sabato 11 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Quando mi lascerai... (Edna St Vincent Millay)

Quando mi lascerai tu, a me più caro
oggi d’ogni parola che io scriva,
né più sarai il guardiano del mio cuore
di cui sarà ridata a me la chiave –
e non sarai – come mi sembri ora –
il sole, da cui muove ogni splendore
in un cerchiato nimbo, né un infranto
raggio di luna che si tuffa in mare,
di questo istante mi ricorderò
e piangerò, come mi vedi ora,
la tua pena d’amore, come un fiore
timoroso di morte ma assonnato
che osserva un poco languido e sgomento
il vento in cui disperderà i suoi petali.

*** Edna St. Vincent MILLAY, 1892-1950, poetessa statunitense, da: Poesie di Edna St. Vincent Millay , Crocetti Editore, qui


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#VIGNETTE / E intanto Draghi si interroga (Natangelo)

 

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 8 dicembre 2021, via facebook, qui

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venerdì 10 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Per fare un prato (Emily Dickinson)

Per fare un prato occorrono un trifoglio ed un'ape -
un trifoglio ed un'ape
e il sogno!
Il sogno può bastare
se le api sono poche.

*** Emily DICKINSON, 1830-1886, poetessa statunitense, Per fare un prato, II, XCVII, [1755], in Nicola Crocetti, a cura, Emily Dickinson, collana 'diversi', edizioni Corriere della Sera, 2019, traduzione di Margherita Guidacci


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#VIGNETTE / Zaky, una crepa nel muro (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'la Repubblica', 8 dicembre 2021, via facebook, qui

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giovedì 9 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / La parte migliore (Manuela Toto)

La parte migliore 
è sempre quella che non capisco. 
Quello strappo sul tetto 
del poco che so, 
che fa sentire scoperti. 
A rischio. 
Ma apre gli occhi alle stelle. 
E le stelle 
chi le capisce è bravo. 
Io, per fortuna, 
non sono brava per niente.

*** Manuela TOTO, psicologa, psicoterapeuta, consulente familiare, da Sotto le scale, Tabula Fati, 2020


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#VIGNETTE / Dunque, mi parli di questo contadino (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 8 dicembre 2021, qui

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mercoledì 8 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / L'anima ha bisogno di silenzio (Massimo Salvadori)

L'anima ha bisogno di silenzio
l'inverno può essere un amico
meno severo di quello che pensiamo.
Se fosse anche per noi
così come accade tra le cose di natura
vorrei sperare anch'io di rivedere
cielo, stelle e luce
per dire con la rondine e il germoglio
che morire
è solo un incidente della vita
della quale, nel profondo
non sappiamo.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 7 dicembre 2021, qui


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#VIGNETTE / E non hanno ancora visto questo (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
'il Secolo XIX', 5 dicembre 2021, via facebook, qui

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martedì 7 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Un'arte sola (Elizabeth Bishop)

L’arte di perdere s’impara facilmente:
tante cose si sforzano d’andar perdute,
che la perdita non è un grave incidente.

Perdi una cosa al giorno. Apri all’inconveniente
delle chiavi smarrite, delle ore sprecate.
L’arte di perdere s’impara facilmente.

Prova a perdere di più, e più velocemente:
luoghi, e nomi, e destinazioni stabilite
per un viaggio. Non ne verrà un grave incidente.

Ho perso l’orologio di mia madre e – gente! –
l’ultima, o quasi, di tre case molto amate.
L’arte di perdere s’impara facilmente.

Ho perso due care città, e un continente;
due fiumi, reami vasti e certe mie tenute.
Mi mancano, però non è un grave incidente.

— Anche se perdo te (la voce tua ridente,
un gesto che amo), è chiaro, non farò smentite:
l’arte di perdere s’impara facilmente,
ma pare un grave (Scrivilo!) grave incidente.

 *** Elizabeth BISHOP, 1911-1979, poetessa e scrittrice statunitense, Un'arte sola, traduzione di Simone Pagliai, in 'internopoesia', 2 dicembre 2021, qui


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Testo originale (One Art)

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
Some realms I owed, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

— Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing isn’t hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

From: The Complete Poems 1926-1979.
Copyright © 1979, 1983 by Alice Helen Methfessel.

#VIGNETTE / Niente contributo di solidarietà (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'la Repubblica', 5 dicembre 2021, via facebook, qui


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lunedì 6 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Nuovo amore (Richard Aldington)

Lei ha foglie nuove
dopo i suoi fiori morti,
come il piccolo mandorlo
che è stato ferito dal gelo.

*** Richard ALDINGTON, 1892-1962, scrittore, saggista, poeta britannico, Nuovo amore, da Guerra e amore, 1918, in 'il canto delle sirene', 6 dicembre 2021, qui


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#PIN / Lotta di classe (MasFerrario)


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#VIGNETTE / Io sono esperienza (Federica Giglio)

Federica GIGLIO (inbuonafede)
facebook, 5 dicembre 2021, qui

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domenica 5 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Esempi di amore (Erri De Luca)

Amo quello che unisce, l’ago, il filo,
ricuciono le labbra di una camicia, di una ferita.
Amo il sentiero di montagna inciso dai passi,
che collega villaggi, baite, rifugi, malghe.
Amo il piccolo schermo illuminato
dove posso vedere il tuo sbadiglio lontano
e la mappa del mondo alle tue spalle.
Amo la congiunzione e, perché congiunge,
la penna sul quaderno che riunisce
la mano che ti scrive agli occhi tuoi che sfiorano le righe.

*** Erri DE LUCA, Esempi di amore, da Erri de Luca, Raccolto diurno, Crocetti Editore, in Crocetti editore, qui


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#VIGNETTE / Dudù, si va al colle! (Natangelo)

NATANGELO, 1985
 'il Fatto Quotidiano', 4 dicembre 2021, via facebook, qui

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sabato 4 dicembre 2021

#SPILLI / Ipotesi Berlusconi candidato al Quirinale, siamo italiani (Massimo Ferrario)

Silvio Berlusconi non mi sorprende: è capace di tutto, e l'ha dimostrato in tutta la sua vita, prima e dopo la sua entrata in politica. 

Mi sorprende invece, procurandomi un disgusto indicibile, la reazione dei media. Se escludiamo il (solito) ‘Fatto Quotidiano’, stampa e tv, di fronte alla candidatura (possibile, se non probabile) di un 'delinquente' (tale definito in sentenza passata in giudicato) come il suddetto, quando non hanno manifestato accettazione di una simile ipotesi, giustificata come atto di una presunta 'pacificazione' tra gli italiani (e hanno usato questo termine senza pensare di cadere nel tragicamente comico), hanno prodotto, all'unisono, un silenzio assordante. 

L'appello di Marco Travaglio al 'No al garante della prostituzione' ha superato 120mila firme in quattro giorni: anche per il fatto che nessuno ne ha dato notizia, è una reazione che dovrebbe consolare. Poi, però, ci ricordiamo che gli italiani anagraficamente adulti sono quasi 50 milioni. E non abbiamo bisogno di calcolatrice per capire che solo lo zero-virgola ha avuto un moto tale di indignazione da cliccare sull’appello online perché il Parlamento non voti un delinquente frodatore dello Stato come capo dello Stato. 

Per carità, sia chiaro: non sto regalando a Berlusconi la quasi totalità degli italiani. Ovviamente, si può non concordare con l’iniziativa di Travaglio ed essere antiberlusconiani più di chi ha firmato. 
Ma ci sono momenti in cui l’indifferenza è una colpa tanto grave, per le conseguenze che produce, da essere storicamente imperdonabile. E forse, da tempo, questi sono tempi in cui, soprattutto per chi non ha potere politico per agire sul piano strettamente politico, ‘posizionarsi’ con chiarezza, e pubblicamente, è già ‘fare politica’: incidere sui fatti, indicare una direzione. 

Magari il suddetto figuro non salirà al Quirinale. Tuttavia, se conservassimo ancora un minimo di cervello, ma soprattutto di abito ‘civico-civile’ marchiato sulla pelle, dovremmo ammettere che è già incredibile che venga discussa questa possibilità. 

E’ questo che dice tutto: dell’Italia e di noi italiani. L’astensionismo elettorale, ormai giunto sopra il 60%, non è un prodotto del caso. Come non è il risultato di un ‘destino cinico e baro’ la crescita del numero di chi, in quanto italiano, ogni giorno di più non si sente di condividere la sua identità di italiano con chi è nato e abita questo sciagurato paese. 

Da Craxi in poi (Berlusconi, Renzi e la melma di oggi) se siamo quel che siamo lo siamo anche grazie a noi. 
Fa male ricordarlo, ma ‘loro’ sono quel che sono anche perché ‘noi’ siamo quel che siamo.

*** Massimo Ferrario, Ipotesi Berlusconi candidato, siamo italiani, per ‘ContrAppunti’, n. 703, 4 dicembre 2021
Qui la firma all'appello di Marco Travaglio e 'il Fatto Quotidiano'


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#SGUARDI POIETICI / L'amore (Gio Evan)

l'amore,
basta l'amore
per qualsiasi cosa

ma l'amore non vive a lungo
senza pazienza
senza cura 
senza attenzioni
senza cortesie
senza delicatezza
senza tenerezza
senza contatto
senza sorriso

l'amore muore 
senza corteggiamento 
senza piccoli gesti 
senza passeggiate con le mani unite
senza sguardi luminosi
senza sorprese inaspettate
senza occhio di riguardo
senza un punto di incontro
senza sacrificio

l'amore,
basta l'amore
per qualsiasi cosa,
ma l'amore
ha bisogno di tutto.

*** Gio EVAN (Giovanni Giancaspro), 1988, scrittore e poeta, umorista, performer, cantautore, artista di strada, facebook, 3 dicembre 2021, qui


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#VIGNETTE / Quando cadi (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 1 dicembre 2021, qui

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venerdì 3 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Le osterie (Alda Merini)

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

*** Alda MERINI, 1931-2009, poetessa, aforista, scrittrice, Le osterie, da Vuoto d’amore, 1991, 'n 'il canto delle sirene', 2 dicembre 2021, qui


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#MOSQUITO / Scienza, medicina, anarchia (Errico Malatesta)

Riceviamo degli inviti a far la propaganda a favore di questo o quel sistema curativo, fregiato degli aggettivi «razionale», «naturale», ecc., accompagnati da critiche, giuste o ingiuste, contro «la scienza ufficiale». 

Noi non ne faremo nulla, perché non crediamo che l’essere anarchici dia a noi o ad altri il dono soprannaturale di sapere quello che non si è studiato. 

Comprendiamo tutto il male che l’attuale organizzazione sociale, fondata sull’egoismo e sul contrasto degli interessi, fa allo sviluppo della scienza ed alla sincerità degli scienziati. Sappiamo che molti medici, spinti dall’avidità e spesso forzati dal bisogno, prostituiscono quella che dovrebbe essere una delle più nobili missioni umane, e ne fanno un vile mercimonio. Ma tutto questo non ci impedisce di comprendere che la medicina è una scienza ed un’arte difficilissima che richiede lungo ed arduo tirocinio e non si apprende per intuizione e per conto nostro, quando fosse il caso, preferiremmo ancora affidare la nostra salute ad un medico disonesto, piuttosto che ad un’onestissimo ignorante il quale credesse che il fegato si trova nella punta dei piedi. 

Secondo noi hanno torto quei compagni che prendono partito per un dato sistema terapeutico solo perché l’inventore professa, più o meno sinceramente, idee anarchiche e si dà l’aria del ribelle e tuona contro «la scienza ufficiale». Noi, al contrario, ci mettiamo subito in guardia se vediamo che uno vuole avvalersi delle sue idee politiche per far accettare le sue idee scientifiche e ne fa una questione di partito. (...) 

Vi è tra noi la tendenza a trovare vero, bello e buono tutto ciò che si presenta sotto il simpatico manto della rivolta contro «le verità» ammesse, specie se è sostenuto da chi è, o si dice, anarchico. Il che dimostra una deficienza di quello spirito di esame e di critica che dovrebbe essere sviluppatissimo negli anarchici. 

Sta bene il non considerare come definitiva nessuna delle conquiste dell’intelligenza umana ed aspirare sempre a nuove scoperte, a nuovi progressi, ma bisogna badare che non sempre il nuovo è migliore del vecchio, e che la qualità di anarchico non porta con sé il dono della scienza infusa. (…) non ci pare troppo il pretendere che chi vuole criticare e combattere i metodi vecchi sappia quali essi sono e quali sono i fatti accertati in favore o contro di essi. In altri termini, noi domandiamo semplicemente che chi vuole parlare di una cosa si prenda prima la briga di studiarla. Se vi sono dunque dei compagni che si sentono la competenza di discutere di materie sanitarie lo facciano pure, ma non domandino a noi di parlare di quello che noi non sappiamo. 

Del resto, noi conosciamo dei valenti medici che professano le idee anarchiche; ma essi non parlano di anarchia quando fanno della scienza, o ne parlano solo quando la questione scientifica diventa questione sociale, cioè quando constatano che l’attuale organizzazione sociale inceppa i progressi della medicina ed impedisce che essi siano applicati a beneficio di tutta l’umanità.

*** Errico MALATESTA, 1853-1932, saggista e attivista anarchico, 'Pensiero e Volontà', 1 marzo 1924 e 1 maggio 1925, posta redazionale, in Errico Malatesta, Il buon senso della rivoluzione, a cura di Giampietro N. Berti, Eleuthera, 1999, qui


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