Un uomo ha strangolato la compagna, a Seveso. Questa è la notizia.
A me crea parecchio disagio leggere sui giornali frasi come "a scatenare la reazione dell'uomo è stata forse la gelosia...", "a innescare la violenza del marito è stata l'ultima lite...".
Non sopporto la parola "reazione": è un'azione, è un omicidio, e mi sembra che buttarla sulla "reazione", sulla gelosia o sulla lite precedente sposti la responsabilità dal carnefice alla vittima. E magari, tra chi legge un articolo così, qualcuno penserà che beh, lei lo tradiva. Beh, chissà lei che cosa aveva fatto, per farlo reagire così. Beh, stavano litigando, poi è successo il patatrac.
No. Nessuna "reazione". E nessuna giustificazione possibile.
Domani è la giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne e io vorrei chiedere un grande regalo ai giornalisti che si occupano del tema: rileggetevi, prima di pubblicare. Rileggetevi sempre, magari chiedendovi "scriverei così se fosse mia sorella?". Anche il linguaggio può (e deve) fare la sua parte.
*** Cecilia STRADA, presidente di Emergency, 'facebook', 24 novembre 2016, qui
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