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martedì 26 maggio 2020

#SENZA_TAGLI / Struzzi, it's over, abbiamo capito (Giuseppe Civati)

Struzzi, it's over.

È il momento di essere conseguenti, per le prossime, impegnative “fasi”.

Abbiamo capito che scienza e competenza servono, che a non ascoltarle ci si fa molto male.

Abbiamo capito che cosa significano «emergenza» e «sicurezza», dopo anni di travisamenti e di speculazioni elettorali.

Abbiamo capito che investire in ricerca significa programmare il futuro e prevedere e ridurre l’impatto con i cataclismi.

Abbiamo capito che la nostra interazione con la natura è basata su un equilibrio fortemente compromesso. Da noi, non dalla natura.

Abbiamo capito che il coronavirus può essere affrontato, con queste premesse: lo stesso dobbiamo fare con i cambiamenti climatici, prima che sia troppo tardi. E questi mesi sono stati un tutorial, una messa alla prova, un test.

A questo proposito abbiamo capito altre cose.

Abbiamo capito che si può lavorare da casa, almeno in parte, riducendo gli spostamenti. Non dimentichiamolo subito.

Abbiamo capito che è sano ridurre la congestione delle nostre città, anche senza virus.

Abbiamo capito che è il momento di intervenire sulle scuole e la prima cosa da fare sarebbe rinnovare gli spazi all’insegna dell’efficienza energetica e delle nuove tecnologie di cui dotarle.

Abbiamo capito che la tecnologia – che purtroppo abbiamo usato ancora troppo poco, soprattutto per il “tracciamento” – può essere utilizzata a fini sociali.

Abbiamo capito che servono tante risorse per cambiare e che sarebbe utile che provenissero non solo dal debito ma da una riforma fiscale europea per fare in modo che le risorse non si concentrino nei paradisi fiscali e in chi li frequenta ma tornino agli investimenti strategici. Non solo Fca, abbiamo capito.

Abbiamo capito che il pesce grosso non deve mangiare quello piccolo, deve accudirlo, almeno per un po’. Che chi ha grandi disponibilità economiche deve mettersi in gioco e, anche, sopportare un’aliquota più alta.

Abbiamo capito che uno shock può tramortirci e ci invita a cambiare, in meglio.

Abbiamo capito che un modello economico troppo avido lascia fuori dalla porta troppe persone e che le emergenze si affrontano solo se contestualmente si affrontano le disuguaglianze.

Per gli struzzi è finita, insomma. A meno che non si mettano a correre, verso obiettivi precisi.

*** Giuseppe CIVATI, fondatore di Possibile, fondatore di People, Struzzi, it's over, facebook, 24 maggio 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Civati



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lunedì 18 maggio 2020

#SENZA_TAGLI / Dopo 70 giorni più o meno allo stesso punto (Giuseppe Civati)

Accompagnati dal «se lei sa fare di meglio, prego» ci avviamo alla fase 2 della fase 2. La fase 2.1. Strumenti sofisticati e tecnologie avanzate a disposizione? Zero. Dice: «il rischio è calcolato». Mi pare che siano proprio i «calcoli» a fare difetto.

Il sindaco di Milano, non a caso, si vota alla Madonnina (Gesù!). Il tasso di rigore scientifico continua a crescere.

In verità è stato fatto solo un gigantesco tampone, dopo i primi focolai e la tragedia della Val Seriana, il nostro Vajont: la decisione di chiudere tutti in casa. Eccolo, il “tampone”. Per il resto, dopo settanta giorni, siamo più o meno allo stesso punto.

Luca Sofri scrive: «Finalmente è arrivato il giornalista di RTL a fare la domanda che nessuno faceva da due mesi: “ci avete mai pensato” alle tre T?».

La domanda sorge spontanea, la risposta arriverà nella fase “mai”. Incrociamo le dita. Dita guantate. Mascherinizziamoci. Procediamo con cautela. Evitiamo incontri ravvicinati del primo, del secondo e anche del terzo tipo. Va benissimo vedere gli amici, magari non tutti insieme, quelli della compagnia del liceo anche no, tipo.

Non so voi ma a me tutto questo fa l’effetto di rendermi più preoccupato di prima. L’ottimismo di alcune settimane fa è sceso a precipizio. Rispetto alla fine di febbraio, siamo più consapevoli e ci auguriamo che il virus, che ora sappiamo essere crudele, ci risparmi. E sappiamo che le mascherine sono obbligatorie, dopo settimane di tira e molla. Non molto altro.

Poi c’è che è diventato un governo di geometri, tutti a parlare di misure prendendo le distanze dalle responsabilità. Un metro, due metri, quattro metri quadri.

Si era tanto parlato dell’urgenza di commissariare e di ritornare alla guida dello Stato centrale: il risultato è l’opposto, tutto è regionalizzato. Fontana si vanta di aver fatto il meglio che si potesse fare. Dal commissariamento alla delega pressoché totale. Capace che si candida a premier.

Insomma vigono i decreti ma vigono soprattutto incertezza, paura, speranza, fatalismo; non è una bella condizione. Da una parte le dita incrociate e dall’altra lo scenario angosciante di una ricaduta. Se pensa di essere capace, provasse Conte a fare il cittadino in assenza di governo, verrebbe da chiedergli. Chissà cosa risponderebbe.

*** Giuseppe CIVATI, fondatore di Possibile, fondatore di People, facebook, 17 maggio 2020, qui
https://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Civati


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mercoledì 15 aprile 2020

#SENZA_TAGLI / Bisogna tornare a dopo (Giuseppe Civati)

E così non si riapre spalancando ma si socchiude, diciamo così. Nelle regioni, anche quelle più esposte, è tutto un fiorire di nuove delibere, ordinanze, diktat. Grida manzoniane, a volte, azzeccagarbugliate, aggiungeremmo, smentiscono le precedenti e a volte anche se stesse. È tutto molto sperimentale, in alcuni casi letteralmente azzardato. A volte paradossale, se è vero che ciò accade anche dove il virus cresce in modo esponenziale.

Paradossi ce n’è a secchi. Prendete Sanders, che si ritira dalla corsa alla candidatura democratica nel momento in cui le sue denunce e le sue battaglie si fanno ancora più urgenti e concrete. Prendete gli ultrà della destra che si era spinta nel deep liberismo che chiedono interventi statali ed europei a bomba. E potremmo continuare: chi ha devastato la sanità pubblica chiede investimenti per la sanità pubblica, come se non fosse la stessa persona a dirlo. Disturbo politico-narcisistico della personalità, come gli amministratori più incapaci che sono, guarda un po’, quelli che si celebrano di più.

Ora, al di là di tutto, c’è bisogno di portare fuori il Keynes. Insieme a un sistema di garanzie perché vi sia concorrenza e lealtà, in una parola: concorrenza leale. L’aggiunta di limpido liberalismo è necessaria, in un mercato, il nostro, opaco e condizionatissimo. Così come sono necessari pochi criteri, chiari e indiscutibili, per evitare che i soldi finiscano alle persone sbagliate o si concentrino, come sempre, in pochi e definiti luoghi. Gli stessi, più o meno da sempre.

Mentre la task force pensa alla “fase due”, insomma, vale la pena di portarsi avanti con il lavoro e pensare alla “fase tre“. Investimenti. Strategie. Programmazione. E anche progressività (che progredisca, però) e una tassazione che si sposti, finalmente, dal lavoro alla rendita. Ricordandoci che il virus è tutt’altro che flat, non colpisce tutti nello stesso modo. E come per le patologie, anche le sue conseguenze in campo sociale stermineranno i più deboli, indifesi e precari.

Non si può, né si deve tornare a prima. Bisogna tornare a dopo.

Scrive Michael J. Sandel sul New York Times («Are We All in This Together?»).

«Dovremmo, ad esempio, valutare un reddito minimo garantito per assicurarci che i lavoratori possano guadagnare a sufficienza per sostenere con prosperità le proprie famiglie? Dovremmo rafforzare la dignità del lavoro spostando il carico fiscale dalle tasse sul lavoro a quelle sulle transazioni finanziarie, sui patrimoni e sulla CO2? Dovremmo rivedere la politica attuale di tassare i redditi da lavoro a tassi più alti delle rendite da capitale? Dovremmo incoraggiare la produzione nel nostro paese di determinati beni – a cominciare dalle maschere chirurgiche, dai materiali sanitari e dai farmaci – invece di promuovere la delocalizzazione in paesi dove la manodopera è a basso costo?

Anche quando si affievoliscono, le pandemie e le altre grandi crisi molto di rado lasciano le condizioni sociali ed economiche come erano prima. Sta a noi decidere quale sarà l’eredità di questo episodio straziante. La nostra migliore speranza è approfittare di questo accenno di solidarietà legato al momento per ridisegnare il discorso pubblico, per rendere il dibattito politico più moralmente robusto rispetto alle asprezze che lo caratterizzano al momento».

E, ancora:

«La vera domanda non è quando ma quale: quale tipo di economia emergerà dalla crisi? Una che continuerà a creare le disuguaglianze che avvelenano le nostre politiche e minano qualsiasi concetto di bene comune? O rasa una che onori la dignità del lavoro, che premi il contributo dell’economia reale, che dia ai lavoratori una voce significativa e che collettivizzi la malattia e la cattiva sorte?

Dobbiamo chiederci se riaprire significa tornare a un sistema che, negli ultimi quarant’anni, ci ha sempre più diviso, o se siamo in grado di uscire dalla crisi con un’economia che ci permetta di dire, credendolo, che siamo tutti sulla stessa barca?».

*** Giuseppe CIVATI, facebook, 14 aprile 2020, qui 


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lunedì 25 febbraio 2019

#SENZA_TAGLI / Formigoni, troppo facile (Giuseppe Civati)

Ho attaccato duramente Roberto Formigoni, quando era Celeste e onnipotente, subendo anche del sarcasmo da parte sua quando chiesi pubblicamente le sue dimissioni in una grande e bella piazza milanese (#liberalasedia, ricordate?).

Ho denunciato per anni il suo sistema di potere, ho contrastato le sue politiche e le sue pratiche.
Mi sono sempre chiesto come potesse avere messo da parte 49 milioni di euro (sono sempre 49, accidenti), che gli furono sequestrati all’inizio di questa storia. E Formigoni nella vita aveva solo fatto politica.

Non penso però che ci sia da festeggiare per l’ingresso in carcere di una persona.

Se poi si tratta di un politico, osannato per anni, a cui era stato concesso di tutto e di più in ragione di un consenso smisurato, è solo un grande fallimento per tutti – per le istituzioni che rappresentava, in particolare, all’ultimo piano di un grattacielo milanese, tra le nuvole.

C’è una certa amarezza nel rilevare puntualmente che viviamo in un paese in cui si salta sul carro del vincitore come un gatto e poi da quel carro non solo si scende, si finge proprio che il carro non sia passato. «Carro, quale carro?». E quello di Formigoni era un «grande carro» in cui erano saliti tutti quanti, i potenti, certo, gli affaristi, pure, ma anche la maggioranza dei lombardi, all’insegna di un modello di cui ci si vantava in Italia e in Europa.

Formigoni ha governato in Lombardia dal 1995 al 2012. 18 anni. Un’«eternità» che sembrava, per definizione, non dover finire mai.

La prossima volta, come in altre mille occasioni, prima della condanna giudiziaria, sarebbe importante che i cittadini e chi li rappresenta si fermassero a riflettere.

Troppo facile attaccare il forte diventato debole, debolissimo, quando è stato scaricato. Più complesso e prezioso riconoscerne i difetti e le mancanze quando è in carica, soprattutto quando sono monumentali come la sua arroganza.

*** Giuseppe CIVATI, politico, editore di People, facebook, 23 febbraio 2019, qui


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mercoledì 30 gennaio 2019

#SENZA_TAGLI / Ce l'hanno fatta (Giuseppe Civati)

Ce l’hanno fatta. Dopo mesi a inseguirlo, i grillini, quelli che quando sono entrati in Parlamento volevano Gino Strada Presidente, in queste ore hanno superato Salvini in disumanità.

Sono traguardi.

Due anni fa, quando Di Maio lanciò la campagna contro le Ong che chiamava taxi del mare, dissi che mi sembrava un Salvini napoletano, gli mancava solo la felpa. Oggi sono indistinguibili. Le loro parole sono identiche.

E pensare che difendevano la Costituzione, come se non fossero articoli della Costituzione l’articolo 2 e l’articolo 10.

Hanno votato con doppia fiducia il decreto sicurezza (che non lo è) tradendo lo stesso contratto di governo, per compiacere il loro alleato. Ora che si sentono scavalcati, rilanciano, berciando come estremisti di destra.

E non sanno nemmeno che così ottengono l’unico risultato di far crescere la destra, che tra qualche mese farà a meno di loro.

*** Giuseppe CIVATI, facebook, 28 gennaio 2019, qui

disegno di Stefano Tartarotti

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lunedì 24 dicembre 2018

#SENZA_TAGLI / Magari ci penserà Sam (Giuseppe Civati)

Il piccolo Sam è nato e ha passato le prime ore in un barcone, una capanna galleggiante, una mangiatoia in mezzo al mare nero, freddo, lontano da tutto.

Mentre gli esponenti del governo sguazzano nello squallore, Sam è un punto di domanda: che mondo abbiamo costruito per chi nasce oggi? Come facciamo a evitare ai piccoli e ai grandi l’orrore?

Lo dico per Sam e per tutti gli altri. Un mondo inospitale, che già alla nascita separa, discrimina, anche all’interno della nostra società, dove ci sono molti piccoli Sam, che partono già svantaggiati.

Mettere un neonato contro gli altri è la soluzione di chi non ne ha, di chi vuole solo dividere, ha poca immaginazione, nessuna ambizione, nessuna voglia reale di cambiare le cose.

Capire come il genere umano ritrovi un’utopia che faccia stare tutti molto meglio, che renda la vita qualcosa di possibile è la sfida di questa e delle prossime generazioni.

Magari ci penserà Sam, con i suoi nuovi amici. E cambierà tutto.

Auguri, Sam.

*** Giuseppe CIVATI, politico e saggista, 'ciwati.it', 23 dicembre 2018, qui


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mercoledì 20 settembre 2017

#SENZA_TAGLI / Europa, 'ius soldi' (Giuseppe Civati)

Leggete qui: l’Europa ferma i migranti disperati in Libia e in Turchia per non avere pensieri e poi – lo fa il governo di Cipro – offre passaporti a chi li può pagare profumatamente. Non importa se criminali o sotto processo: se sei miliardario e paghi, diventi cittadino europeo. Subito. Altro che ius soli: qui è ius pecuniae, l’odore dei soldi che supera tutto e tutti.

L’eurodeputata Ana Gomes – e Elly Schlein con lei – se ne stanno occupando. Noi vogliamo sostenere questa loro battaglia, chiedendo che anche il governo italiano si faccia vivo e faccia pressione per un’immediata moralizzazione del sistema.

Come già per la tassazione delle multinazionali, per il grande riciclaggio internazionale, per i paradisi fiscali, interni ed esterni, che la Ue tarda ad affrontare. Se ancora qualcuno caldeggia il «sogno europeo», si renda conto che questa Europa debole con i forti e spietata con i deboli è un’Europa da incubo.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'Possibile', Ius soldi: una vicenda che grida vendetta, blog 'ciwati', 18 settembre 2017, qui


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venerdì 25 agosto 2017

#RITAGLI / Destra, e fascismo (Giuseppe Civati)

Oggi Paolo Mieli (qui) parla di «merito» di alcuni ex (?) capi mafia se non partono più le barche dalla Libia. E parla di risultato «davvero clamoroso». Di clamoroso qui c’è solo il disastro culturale e umano di un paese che sta perdendo se stesso per la presenza dello 0,3 per cento di persone che si trovano nel sistema dell’accoglienza. Noi 997, loro 3. E parliamo di assedio, di invasione, di situazione insostenibile. Speriamo non capiti mai a nessuno di noi di trovarci in 3 su 1000 in un paese così. E speriamo di non trovarci mai alla frontiera di un paese che non ci accoglie, lasciandoci a mercenari, torturatori, violentatori e anche mafiosi meritevoli.

Mentre si è sdoganato il razzismo e con esso sono esplosi l’immancabile sessismo e la violenza (che non è mai solo verbale) e si sono create le condizioni perché accadano fatti come quello di oggi, registriamo che fintamente preoccupati che altrimenti «vinca la destra», la destra è già al governo. E tutto intorno a noi si sente odore acre di fascismo.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'Possibile', Speriamo non capiti mai a noi, a nessuno di voi, blog 'ciwati', 24 agosto 2017

LINK articolo integrale qui


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martedì 15 novembre 2016

#LINK / Unità, l'appello di chi divide (Giuseppe Civati)

Tanto per essere credibili, i sostenitori del premier, che giusto due giorni fa a Pescara spiegava che chi vota No lo fa solo per odio, accompagnato dalla sua vicesegretaria che tratta da imbecilli quelli che non la pensano come lei, si sprecano in appelli all'unità. (...)

L'idea di trasformare la Costituzione in un campo di battaglia è stata, prima ancora di andare a Palazzo Chigi, del premier. Non ricordo, oltre alla mia, che pochissime voci di preoccupazione e di allarme. Fin dal primo giorno è stato un plebiscito, strumentale a proseguire al governo la legislatura e basato su un patto di potere (dichiarato: perché almeno su questo è stato sincero).

La stessa penosa letterina inviata agli elettori all'estero (in cui si segnala il passaggio al Paese che amiamo, plurale, lui e l'altro) mette insieme la riforma a vari poster di Renzi in posa. All'insegna di una notevole sobrietà costituzionale. (...)

... purtroppo chi ha votato tutte le schifezze che hanno diviso non è credibile ora e non sarà credibile nemmeno domani quando farà finta di non avere fatto nulla.

Si chiama complicità: chi ha mandato Renzi a Palazzo Chigi, senza programma, con la stessa maggioranza d'emergenza che doveva durare solo un pochino, chi ha sostenuto il suo governo sempre, senza quasi mai prendere le distanze veramente dalle cose che ha fatto, non rappresenta un modello credibile dell'alternativa. Anche solo immaginarlo rende l'idea della confusione e della pochezza che sovrane dominano certe considerazioni. (...)

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'possibile', Prima dividono, poi fanno appello all'unità: credibilissimi, 'ciwati.it', 12 novembre 2016

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domenica 25 settembre 2016

#SENZA_TAGLI / Referendum, quesito vuoto e fuorviante ma bisognava pensarci prima (Giuseppe Civati)

Con Andrea Pertici abbiamo ricostruito il percorso che ha portato alla formulazione del quesito referendario di cui si parla molto in queste ore.
Tutta la discussione sulla scheda del referendum costituzionale prossimo venturo, in corso da qualche ora, è la solita tempesta in un bicchier d’acqua. Oltre a rappresentare un ulteriore esempio di discussione tardiva, come quasi tutte quelle che vengono fatte.

L’art. 16 della legge n. 352 del 1970 ci dice che «il quesito da sottoporre a referendum  consiste nella formula “Approvate il testo della legge di revisione dell’articolo (o degli articoli…) della Costituzione, concernente… (o concernenti…), approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta ufficiale numero… del …?»; ovvero: «Approvate il testo della legge costituzionale … concernente … approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero… del …».
Poiché l’attuale legge è sì di revisione di numerosi articoli della Costituzione, ma introduce anche disposizioni ulteriori, essa rientra nella seconda ipotesi, per la quale dopo il «concernente» si introduce il titolo della legge approvata dalle Camere.
Così nel 2006 il quesito era: «Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente “Modifiche alla Parte II della Costituzione” approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005?» e nel 2001 «Approvate il testo della legge costituzionale concernente "Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione" approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 59 del 12 marzo 2001?».
Ora, la legge costituzionale approvata lo scorso aprile, come noto, è stata proposta dal Governo (che ne ha guidato – con una maggioranza blindata, anzi costretta tra i famosi quattro paletti – tutta la fase di approvazione) con il titolo “Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte seconda della Costituzione”.

Il quesito, quindi recherà questo titolo.

Chi si “indigna” ora per un titolo che strizza troppo l’occhio alla demagogia poteva pensarci prima. Alcuni lo avevano fatto e ci permettiamo di ricordare che siamo tra questi. In ogni caso non rimarrà che spiegare che quel titolo è vuoto e fuorviante, come risulta pezzo per pezzo. Infatti:
a)      il “superamento del bicameralismo paritario” non significa nulla tante sono le modalità con cui questa può avvenire. Peraltro il superamento del bicameralismo perfetto complica il sistema allontanandosi dall’ipotesi più semplice del monocameralismo;
b)      la “riduzione del numero dei parlamentari” è una mezza verità. I “parlamentari” infatti sono “deputati” e “senatori”, come specificato sempre nella Costituzione, e se i secondi sono ridotti a prezzo della sottrazione della loro elezione ai cittadini per affidarla ai consiglieri regionali, i primi – pari al doppio dei secondi – non diminuiscono neppure di un’unità;
c)      il “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni” praticamente non c’è secondo conti fatti dalla stessa Ragioneria generale dello Stato, che li quantifica al massimo in una sessantina di milioni;
d)      la “soppressione del CNEL” è l’unica voce precisa, ma tutti devono sapere che questa sarebbe generalmente condivisa e che non si può votare una riforma così ampia perché si vuole cambiare un solo articolo;
e)      la “revisione del titolo V” è un’espressione vuota che può voler dire tutto e il contrario di tutto. E nel caso di specie si risolve nella ennesima complicazione dei rapporti tra lo Stato e le Regioni, secondo modalità che riaccenderanno il contenzioso di fronte alla Corte costituzionale, ridottosi negli ultimi anni.

In sostanza per cambiare il titolo è tardi, per spiegarlo c’è ancora tempo.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'Possibile', Tutto quello che avreste voluto sapere sul quesito referendario, 'ciwati.it', 23 settembre 2016, qui


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venerdì 26 febbraio 2016

#RITAGLI / Unioni Civili, legge pessima (Giuseppe Civati)

Innanzitutto la partita non si è giocata, il testo doveva passare per l’Aula. Anche il M5S, nella vicenda, ha conosciuto alti e bassi, frizioni, tatticismi e spaccature… con il provvedimento da votare avremmo scoperto le carte e sarebbe uscita, in modo trasparente,  una legge. Inoltre il Pd ha sostenuto per giorni l’impossibilità di mettere la fiducia sul provvedimento mentre alla fine, dopo aver ceduto ai ricatti di Alfano, è stata posta. La stessa Cirinnà ha cambiato posizione. E una fiducia sui diritti è gravissima, il Parlamento è stato esautorato e superato da un accordo di potere. 

[D: I renziani parlano di successo. Il Paese attendeva da anni una legge in materia, anche se mediata si rompe comunque un tabù. Meglio di niente, non trova?]
Già il ddl Cirinnà era un testo parziale e discriminatorio, adesso si può tranquillamente parlare di occasione mancata: una legge pessima ed arretrata. Vi sono persino alcuni aspetti contradditori: l’articolo 3 delega al giudice la possibilità di decidere di caso in caso ma le persone chiedono una legge per normare il quadro. La competenza è del Parlamento, sicuramente non può essere della magistratura.

[D: L’Italia si conferma maglia nera sui diritti civili?]
Il panorama è grigio. Siamo il Paese più arretrato d’Europa. Si giunge ad un testo precedente – come grado di maturazione – alle unioni civili che in altre nazioni hanno votato 10/11 anni fa. (...)

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader di 'possibile', intervistato da Giacomo Russo Spena, "Unioni Civili: legge pessima, la nuova Forza Italia al governo", 'MicroMega on line', 25 febbraio 2016

LINK intervista integrale qui


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sabato 30 gennaio 2016

#SENZA_TAGLI / Laicità, mai rassegnarsi (Giuseppe Civati)

Secondo il rapporto Eurispes, non bisogna rassegnarsi. La partita politica è aperta. I dati sono in alcuni casi in leggero peggioramento perché la destra picchia come un fabbro, mentre la sinistra è equivocata dalle posizioni della maggioranza (che è progressista solo a parole).

Le battaglie laiche (che si chiamano così solo perché siamo tra i paesi in cui la politica è meno laica) sono comprese dalle cittadine e dai cittadini italiani.

Secondo l’indagine Eurispes, questi sono i dati:
* 60% è favorevole a una legislazione avanzata sul fine-vita (noi parliamo di diritti dei morenti).
* 48,7% alle nozze gay (senza i distinguo del Pd, che oggi lambiscono anche le coppie etero: non basta mai).
* 47,1% alla Cannabis legalizzata.

E a proposito di laicità si segnala anche che l’8 per mille è «mal vissuto» dalla maggioranza degli italiani: peccato che il nostro emendamento alla Stabilità – in cui si chiedeva di regolarlo meglio – sia stato contrastato dalla maggioranza al completo e salutato dall’astensione dei 5s. Certe battaglie, semplicemente, non si fanno. Peccato.

Nel frattempo, esplode il dato dell’evasione fiscale, sempre secondo Eurispes, ma come sapete se ne occupano solo gufi e rosiconi.

Crederci sempre, soprattutto se si tratta di diritti. Anche se alcuni se ne disinteressano e altri pensano solo a far crescere la paura.

*** Giuseppe CIVATI, politico, leader del movimento 'possibile', Non rassegnatevi mai, soprattutto sulla laicità, 'ciwati.com', 29 gennaio 2016, qui



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giovedì 1 ottobre 2015

#RITAGLI / Sinistra, quando Possibile è impossibile (Giuseppe Civati)

Referendum di Possibile, Pippo Civati
Non sono state raggiunte le firme necessarie per gli 8 quesiti

La sinistra tradizionale ha scelto di non sostenere i nostri referendum, vuol dire che in piedi ci sono percorsi diversi. I referendum erano uno strumento per costruire qualcosa a sinistra e contrastare la deriva renziana del Paese, non è stato capito. Un’occasione persa per inserire un bel granello di sabbia nei meccanismi del Palazzo e promuovere una campagna che avrebbe costretto persino Grillo a pronunciarsi pubblicamente. 

[D: Sel, Rifondazione ed Altra Europa con Tsipras l’hanno criticata per la metodologia: senza un coinvolgimento orizzontale e soprattutto senza consultare i movimenti. Non trova sia stato un errore?]
Tutto falso. Hanno campato mille motivi per defilarsi. L’idea dei referendum è stata partorita a maggio ed ho coinvolto da subito più soggetti possibili. Ho mandato mail urbi et orbi spiegando le ragioni dell’urgenza: nel 2017 l’Italicum sarà già in vigore, le trivelle avranno già cominciato a scavare, i primi licenziamenti staranno già arrivando. Per questo le consultazioni andavano svolte prima. Tra l’altro abbiamo già ottenuto una parziale vittoria perché il referendum abrogativo contro le trivelle si farà: dieci Regioni hanno finora approvato in consiglio la delibera per promuovere la consultazione. (...)

[D: Però, effettivamente, il movimento contro la “buona scuola” ha pubblicamente attaccato la sua campagna referendaria…]
Sono stato contestato da una parte del movimento legata alla Cgil. Ho risposto che potevano tralasciare quel quesito e spendersi per gli altri sette. Perché non l’hanno fatto? Il referendum era un’intuizione per iniziare una collaborazione di scopo con gli altri soggetti della sinistra. Avevo messo a disposizione la rete di Possibile. Trovo autolesionistico e inspiegabile l’astensione su questioni, vedi la legge elettorale, che riguardano vita dei movimenti e partiti politici. (...)

[D: Il Labour Party ha chiuso l’era del blairismo mentre, da noi, Matteo Renzi sembra non allontanarsi da quel modello tanto che ha dichiarato: “Le politiche di Corbyn sono una ricetta per la sconfitta”. È così?]
Prima si muoveva con scioltezza tra destra e sinistra, ora ha scelto il campo nel quale si sente più a suo agio: la destra. La prossima volta in Inghilterra farà campagna per i conservatori e Cameron? Tra la new entry Verdini e gli attacchi a Corbyn e Tsipras, Renzi si schiera in maniera inequivocabile sull’altro versante. Ormai, sulle pensioni, persino la Fornero è a sinistra di Renzi.

[D: Renzi è la prosecuzione di Berlusconi?]
È il risultato, non la prosecuzione. La sinistra ha avuto un lungo periodo buio, i media hanno funzionato male, nel Paese si è persa la consapevolezza di essere comunità… qui Renzi, con intelligenza politica, ha saputo destreggiarsi arrivando a Palazzo Chigi. Evitando, tra l’altro, il voto popolare. 

[D: Nichi Vendola recentemente su Repubblica ha rilasciato un’intervista sul nodo delle elezioni amministrative. Se da un lato attacca frontalmente le politiche di Renzi, dall’altro non chiude al Pd a livello locale. Possibile questa distinzione?]
Bisogna decidere in che campo operare. E ci vuole coerenza. Se davvero, come dice Vendola, Renzi è il campione del neoliberismo e le sue politiche la prosecuzione di quelle berlusconiane, trovo folle allearsi col Pd tutte le volte possibili. Conosco quel partito e al suo interno ci sono ottimi amministratori e persone per bene, ma il Pd è Renzi e non sostengo quella svolta che ha ucciso il centrosinistra in Italia. In nessun modo. Ho in mente un progetto che vada nella direzione opposta. 

[D: Quindi non parteciperà a novembre alla costituente di sinistra lanciata da Sel?]
Sui referendum ci siamo divisi. Sul nodo delle amministrative ci sono divergenze. Mi pare ovvio che un progetto unitario sia, ad oggi, difficile. O comunque prematuro. Proviamo a capire se alle prossime amministrative almeno in tutte le grandi città si possa costruire insieme una lista unica e autonoma dal Pd.

*** Pippo CIVATI, responsabile del Movimento Possibile, intervistato da Giacomo Russo Spena, Civati: “Referendum? Occasione persa. Sel e altri hanno sbagliato”, 'MicroMega on line', 30 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui