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domenica 11 giugno 2017

#MOSQUITO / Ecologisti (Fernando Savater)

Dopo tutto, è meglio non dimenticare che le prime leggi per la protezione degli animali e della madre Terra le promulgò, nella Germania degli anni 30, un vegetariano, nemico del tabacco, che si chiamava... Adolf Hitler. 

*** Fernando SAVATER, 1947, filosofo e saggista spagnolo, Politica per un figlio, 1992, Laterza, Bari, 1993.


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sabato 3 giugno 2017

#MOSQUITO / Hitler, la "pseudologia phantastica" e il popolo tedesco (Carl Gustav Jung)

La diagnosi più esatta per Hitler sarebbe stata quella di pseudologia phantastica, ossia quella forma di isteria caratterizzata dalla particolare capacità di prestar fede alle proprie bugie. Di solito succede che simili individui abbiano per qualche tempo uno strepitoso successo e che siano perciò socialmente pericolosi. Nulla è più persuasivo di una bugia a cui presta fede anche colui che l’ha ideata, o di un misfatto o di una cattiva intenzione della cui bontà è convinto l’autore stesso; in ogni caso sono molto più persuasivi di quanto lo possano essere l’individuo veramente buono o la semplice azione buona e l’individuo malvagio o la sua azione puramente malvagia. Il popolo tedesco non avrebbe mai potuto lasciarsi abbindolare dai gesti plateali, palesemente isterici, di Hitler – che agli stranieri, tranne qualche incomprensibile eccezione, riuscivano ridicoli – e dal suo modo di parlare stridulo, quasi femmineo, se questa figura, che per quanto potei vedere di persona mi apparve come uno spaventapasseri psichico (un manico di scopa come braccio alzato), non avesse in qualche modo fatto da specchio alla generale isteria dei tedeschi. Non è senza serie esitazioni che ci si azzarda ad apporre a un popolo intero la diagnosi di, diciamo così, “inferiorità psicopatica”, ma si tratta – lo sa il cielo! – dell’unico modo possibile di spiegarsi in qualche misura l’influenza che questo fantoccio esercitava sulle masse. Una bieca ignoranza su cui si innestava una capacità d’immaginazione esasperata fino al delirio, un’intelligenza molto mediocre combinata con la scaltrezza isterica e fantasie di potenza adolescenziali: ecco i tratti che stavano scritti in faccia a quel demagogo. Le sue mosse eran tutte artefatte, frutto dello studio di un cervello isterico, che badava solo a impressionare gli altri. In pubblico egli si comportava come uno che già vivesse nella sua biografia; si atteggiava a quella cupa e “demoniaca” figura dell’eroe “d’acciaio” che si trova nei romanzetti di consumo e nel mondo immaginativo di un pubblico infantile, che deriva la sua conoscenza del mondo dalle figure degli eroi di pessimi film. Da queste impressioni avevo allora (1937) concluso che la catastrofe finale sarebbe dovuta essere molto più ingente e cruenta di quanto non avessi supposto fino a quel momento. Infatti questa recita, tanto scoperta quanto isterica, non si svolgeva sull’assito di un palcoscenico, ma aveva per scenario le divisioni corazzate della Wehrmacht e l’industria pesante tedesca. Una “nazione di ottanta milioni” si assiepava nel circo per assistere alla propria distruzione, incontrando al suo interno solo una resistenza molto ridotta e in ogni caso inefficace. (...)

Nella pseudologia non si può essere certi che il movente principale sia l’intento truffaldino; spesso è il “grande progetto” a fare da protagonista e soltanto quando si avvicina lo spinoso problema della realizzazione pratica di tale progetto, solo allora, in base al detto “il fine giustifica i mezzi”, si sfrutta ogni possibilità e ogni mezzo diventa buono; questo significa che la situazione diventa pericolosa solo a partire dal momento in cui lo pseudologo viene preso sul serio da un pubblico di più ampie dimensioni. Egli deve faustianamente stringere il patto col diavolo e imbocca la via della perdizione.

*** Carl Gustav JUNG, 1875-1961, medico e psicoanalista svizzero, fondatore della psicologia analitica, Dopo la catastrofe, 1945, traduzione di Maria Anna Massimello, in Opere complete 1-18, volume 10, Civiltà in transizione: dopo la catastrofe, a cura di Luigi Aurigemma, edizione digitale, Bollati Boringhieri, 2013.


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domenica 25 ottobre 2015

#VIGNETTE / Altan, Biani, Natangelo

ALTAN
Cleptomani prestati alla politica, L'Espresso, 23 ottobre 2014

° ° °

Mauro BIANI
Famiglia rovinata, 'il manifesto', 21 ottobre 2015

° ° °

Mauro BIANI
Netanyahu e Hitler, 'il manifesto', 23 ottobre 2015

° ° °

Mauro BIANI
Vaticano, complotti e veleni, 'il manifesto', 24 ottobre 2015


Mauro BIANI
Bonus pistola, 'il manifesto', 22 ottobre 2015

° ° °

NATANGELO
Autodifesa per tutti, 'Il Fatto Quotidiano', 24 ottobre 2015

martedì 9 giugno 2015

#RITAGLI / Parlare male è pensare male (Aldo Nove)

(...) Ma c'è un volume di cui ho piacere di parlarvi. Il titolo è, apparentemente, strano: LTJ. L'autore è il filologo Victor Klemperer. Klemperer fu ebreo con moglie "ariana" e per questo la sua persecuzione fu limitata: non finì, insomma, in campo di concentramento. Le leggi razziali del 1935 lo obbligarono comunque a lasciare la sua cattedra al Politecnico di Dresda e, come tanti nelle sue condizioni, visse di stenti fino a che, nel 1947, riottenne il suo posto all'università. LTI (La lingua dei Terzo Reich, ci recita il sottotitolo) è un'acutissima riflessione, scritta in fretta e di nascosto, su una lingua, quella tedesca, che Klemperer vide cambiare nel giro di due decenni. Ogni singola parola "in mutazione" viene, tra queste pagine, annotata e come messa al microscopio, per poi valutarne le nuove interazioni nel suo ambiente, il linguaggio, a sua volta in cambiamento. Gli esempi sono tantissimi e davvero il libro, registrazione in presa diretta di una svolta epocale, varrebbe la pena di essere letto da chiunque. Facciamo un unico esempio: la parola "fanatismo" e il relativo aggettivo, "fanatico". Prima dell'avvento di Hitler, la parola era vista con estremo sospetto. Gli enciclopedisti francesi, ad esempio, annota Klemperer, la usavano per indicare un surplus di irragionevolezza, di cecità ideologica o più spesso religiosa. Durante il nazismo, il termine "si rovescia" e diventa "positivo": "fanatico" diventa chi difende fino alla morte il proprio ideale, che non è più dell'individuo ma di un intero popolo, che non è più popolo ma razza. Rilevante è anche l'estrema povertà a cui volontariamente si riduce il lessico nazista, che si fa più semplice per essere compreso da tutti, specialmente dalla "pancia" del popolo. E grottesca quanto efficace è la descrizione che Klemperer ci dà della figura di Hitler e della sua lingua: ridotta al minimo e sottolineata da una mimica che supplisce alla mancanza di lessico. È chiaro: Hitler non parla, recita. 
Cosa c'è di contemporaneo in un libro come questo? Tanto. Non per l'argomento (il Terzo Reich, grazie a Dio, è alle nostre spalle) ma per quanto ci insegna: ascoltare i mutamenti del linguaggio ci dice tanto di noi. E a volte, nei secoli passati, e nei decenni, troviamo spunti incredibilmente attuali. Ad esempio la tendenza alla semplificazione linguistica di cui prima. 
Rabbia e demagogia erano il motore del nazismo, ci ricorda a ogni pagina Klemperer. Rabbia, demagogia e identificazione di un capro espiatorio. Questi tre elementi in particolare sono quanto mai attuali, e forse lo saranno sempre. Vanno tenuti sottocchio.

*** Aldo NOVE, 1967, scrittore e poeta, Chi parla male pensa male, estratto, rubrica 'contemporaneo', 'Sette', 5 giugno 2015