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mercoledì 20 settembre 2017

#SPOT / Cervelli corti (Anarkikka)

ANARKIKKA
Gli shorts non stuprano
'L'Espresso', 18 settembre 2017, qui

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sabato 2 settembre 2017

#VIDEO / Lo stupro (Franca Rame)


Lo stupro
Franca Rame, 1909-2013
attrice, drammaturga, politica
RaiUno, 'Fantastico', 1988
youtube 8 febbraio 2012
video 14min48

Franca Rame recita il suo monologo "Lo Stupro" a Fantastico 1988, condotto da Adriano Celentano. Franca Rame, moglie di Dario Fo, nel marzo del 1973, viene rapita da esponenti dell'estrema destra e subisce violenza fisica e sessuale. Il reato fu denunciato, ma la sentenza arrivò solo 25 anni dopo: il reato cadde in prescrizione. (dalla presentazione)

Franca Rame, 1960

giovedì 10 marzo 2016

#SENZA_TAGLI / Un paio di mutandine rosse (banalità di uno stupro) (Riccardo Lestini)

​Il rosso ti piaceva, immagino.
Forse era addirittura il tuo colore preferito, il colore del cuore, del sangue, dei tramonti d'estate, della passione, dell'amore. Il colore che ha la vita quando si accende.
Forse per questo le hai scelte così, quelle mutandine, perché a vent'anni la vita è un motore che non si spegne nemmeno se togli la chiave. Perché a vent'anni la vita è un obbligo, un imperativo.
Magari te le aveva regalate un'amica fidata o un fidanzato particolarmente attento ai tuoi gusti. O magari te le eri comprata da sola, in uno di quei pomeriggi di luce piena in cui ci si sente così leggeri che basta entrare in un negozio e farci il regalo che ci piace per sentirsi parte di tutto il mondo.

Oppure no, niente di tutto questo.
Il rosso ti era completamente indifferente. Amavi altri colori, che so, il viola, il nero, l'azzurro, il bianco. Il verde, forse. Del rosso non te ne fregava proprio un cazzo e quelle mutandine erano finite chissà come nel tuo cassetto, uno stock dozzinale arraffato al mercato una mattina in tutta fretta, un regalo sbagliato, un residuato di qualche altra stagione della vita indossato per la stanchezza di non caricare l'ennesima lavatrice.

In ogni caso a chi sarebbe mai importato? A chi diavolo sarebbe mai importato qualcosa del perché e del percome un paio di stupide mutandine rosse avessero preso domicilio nel tuo armadio, del perché e del percome tu quella sera avessi deciso di mettertele addosso?
Chi l'avrebbe mai detto che un paio di mutandine rosse sarebbero diventate così importanti?

Eppure ti hanno cambiato la vita.
Eppure, che fosse o no il tuo preferito, oggi sai che il rosso non è il colore del cuore, del sangue, dei tramonti d'estate, della passione, dell'amore.
Stupida tu, se mai un giorno l'hai pensato e stupido io, che ancora oggi lo penso e lo scrivo.
Oggi sai che il rosso è il colore del fuoco con cui non si deve mai giocare, dell'inferno, del peccato, delle mestruazioni per cui Maria di Nazareth fu cacciata dal Tempio, dell'impurità, della colpa. Della colpa, soprattutto.

Oggi sai che per quel rosso così identico al peccato sei tu a essere cacciata dal Tempio.
Oggi sai che la tua colpa è tutta lì, in quel rosso funesto con cui hai rivestito la tua intimità.
Oggi sai che è stato quel rosso pregno di desiderio e oscenità ad aver trasformato un gregge di agnelli in un branco di bestie in calore.
Oggi sai che avere una notte di passione con uno sconosciuto significa per forza volerne anche quattro, cinque, sei, tutti insieme, a prescindere dal loro volto e dalla loro voce.
Oggi sai che sei tu ad aver voluto quella violenza, le tue carni aperte e divaricate, il tuoi vestiti strappati, il tuo trucco sfatto sotto la luna di una notte di miseria.
Oggi sai che mettersi la minigonna vuol dire provocare, uscire da sola significa adescare, parlare significa attrarre, scherzare significa eccitare.
Oggi sai che essere una ragazza libera significa essere solo una schifosa puttana, una lurida troia che vuole essere presa, sbattuta, fottuta, scopata, che amare la vita e la libertà e la propria giovinezza e mostrarlo al mondo intero significa volere e meritarsi di essere straziata e violentata.
Oggi sai che quella sera, tu e le tue maledette mutandine rosse, non cercavate altro che uno stupro.
Oggi sai che un maschio non può essere colpevole, che mentre raccoglievi i cocci di te stessa le bestie in calore già cantavano dentro birre ghiacciate la certezza della loro impunità.
Oggi sai che sei colpevole per le tue gambe, i tuoi seni, i tuoi occhi.
Oggi sai che sei colpevole di essere donna.

Vorrei poterti scrivere un giorno una nuova canzone di Marinella, reinventare anche per te una notte da principessa e addolcirti la morte, ché pure se sei ancora viva, lo so, una parte di te oggi ha smesso di respirare.
Perdonami se ne sarò capace soltanto domani o tra un anno, se oggi ho solo rabbia e crudeltà per questo nostro mondo così civile che da quello tanto demonizzato dei talebani differisce soltanto in ipocrisia.

Perdonami, se anche io sono un uomo.

Buonanotte, Marinella.

*** Riccardo LESTINI, scrittore, regista, insegnante, Un paio di mutandine rosse (banalità di uno stupro), facebook, 8 marzo 2016, qui (pubblicato per la prima volta il 30/07/15) #storieRiccardoLestini


In Mixtura 1 altro contributo di Riccardo Lestini qui

giovedì 30 luglio 2015

# LINK / Stupri (1), la ragazza della Fortezza

(...) «Sono io la ragazza dello stupro della fortezza, sono io. Esisto. Nonostante abbia vissuto anni sotto shock, sia stata imbottita di psicofarmaci, abbia convissuto con attacchi di panico e incubi ricorrenti, abbia tentato il suicidio più e più volte, abbia dovuto ricostruire a stenti briciola dopo briciola, frammento dopo frammento, la mia vita distrutta, maciullata dalla violenza: la violenza che mi è stata arrecata quella notte, la violenza dei mille interrogatori della polizia, la violenza di 19 ore di processo in cui è stata dissezionata la mia vita dal tipo di mutande che porto al perché mi ritengo bisessuale». 
Così si legge sul blog Abbatto i muri e a scrivere, secondo quanto riferisce lo stesso blog, sarebbe la ragazza della Fortezza dopo che, qualche giorno fa, sono uscite le motivazioni che hanno spinto la Corte d'Appello ad assolvere i sei imputati che erano stati condannati a 4 anni e mezzo di reclusione con l'accusa di violenza sessuale di gruppo. I fatti risalgono al 2008.
"Vicenda "incresciosa" e "non encomiabile per nessuno", ma "penalmente non censurabile" hanno scritto i giudici. Secondo la Corte (composta da Angela Annese, Maria Cannizzaro e Federico Boscherini), con la denuncia la ragazza voleva "rimuovere" quello che riteneva essere stato un suo "discutibile momento di debolezza e fragilità". Il rapporto avvenne in un'auto parcheggiata nelle vicinanze della Fortezza da Basso, dopo una serata passata a una festa. Gli imputati, tutti italiani, avevano fra i 20 e i 25 anni, la ragazza ne aveva 23. 
In primo grado, il gruppo venne condannato per aver abusato delle condizioni di inferiorità psichica e fisica della ragazza, che sarebbe stata ubriaca. Secondo i giudici d'appello, invece, il comportamento della ragazza fa "supporre che, se anche non sobria" fosse comunque "presente a se stessa". Riferendosi al rapporto, la Corte parla di una "iniziativa di gruppo comunque non ostacolata, in sostanza i giudici hanno ritenuto che i ragazzi possano aver "mal interpretato" la disponibilità della ragazza. (...)

*** (non firmato), "Io, la ragazza della Fortezza, violentata anche dalle vostre domande", 'la Repubblica-Firenze', 21 luglio 2015, qui

sabato 20 giugno 2015

#MOSQUITO / Stupro, e poi gli uomini ti chiedono (Eduardo Galeano)

Negli Stati Uniti viene violentata 1 donna ogni 6 minuti. 
In Messico 1 ogni 9. 
Dice una donna messicana: «Non c’è differenza fra essere violentata ed essere travolta da un camion, salvo che dopo gli uomini ti chiedono se ti è piaciuto». 

*** Eduardo GALEANO, 1940-2015, giornalista, scrittore e saggista uruguaiano, A testa in giù, 1998, Sperling & Kupfer, Milano, 1999. Traduzione di M. Trambaioli.




Sempre in Mixtura, altri 2 contributi di Eduardo Galeano qui