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sabato 1 ottobre 2016

#LINK / Fallire, non fa sempre male (Nicola Bonora)

Vuoi per l’avanzare dell’età, vuoi perché il contesto sociale famigliare mediatico ti consiglia ripetutamente di porti obiettivi con cui misurarti ed essere misurato, vuoi ancora perché la poetica dell’errore ha preso piede in tutti i filoni della formazione manageriale, mi sono trovato di recente a riflettere sul tema del fallimento.
Non del fallimento cattivo, intendiamoci, ma di quello buono. Un po’ come la storia del colesterolo.
Ho messo in fila tutte le cose in cui non sono riuscito, marchiandole come fallimento.
Viste tutte insieme, mi sono chiesto come facessi a essere ancora qui.
Dopo di che mi sono detto che, forse, sono qui proprio grazie a quei fallimenti.
Ho messo in ordine i ragionamenti suddividendoli in capitoli, che vado di seguito a srotolare. (...)

*** Nicola BONORA, imprenditore, Fallire è un po’ morire. E un po’ no. Perché gli insuccessi, come il colesterolo, non fanno sempre male, 'senzafiltro', 28 settembre 2016

LINK articolo integrale qui

mercoledì 24 febbraio 2016

#MOSQUITO / Apprendimento, comprende il fallimento (Warren Bennis e Burt Nanus)

Ogni apprendimento implica qualche ‘insuccesso’, qualche ‘fallimento’, ossia qualcosa da cui si può continuare ad apprendere. 
Possiamo addirittura proporre una regola generale per tutte le organizzazioni: «Non reagire mai con rabbia all’insuccesso ragionevole». 
Un principio molto simile lo aveva già enunciato Spinoza. Egli asserì che la più alta attività a cui l’essere umano può spingersi è l’apprendimento, ovvero, nel suo linguaggio, la conoscenza. Conoscenza è libertà. Secondo Spinoza, coloro che reagiscono con rabbia agli insuccessi altrui sono schiavi della passione ed incapaci di apprendere alcunché. 

Tom Watson senior, fondatore dell’Ibm, suo ispiratore e guida per oltre un quarantennio, parecchi anni fa mise in pratica, probabilmente senza conoscerne la fonte, questo principio spinoziano. 
Un promettente giovane dirigente dell’Ibm fu coinvolto in un’operazione molto arrischiata facendo per.-dere alla società 10 milioni di dollari.
Era un disastro. Chiamato da Watson nel suo ufficio, il giovane sbottò: «Suppongo che vuole le mie dimissioni». 
«Non lo dica neppure per scherzo. Abbiamo appena speso 10 milioni di dollari per la sua formazione!». 

*** Warren BENNIS, 1925-2014, statunitense, famoso esperto di leadership, e Burt NANUS,  1936, statunitense, direttore del Center of Futures Research dell’University of Southern California, Leader. Anatomia della leadership, 1985, FrancoAngeli, Milano, 1987. 


In Mixtura altri 2  contributi di Warren Bennis qui

lunedì 25 gennaio 2016

#LINK / Antifragile, essere avvantaggiati da caos e fallimento (Annamaria Testa)

Nassim Taleb parla sei lingue, e anche un po’ di italiano. Ha il sorriso facile, un ottimo sense of humor e un gusto speciale per i paradossi. Ha coniato un termine, antifragile, che è un modo di pensare. Per vent’anni ha fatto con successo il trader, e con successo ancora maggiore oggi si occupa di previsione e prevenzione dei rischi, insegna alla New York University e fa lo scrittore di saggi. Giocati dal caso, Il cigno nero e Antifragile sono bestseller mondiali.

Sono andata a sentire Taleb a Bologna, dove ha tenuto una lectio magistralis.(...)

*** Annamaria TESTA, pubblicitaria, Antifragile. Cioè avvantaggiato da caos e fallimento - Idee 124, 'nuovo e utile', 27 novembre 2014

LINK articolo integrale qui


In Mixtura altri 18 contributi di Annamaria Testa qui

sabato 18 aprile 2015

#ARK #IMPRESA & SOCIETA' / Onnipotenza del discente e fallimento dell'apprendimento, 1992 (M. Ferrario)

Ecco un altro mio articolo che ho riesumato recentemente dalle carte dell'archivio.
Tocca un tema importante e, a mio avviso, tuttora non sufficientemente esplorato: mi riferisco a quella onnipotenza del discente che può causare il fallimento dell'apprendimento.
Naturalmente, ponendo sotto il riflettore questo punto, non intendevo allora (e non intendo oggi) assolutamente sminuire la responsabilità di chi dovrebbe facilitare il processo di apprendimento: il cosiddetto 'formatore'. Che rimane un soggetto evidentemente fondamentale, benché non esclusivo, nella relazione didattica.
Il testo è del 1992, e l'ho recuperato grazie ad un amico che, avendone perso la fotocopia, mi ha spinto recentemente a rintracciare il numero della rivista, da anni scomparsa.
Poiché mi pare dica ancora qualcosa, sia nell'analisi degli assunti che possono far fallire l'apprendimento, che nella riflessione finale, in cui c'è un timido accenno al 'che fare', lo ripubblico nel blog. 
Come avviene per queste riscoperte di archivio, non ho operato alcun rimaneggiamento, neppure formale.

° ° °