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venerdì 10 giugno 2016

#LINK / Essere imprenditore (Giuseppe Monti)

Intorno al Cinquecento appaiono le prime citazioni del termine imprenditore. Con questo nome si indicava il capitano di ventura che ingaggiava truppe per servire principi e potenti. Solo nel Settecento la definizione d'imprenditore assume i connotati moderni (nel campo agricolo il proprietario terriero, in quello manifatturiero chi produceva merci da distribuire, in quello pubblico l'impresario che realizzava infrastrutture).

Nel 1803 nel suo Traité d'économie politique Jean Baptist Say descrisse il ruolo centrale dell’imprenditore nel mondo del capitale, della produzione, del commercio e del consumo e nel 1912 Joseph Schumpeter si occupò della funzione di innovazione nei fattori produttivi apportata dalla figura dell'imprenditore.

Al giorno d’oggi e secondo la norma:
* può essere imprenditore sia una persona fisica che una persona giuridica;
* per attività economica si intende ogni attività volta ad utilizzare i fattori produttivi (capitale, lavoro e materie prime) per ottenere un prodotto (bene o servizio):
* i beni e servizi che costituiscono il prodotto dell'impresa sono solo quelli che hanno un valore economico; i beni o servizi eventualmente prodotti dall'attività d'impresa privi di un valore di scambio non costituiscono "prodotto" in senso economico;
* a destinazione al mercato dei consumatori è fondamentale perché si possa parlare di attività imprenditoriale: l'attività imprenditoriale deve essere volta a soddisfare i bisogni altrui;
sull'imprenditore ricade il rischio d'impresa ovvero il rischio del risultato economico dell'attività intrapresa. (...)

*** Giuseppe MONTI, consulente, Essere imprenditore, 'caosmanagement', n. 106, maggio 2016

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sabato 2 aprile 2016

#RITAGLI / La domanda dell'imprenditore (Stefano Pollini)

(...) A mio avviso un grande problema è che gli imprenditori spesso non sanno che lavoro fanno, non sanno esattamente qual è il loro lavoro al di là di parole generiche che possono voler dire tutto e il contrario di tutto.

Provo a spiegarmi meglio con un esempio. Io spesso mi trovo a lavorare con gli albergatori. Qual è il loro lavoro? E’ una domanda molto più profonda di quello che sembra perché da li discende tutto quello che uno fa.
Trent’anni fa uno poteva rispondere: “Dare un letto e dare da mangiare” e quindi traduceva il suo lavoro con “lenzuola e spaghetti”. Oggi non basta più. Ma non basta aggiungere mille servizi. Devi riflettere su qual è il tuo lavoro; se il tuo lavoro è dare un letto, non ti puoi lamentare se uno va in un B&B dove costa la metà e magari è più accogliente e familiare.

Alcuni albergatori di successo dicono che loro sono una motivazione di vacanza (cioè offrono talmente tante cose, in modo così innovativo che il luogo è secondario, la vacanza è l’albergo); altri dicono sono dei mediatori culturali (l’albergatore, cioè ti aiuta a entrare in un mondo diverso, è una guida, un accompagnatore verso nuovi mondi). E’ completamente un altro lavoro!

Ma questa riflessione vale per ogni impresa. Un produttore di Barolo e un produttore di vino da tavola, non fanno lo stesso lavoro: entrambi importanti, entrambi con una loro clientela (spesso può essere la stessa, perché uno può prendere un vino da bere tutti i giorni e poi un Barolo per le grandi occasioni). Ma fanno due lavori diversi. 
Come scrivevo nel post “Sbottonare la competitività”: Una bottiglia di vino può costare € 2 , € 5, € 10, € 20, € 40, € 100 o anche di più. Cosa sto vendendo? Una bevanda, il frutto di anni di lavoro, una ricerca continua, un legame ritrovato con la terra, una esperienza unica, un sogno…? Solo apparentemente sto vendendo la stessa cosa (una bottiglia di vino). Ogni fascia di prezzo indica un lavoro diverso, ed è fondamentale aiutare il cliente a riconoscere il valore di quello che facciamo, senza dare per scontato che lo capisca da solo.

Ferrari non produce “mezzi di trasporto” ma sogni. E’ più simile alla moda, al design, che all’industria manifatturiera. Ferrari e Fiat fanno due lavori diversi. Anche Apple e Samsung fanno due lavori diversi altrimenti non si spiegherebbe perché uno smartphone Apple costi il doppio di un Samsung. (...)

Qual è davvero il mio lavoro? Qual è l’impresa che voglio compiere? Ecco una domanda che ogni imprenditore deve porsi, periodicamente.

*** Stefano POLLINI, consulente e formatore, La domanda dell'imprenditore, 'linkedin.com/pulse', 1 aprile 2016

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lunedì 5 ottobre 2015

#RITAGLI / Restituire, un imprenditore anomalo (Marino Golinelli)

(...) Siamo in un ufficio vetrato nella zona industriale di Bologna, sospeso sopra l’opificio Golinelli, un laboratorio della conoscenza di novemila metri quadri, che da oggi sarà pieno di ragazzi. Il luogo scelto da questo imprenditore per restituire la fortuna ricevuta, con un investimento di oltre 80 milioni di euro. 
(...)

[D: Avete chiamato questa sede opificio, un nome che sa di passato, di manualità.]  
«La dimensione del fare è fondamentale per capire. Partiamo dal passato per immaginare il futuro. Tutte le domande della cultura, in ogni tempo, alla fine si misurano con un perché. Perché facciamo, perché siamo a questo mondo?» 

[D: Già, perché?]  
«Siamo qui per formare le persone che costruiranno il rinascimento del paese. Cosa posso fare per restituire alla società quel che ho avuto?» 

[D: Come mai questa domanda?]  
«Ho avuto la fortuna di avvicinarmi al mondo della scienza. Ero un ragazzo amorfo, non di particolare intelligenza a livello scolastico. Per caso a 16 anni ho trovato un libro sulla teoria atomica di Niels Bohr. Da qui è nata la mia passione, l’impresa. Credo che queste potenzialità le abbiano tutti i ragazzi. Credo nell’uomo». 

[D: È religioso?]  
«Sono un evoluzionista, penso finiremo per essere pietra. Ma questo aumenta la nostra responsabilità di lasciare come testamento qualcosa per gli altri. La creatività è in tutti, va liberata e fatta crescere attraverso la preparazione. Quel che noi lasciamo segnerà l’evoluzione culturale. Ripeto: ho fiducia nell’uomo». 

[D: Come ha trovato questa fede laica?]  
«Oggi guardo la società che ho fondato, Alfa Wassermann, e vedo un’azienda internazionale. Ma molte volte ho rischiato di fallire. Se ho continuato è perché credo. Mi ripeto spesso una frase: opera come se Dio ci fosse».  (...)
(...) Mi sento un filantropo, uno che ama l’uomo, crea, ragiona su un piano operativo, costruendo cose che resistano nel tempo. È per questo che è nata la fondazione Golinelli. Sono danari miei, non dell’azienda. Per rendere quel che ho ricevuto». 

[D: Nel nostro paese non è comune.] 
«Infatti non vado d’accordo con i colleghi imprenditori». 

[D: Come mai?]  
«Pochi, forse il 10 o il 20%, hanno il concetto della responsabilità sociale».  

[D: Invece stare in mezzo ai ragazzi le piace.]  
«È una bella energia passeggiare con loro. A volte si perdono per responsabilità dei genitori, che non sono culturalmente preparati. Ma ce ne sono moltissimi in gamba. Purtroppo viviamo in un ambiente corrotto. Il nostro è un paese con poca cultura e molta corruzione».  

[D: Perché?]  
«Si pecca. Poi una misericordia, un pater, un’ave e un gloria, ed è tutto perdonato». (...)

[D: A proposito di frugalità: è vero che non ha la macchina?]  
«Nemmeno la casa». 

[D: Cioè?]  
«Vivo in affitto. Avere case comporta solo gran confusioni ereditarie». 

[D: Ma i suoi figli hanno capito?]  
«Sì, e non è stato difficile spiegarglielo, conoscono bene le mie idee». 

[D: Cosa dice ai ragazzi che incontra per motivarli?]  
«Spesso scambiamo gli agi per diritti, scordiamo le responsabilità verso gli altri. Il mio modo per spronarli è stato far nascere tutto questo. Bisogna insegnare loro la passione, si tratti di correre in bici o di fare impresa. Abituarli a cercare la propria luce». (...)

[D: Che rapporto ha con la tecnologia? ] 
«C’è il timore che schiacci l’uomo, ma non sarà così. Dico spesso una frase di papa Francesco: “Non abbiate paura”». 

[D: Francesco, Dio: la religione è una presenza continua.]  
«Non la religione, l’etica. Le religioni sono necessarie perché ancora la cultura non basta a far capire a un uomo di non aver paura della morte. Si parla così poco della morte, non la insegnano neppure agli studenti di medicina. E come possono curare bene i malati?»  (...)

*** Marino GOLINELLI, imprenditore, intervistato da Massimo Russo, “La mia fede laica: restituire la fortuna che ho ricevuto”, 'lastampa.it', 3 ottobre 2015

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