetti non “proteggeva” gli uomini di cultura: era egli stesso un uomo di cultura. 
Fu, forse, l’unico esempio d’industriale italiano che riconobbe sempre alle attività culturali (libere, umanisticamente intese, non asservite al tecnicismo) un ruolo primario. Ne è testimonianza l’impulso che egli diede alle biblioteche di fabbrica e periferiche, alle espressioni culturali comunitarie (teatri, concerti, letture, seminari, discussioni pubbliche, mostre d’arte), alle scuole e, soprattutto, agli studi urbanistici, dei quali fu un autentico grande pioniere. 
Come imprenditore, come tecnico fu costantemente un maestro. Credeva fermamente in una funzione attiva degli intellettuali: nell’industria e, insieme, nel progetto sociale di una comunità di cui l’industria fosse momento propulsore. Amò sempre circondarsi di giovani ingegni, vivi e promettenti, e correre il rischio di stimolarli per fare di loro strumenti del nuovo lievito sociale per il quale, come politico, si batteva. 
Il ‘catalogo’ dei collaboratori di tipo un po’ speciale – ognuno con una sua responsabilità aziendale – di cui quell’imprenditore di tipo molto speciale amò circondarsi rischia di risultare largamente incompleto: architetti come Ludovico Quaroni e Bruno Zevi, economisti come Franco Momigliano e Giorgio Fuà, sociologi come Luciano Gallino, Alessandro Pizzorno e Roberto Guiducci, psicologi come Cesare Musatti e Francesco Novara, poeti come Leonardo Sinisgalli e Franco Fortini, scrittori come Ottiero Ottieri, Paolo Volponi, Giancarlo Buzzi, Antonio Cossu e Libero Bigiaretti, saggisti e critici letterari come Umberto Serafini, Cesare Mannucci, Riccardo Musatti, Geno Pampaloni e Renzo Zorzi, giornalisti quali Tiziano Terzani, Lorenzo Camusso e Furio Colombo. Molte le presenze importanti nel campo del design: da Sinisgalli a Giovanni Pintori a Egidio Bonfante a Marcello Nizzoli a Ettore Sottsass jr., per tacere di altri collaboratori tra i maestri della grafica mondiale: Saul Steinberg, Raymond Savignac, Jean-Michel Folon, Milton Glaser.

*** Bruno SEGRE, 1930, sociologo, docente, saggista, studioso della storia degli ebrei, Adriano Olivetti. Un umanesimo dei tempi moderni, Imprimatur, 2015


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