venerdì 21 marzo 2025

#FAVOLE & RACCONTI / Dopo, però (Massimo Ferrario)

Mattina del secondo giorno di un seminario manageriale residenziale. Trenta manager di aziende diverse, dopo essersi conosciuti e affiatati alternando attività di sottogruppo e di discussione in sessione plenaria, sono pronti per un esercizio presentato loro come un momento importante di auto-apprendimento. 

Il formatore fornisce le indicazioni essenziali. 
«Nella stanza accanto, dentro un grande vaso di vetro dall’imboccatura stretta quanto basta per far passare agevolmente un polso, ma appunto il polso di una sola persona, sono inserite trenta piccole scatole chiuse. Ogni scatola si apre con una chiavetta, che vi consegno singolarmente. L’apertura è facile: richiede un minimo di pazienza nel far fare mezzo giro alla piccola serratura. Dentro ogni scatoletta, c’è un biglietto con indicato in stampatello nome e cognome di ogni partecipante. Il compito di ognuno di voi è quello di trovare, nel grande vaso di vetro, la scatoletta che contiene il vostro nome. Avete cinque minuti di tempo da quando vi darò il via per raggiungere il risultato.»

I trenta manager, appena ricevuta la chiavetta, si fiondano sul vaso di vetro. Tutti vogliono essere primi nell’infilare la mano e prendere la scatolina: si spingono e si strattonano, qualcuno riesce a inserire la mano nell’imboccatura del vaso, ma subito è impedito dal collega che cerca di fare altrettanto. La foga è tale che presto il vaso finisce a terra in mille pezzi, spargendo il contenuto sul pavimento. A questo punto i trenta manager cercano di afferrare per primi le scatoline sparpagliate per terra, anche prendendone più di una contemporaneamente e suscitando le ire degli altri. Non vengono risparmiati spintoni e gomitate per allontanare i prepotenti o per difendere la propria prepotenza. Qualcuno riesce a impadronirsi di più scatoline, le apre con la chiavetta, ma subito le getta via perché non legge il suo nome. E la ricerca, spasmodica, continua, finché scadono i cinque minuti previsti e nessuno ha portato a termine il compito. 

Il formatore lascia trascorrere qualche minuto perché tutti possano esprimere la delusione e la rabbia che hanno accumulato. 
Poi, senza commentare quanto accaduto, annuncia un secondo esercizio.
«Siamo insieme da ieri mattina e ormai ognuno conosce il nominativo del collega. Eccovi un secondo vaso. All’interno, come nel caso precedente, trovate le solite scatolette da aprire con la solita chiavetta che vi consegno. In ogni scatoletta, una volta aperta, leggerete il nominativo di un partecipante. Avete sempre il vincolo dei cinque minuti, e l’obiettivo è quello di far sì che ognuno, alla fine, si ritrovi con la scatoletta contenente il biglietto con il proprio nominativo.»

I trenta manager hanno ascoltato con attenzione. 
Si mettono in fila davanti al vaso, aspettando che ognuno, senza perdere tempo, ma con calma e ordine, inserisca la mano nel vaso, recuperi la scatoletta, la apra con la chiavetta e, una volta letto il nome del manager, vada a consegnargliela.
Allo scadere dei cinque minuti l’esercizio è completato: ognuno si ritrova in mano la scatoletta con il suo nome sul biglietto. 
La soddisfazione è generale. 

Un solo partecipante, uno di quelli che avevano contribuito a far cadere il vaso durante il primo esercizio, non sorride. E non trattiene un sospiro. 
Rivolto a sé stesso, si lascia sfuggire un commento tra il meditabondo, lo sconsolato e il preoccupato: «Sì, è tutto drammaticamente evidente… Dopo, però». 

*** Massimo FERRARIO, 1946, Dopo, però, ‘Mixtura’ (masferrario.blogspot.com), 20 marzo 2025. Elaborazione originale di un testo anonimo, noto in ambiente formativo, anche riportato in Massimo Ferrario, Le stelle e gli uomini, in Grande Vecchio, Wu Zhi e altre storie. 40 racconti di saggezza, Dia-Logos, 2020 (pubblicazione in proprio) – Immagine AI generata da Ideogram


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martedì 18 marzo 2025

#SPILLI / I Pacifisti, gli Ideologhi, gli Intellettuali (Massimo Ferrario)

Non mi sono mai 'sentito', né 'visto' come un pacifista. 

Fino a ieri, infatti, potevo anche 'capire' le guerre: erano uno strumento (dispendioso e omicida-suicida come nessun altro) per esprimere l'ideologia, oscena, dell'homo homini lupus. Non per affermare diritti, ma per riordinare poteri: con la violenza bruta e la crudele ferocia della sopraffazione del più forte.

Ma da Hiroshima e Nagasaki ho capito, usando la testa e ascoltando la pancia, che la guerra deve diventare un tabù: per inseguire il sogno, generativo, dell'homo homini homo

Nessuna retorica buonista da anima bella. 
Nessuna infatuazione adolescenziale nostalgicamente rinverdita nel periodo della senescenza, peraltro ancora lucida e pienamente consapevole: solo un impietoso ancoraggio, anche contro il pensiero mainstream, grossolano e ignorante, alla dura realtà concreta dell'anno 2025.

Oggi ogni persona dotata di cervello e di buon senso, se è realista e fa un'analisi logico-razionale dei dati di contesto e del tempo che viviamo, non può che (caparbiamente, ostinatamente) sostituire la guerra con la pazienza e la fatica della diplomazia e della negoziazione. Ispirandosi a un win-win per nulla facile e acquiescente, ma caparbio e tenace nei suoi obiettivi di massima e reciproca condivisione di un terreno possibile comune.

Siamo nel post-nucleare: chi, indossando l'elmetto con il piglio di un futurismo rinascente, ha l'orgasmo per la bruta virilità dei 'bei guerrieri' di una volta e sogna la continua erezione di missili contro un nemico (spesso esistente solo perché scientificamente costruito attraverso la  propaganda di paure inventate) è un pericolo oggettivo per l'umanità: perché fornisce una formidabile occasione potenziale, ai Grandi Autocrati di dittature e (sedicenti) democrazie, per innescare un processo che ha come finale la caduta nell'Abisso. 

Da sempre i pragmatici stigmatizzano come ideologici tutti quelli che non stanno alla realtà: perché temono i loro sogni di miglioramento, o anche di cambiamento, specie quando sono radicali, anche conflittuali, ma non armati. 
Oggi i cosiddetti pacifisti sono gli unici pragmatici: perché cercano di isolare e neutralizzare quegli ideologhi, tronfi di sragionamenti ciechi e insensati, che promuovono incubi e preparano l'irreparabile.

Avremmo bisogno di intellettuali. 
Veri. Disorganici al Potere istituzionale. Animati da un pensiero libero che sappia realmente mettere in crisi le certezze propagandate: che sveli, contro il Potere, gli inganni e le manipolazioni del Potere. 

Avremmo bisogno di intellettuali, lontani dai talk show televisivi e dalle piazze strumentalizzate dai media di sistema, alieni rispetto al culturame che ripete slogan buoni per nutrire il fallicismo che piace al maschile tossico, vecchio di sempre e mai sufficientemente risolto. E che affascina e seduce, più o meno consapevolmente, anche troppe donne, più o meno di Potere e al Potere.

Abbiamo invece ‘intellettuali’ che, forse anche senza rendersene conto (ma quando così fosse, ciò segnalerebbe la morte definitiva dell’intellettuale in quanto tale per l’incapacità di ‘intelligere’ comportamenti e conseguenze), stanno agevolando la diffusione del virus del suprematismo occidentale, in una logica noi contro loro che è già guerra senza esserlo. 

A questo punto, anche a un ateo, pensando a questi 'intellettuali', viene in mente un’invocazione: che sappiano o no quello che fanno, auguriamoci che un dio non li perdoni.

*** Massimo Ferrario, I Pacifisti, gli Ideologhi e gli Intellettuali, 'Mixtura', 18 marzo 2025


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giovedì 13 marzo 2025

#SPILLI / L'Ombra dell'Occidente (Massimo Ferrario)

C'è chi inneggia, un giorno sì e l'altro pure, alla supremazia dell'Occidente e degli Usa in particolare. 

L'uno e gli altri (peraltro gli stessi, visto che i secondi sono la guida del primo) avrebbero regalato al mondo capitalismo, democrazia, scienza, tecnologia, cultura, valori. Tra cui, ad esempio, la 'Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo'. 

Si dimentica che chi ha scritto la 'Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo' ha fondato sé stesso sul genocidio di un popolo nativo. E ha perpetuato il suo dominio, con la complicità di altri popoli sempre del campo occidentale (europei, per esempio: con l'appendice non irrilevante di Israele), con violazioni continue di tali diritti: attraverso invasioni di nazioni, colpi di stato, colonialismi, pulizie etniche e stermini vari. 

Chi ricorda questi scempi, se è occidentale, non è un nemico dell'Occidente: solo vorrebbe coerenza e rigore nell'affermazione dei valori che l'Occidente dichiara. 

Nemico dell'Occidente piuttosto è l'Occidente: che pratica il doppiopesismo, pretende sé stesso sempre buono e innocente e accusa i non occidentali delle stesse colpe che non riconosce a sé stesso.  

L'Ombra dell'Occidente (per usare un'espressione che rende omaggio al grande occidentale, oggi non molto frequentato, che è Carl Gustav Jung) è più grande dei territori geografici riconducibili all'Occidente: perciò dovrebbe essere impossibile non vederla, se non si è fisicamente ciechi. 

Ma troppi occidentali non la vedono: anche perché non la vogliono vedere. Eppure riconoscerla sarebbe la condizione indispensabile per cominciare a praticare un Occidente diverso: per dimenticare le continue proclamazioni retoriche da 'pensiero positivo' e mettere fine alle auto-assoluzioni, più o meno consolatorie e comunque sempre false, che pretendono di far garrire le bandiere euroatlantiche sempre monde e inamidate: le stelle a strisce mescolate con le stelle della UE.

Urge, per l'Occidente e per gli altri due terzi del mondo, la nascita di un Occidente più umile e meno prepotente. Finalmente consapevole di essere 'parte del mondo' e non 'il' mondo. Capace di capire che deve smettere di impartire la lezione agli altri e che gli altri, se non hanno sempre ragione (perché ovviamente nessuno ha sempre ragione), spesso (più spesso di quanto si creda) hanno qualcosa da insegnare. Per l'ovvio motivo che tutti abbiamo qualcosa da imparare da tutti: se vogliamo imparare.

Le parole di cui sopra potrebbero apparire banali. Ma non sono per nulla scontate. E griderebbero: se avessimo orecchi per ascoltarle. 

La gravità di questa nostra sordità può avere effetti inimmaginabili. Perché oggi non si stagliano all'orizzonte le magnifiche e progressive sorti di un mondo umano per destino proiettato verso un nuovo paradiso terrestre: si registrano invece, oggettivamente e non apocalitticamente, segnali evidenti di una possibile caduta in un Abisso. 

Potremmo evitare questa caduta con una presa di coscienza costruita sul principio di realtà. Ammettendo che non esiste innocenza e che noi Occidentali siamo ben lontani dall'essere innocenti. 

Feriremmo, finalmente, la nostra hybris e il nostro egotismo smisurato e violento: di persone e di paesi. Ma senza dolore, non c'è vita.

*** Massimo FERRARIO, L'Ombra dell'Occidente, 'Mixtura', 13 marzo 2025

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domenica 9 marzo 2025

#SPILLI / Manifestare per l'Europa? (Massimo Ferrario)

La manifestazione del 15 marzo programmata per l'Europa o è inutile o è pericolosa. E' inutile se si limita a comunicare un'ambiguità: si declama l'Europa nella sua astratta idealità senza precisare quale Europa concreta si vuole. E' pericolosa se comunica l'adesione a 'questa' Europa: con l'elmetto e con i missili, convinta di doversi difendere da una aggressione futura che si dà per certa e indiscussa predisponendo un riarmo di 800 miliardi (e la distruzione di welfare conseguente). Noi abbiamo urgenza di un'Europa che, prima delle armi, da subito e, senza eccezioni, continuativamente per ogni domani, metta in campo, come è nel suo spirito originario, una diplomazia che faccia della negoziazione 'win-win' l'unica arma possibile.
Non è una linea 'buonista' cara alle 'anime belle'. E' un'opzione concreta, realistica, pragmatica: basata non su un'ideologia 'pacifista', ma su un'analisi logica e fattuale della realtà. Della realtà presente e di quella, potenziale e probabile, prossima futura. Perché nell'attuale momento storico, il passaggio da missili a bombe nucleari più o meno 'tattiche' o addirittura 'strategiche', è un'ipotesi che non è nascosta dietro l'angolo: l'abbiamo di fronte. Ed è impossibile non vederla, vivida e a tutte maiuscole, se non si è ideologicamente ciechi, prigionieri del fascino suicida ben reso dal famoso grido biblico di "muoia Sansone con tutti i filistei". La guerra inizia ben prima del lancio di missili. Comincia con due passi, percorsi in successione: (1) quando costruiamo la controparte come 'il nemico', e (2) quando ci convinciamo che 'il nemico' abbia già deciso di farci la guerra e non c'è altro modo che fargli la guerra per difenderci. Con la manifestazione del 15 marzo, volenti o nolenti, consapevoli o inconsapevoli, stiamo creando le condizioni, oggi negate ma domani, se non cambiamo subito direzione, più fondate che mai, per arrivare alla guerra. Pur continuando a ripeterci che noi non vogliamo la guerra e che è il nemico che ci costringe a metterla in conto, rischiamo domani di ritenere la guerra l'unica scelta possibile. Naturalmente, come sempre nella Storia, diremo poi che noi la guerra non l'abbiamo voluta, che l'abbiamo fatta per autodifesa e che la colpa è del nemico.
Sempre che la guerra non sia diventata nucleare e noi si sia ancora vivi per dire qualcosa. 

*** Massimo FERRARIO, Manifestare per l'Europa?, 'Mixtura', 9 marzo 2025


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giovedì 6 marzo 2025

#SPILLI / Il Potere che rende uguali uomini e donne (Massimo Ferrario)

Un tempo, quando ero giovane, speravo che le donne, per ragioni bio-culturali più orientate alle relazioni, all'empatia e alla cura, potessero proteggere il mondo dalle guerre.

Oggi ho decisamente perso questa illusione.

Vedo che le donne, sempre più arrembanti e in 'similmaschio' (forse arrembanti proprio perché in 'similmaschio), sono belliciste come gli uomini. E spesso ancora di più.

Ammetto che questa mia visione possa essere frutto di una percezione distorta dovuta al mio pregiudizio favorevole dell'età giovanile. Ma a me sembra un dato oggettivo. E per confermarlo, basta contare il numero delle donne leader, non solo di istituzioni, ma anche di imprese, che non fanno mistero delle loro orgogliose affermazioni/scelte quotidiane, ispirate a una visione del mondo 'aggressivamente armata'. 

Cosa le ha cambiate? La mia ipotesi è il Potere. 

Quando raggiungono il Potere - e oggi, sia pur sempre in minor quota rispetto agli uomini, le donne sono al Potere in molti tavoli dai quali possono esprimere una leadership netta e di forte impatto su ampi contesti - le donne non hanno remore ad indossare l'elmetto, con sicurezza e sicumera. E non hanno difficoltà a competere con gli uomini su chi, senza apparenti problemi di coscienza, è più tranquillamente orientato ad assumere scelte aggressive, finanche belliche, in linea con una visione del mondo sempre più polarizzata. Divisa tra innocenti e colpevoli. Tra buoni e cattivi. Dove, naturalmente, chi polarizza si colloca sempre, con orgogliosa nettezza, tra i primi.

Forse il femminile agisce ancora, intaccato, tra le donne 'senza-potere': favorendo mediazione, diplomazia, accoglienza dell'altro, e ricordando l'interdipendenza di persone, strutture, sistemi come fattore cruciale di tenuta-insieme del mondo. Ma tra l'élite che conta, prevale il maschile orgogliosamente 'alfa': e la differenza donne-uomini, se non è già del tutto persa, sfuma sempre più. 

Insomma: l'alternativa al vecchio 'homo homini lupus' (lo speranzoso 'homo homini homo': dove 'homo' va inteso ovviamente come comprendente tutti noi, uomini e donne) sembra definitivamente accantonata. Anzi: chi ancora la evocasse, uomo o donna che sia, sarebbe guardato come il solito 'buonista' che non ha capito come gira il mondo. 
 
Perché il Potere, evidentemente, rende tutti uguali.
E questo credo sia la più grande perversione che il Potere, nei tempi attuali, ha operato. Ci sta mostrando, come unica opzione di vita, un bellicismo incontrollato come sola via di sopravvivenza: una falsa potenza che, se realizzata, concorrerà al suicidio generale. 

*** Massimo Ferrario, Il Potere che rende eguali uomini e donne, 'Mixtura', 6 marzo 2025


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