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mercoledì 27 aprile 2016

#MOSQUITO / Felicità, addosso come una febbre (Roberto Vecchioni)

La felicità, mi dicevo, non è un momento in cui ti estranei da tutto: non è una passeggiata sul lungomare, sapendo una donna là con te, ad ascoltare tra mille palle la storia della tua vita. Questo e altro si chiama pace, serenità, ed è una debole, miserabile copia della felicità. La felicità è la sfida, la battaglia, sa dio se vinco o perdo: sta a mezzo tra chi eri e chi sei, e tu a roderti l’anima, a domandarti risposte, non trovare, cercare, non trovare, cercare, cercare, fino all’accordo che fa la canzone che vuoi, come la vuoi, e che per carità non sia l’ultima. La felicità è la paura che ti fa forte; cosa credi, di farmi paura? Io gioco a carte con te fino allo sfinimento e non cerco di chiudere il mazzo e riporlo. Io le ridò, le carte, fino all’alba del giorno dopo e di quello dopo ancora. E non pensare di farmi vincere una mano per piantarla lì. Io non voglio una mano, voglio la partita. Ah, morire, e che credi, di sbrigartela così? Io me ne impippo della fine e dei brillanti che semini qua e là per farmi chinare. Io la felicità la voglio addosso come una febbre, un innamoramento che non si spegne, la lunga onda di una mareggiata d’inverno con tutti gli scogli e i rifiuti possibili e insieme il corpo di una donna bellissima che esce dal mare e mi manda da lontano la vela di un bacio. Eccola, la felicità.

*** Roberto VECCHIONI, 1943, già insegnante, cantautore, scrittore, poeta, La vita che si ama. Storie di felicità, Einaudi, 2016


In Mixtura altri 6 contributi di Roberto Vecchioni (e una mia recensione al suo libro 'Il mercante di luce', Einaudi, 2014)

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