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domenica 18 giugno 2017

#MOSQUITO / Aiutare (Peter Cameron),

« ... L’ho trattato male» disse. 
«Lo tratti sempre male». 
«Non è vero, non sempre. Io lo amo». 
«Non ho detto che non lo ami. Ho detto soltanto che lo tratti sempre male. Gli dai sempre addosso. Lo tormenti in continuazione». 
«Non mi piace la parola tormentare. E poi, non lo tormento. Lo pungolo un po’». 
«Be’, hai appena ammesso di averlo trattato male». 
«Lo so, è vero. E’ per questo che sono nervosa». 
«E allora non trattarlo male». 
«Ci ho provato, davvero, ci ho provato. Ma vedi, è impossibile. Adesso rischia di perdere la borsa di studio».
«Bene. Ma devi capire che quello che gli succede riguarda solo lui. Imparerà dai suoi errori, oppure non imparerà, e tu non ci puoi fare niente». 
«Non credi che io possa accelerargli un po’ la curva di apprendimento?». 
«No, devi accettare il suo ritmo. Come insegnante dovresti saperlo». 
«Ma lui non è un mio studente». 
«E allora non trattarlo come uno studente». 
«Lo tratto così?». 
«Sì. O come un cane alla scuola di addestramento». 
«Ma quando fa una cosa cretina come questa, insomma, mandare a puttane una borsa di studio, come dovrei reagire? Visto che tu sai tutto?». 
«Dandogli comprensione, incoraggiamento, simpatia, aiuto». 
«Wow. Comprensione, incoraggiamento, simpatia, aiuto. Tutto in una volta? Credo che sia al di là della mia portata». 

*** Peter CAMERON, 1959, scrittore statunitense, Quella sera dorata, 2002, romanzo, Adelphi, Milano, 2006


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domenica 7 febbraio 2016

#MOSQUITO / L'altro, aiutarlo? (Carl Gustav Jung)

Tu non devi intervenire sull’Altro, ma su di te, a meno che l’Altro richieda il tuo aiuto o la tua opinione.
Comprendi tu quello che l’Altro fa? Mai… D’altronde come potresti? E un altro comprende ciò che fai tu? Da dove viene il diritto di avere opinioni sugli altri o di agire su di loro?

Tu hai trascurato te stesso, il tuo giardino è pieno di erbacce, e tu vuoi insegnare al tuo vicino l’ordine e fargli notare i suoi difetti! Perché hai da tacere sugli altri? Perché ci sarebbe molto da dire sui tuoi propri demoni.
Ma se tu hai opinioni sull’Altro e agisci senza che lui abbia chiesto la tua opinione o il tuo consiglio, lo fai perché non riesci a distinguere te stesso dalla tua anima.

Tu stesso hai bisogno del tuo aiuto; devi tenere pronti per te stesso opinioni e buoni consigli anziché correre dagli altri a offrire comprensione e a voler dare aiuto. Che cosa sono dei demoni che non agiscono per conto loro?
Perciò lasciali agire, ma non attraverso di te, altrimenti tu stesso sarai un demone per gli altri.
Lasciali a loro stessi, e non volerteli accaparrare con amore maldestro, apprensione, prudenza, consigli e altre presunzioni. Altrimenti faresti il lavoro dei demoni, saresti tu stesso un demone e finiresti nella pazzia.
I demoni però gioiscono della pazzia degli uomini indifesi che vogliono consigliare e aiutare gli altri.

Perciò taci, e compi in te stesso l’opera di redenzione; allora i demoni dovranno tormentare se stessi, così come tutti i tuoi simili, che non distinguono se stessi dalla propria anima e si lasciano perciò ingannare dai demoni.

E’ crudele abbandonare a se stesso il proprio simile accecato? Sarebbe crudele se tu potessi aprirgli gli occhi.

Ma tu potresti aprirgli gli occhi soltanto se lui ti richiedesse la tua opinione e il tuo aiuto. Se però non richiede il tuo aiuto, allora non ne ha bisogno. Se tu, malgrado questo, imponi a lui la tua opinione, allora per lui tu sei un demone e aumenti il suo accecamento, poiché gli dai un cattivo esempio.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico, psichiatra, fondatore della psicologia analitica, Prove, da Carl Gustav Jung, Libro Rosso, 1913-1930, Bollati Boringhieri, 2010, citato in blog 'Jung Italia', Dare aiuto al prossimo: l’illusione moderna. Non puoi intervenire sull’Altro, ma su di te, qui


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mercoledì 5 agosto 2015

#SPILLI / A proposito di mani (M. Ferrario)

(dal web)

Al di là di chi l'abbia detta (ma stavolta forse l'attribuzione è corretta), mi pare una frase condivisibile. 

Ci ricorda che siamo attivi, se vogliamo esserlo. E non passivi: come spesso ci piace pensarci, anche per meglio lamentarci

Ma ci ricorda anche che siamo soli. Sempre. 
Oggi, forse, più che mai.

Anche perché, sembra, abbiamo dimenticato che le mani di cui madre natura ci ha dotati sono due. 
L'altra, per esempio, potremmo usarla, qualche volta, senza cadere nel buonismo stucchevole (troppo) spesso stigmatizzato come il peggiore dei mali o addirittura proporci di diventare tanti 'sanfranceschi' innamorati del prossimo, per aiutare appunto il (dimenticato) prossimo quando questi ne ha bisogno.

Magari anche non direttamente: mettendo mano ad una carità spesso pelosa (benché, più spesso di quanto crediamo, la mano che servirebbe sia una semplice parola). 
Ma indirettamente: attraverso quel valore che dovrebbe tenere insieme una società e ispirare uno Stato. 
E che si chiama, ad esempio, solidarietà
Potremmo riscoprirne il significato cominciando a guardarlo sul dizionario.

*** Massimo Ferrario, per Mixtura