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mercoledì 7 dicembre 2016

#LINK / Referendum, quanto ha pesato la disoccupazione (Roberta Carlini)

Due isolette del sì nella marea del no. La mappa di Roma, con le circoscrizioni del centro e dei Parioli baluardo altoborghese del Partito democratico (Pd), assediate dalla valanga dei quartieri dell’ex ceto medio, delle periferie sconfinate, delle zone declinanti come di quelle emergenti, insomma del resto del mondo, potrebbe essere una premessa fin troppo scontata al capitolo più dolente che il risultato del referendum apre per il Pd: la questione sociale, prima ancora che la ragione sociale, della sinistra. “Torna il problema delle periferie per il Pd”, dice l’Istituto Cattaneo guardando ai dati di Bologna.

Non è una cosa nuova, basti pensare al voto recente delle amministrative di aprile, ma anche agli episodi più antichi dell’abbandono del voto operaio per Pci ed eredi, quando esplose la Lega a nord e i metalmeccanici che avevano in tasca la tessera della Fiom votavano per il Carroccio. Ma è nuovo il contesto, al termine di una lunga crisi economica che ha lasciato cicatrici profonde. E nuovo il fatto che si esprima in modo così netto su una questione “alta”, non collegata a schieramenti diretti né a scelte concrete di politica sociale, come le riforme costituzionali: una delle poche su cui, in teoria, i voti di appartenenza si potevano scardinare.

Per questo è importante guardare da vicino i dati sulla distribuzione del voto e la loro correlazione con quelli economici e sociali: (...)

*** Roberta CARLINI, giornalista, saggista, Quanto ha pesato la disoccupazione sul risultato del referendum, 'internazionale.it', 6 dicembre 2016

LINK articolo integrale qui

Foto di Riccardo De Luca

In Mixtura altri 8 contributi di Roberta Carlini qui

venerdì 3 luglio 2015

#SPILLI / Non cercare il lavoro, ti apparirà (M. Ferrario)

Marco MONTEMAGNO, imprenditore, public speaker
(dal web, via linkedin)


Diteglielo ai tanti giovani disoccupati in cerca di lavoro.
Basta che diventino «le persone più competenti, più capaci, che siano in grado di aggiungere più valore di chiunque altro...» e il lavoro, magicamente, apparirà.
Non lo devono cercare.

Come crearsi le competenze (per giunta le migliori sul campo) senza aver mai visto un lavoro perché si è pervicacemente disoccupati nonostante si provi di tutto per non esserlo, oppure si trovino soltanto dei mcjob ultra-precari e talmente cretini che non ti insegnano nulla perché sei tu che devi insegnare loro tutto, è un mistero glorioso che senz'altro Montemagno è in grado di spiegare.

Eppure, su linkedin, questa frase è piaciuta. 
Ed è stata pure inserita da una giovane che si qualifica 'in cerca di lavoro'. 

Come mai?
Provo a interrogarmi. 
Forse masochismo? Forse, al solito e come quasi sempre, scarso 'pensiero critico'? 
Anche.

Ma forse, più probabilmente, sono gli effetti di un (malinteso) inno quotidiano al 'selfempowerment': che agisce anche se non sappiamo cos'è, perché ci viene indotto dai valori correnti di una società in cui politici, istituzioni, imprenditori ed esperti di lavoro si deresponsabilizzano rispetto al ruolo che dovrebbero giocare e trovano comodo scaricare sui singoli individui la loro ignavia. 
Colpevolizzandoli (ma loro dicono 'responsabilizzandoli'), o perché sono troppo choosy (che in italiano vorrebbe dire schizzinosi, ma in inglese, secondo Fornero e company, fa più fino), o perché non si danno da fare abbastanza nell'essere imprenditori-di-se-stessi e trovarsi il lavoro-che-non-c'è. 

Naturalmente in questo processo di scarico, intellettualmente poco onesto, un aiuto non indifferente viene da troppi psicantropi più o meno amerikanoidi: o inconsapevoli di essere fan di una psicologia diventata psicologismo, o complici in vario grado della manipolazione cui prendono parte. 

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

sabato 13 giugno 2015

#LINK #LAVORO / Più produttività, più disoccupazione (Domenico De Masi)

(...) C’è una grande verità che fatichiamo ad ammettere ma che non possiamo non vedere: l’aumento di produttività fa crescere la disoccupazione.
Le aziende più sane sul piano finanziario sono quelle che licenziano di più.
Le aziende con i fatturati migliori investono sempre più in tecnologie e sempre meno sulle persone.
La tecnologia ha turbato l’equilibrio precedente e le aziende che se ne sono accorte prima, si sono poi riconvertite meglio.
Niente di nuovo, del resto. Sono veri e propri cicli che ricorrono costantemente nella storia dell’uomo. Da sempre abbiamo cercato soluzioni per lavorare di meno e produrre di più e questo vale anche oggi ma il problema è che molti promettono scenari ormai irrealizzabili.
Da sempre abbiamo cercato di sostituire la fatica umana prima con quella animale, poi con quella meccanica, infine con quella tecnologica. Il vero peccato, soprattutto in Italia, è che poi non sappiamo mai come utilizzare quel progresso.
L’interpretazione di questi cambiamenti è ancora più sottile: la grandezza delle nuove tecnologie sta nel fatto che sottrae posti di lavoro pericolosi, faticosi, noiosi. Lo ha fatto con gli operai e con gli impiegati, a breve si tengano pronti i dirigenti.

*** Domenico DE MASI, sociologo del lavoto, saggista, Le nuove tecnologie non tuteleranno mai i posti di lavoro, 'informazionesenzafiltro.it', 10 giugno 2015

LINK, articolo integrale qui

lunedì 13 aprile 2015

#LINK #TAVOLE / Disoccupazione: Regioni italiane e Paesi UE (Confartigianato)


Disoccupazione (tasso%)
Confronto Italia (Regioni)-Paesi Ue
'La Stampa', 13 aprile 2015


LINK, qui
*** Paolo BARONI, Disoccupati, Italia divisa tra inferno e paradiso, 'La Stampa', 13 aprile 2015

Il tasso dei senza-impiego a Bolzano è più basso che in Germania. 
Bene anche Veneto ed Emilia, ma nel Sud siamo come Grecia e Spagna.