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domenica 21 febbraio 2016

#RITAGLI / Privacy, scontro Fbi-Apple, «sto con Apple» (Michael Walzer)

Chi ha un'idea precisa su questo tema è un idiota. I governi e i giganti del web sono entità alle quali bisogna stare molto attenti. Ma, se proprio devo schierarmi, stavolta ha ragione Apple.

[D: Perché, professor Walzer?]
Perché la posizione di Apple è condivisibile. Hanno fatto il possibile per collaborare con le autorità, vedi la consegna dei file di Farook nel sistema "iCloud". Ma, dovessero cedere adesso, potrebbe aprirsi un precedente pericoloso. Perché non c'è un sistema per decrittare l'iPhone del terrorista preservando la privacy di tutti gli altri. L'eccezione, in questo caso, non è "eccezionale". Se il filosofo Agamben attacca in toto lo "Stato di eccezione" che si verifica negli Stati occidentali in circostanze di "emergenza", mettendo a repentaglio la democrazia, io credo che "l'eccezione" possa essere moralmente accettabile in certi casi. Ma questo non lo è.

[D: Ma entrando nel telefono di Farook si potrebbero magari evitare nuovi attentati e salvare vite. La posizione di Apple è davvero condivisibile?]
Sì. Al momento, non ci sono altre possibilità, come scrive anche il New York Times. E poi sulla privacy Apple ha stretto un patto di fedeltà con i propri clienti.

[D: Ma non è un paradosso che Apple e gli altri che si ergono a paladini di privacy e libertà utilizzino dati sensibili potenzialmente infiniti su di noi mentre li negano alle autorità?]
Lo è. Ma c'è una differenza. I giganti del web possono utilizzare i nostri dati a piacimento, come nelle fastidiose pubblicità personalizzate nell'email. Ma non hanno il potere coercitivo dei governi. Apple non può costringermi a comprare prodotti. Un governo, invece, se ha a disposizione dati sensibili, può mettermi in galera. O persino uccidere.

[D: Lei non ha fiducia nelle autorità americane?]
È difficile averne dopo quanto successo negli ultimi anni, vedi lo scandalo Nsa, neanche discusso al Congresso.

[D: E allora che cos'è oggi la privacy per lei che criticò il Patriot Act di Bush che la limitò?]
Non essere spiato con gli amici o in stanza da letto. Ma, devo dirle la verità, non mi dà neanche fastidio se leggono la mia mail. E i sospetti terroristi non devono avere diritto alla privacy. Più in generale, per i cittadini oggi la privacy conta molto meno rispetto al passato. La minaccia terroristica è più importante.

[D: E quindi quali sono oggi i confini tra privacy e sicurezza?]
Purtroppo non so risponderle. Viviamo in tempi troppo fluidi e confusi. Ma il caso Apple-Fbi sarà molto utile a capire questi nuovi confini.

*** Michael WALZER, 1935, filosofo e saggista statunitense, professore emerito all'Institute for Advanced Study di Princeton, intervistato da Antonello Guerrera, Caso Apple-Fbi: "Non esistono eccezioni se in gioco c'è la privacy di tutti", 'la Repubblica', 20 febbraio 2016

LINK intervista qui


In Mixtura 1 altro contributo di Michael Walzer qui

martedì 14 luglio 2015

#RITAGLI / Europa, unica salvezza il modello Usa (Michael Walzer)

[D: Professor Walzer, in questi giorni concitati ha ancora fiducia nella Ue?]
"Credo che l'Unione sia un progetto ambizioso, che poggia su grandi valori e può vantare quantomeno un successo straordinario: quello di aver trasformato in un'area di pace un continente devastato da secoli di guerre e conflitti fratricidi. Detto ciò, non si può negare che l'Unione Europea sia un regime a dir poco curioso, l'unico che ha centralizzato il potere economico in una struttura oligarchica fatta di banchieri e burocrati, senza centralizzare la politica, che in forma democratica resiste solamente all'interno dei singoli Stati nazionali. In altre parole, il caso Grexit sta facendo emergere una contraddizione immanente al sistema istituzionale europeo, quella tra l'oligarchia sovranazionale dei banchieri e le democrazie nazionali dei popoli. E io non vedo in che modo questa asimmetria possa reggere a lungo. Servirebbe piuttosto uno scatto verso un governo genuinamente politico sia dell'eurozona sia dell'Unione Europea. Eppure, sebbene sia necessario, oggi il passo in avanti sembra piuttosto improbabile, perché nessun Paese europeo sembra pronto a compierlo. La Grecia paga anche l'assenza di un solo governo europeo".

[D: L'altro problema, invece, è la politica economica. Perché l'Europa non ha saputo trovare una ricetta alternativa alle politiche di austerità?]
"È un fatto che non mi so spiegare. L'idea che le misure di austerità siano la risposta giusta alla recessione è una menzogna. Basterebbe leggere Paul Krugman o Joseph Stiglitz. Anche negli Stati Uniti abbiamo vissuto una fase in cui il governo repubblicano ha seguito questa strategia, ma per fortuna il governo Obama ha imboccato una strada diversa. I partiti socialisti europei dovrebbero fare una battaglia comune per cambiare la politica economica imposta dalla Troika in Grecia".

[D: Invece appaiono sempre più schiacciati tra la destra e la sinistra radicale.]
"È così. E il fallimento della socialdemocrazia non inizia oggi e riguarda ormai tutti i paesi occidentali. Negli ultimi anni tutti partiti di centrosinistra, a cominciare dal New Labour blairiano, sono stati subalterni al neoliberismo della destra. In qualche occasione hanno provato a imprimergli un "volto umano", ma il dato di fondo è che non hanno saputo articolare una strategia alternativa. E il risultato è un fallimento catastrofico, che vede scomparire i partiti neokeynesiani e lasciare lo spazio a sinistra a frange populiste come Syriza in Grecia e Podemos in Spagna. Ma il populismo è uno stile politico, di destra o di sinistra, che per definizione è incapace di costruire una società che produca più risorse e le distribuisca in maniera equilibrata. Insomma, mi è molto difficile rimanere ottimista".

[D: Dopo il referendum personaggi di spicco del centrosinistra europeo come Schulz e Gabriel hanno espresso posizioni più oltranziste della Merkel. Invece quale dovrebbe essere la visione istituzionale del fronte progressista?]
"Non saprei fare un elenco delle specifiche riforme da adottare. Sono convinto però che una riforma dell'Unione Europea sia non solo necessaria, ma anche urgente. E penso inoltre che il riordino istituzionale debba andare nella direzione di una vera e propria federazione. Non sono abituato a spacciare gli Stati Uniti come un modello per il resto del mondo, ma in questo caso sì, l'assetto federalistico statunitense potrebbe essere molto utile per ripensare l'Europa. Anche a voi servirebbe un governo federale unico che controlli la moneta e la politica estera, pur concedendo larga autonomia agli Stati membri in materia sanitaria, educativa, sindacale". (...)

*** Michael WALZER, 1935, filosofo e saggista statunitense, professore emerito all'Institute for Advanced Study di Princeton, intervistato da Guido Azzolini, Michael Walzer: "Nell'Europa post-sovrana l'unica salvezza è il modello Usa", 'la Repubblica', 9 luglio 2015

LINK articoo integrale qui