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giovedì 19 maggio 2016

#SENZA_TAGLI / Gramsci, la 'connessione sentimentale' e il partito della (mezza) nazione (Alessandro Robecchi)

Le amministrative sono qui, il referendum-fine-di-mondo è là, sullo sfondo, e ci aspetta. In mezzo ci sarà un lunghissimo estenuante match di propaganda, colpi bassi, gomitate, ginocchiate nelle palle, falsità e o-vince-il-sì-o-moriremo-tutti. Va bene, questo si sa.

Ma intanto è bene controllare se chi propone la famosa riforma costituzionale ha ben presente il polso del paese, se, insomma, ha allacciato con l’Italia un’intesa ideale. Qualche tempo fa i guru della comunicazione di Matteo Renzi spingevano assai su questo tasto: creare una “connessione sentimentale” con i cittadini. E’ una bellissima sintesi, questa della “connessione sentimentale”, e infatti mica è loro, ovvio, è di Antonio Gramsci che ne parlava a proposito del rapporto tra intellettuali e popolo-nazione. Rubata in fretta e furia a Gramsci quella bandierina, si prese ad agitarla freneticamente e oggi forse – quasi due anni e mezzo dopo l’incoronazione del premier – si può verificare se quella “connessione sentimentale” c’è stata o no, se qualcosa è cambiato, se quel senso di nuovo dinamico e berluccicante che twittava “arrivo, arrivo” dalle stanze del Quirinale si è “connesso” con il paese.

Parrebbe di no.

Lentamente, inesorabilmente, il nuovo è un po’ invecchiato. La fiducia nei politici e nella politica in generale non sta messa meglio di prima, anzi. La sensazione che si siano intaccati certi privilegi non esiste, il concetto di rinnovamento della classe dirigente (rozzamente definito “rottamazione”) si infrange sulla ghigna verdiniana. Sul jobs act si sono date cifre false ed esagerate e qualcuno comincia a pensare che con 19 miliardi si sarebbe potuta aumentare l’occupazione in modi più efficaci. In compenso i vecchi lavoratori precari (precariato più volte dichiarato abolito dal premier) macinano voucher come antichi cottimisti delle filande.

Si potrebbe continuare, passare per la buona scuola, o per lo straordinario volano economico che l’Expo avrebbe messo in moto, che però non si vede, o per la famosa questione morale. O si potrebbe dire dell’incauto innamoramento governativo per la classe imprenditoriale, tutta quella retorica su il “fare impresa” e il “made in Italy”. Bello, rubare frasette a Gramsci e programmi a Confindustria, fa molto Partito della Nazione. Ma poi si scopre (notizia un po’ silenziata) che 60.000 aziende hanno truffato l’Inps per avere incentivi dal Jobs act, che i soliti noti hanno i soldi chissà dove (ma non qui), per tacere della ministra Guidi. Ecco, anche questa narrazione si è un po’ arenata contro quello scoglio insormontabile che è il principio di realtà.

Ora, se ti dicono che non sei più precario e ti ritrovi precario come o peggio di prima, fai un po’ fatica ad avere ‘sta famosa “connessione sentimentale”.

Ma non è finita. Il lavoro di costruzione della nostra Costituzione (1947) è stato un delicato, perfetto, precisissimo lavoro di cesello. Anche se nel Paese i Don Camillo e i Peppone si prendevano ancora sonoramente a legnate, una connessione sentimentale tra il paese e la sua legge principale – e con l’assemblea che faticosamente la scriveva – c’era eccome. Per la Costituzione che si propone ora no. La sua scrittura pare sciatta e frettolosa, gli argomenti con cui la si sostiene sono impostati come un testa o croce sul premier attuale. In poche parole: il paese è diviso, queste riforme sono divisive e quelli che cianciavano di “connessione sentimentale”, comunque vada, avranno di fronte un paese diviso e incattivito dallo scontro. Chi teorizzava, avvolto in una bella frase gramsciana, un’armonica unità d’intenti del paese e un abbraccio di amorosi sensi tra cittadini e “nuovo corso”, ha finito per dividere e lacerare. Insomma, un’altra narrazione farlocca per il Partito della (mezza) Nazione.

*** Alessandro ROBECCHI, giornalista, scrittore, Gramsci, la connessione sentimentale e il Partito della (mezza) Nazione, 'Il Fatto Quotidiano', 18 maggio 2016, qui 



In Mixtura altri 15 contributi di Alessandro Robecchi qui

domenica 11 ottobre 2015

#RITAGLI / Pd-Pdn, partito della nazione (Alberto Asor Rosa)

[D: Professore, che cosa sta diventando il Pd di Renzi?]
«Un partito nuovo che non ha più una base di massa, risponde al comando di un leader incontrastato e ha un gruppo dirigente conservatore di destra».

[D: È una perfetta definizione accademica, senza fronzoli. Un partito di destra, nemmeno di centro]
«È un dato di fatto che l’attuale vertice del Pd ha escluso dal gruppo dirigente ogni erede della tradizione comunista, ma anche progressista o riformista. Sono tutti ex democristiani».

[D: Una nuova Dc]
«No, perché ai vecchi democristiani non sarebbe mai venuto in mente di proclamare il Partito della nazione. L’obiettivo del Pdn è l’ulteriore perfezionamento in termini di destra di questa tradizione centrista, che non ha ritegno a considerare interlocutori Alfano e Verdini».

[D: Risultato: Verdini non è il mostro di Loch Ness (Renzi dixit) ma Marino sì]
«La liquidazione di Marino può essere annoverata tra le molteplici iniziative di Renzi e del renzismo di avere sull’Italia un controllo totale. Quando questo controllo non c’è si ricorre all’aggressività».

[D: Marino ci ha messo del suo]
«Il sindaco di Roma non ha rivelato quella tempra di condottiero necessaria, ma non ho dubbi che abbia prevalso, contro di lui, una spinta eversiva e catastrofica proveniente da tante parti».

[D: Com’è possibile che il Partito di Loch Ness nasca a sinistra, anziché a destra?]
«La risposta è facile. Per mettere in moto questo processo occorreva che la forza trainante fosse una parvenza di sinistra dietro cui nascondersi, altrimenti ci sarebbe stato un coro di sghignazzamenti, se non di manifestazioni di piazza».

[D: Quindi il berlusconismo è stato meno pericoloso del renzismo]
«Sì, “Silviuccio” non era in grado di elaborare culturalmente una simile invenzione. E politicamente la piazza glielo avrebbe impedito».

[D: A Renzi no, invece]
«Può fare quello che sta facendo perché il Pd è mutato nelle sue radici e la mutazione genetica ha investito anche i suoi elettori. Non dimentichiamo che lui arriva dopo una sequela pluridecennale di fallimenti del centrosinistra e la gente ha pensato: “Almeno questo fa qualcosa”».

[D: Il fatidico 40 per cento alle Europee]
«Renzi ha un consenso vasto anche se il punto culminante del suo successo è già alle nostre spalle».

[D: All’orizzonte c’è però l’autoritarismo della nuova Costituzione]
«Qualsiasi atto del presidente del Consiglio mira al restringimento della democrazia, in termini di spazi e di base del consenso. Contano solo i vertici del potere, dalle rappresentanze politiche al presi de-manager della scuola. Per renzismo, intendo questo».

[D: Combattere il renzismo dall’interno del Pd non sembra possibile]
Sulla minoranza del Pd, in questi giorni, mi sono venute in mente solo due parole».

[D: Quali?]
«Ridicola e penosa. Ridicola perché ha fatto ridere la battaglia su alcuni particolari della riforma Boschi. Penosa perché il risultato ha dimostrato che la minoranza non conta nulla. Poi ha superato anche il limite etico-politico perché non si è vergognata di votare con Verdini». (...)

[D: Come si qualifica una mutazione?]
«Quando cambiano natura, vocazione e cultura».

[D: Nel Pd renziano?]
«Si parte dall’idea che i conflitti sociali siano dannosi per cui i sindacati diventano il nemici. Così la cultura della nazione impone una ratio comune che è quella del grande capitale e della grande finanza. Il terzo punto è il restringimento della democrazia. Il Partito della nazione, sviluppato sino in fondo, comprenderà anche Berlusconi e i berlusconiani, non solo Verdini e Alfano» .

*** Alberto ASOR ROSA, 1933critico letterario, scrittore, docente universitario, politico, intervistato da Fabrizio d'Esposito, “Renzi e Verdini preparano una destra autoritaria”, 'Il Fatto Quotidiano', 10 ottobre 2015

LINK, intervista integrale qui


lunedì 28 settembre 2015

#RITAGLI / Sono il taxi (Denis Verdini)

Tutti mi chiedono cosa ci guadagnano a venire con me. Gli rispondo che sono il taxi. Vuoi rimanere al potere? Solo io ti conduco in dieci minuti da Berlusconi a Matteo. (...)

Caro Silvio, la politica moderna è leadership. Prima c'eri tu, ora Renzi. Hai quasi ottant'anni e non puoi competere. Se non fai il padre nobile andrai a sbattere. Sarà lui a governare l'Italia per i prossimi dieci anni. (...)

Ho giurato a Matteo che costruiremo assieme il partito della nazione. (...)

Io sono amico di chi conta. E sfrutto questa fortuna.

*** Denis VERDINI, 1951, politico, protagonista del patto del Nazareno, citato da Tommaso Ciriaco, La tela del ragno di Verdini: "Io sono un taxi che porta Berlusconi da Matteo. Così al potere altri 10 anni", 'la Repubblica', 27 settembre 2015

LINK, articolo integrale qui