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venerdì 21 luglio 2017

#SENZA_TAGLI / Bravo Recalcati, curiamo 50 milioni di matti (Alessandro Robecchi)

Sì, ma le cure? Voglio dire: ottima, davvero notevolissima per rigore scientifico e fluidità d’intuizione la diagnosi del professor Recalcati, pubblicata sulla rivista scientifica Repubblica. Meticolosa l’anamnesi, sopraffina l’analisi, univoca la diagnosi: tutti quelli a cui sta sulle balle Matteo Renzi sono matti. Chi non vuole bene a Matteo e non lo ricorda nelle sue preghiere è matto. Chi dubita di lui è matto. In poche parole: sono tutti matti.

Ora, io ho da fare, ho degli impegni, una vita mia, e vorrei evitare di finire in un ospedale psichiatrico guardato a vista dalla Serracchiani, e quindi mi dichiaro subito renziano di ferro. Dottore, mi dica cosa devo applaudire e io applaudo, giusto per non essere scambiato per matto. Chiarita la posizione personale, veniamo ai problemi tecnici. Io credo che con questa faccenda dei matti si possa davvero rilanciare il Paese. Ecco come.

Censimento dei matti. Prima di affrontare il problema dei matti è meglio sapere quanti sono. Il 4 dicembre si sono autodenunciati 19.419.507 matti. Poi ci sono i matti che non hanno votato al referendum, quelli che non sanno nemmeno chi sia Matteo Renzi e persino molti che hanno votato sì e sono diventati matti dopo. Parliamo di una cinquantina di milioni di persone come minimo. Assumere medici, infermieri, capisala per curare adeguatamente questa massa poderosa di matti assicurerà il rilancio del Paese. Senza contare l’industria del mobile e falegnameria, che dovrà produrre milioni di lettini per analisi. Poi il personale amministrativo, e un fotografo nuovo per Recalcati, che nel suo sito compare ruvido e fascinoso mentre si trattiene gli occhiali, perché ha paura che un matto glieli rubi.

Profilassi e prevenzione. Contrariamente a quel che crede Matteo Renzi, non è che la gente pensi continuamente a Matteo Renzi, e quindi parla male di Renzi (mostrando sintomi di follia) solo quando si parla di politica, sinistra, diritti, economia, lavoro e quelle cose lì. Uno al bar con gli amici può chiacchierare di tutto, dal calciomercato alla pittura fiamminga, e magari solo per un momento dice “Uh, Renzi, che palle!”. Come cogliere il paziente nell’esatto momento in cui dimostra di essere matto? Secondo i miei calcoli, basterebbero tre-quattro milioni di persone dislocate in mercati, pizzerie, musei, balere, scuole, palestre, insomma ovunque. Al primo accenno di follia, il funzionario si qualifica e per il matto scatta l’identificazione, la segnalazione alla Asl di competenza, eventualmente il ricovero coatto.

Psicofarmaci. E’ ovvio che nei casi più gravi, e nelle sindromi acute (la sinistra rivoluzionaria che vuole la terra ai contadini e le armi al popolo, quella di Bersani, insomma) si dovrà ricorrere ai farmaci. Con un rapido calcolo, penso che servirebbero dalle ottocento alle mille tonnellate di Xanax da distribuire o somministrare in vario modo, a D’Alema, per esempio, sparate in siringoni con un fucile da rinoceronti. Per sedare alcuni milioni di elettori del Pd che se ne sono andati (per forza! Sono matti!) si useranno diverse formule, da “Ce lo chiede l’Europa”, (dosaggio Monti), a “Te lo giuro, è di sinistra!”, (protocollo Renzi), fino allo sbarazzino “Il primo Xanax mandorlato”, (ricetta Farinetti).

Problemi tecnici. So cosa state pensando: con cinquanta milioni di matti ci sarebbe un ingorgo burocratico. Controllare che tutti quelli che non amano Matteo Renzi vadano alle sedute, prendano le pillole, non saltino le visite periodiche del dottor Recalcati richiede una quantità immensa di dipendenti. Questo è il vero nodo della questione: per controllare i matti che non amano Renzi saremmo costretti ad assumere anche molti matti che non amano Renzi, essendo questi la stragrande maggioranza del paese. E’ un effetto collaterale non da poco. Pensiamoci, professore! 

*** Alessandro ROBECCHI, giornalista e scrittore, Bravo Recalcati! Curiamo 50 milioni di matti e così rilanciamo l’Italia, 'Il Fatto Quotidiano', 19 luglio 2017, qui


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mercoledì 19 luglio 2017

#SPILLI / Recalcati e Renzi, gli intellettuali e la psicologia (M. Ferrario)

Un tempo c'erano gli intellettuali organici. 
Giusta o sbagliata che fosse questa prassi, il tentativo dei 'pensatori fiancheggiatori' era quello di fornire idee al partito di cui venivano chiamati 'organici': un partito che aveva un visione del mondo (un orizzonte, delle idee, degli ideali, dei valori...) e cercava i modi migliori per affermarla, appoggiandosi al 'popolo' (le masse), ma anche ai contributi di possibili intellettuali, appunto, che si riconoscevano in questa storia da costruire (era l'epoca dello 'storymaking', più che dello 'storytelling')

Oggi sono spariti i partiti e gli intellettuali. 
Se ne rimane qualcuno (di intellettuale), l'unico modo per essere organici, in assenza di partiti, è scegliersi un uomo. 
E non importa se, non essendoci più una visione del mondo, l'uomo di cui si è deciso di essere orgogliosamente organici nell'essere follower si arrabatta opportunisticamente e confusamente, uno slogan dietro l'altro, per andare, o restare, aggrappato a quel potere che per lui è l'unica motivazione alla vita: si fa quel che si può nell'epoca in cui si è.

Massimo Recalcati (L'odio per Renzi e il lutto per la sinistra, 'la Repubblica', 17 luglio 2017) conferma il suo ruolo di intellettuale organico a Matteo Renzi: un ruolo assunto anni fa tra una Leopolda e l'altra e mai dismesso.

Nell'articolo in questione, subito trasformato in una slide che qui sotto ripropongo dal sito 'Matteo-News', il nostro intellettuale, all'ex premier ogni giorno più ex, non offre idee, magari (oibò) critiche, per aiutarlo a recuperare un ruolo che dire appannato sarebbe eufemistico. 
No. 
Da psicologo-psicoanalista qual è e da intellettuale sulla cresta dell'onda (un libro al mese, un articolo alla settimana), gli suggerisce una 'proiezione'. 
E come tutte le proiezioni, comoda. 
Rassicurante. 
Solidamente innocentista.

Sostanzialmente, sia pure in modo indiretto, gli dice: 
Se hai perso smalto, caro Matteo, dopo le continue batoste elettoral-referendarie, le scissioni di dirigenti, la fuga di milioni di elettori, stai tranquillo: tu non hai responsabilità. Sei semplicemente oggetto dell'odio della sinistra, che non vuole elaborare il lutto della sua fine storica. Tu, a questa sinistra gufa, rosicona, nostalgica, lamentosa (che odia quel cambiamento che, novello Salvatore della Provvidenza, avevi tentato benevolmente di portare in dote all'Italia), hai cercato e cerchi continuamente di mostrare il cadavere che lei ormai è. Ma lei, la sinistra, niente: non sa elaborare il lutto. E per questo ti odia. E' tutto molto semplice, caro Renzi. Il fallimento non è tuo. La colpa è degli altri: i cattivi che non sanno prendere atto dei cadaveri che sono.
Peccato. 
Nonostante bazzichi la psicologia da una vita e conosca un po' il mondo non sempre esaltante di chi la pratica, continuo a pensare che psicologia e psicoanalisi possano (potrebbero) essere una cosa seria.
Qualche volta, però, ho dubbi più forti. 

ps: 
Resterebbe una domandina per Massimo Recalcati: e come la mettiamo con tutta l'Italia non di sinistra che 'odia' Renzi e all'inizio, in maniera trasversale, aveva più o meno applaudito alla sua entrata in campo (senza aver capito che sarebbe stata turlupinata da uno che fin da ragazzo era soprannominato il Bomba dai compagni di scuola che lo conoscevano bene...)?

*** Massimo Ferrario, Recalcati e Renzi, gli intellettuali e la psicologia, per Mixtura


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