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sabato 19 agosto 2017

#SENZA_TAGLI / Scrivono una cretineria enorme (Anna Mallamo)

- Scrivono una cretineria enorme (contro Boldrini, o i migranti, o i vaccini e la medicina o la scienza in genere, o la grammatica, o il buonsenso, o tutto assieme)
- educatamente glielo fai notare
- ti contestano
- replichi
- ti rispondono con il link ad un sito di rettiliani, o terrapiattisti, o casapoundini, o Salvini, o napalm51, 
- replichi con un link alla Crusca, o la Nasa, o l'Oms, o l'Istat
- ti rispondono che loro sono persone libere e hanno "un'altro modo di vedere le cose"
- fai notare che "un altro" si scrive senza apostrofo
- ti attaccano perché discrimini chi non ha potuto studiare
- osservi che siamo tutti scolarizzati e stiamo comunicando per iscritto su un social, quindi dobbiamo conoscere la lingua (peraltro, loro stavano difendendo lo spirito italiano e la sovranità territoriale e/o la purezza della razza)
- ti insultano
- sei a un bivio etico: continuare a replicare con ironia e calma zen o prendere a mazzate il monitor. Spegni. 
- hanno vinto loro.

*** Anna MALLAMO, blogger, 'facebook', 18 agosto 2017, qui


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giovedì 11 maggio 2017

#SENZA_TAGLI / Social network (Selvaggia Lucarelli)

"Oggi c'è una bella temperatura. Quasi quasi vado al parco a fare un giro in bicicletta con mio figlio".

Commenti previsti:

A) che ne sai tu di temperature, sei un meteorologo!? Non hai le competenze, taci.
B) è mercoledì e vai al parco. Lavorare mai?
C) tuo figlio va al parco. Non ha la scuola? E i compiti?
D) "quasi quasi" è un'espressione da terza elementare, del resto non sei giornalista, al massimo una giornalaia. 
E) eh, la bicicletta ce l'hai perché te la puoi permettere. Noi comuni mortali andiamo a piedi. 
F) beata te che puoi fare figli, io fatico a mantenere me stesso figuriamoci un figlio. 
G) sciacquati la bocca prima di parlare di ciclisti e piste ciclabili.
H) prima gli italiani.

*** Selvaggia LUCARELLI, 1974, giornalista, 'facebook', 10 maggio 2017, qui


In Mixtura altri contributi di Selvaggia Lucarelli qui

giovedì 14 aprile 2016

#TAVOLE / Social Network, penetrazione Usa 18-34 anni

Usa, 18-34 anni, Penetrazione Social Network

LINK, articolo Giampaolo Colletti, Siamo quello che postiamo, 13 aprile 2016, qui

domenica 6 marzo 2016

#SPILLI / Social network, e cervello (M. Ferrario)

I social network (e Facebook soprattutto: perché twitter, se non altro, ha il limite, forse ancora per poco, delle 140 battute...) ci hanno fatto credere che tutto quello che passa per il nostro cervello debba essere detto. 
E, in particolare, debba essere comunicato, con urgenza urgentissima impossibile da differire, al mondo intero, in quanto notizia fondamentale di cui l'intero mondo non può assolutamente essere privato: pena un impoverimento irrimediabile dell'umanità.

Insomma, della serie: 'narcisi per sempre' e 'incontinenti è bello'.

Sommessamente mi viene da ricordare, anche a me stesso:

1) - Non tutto ciò che passa per il cervello sono idee o pensieri.
2) - Bisognerebbe prima ci assicurassimo che ciò che passa stia passando davvero per il cervello.
3) - Occorrerebbe ci sincerassimo, prima di credere di avere un'idea o un pensiero, di avere attivato il cervello, conoscendone, soprattutto, il manuale d'uso.

Si tratta di un memo in tre punti che, per la verità, dovrebbe funzionare sempre: nel virtuale e nella realtà fisica.

*** Massimo Ferrario, Mixtura


giovedì 3 marzo 2016

#SPILLI / Insulti, no: e non solo perché lo dice la Cassazione (M. Ferrario)

Non è una cosa molto originale notare la frequenza di insulti che esondano dai vari social network, twitter e facebook soprattutto. 

Tuttavia, ciò che da un po' di tempo mi colpisce come fenomeno crescente è la 'qualità' degli insultatori. 
In passato erano quasi tutti riconducibili alla specie detta dei troll: gente, tuttora abbandonante in rete, che si caratterizza per una rozzezza culturale triste e desolante, prigioniera com'è di pulsioni narcisistiche incontinenti e in genere poco attrezzata sul piano linguistico, oltre che della logica argomentativa. 

Oggi mi pare ci sia stato un salto di passo, che non è certo un progresso: chi insulta può far trasparire anche intelligenza, talvolta non sembra sprovveduto (o si è fatto notare altre volte per non esserlo) e magari fa intuire pure qualche filo di pensiero dietro la sintesi dispregiativa dell'ingiuria. 
Solo che ama andar veloce, secco, per le spicce. Non è interessato a far capire, ma a sparare
E, come un bambino che deve ancora imparare a crescere, cancella con parolacce chi non la pensa come lui. Soprattutto se questo gli consente di esibire il suo egotismo rampante, dissacrando a destra e a manca. 
E se poi l'oggetto della violenza (verbale) va per la maggiore nel pensiero dominante, o comunque mantiene un suo considerevole fascino per un pubblico non di nicchia, tanto meglio: della serie 'lo distruggo e vi faccio vedere chi sono io'. 
Così, senza alcuna remora, gode nel lasciarsi andare a dare del cretino, pubblicamente, facendo nomi e cognomi: e sbeffeggiando con tracotanza Tizio, Caio e Sempronio.

Naturalmente, se no non c'è gusto, oggetto dell'irrisione diffamante sono personaggi pubblici, che la maggior parte degli interlocutori conosce - non importa se di 'oggettiva' autorevolezza o di dubbia fama -, per i quali la critica, pure dura e spietata, può essere appropriata. E naturalmente certi comportamenti mostrati, o certe affermazioni pronunciate, da questi signori, possono di per sé dare (più) che ragione alla valutazione negativa. Ma un conto è stigmatizzare la 'cretinata' e un conto è dare del 'cretino': perché il comportamento, benché ovviamente discenda dalla persona, non è la persona. E comunque, anche in caso di persona che ripeta sempre comportamenti cretini, un conto è qualificarla cretina parlandone con un amico in un contesto privato e un conto è sparare alla intera blogosfera l'epiteto offensivo.
Banale. Eppure.

Tra l'altro, al di là delle conseguenze da codice civile o penale (la Cassazione ha appena stabilito che l'insulto sui social è 'diffamazione aggravata', equiparando il social al 'mezzo stampa' - vedi qui) e al di là della cosiddetta buona educazione insegnata (una volta) dalla mamma, mi pare una pratica che ritorna addosso a chi la attua: svalorizzando anche gli eventuali minimi argomenti portati, o che potrebbero essere portati, a supporto del giudizio negativo sul personaggio incriminato.

Chi mi conosce sa che sono lontano anni luce dalla piaggeria e non mi faccio problema nel valutare, anche pesantemente, cose e persone, senza farmi intimorire da nessun 'ipse dixit'. 
Ma esercitare 'pensiero critico', per quanto duramente, significa argomentare: magari pure 'sparare' a idee e azioni che non si approvano, ma facendo attenzione a non superare una certa soglia oltre la quale c'è la persona che mantiene il diritto alla dignità e al rispetto. 
Ora, se serve, lo dice anche la sentenza della Cassazione

Cose ovvie, mi pare. 
Ma pare non troppo ovvie per troppi che amano scribacchiare come me le proprie idee e i propri giudizi sul mondo. 
E ancora non hanno capito almeno due cose essenziali: che la rete è più grande del bar sotto casa; e che le parole dette al bar volano, mentre quelle scritte sul web restano.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura

giovedì 25 febbraio 2016

#SENZA_TAGLI / Social network, perché rischiano di renderci più stupidi (Giorgia Furlan)

Scie chimiche, catene di Sant’Antonio e teorie del complotto, nell’era della rete navigare fra le bufale sembra ormai essere la norma. E soprattutto i social network, quelli che secondo una delle ultime dichiarazioni di Umberto Eco «hanno dato la parola a legioni di imbecilli», si trasformano spesso in dei megafoni per la stupidità. 
Ma come si diffonde la disinformazione online? E soprattutto perché le false notizie diventano così virali, dilagando in tempi rapidi fra migliaia e migliaia di persone in rete senza venire smentite? 

La risposta ce la può dare un recente studio internazionale, ma dall’animo italiano visto che a condurlo è stata Michela del Vicario del Laboratory of Computational Social Science dell’IMT Alti Studi Lucca, insieme ad altri colleghi provenienti da altre università, fra le quali spicca anche la Boston University. 

I dati analizzati sono stati raccolti in 5 anni di ricerche (dal 2010 al 2014) e monitoraggio continuo di 69 fan page facebook, 32 delle quali impegnate per lo più a diffondere teorie cospirative, 2 animate da quelli che nel gergo della rete vengono definiti “troll” e altre 35 dedicate alla pubblicazione di notizie scientifiche e verificate
Le persone coinvolte, con gradi di interazione e partecipazione diversa (si va dal semplice like fino al commento e alla condivisione dei post bufala), sono oltre 1 milione  in termini di commenti e circa 5 milioni in termini di like. 
Da questa mole impressionate di informazioni Del Vicario e compagni hanno ricavato una costante nel comportamento dei vari utenti e capito che su facebook si preferisce ricercare informazioni che confermino le proprie convinzioni. Gli utenti infatti preferiscono trincerarsi all’interno di frequentazioni online e comunità social che condividono con loro le stesse vedute ristrette e riducano al minimo il rischio di mettersi in discussione. Una bufala quindi si propaga rapidissimamente proprio perché viene diffusa tra persone che hanno un pregiudizio e che sono portati ad assumere la notizia come veritiera senza soffermarsi anche solo per un attimo a valutare le fonti.

«Le persone per lo più tendono a selezionare e condividere i contenuti  sui social network in base ad una narrazione specifica che sentono affine alle proprie idee e ad ignorare il resto» spiega Michela Del Vicario. 
Il risultato su facebook è la formazione di una grande quantità di comunità omogenee all’interno delle quali le nuove informazioni che confermano le idee del gruppo si diffondono rapidamente, generando una sorta di “stupidità virale” nella quale dominano voci infondate, sfiducia e paranoia.

Con l’avvento del web 2.0, sì è parlato di “intelligenze collettive”, ovvero di quella capacità degli utenti di aggregarsi dal basso e collaborare per risolvere problemi e inventare soluzioni. La ricerca di Del Vicario e colleghi però sembra frenare gli entusiasti e mettere in evidenza anche un lato negativo di questa tendenza aggregativa del web, soprattutto su social come Facebook, dove appunto non sempre il “lavoro di gruppo” produce intelligenza. 
«Internet amplifica le nostre tendenze, e di sicuro sui social avviene ancora di più. Da quanto abbiamo osservato, sembra proprio che non si possa parlare di collective intelligence ma proprio del contrario. Nel “mondo piccolo” di Facebook infatti le abitudini e le credenze sbagliate infatti finiscono per rafforzarsi ulteriormente».

Sulla diffusione di stupidaggini influisce anche lo stesso algoritmo su cui si basa la piattaforma di Zuckerberg. «L’algoritmo – spiega Del Vicario – incide nella misura in cui acuisce l’effetto di queste camere d’eco che si creano all’interno di Facebook. Non abbiamo idea con precisione della formula applicata da Zuckerberg, ma in generale possiamo dire che tende a non mettere in discussione gli utenti e a mostrare loro contenuti che apprezza, che può commentare e condividere. Questo però non è l’unico fattore, nell’amplificazione delle bufale incidono in maniera importante anche le scelte personali dell’utente e quelle del suo background culturale. In poche parole facebook e stupidità degli utenti finiscono per essere due fattori che si autoalimentano».

Per frenare il dilagare delle bufale in rete sono anche nati dei siti, impegnati a smascherare le false informazioni e a diffondere la pratica del fact checking. Ma a quanto pare anche questo non è sufficiente. Spesso infatti questi “disinnescatori di bufale” però falliscono perché, come evidenzia lo studio, l’utente anche messo di fronte all’informazione corretta, continuerà ad attingere alle fonti che trova in linea con la sua identità anche se si tratta di siti cospirativi e poco attendibili.

«In realtà – spiega Del Vicario – sarebbe molto semplice entrare in contatto con informazioni affidabili e corrette, basterebbe cercare la notizia e verificare le fonti, anche se nella pratica nessuno lo fa perché richiede una serie di competenze e un impegno maggiore da parte dell’utente per valutare le informazioni». Umberto Eco insomma non aveva tutti i torti quando si scagliava contro il popolo del web. I social non ci rendendo scemi, ma fanno da megafono, nel bene e nel male, a quello che siamo. E infatti probabilmente è lì che dovremmo trovare una soluzione a tutto questo sviluppando anche percorsi educativi diversi e più consapevoli. Percorsi che non insegnino verità dogmatiche ma forniscano strumenti concreti, come il ragionamento, per orientarsi nella mole enorme di informazioni che abbiamo a disposizione grazie alla rete.

*** Giorgia FURLAN, giornalista, Come Facebook e i social rischiano di renderci più stupidi, 'left', 23 febbraio 2016, qui

venerdì 19 febbraio 2016

#VIDEO / Social network, una dura critica (Diego Fusaro)


Diego FUSARO, filosofo
Critica dei social network
pubblicato da Diego Fusaro, dicembre 2015
video 6min35

Una critica ai social network (facebook, twitter, instagram...) che riprende temi noti, ma sui quali può essere sempre utile rimeditare. (mf)

In Mixtura altri 9 contributi di Diego Fusaro qui

mercoledì 9 dicembre 2015

#LINK / Rapporto Censis 215, italiani sempre più 'social' (repdata)

Il rapporto Censis sullo Stato sociale del Paese: tv e radio registrano la maggiore utenza, ma continua l'ascesa dell'online che diventa fonte primaria di informazione
Social network e web news: gli italiani diventano sempre più digitali
I nuovi stili di vita

*** repdata, Gli italiani sono sempre più social. Il nuovo rapporto Censis 2015. 'la Repubblica', 4 dicembre 2015

LINK, qui

lunedì 26 ottobre 2015

#MOSQUITO / 'Social' network, no 'individual' (Bernard-Henri Lévi)

Lo disse bene Freud, il narcisismo è la fonte della violenza. E il luogo dove può liberarsi al meglio è il Web. I social network non sono per niente sociali, sono individual, solo ego. 

***Bernard-Henri LEVI, 1948, filosofo, giornalista, saggista francese, citato da Laura Piccinini, Bernard-Henri Lévi, Il più famoso dei filosofi francesi ci spiega perché Internet è la cosa più di sinistra che c'è, 'D Lui', novembre 2015

giovedì 2 luglio 2015

#VIDEO / Social network, attenzione a ciò che si posta (Guido Nardo, Rossella Cosentino)


Guido NARDO, ingegnere informatico, e Rossella COSENTINO, avvocato
Occhio a ciò che si posta
video, 4min42


Alcune attenzioni su ciò che si posta sui social network: cosa dicono legge e giurisprudenza.