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giovedì 10 maggio 2018

#SENZA_TAGLI / Governo, riflessioni sul Salvimaio (Andrea Scanzi)

E così il Salvimaio si farà (forse). Qualche considerazione.

– Chi pensa che tutti gli elettori 5 Stelle siano sul piede di guerra o delusi, ha un’idea appena distorta: lo saranno alcuni, ma non la maggioranza. Sin dal 4 marzo sera era chiaro che un governo (di scopo e breve) M5S-Lega fosse non l’opzione migliore, ma l’unica opzione praticabile. Tutto il resto era impossibile (accordo M5S-Pd senza Renzi), orripilante (accordo coi renziani) o un incubo purulento a cielo aperto (Renzusconi in salsa salviniana). Salvimaio, purtroppo, era l’unica strada. E poi (presto) il voto.

– Quello che inquieta non è tanto il Salvimaio, ma il ruolo di Berlusconi. E’ un uomo che gratis non fa nulla e vorrà rassicurazioni. E’ vero che i suoi parlamentari non sono necessari, e quindi Salvimaio nasce autosufficiente, ma Berlusconi sa come vendicarsi: con le tivù, con i giornali. E con le tante giunte condivise al Nord da Lega e Forza Italia.

– I 5 Stelle esultano, ma hanno tantissimo da perdere: Berlusconi ha sempre fottuto tutti quelli che hanno cercato di fotterlo e la stessa Lega non è che all’improvviso sia diventata la forza smaniosa di fare il conflitto di interessi o “una seria legge anticorruzione”. Di Maio deve avere ben chiaro che un Salvimaio breve e di scopo è forse tollerabile, stante il risultato del 4 marzo, ma un Grillusconi (che al momento non esiste minimamente) sarebbe uno schifo inverecondo.

– Salvini sa che deve “uccidere dolcemente” Berlusconi e i suoi. Lo sta facendo: è furbo, bravo (che non vuol certo dire condivisibile) e nel centrodestra è il più bravo per distacco.

– Il lavoro ai fianchi di Salvini e M5S a Forza Italia ha portato al risultato sperato. Ma ha vinto anche Mattarella, con l’ottimo discorso di lunedì. Ha fatto un piccolo capolavoro.

– La formula usata dai berluscones per non mettersi di traverso, ovvero “astensione critica” o talora “astensione benevola”, tradotta in maniera spicciola significa: “Allo stato attuale non contiamo una sega e se torniamo al voto rimaniamo in 6, quindi ci tocca accettare ‘sta roba”. Non è che Berlusconi abbia cambiato idea: è che numericamente è alla canna del gas.

– Berlusconi non darà la fiducia, non entrerà nel governo e non romperà l’alleanza con Salvini. Sulla carta è la vittoria perfetta di Di Maio e ancor più Salvini. Ma – insisto – gratis Berlusconi non fa nulla. Ed è il più furbo di tutti. Per Di Maio e Salvini si profilano innumerevoli cetrioli all’orizzonte.

– M5S e Lega hanno numeri per governare autonomamente, ma hanno anche molte diversità. Che succederà quando esploderanno? Anche per questo il contratto deve essere chiaro e con pochi punti, per poter tornare al voto in fretta e chiudere quella che resta un’anomalia: Salvimaio deve essere cioè un’emergenza, non un’alleanza.

– La Lega, dove governa, non pare essere detestata dagli elettori. Infatti poi spesso viene rivotata (Lombardia, Veneto, Friuli). Segno che per molti sa governare e questo volerla tratteggiare come una nuova Gioventù Hitleriana fa ridere gli zebedei. La Lega ha molta più esperienza dei 5 Stelle, che userà per sopperire all’inferiorità numerica e per annacquare le richieste grilline. La Lega, per scaltrezza e furbizia, può mettersi in tasca quando vuole i 5 Stelle, che anche per questo dovranno essere vigilissimi: rischiano mooooolto più della Lega.

– Per i grillini sarà davvero decisivo il contratto. I 5 Stelle hanno più numeri e un elettorato più “esigente”: non dovranno giocare al ribasso. Se daranno la sensazione di andare al governo solo per il potere, la pagheranno cara in termini elettorali.

– Renzi ha ottenuto quello che voleva e il suo “tanto peggio tanto meglio” ha la sua logica: se i giallo-verdi sbagliano, lui torna in auge. E intanto evita il bagno di sangue del voto anticipato. C’è però il risvolto della medaglia: in questa legislatura, il Pd sarà decisivo come una ciabatta lisa nel deserto. Non solo: se Di Maio e Salvini faranno poche cose ma bene, al prossimo giro potranno fare ancora più male a Renzi. Soprattutto Salvini, che ha dimostrato di avere non solo scaltrezza ma pure coraggio. Ho più volte scritto che sarebbe dipeso tutto da lui: poteva assecondare il Renzusconi II o avere palle. La seconda, e gliene va dato atto.

– Un governo così, che per me durerà poco e forse neanche nascerà perché la strada del contratto e dei nomi è ancora lunga (fino al 4 marzo M5S e Lega si detestavano), qualora si protraesse aprirebbe praterie per una vera forza di sinistra.

– La maggioranza degli elettori 5 Stelle starà per un po’ a guardare, perché se un governo coi renziani era visto come male assoluto – infatti la base era subito insorta – questo è dai più percepito come sopportabile. Ma è una fiducia a tempo. E intanto il “voto alla Marescotti”, cioè di coloro che avevano votato M5S per costringere il Pd a spostarsi a sinistra, si allontana già.

– Proprio perché i 5 Stelle si sono finora presentati come quelli diversi, più bravi di tutti e mejo fighi del bigoncio, verranno ora – giustamente – massacrati non appena deluderanno. Non appena flirteranno coi Gasparri, saranno crivellati. Non appena dimostreranno che stare accanto ai Calderoli non è un’emergenza ma una liaison sentimentale, saranno martoriati. Non appena abiureranno alla questione morale, saranno morti. Eccetera. Se i grillini pensano di avere sconti, non hanno capito proprio nulla. Il difficile, per loro, arriva adesso.

*** Andrea SCANZI, giornalista, scrittore, saggista, Riflessioni sul Salvimaio, 'ilfattoquotidano.it', 10 maggio 2018, qui


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martedì 5 aprile 2016

#RITAGLI / Referendum, caffeina civile (Erri De Luca)

(...) [D: Il governo italiano, intanto, è alle prese con le dimissioni di Guidi, coinvolta in un chiaro conflitto d’interessi per una concessione ad una società petrolifera prossima al proprio compagno, ora indagato. Una ragione in più per battersi per il referendum contro le trivelle del prossimo 17 aprile?]
Il malaffare Guidi non è un episodio isolato, ma la prassi: interessi privati in pubblico servizio con l'aggravante del danno alla salute e all'economia di una comunità. Il personale politico al potere è regolarmente corrotto e se ne infischia delle conseguenze. Le dimissioni preparano a nuovi incarichi e non all'esilio. Il 17 aprile si va a riscattare la nostra cittadinanza contro la riduzione a sudditi del satrapo di turno. Si va a riempire le urne di Sì per affermare la nostra sovranità sul mare, sui fondali, sulle coste e sull'economia della bellezza, nostra irripetibile fonte di reddito e di credito. 

[D: Il giurista Stefano Rodotà: "Con l'attacco frontale ai referendum Renzi prosegue sulla strada della passivizzazione dei cittadini". Lei è d’accordo? Viviamo un’era di democrazie incompiute?] 
Al governo serve un’astensione totale dei cittadini, una rinuncia a partecipare e interessarsi, complice una informazione che procede a reti unificate con la censura del referendum. Istigano alla diserzione dalle urne. Al governo serve l'anestesia delle coscienze per proseguire con la svendita e lo stupro del territorio, come fosse cosa sua privata. Siamo alla democrazia drogata da anestetico. Perciò il 17 aprile lo chiamerei giorno di caffeina civile, giorno di adrenalina e di pronto soccorso al nostro suolo. Non è un voto contro il governo, è il voto di chi vuole bene al suo Paese. 

[D: In Italia è in atto una torsione autoritaria o siamo a semplici boutade giornalistiche?] 
Questo governo, anch'esso non uscito da urne, gode di una congiuntura favorevole: ha maggioranze parlamentari variabili dovute al fine corsa di Forza Italia che vuole sfruttare tutta la durata della legislatura. Da questa posizione irripetibile di vantaggio il governo spadroneggia. Il guasto del nostro Paese è la corruzione. Questa è la tirannia penetrata nelle fibre della società, che produce inerzia. Attribuisco al 17 aprile un' importanza superiore al quesito del referendum: assume il senso di un risveglio di cittadinanza oppure, l’alternativa, la sottomissione all’emiro nostrano. Chi sta con le trivelle in mare vede l'Italia come un suo emirato. (...)

*** Erri DE LUCA, scrittore, intervistato da Giacomo Russo Spena, Erri De Luca: “Referendum, caffeina civile contro l’anestesia delle coscienze”, 'MicroeMega online', 4 aprile 2016

LINK intervista integrale qui


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martedì 27 ottobre 2015

#SPILLI / Governo, lo fa per noi (M. Ferrario)

Sapete le ragioni dell'innalzamento a 3mila euro del limite alle operazioni in contanti proposto dal Governo Renzi?

Lo si legge nella relazione illustrativa della manovra.
La misura (che Renzi ha definito 'blindata', pronto a farci barricate sopra, mettendo anche la fiducia al Governo) serve a «garantire maggior fluidità nelle transazioni effettuate quotidianamente per il soddisfacimento di bisogno di stretto consumo».

Rileggete il virgolettato a proposito dei 3mila euro in contanti e mettete insieme: "quotidianamente" e "bisogno di stretto consumo".

Cioè, 'loro' dicono: 
avviene normalmente, e quotidianamente, che ognuno di noi giri con 3mila euro in tasca per spenderli in bisogni di stretto consumo e quindi la domanda, generalizzata, proveniente da tutti noi e rivolta con insistente preghiera a chi si occupa del bene pubblico e desidera solo alleviarci le fatiche del vivere e della burocrazia, è di aumentare la soglia del contante, altrimenti le nostre transazioni non sono sufficientemente fluide.

Sopporto tutto, ma non l'insulto all'intelligenza.
Verrebbe da dire: facciano quello che vogliono, tanto ormai avviene tutti i giorni. 
Ma almeno non ci prendano per i fondelli.

E' chiedere troppo?
Sì, è chiedere troppo. Da noi, in Italia, nel 2015, anche questa richiesta è sovversiva.

Credono che la nostra intelligenza sia finita nel fondoschiena. E quindi, della nostra intelligenza ritengono di poter fare ciò che vogliono. 

Ma forse hanno ragione. 
Se continuiamo a stare zitti e a farci intossicare da leader tossici, chissà dove è finita la nostra intelligenza.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura