venerdì 3 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Le osterie (Alda Merini)

A me piacciono gli anfratti bui
delle osterie dormienti,
dove la gente culmina nell’eccesso del canto,
a me piacciono le cose bestemmiate e leggere,
e i calici di vino profondi,
dove la mente esulta,
livello di magico pensiero.
Troppo sciocco è piangere sopra un amore perduto
malvissuto e scostante,
meglio l’acre vapore del vino
indenne,
meglio l’ubriacatura del genio,
meglio sì meglio
l’indagine sorda delle scorrevolezze di vite;
io amo le osterie
che parlano il linguaggio sottile della lingua di Bacco,
e poi nelle osterie
ci sta il nome di Charles
scritto a caratteri d’oro.

*** Alda MERINI, 1931-2009, poetessa, aforista, scrittrice, Le osterie, da Vuoto d’amore, 1991, 'n 'il canto delle sirene', 2 dicembre 2021, qui


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#MOSQUITO / Scienza, medicina, anarchia (Errico Malatesta)

Riceviamo degli inviti a far la propaganda a favore di questo o quel sistema curativo, fregiato degli aggettivi «razionale», «naturale», ecc., accompagnati da critiche, giuste o ingiuste, contro «la scienza ufficiale». 

Noi non ne faremo nulla, perché non crediamo che l’essere anarchici dia a noi o ad altri il dono soprannaturale di sapere quello che non si è studiato. 

Comprendiamo tutto il male che l’attuale organizzazione sociale, fondata sull’egoismo e sul contrasto degli interessi, fa allo sviluppo della scienza ed alla sincerità degli scienziati. Sappiamo che molti medici, spinti dall’avidità e spesso forzati dal bisogno, prostituiscono quella che dovrebbe essere una delle più nobili missioni umane, e ne fanno un vile mercimonio. Ma tutto questo non ci impedisce di comprendere che la medicina è una scienza ed un’arte difficilissima che richiede lungo ed arduo tirocinio e non si apprende per intuizione e per conto nostro, quando fosse il caso, preferiremmo ancora affidare la nostra salute ad un medico disonesto, piuttosto che ad un’onestissimo ignorante il quale credesse che il fegato si trova nella punta dei piedi. 

Secondo noi hanno torto quei compagni che prendono partito per un dato sistema terapeutico solo perché l’inventore professa, più o meno sinceramente, idee anarchiche e si dà l’aria del ribelle e tuona contro «la scienza ufficiale». Noi, al contrario, ci mettiamo subito in guardia se vediamo che uno vuole avvalersi delle sue idee politiche per far accettare le sue idee scientifiche e ne fa una questione di partito. (...) 

Vi è tra noi la tendenza a trovare vero, bello e buono tutto ciò che si presenta sotto il simpatico manto della rivolta contro «le verità» ammesse, specie se è sostenuto da chi è, o si dice, anarchico. Il che dimostra una deficienza di quello spirito di esame e di critica che dovrebbe essere sviluppatissimo negli anarchici. 

Sta bene il non considerare come definitiva nessuna delle conquiste dell’intelligenza umana ed aspirare sempre a nuove scoperte, a nuovi progressi, ma bisogna badare che non sempre il nuovo è migliore del vecchio, e che la qualità di anarchico non porta con sé il dono della scienza infusa. (…) non ci pare troppo il pretendere che chi vuole criticare e combattere i metodi vecchi sappia quali essi sono e quali sono i fatti accertati in favore o contro di essi. In altri termini, noi domandiamo semplicemente che chi vuole parlare di una cosa si prenda prima la briga di studiarla. Se vi sono dunque dei compagni che si sentono la competenza di discutere di materie sanitarie lo facciano pure, ma non domandino a noi di parlare di quello che noi non sappiamo. 

Del resto, noi conosciamo dei valenti medici che professano le idee anarchiche; ma essi non parlano di anarchia quando fanno della scienza, o ne parlano solo quando la questione scientifica diventa questione sociale, cioè quando constatano che l’attuale organizzazione sociale inceppa i progressi della medicina ed impedisce che essi siano applicati a beneficio di tutta l’umanità.

*** Errico MALATESTA, 1853-1932, saggista e attivista anarchico, 'Pensiero e Volontà', 1 marzo 1924 e 1 maggio 1925, posta redazionale, in Errico Malatesta, Il buon senso della rivoluzione, a cura di Giampietro N. Berti, Eleuthera, 1999, qui


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#VIGNETTE / Quirinale (Stefano Rolli)

Stefano ROLLI
facebook, 2 dicembre 2021, qui

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giovedì 2 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Dentro un cassetto (Massimo Salvadori)

Dentro un cassetto
nella terz'ultima stanza
- le vecchie case 
sono ricordi e persone                                                                                           
c'è rimasto un bottone
una spina.                           
Si trasloca ogni tanto
ma è continuo il dolore.

*** Massimo SALVADORI, insegnante, poeta, facebook, 30 novembre 2021, qui


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#VIGNETTE / Chi? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
'la Repubblica', 1 dicembre 2021, via facebook, qui

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mercoledì 1 dicembre 2021

#SGUARDI POIETICI / L'acqua (Massimo Ferrario)

Tuttora, resta ben saldo 
l'ottuso mantra 
perverso 
della roccia come mito: 
'tutti d’un pezzo', 'forti-e-duri', 'mi-spezzo-ma-non-mi-piego'. 

Ma è un mito di cartapesta, 
che titillando i muscoli 
non sollecita il cervello: 
rassicura  
i sedicenti forti che spregiano l
a debolezza,
i presunti onnipotenti che negano 
l'impotenza,
i seguaci della prima impressione che ignorano 
l'essenza.

La ragione vera è che terrorizzano
la fluidità - incontenibile - 
e la variabilità - sorprendente - 
dell’acqua: 
che si adatta e si trasforma, 
e ghiaccia e evapora, 
facendosi pioggia, nebbia, grandine, neve, ghiaccio, 
ed è torrente, cascata, fiume, lago, stagno, mare, oceano. 

Terrorizza la sua vera e irresistibile forza sommersa: 
capace di sbriciolare qualunque roccia: 
a ondate o goccia a goccia.

***Massimo Ferrario, L'acqua, rielaborazione di un testo del 2012, per 'Mixtura'


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#VIGNETTE / Le radici cristiane dell'Europa (Luca Garonzi)

Luca GARONZI
facebook, 30 novembre 2021, qui

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martedì 30 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Lieve (Manuela Toto)

Lieve.
Lontana da ciò che non hai fatto.
Da quello che non hai detto al momento giusto.
Dalle risposte che non hai dato.
Sottratta all’inquisizione
delle ragioni che non hai onorato
e delle imperfette tue 
inspiegate uscite di scena.
Schiodata dal rimprovero
per fiducia mal riposta nel cuore di qualcuno,
per promesse scadenti già all’alba.
Scampata alle illusorie approvazioni,
all’aspettativa del sole 
ogni giorno ad ogni costo
e alla severità della paura.
Sfuggita al pericolo di ricamare 
scuse
bugie
espedienti
per disegnare un mondo giusto.
Il mondo non è giusto
e non sempre se fai bene 
andrà tutto bene.
Il mondo è buono e cattivo insieme
e a volte è andato tutto a male
ma poi il vento cambia
o cambi tu
e torni 
col cielo leggero.
Lieve.

Manuela TOTO, Lieve, facebook, 'sotto le scale', 17 novembre 2021


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#VIGNETTE / E ricorda (Fabio Magnasciutti)

Fabio MAGNASCIUTTI
facebook, 25 novembre 2021, qui

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lunedì 29 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Cucù (Massimo Salvadori)

Cucù
è l'ora verde come un gioco
ritornare a scuola dietro il banco
fare paura
ma senza spaventare
essere da troppi anni adulto
e avere invece voglia
di ricominciare.

*** Massimo SALVADORI, insegnante e poeta, facebook, 16 novembre 2021, qui


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#PIN / Dall'Africa (MasFerrario)

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#VIGNETTE / Omicron, voi ancora niente, eh? (Mauro Biani)

Mauro BIANI, 1967
ìla Repubblica', 28 novembre 2021, via facebook, qui

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domenica 28 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Un albero secco (Wang Ya-P'ing)

Un albero secco
fuori della mia finestra
solitario
leva nel cielo freddo
i suoi rami bruni.
Il vento rabbioso la neve e il gelo 
non possono ferirlo.
Ogni giorno quell’albero
mi dà pensieri di gioia:
da quei rami secchi
indovino il verde a venire

*** Wang YA-P'ING, Un albero secco, da Poesia cinese moderna,  a cura di Renata Pisu, Editori Riuniti, 1962, anche in facebook, 25 novembre 2021, qui


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#VIGNETTE / Inverno e No-Vax (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 27 novembre 2021, qui

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sabato 27 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Le parole 'giuste' (Massimo Ferrario)

Forse ci vuole una vita per riuscirci. 
E forse non ci riusciremo. 

Cercare le parole giuste. 
Non dire le prime che troviamo. 

E sono giuste le parole che danno un senso:
un significato e una direzione. 
Il nostro senso. 
Ma lo danno in modo preciso. 
Netto. Inequivoco.
E dicono la nostra 
autenticità.

Perché le parole siamo noi
e noi siamo le parole:
non ci tradiscono se noi non le tradiamo,
non ingannano - noi, gli altri - 
se noi le rispettiamo 
per quello che sono e che dicono. 

Forse ci vuole una vita per riuscirci. 
E forse non ci riusciremo. 

Ma ci avremo provato. 

*** Massimo Ferrario, Le parole 'giuste', per 'Mixtura' (rielaborazione di un testo del 2018)


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#MOSQUITO / Ogni tempo ha il suo fascismo (Primo Levi)

Ogni tempo ha il suo fascismo: se ne notano i segni premonitori dovunque la concentrazione di potere nega al cittadino la possibilità e la capacità di esprimere ed attuare la sua volontà. A questo si arriva in molti modi, non necessariamente col terrore dell’intimidazione poliziesca, ma anche negando o distorcendo l’informazione, inquinando la giustizia, paralizzando la scuola, diffondendo in molti modi sottili la nostalgia per un mondo in cui regnava sovrano l’ordine, ed in cui la sicurezza dei pochi privilegiati riposava sul lavoro forzato e sul silenzio forzato dei molti.  

*** Primo LEVI, 1919-1987, scrittore, poeta, testimone dei lager, da Un passato che credevamo non dovesse tornare più, 'Corriere della sera', 8 maggio 1974 


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#VIGNETTE / SuperGreenPass (Giancarlo Covino)

Giancarlo COVINO
facebook, 24 novembre 2021, qui

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venerdì 26 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Sei forte (Gio Evan)

Sei forte
proprio perché quando 
ti senti crollare, 
tu crolli,
senza dover dimostrare niente a nessuno,
sei forte per questo, tu,
perché rispetti la tua fragilità 
e non hai paura di darle spazio. 

*** Gio EVAN (Giovanni Giancaspro), 1988, scrittore e poeta, umorista, performer, cantautore, artista di strada, facebook, 21 novembre 2021, qui
http://www.gioevan.it/biografia/


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#VIGNETTE / Il testo dell'ultimo decreto (Natangelo)

NATANGELO, 1985
'il Fatto Quotidiano', 25 novembre 2021, via facebook, qui

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giovedì 25 novembre 2021

#SGUARDI POIETICI / Ho dato tempo al tempo (Massimo Ferrario)

Ho dato tempo al tempo. 

Mi ha ringraziato, 
ma mi ha detto che,
lui, 
ne aveva:
in abbondanza 
E non era lui ad averne bisogno. 

Però ha apprezzato, 
perché in genere 
- mi ha detto - 
noi umani lo sprechiamo. 
Oppure, addirittura, presi dalla noia, 
lo ammazziamo. 
Salvo poi lamentarci 
perché non ne abbiamo. 

Per premiare il mio gesto, 
lui, il tempo, 
me ne ha regalato ancora. 
E così ho potuto vedere maturare 
cose e fatti 
che mai pensavo sarebbero accaduti. 

Ho capito che se vuoi tempo 
devi darlo 
e ti verrà restituito 
in proporzione maggiore a quanto hai dato. 

E che la frenesia non è un modo 
per fare più cose in minor tempo, 
ma solo una nostra osannata abitudine
- autocentrata, anche violenta - 
di negare tempo alle cose. 

Così soffocando le cose delle vita. 
Sostanzialmente spegnendo la vita.
E soprattutto noi stessi.  

Ho capito tutto questo
perché ho dato tempo al tempo.

*** Massimo Ferrario, Ho dato tempo al tempo, per Mixtura (rielaborazione di un testo del 2019)


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