domenica 23 agosto 2026

#SPILLI / Vergogna (Massimo FERRARIO)

Giornata di Ferragosto 2026, spiaggia di Ostia, Roma.

Un ragazzo di una ventina d’anni ha un telefono in mano: lo tiene da qualche minuto, rivolto verso la riva piena di bambini, mentre cammina lentamente avanti e indietro.

Un gruppo di bagnanti nota il giovane dalla pelle scura con il cellulare in azione. Non è abbronzato: è proprio nero.

Scatta immediato l’allarme. Qualcuno urla: «I bambini!». E con il dito indica il giovane. «E’ un molestatore. Li sta fotografando!».

Subito un gruppo di gente in costume da bagno si unisce alla voce di chi per primo ha gridato e si avvicina minaccioso al giovane. Lo attorniano, lo chiudono. Prima lo spintonano, poi passano alle maniere forti. Mentre qualcuno chiama le forze dell’ordine, altri si danno da fare con calci e pugni. Se non è linciaggio, poco ci manca.

Il ragazzo si difende: non sta facendo nulla di male, sta semplicemente telefonando. Il gruppo dei bagnanti non gli crede, non sente ragioni, non desiste.

Solo quando arriva una pattuglia di vigili il ragazzo è sottratto alla piccola folla e condotto via dalla spiaggia.

I vigili lo accompagnano all’auto di servizio. Gli chiedono i documenti e lo interrogano.

Si tratta di un egiziano, incensurato, che vive regolarmente in Italia: dice che stava facendo una videochiamata su whatsapp. I vigili si fanno consegnare il telefonino e controllano. Nessuna foto di bambini e la conferma di una videochiamata interrotta.

Il giovane viene accompagnato all’ospedale San Camillo in codice giallo: i medici constatano le lesioni. I vigili avviano l’indagine per capire chi ha dato l’allarme e chi ha partecipato al pestaggio.

Non c’è bisogno di molte parole. Un episodio di ‘normale’ razzismo. Basta la pelle scura e sei subito condannato. A priori. A prescindere. Senza prove.

Viviamo questi tempi e il clima generale, non solo in Italia, questo è.

Certo, è un singolo episodio. Che però si somma ad altre migliaia di singoli episodi.

In un passato lontano, per addolcire un colonialismo di cui siamo stati attivi protagonisti al pari di quell’Occidente sempre osannato per i suoi ‘alti’ valori considerati addirittura da esportare per educare gli ‘altri’, per definizione dichiarati ‘incivili’, abbiamo rifiutato di ammettere le nostre colpe e, volendo distinguerci dai ‘colonialisti cattivi’, ci siamo sempre raccontati la balla degli ‘italiani brava gente’.

Oggi continuiamo a considerarci tali e chi dice che forse non siamo tanto ‘bravi’ è accusato di disfattismo: di non essere un fulgido ‘patriota’ e di non credere alla sacralità della ‘nazione’.

Uno specchio, e un conseguente pizzico di vergogna, potrebbero aiutarci.

Cambiare si può. E la vergogna è un carburante potente: se finalmente cominciassimo a provarla.

*** Massimo FERRARIO,  Vergogna, 'narratur-OneShot' (pubblicazione via email riservata a un gruppo di amici), #172, 21 agosto 2026


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