Non è vita lasciarsi accadere: / è funzionamento.
Però, quando ti ritrovi a vivere / lo schifo e la vergogna e il dolore / generato da tutta l’impotenza umanamente sperimentabile / prodotta dall’onnipotenza dell’orrore / di una umanità ridotta al disumano, / l’unica vera potenza che resta / è accettare il degrado di un vivere / che assomigli a un funzionale succedere.
A meno che tu abbia la fortuna / di incontrare il miracolo di quel colpo di / coraggio / col quale riesci a regalarti la dismissione / definitiva.
Nessuna intenzione / - pietistica - / di solleticare facili emozioni. / Solo l’urgenza di restituire la semplice foto fredda / di uno stato che molti possono riconoscere come proprio / se cedono per un attimo / a un sentimento anche minimo di / empatia / verso il mondo di cose e di umani / oggi abbrutito in nemico perenne / di ognuno e di tutti e di tutto.
Diranno che questa è una postura affettiva particolare / malata di depressione: / e così se la caveranno con la psicologia disturbata / di un singolo individuo.
Forse avranno anche ragione: / i singoli contano solo come casi singoli.
Tuttavia a me pare che nessuno di noi sfuggirà / - sano o malato che sia -, / salvo un moto di resipiscenza sempre più improbabile, / al tragico progressivo inabissamento / della psiche-collettiva-che-noi-siamo.
Rimuovendo e proiettando l’ombra che ci è destino / - ma che non sentiamo nostra -, / in un ossessivo gioco a rimpiattino ferocemente chiuso in un loop / stiamo allestendo, / anche bullescamente e in spensierata allegrezza, / il nostro definitivo finale / di homo sapiens.
Solo un dio, se esistesse, / potrebbe - forse - misteriosamente fecondare in noi /un fulmine: / per accendere un barlume di presa di consapevolezza / che subito facesse divampare un’azione di generale / rivolta.
*** Massimo FERRARIO, Gaza&Non Solo, 'Mixtura', 'SguardiPoietici', 20 giugno 2026
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