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venerdì 24 novembre 2017

#MOSQUITO / Nel 1933, come oggi (Timothy Snyder)

Il 2 febbraio 1933, per esempio, uno dei principali quotidiani ebraici tedeschi pubblicò un editoriale in cui esprimeva una fiducia malriposta: 

Noi non sottoscriviamo l’opinione che Hitler e i suoi amici, ora che finalmente detengono il potere che hanno tanto a lungo desiderato, attueranno i propositi di cui parlano [i giornali nazisti]; non priveranno all’improvviso gli ebrei tedeschi dei loro diritti costituzionali, non li costringeranno a vivere in ghetti, a subire gli impulsi gelosi e omicidi della marmaglia. Non possono farlo perché molti fattori cruciali tengono a freno i loro poteri... e chiaramente loro non vogliono procedere lungo quella strada. Quando si agisce in veste di potenza europea il clima generale stesso porta a riflessioni di stampo etico sulla parte migliore di sé, non certo a riproporre l’antico atteggiamento di quando era all’opposizione. 

Tale era l’opinione di molte persone ragionevoli nel 1933, così come lo è oggi. L’errore è di presumere che i governanti giunti al potere tramite le istituzioni non possano cambiarle e distruggerle, perfino quando è esattamente quello che avevano proclamato di voler fare prima di vincere. I rivoluzionari a volte si prefiggono proprio di distruggere subito le istituzioni. Era questo l’approccio dei bolscevichi russi. A volte le istituzioni sono private di vitalità e funzione, trasformate in un simulacro di quello che erano un tempo, affinché si adeguino al nuovo ordine invece di resistergli. È quello che i nazisti chiamarono Gleichschaltung.

*** Timothy SNYDER, 1969, storico e saggista statunitense, Venti lezioni. Per salvare la democrazia dalle malattie della politica (On Tiranny, 2017), Rizzoli, 2017, traduzione di Chicca Galli



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mercoledì 21 giugno 2017

#MOSQUITO / Natura, quando viene 'disanimata' (Carl Gustav Jung)

Purtroppo, in questo mondo non esiste alcun bene che non debba essere pagato con un male perlomeno ugualmente grande. Si continua a ignorare che un rilevante progresso viene controbilanciato da un regresso altrettanto consistente. Non si ha ancora idea di che cosa significhi vivere in una natura disanimata. Invece si ritiene un enorme progresso, che non potrà rivelarsi che vantaggioso, il fatto che l’uomo abbia assoggettato la natura e abbia per così dire afferrato il timone per guidare la nave a suo piacimento. Tutti gli dèi e i demoni, la cui non-esistenza fisica passa facilmente come prova che essi erano l’“oppio dei popoli”, ritornano al loro luogo di origine, all’uomo, e divengono una droga rispetto alla quale tutto l’“oppio” precedente non è che un gioco da bambini. Che cos’è il nazionalsocialismo se non un’immane droga che ha fatto precipitare l’Europa in un’indescrivibile catastrofe? (...)

Quando il cristianesimo scacciò gli antichi dèi, li sostituì con un unico Dio. Ma allorquando la scienza pose fine all’animismo non dotò la natura di nessun’altra anima, limitandosi a preporle la ratio umana. Perfino sotto il predominio del cristianesimo gli antichi dèi vennero temuti ancora per parecchio tempo, perlomeno in quanto demoni; ma la scienza non degnò neppure di uno sguardo l’anima della natura. Se essa fosse stata consapevole della novità sconvolgente del suo procedere, allora avrebbe dovuto arrestarsi per un momento e domandarsi se, per una simile operazione che poneva termine alla condizione originaria dell’umanità, non fosse indicato fare uso della massima cautela. In caso di risposta affermativa, si sarebbe richiesto un rite de sortie, un annuncio solenne rivolto alle potenze che si trattava di detronizzare, e una riconciliazione con loro. In tal modo si sarebbe perlomeno dimostrato il necessario rispetto nei confronti della loro esistenza. Ma la scienza, e quindi il cosiddetto uomo civilizzato, non hanno mai pensato che il progresso della conoscenza scientifica avrebbe significato un peril of the soul, da prevenirsi con qualche potente rito. Questa idea era senz’altro assurda, dato che un simile rite de sortie non sarebbe stato altro che un gentile inchino dinanzi ai demoni, mentre il trionfo dell’illuminismo si basava proprio sul fatto che gli spiriti della natura non esistessero per nulla. Invece non esisteva semplicemente quello che ci si rappresentava in simili spiriti. La cosa tuttavia esiste, nella psiche umana, e non si preoccupa di ciò che ne pensano gli sciocchi e le persone istruite. Esiste a tal punto che, sotto i nostri occhi, il “popolo più industrioso, efficiente e intelligente” d’Europa cade in uno stato mentale delirante e colloca, letteralmente, sull’altare della totalità, altrimenti riservato alla teocrazia, e ve lo mantiene, un mediocre pittore che non si era mai contraddistinto per particolare intelligenza, ma soltanto per l’impiego dei metodi di intossicazione più efficaci. Evidentemente, per dirigere uno Stato non occorrono né particolare cultura né preparazione di sorta, e anche senza alcun addestramento militare si può essere un grande Feldmaresciallo. Perfino l’intelligenza impallidisce a tale vista, e non può fare a meno di ammirare l’incredibile “genio”. In effetti, fu un evento decisamente fuori dell’ordinario che una persona si presentasse ad affermare a sangue freddo che si assumeva lui ogni responsabilità. Fu un avvenimento talmente stupefacente che nessuno pensò di domandarsi chi fosse costui che si assumeva la responsabilità, oppure di prendere le necessarie misure per evitare ogni pubblica molestia.

***  Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Opere, vol 10/2, Commenti sulla storia contemporanea, 1945-1946, in Civiltà in transizione: dopo la catastrofe, Bollati Boringhieri, edizione digitale 2014.


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domenica 12 giugno 2016

#MOSQUITO / Male, irriconoscibile nella Germania hitleriana (Hannah Arendt)

E come nei paesi civili la legge presuppone che la voce della coscienza dica a tutti “Non ammazzare,” anche se talvolta l’uomo può avere istinti e tendenze omicide, così la legge della Germania hitleriana pretendeva che la voce della coscienza dicesse a tutti: “Ammazza,” anche se gli organizzatori dei massacri sapevano benissimo che ciò era contrario agli istinti e alle tendenze normali della maggior parte della popolazione. Il male, nel Terzo Reich, aveva perduto la proprietà che permette ai più di riconoscerlo per quello che è - la proprietà della tentazione. Molti tedeschi e molti nazisti, probabilmente la stragrande maggioranza, dovettero esser tentati di non uccidere, non rubare, non mandare a morire i loro vicini di casa (che naturalmente, per quanto non sempre conoscessero gli orridi particolari, essi sapevano che gli ebrei erano trasportati verso la morte); e dovettero esser tentati di non trarre vantaggi da questi crimini e divenirne complici. Ma Dio sa quanto bene avessero imparato a resistere a queste tentazioni.

*** Hannah ARENDT, 1906-1975, filosofa, storica, scrittrice tedesca naturalizzata statunitense, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, 1963-1964, Feltrinelli, 2001


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